martedì 28 ottobre 2014

Il renzismo è un robot di cartapesta

Il controleffe nel pidieffe.

Il buffo è che chi è giovane davvero, la battuta dell'iphone a gettone non la capisce. Provate a pensare all'ultima volta che avete usato un telefono a gettoni - a me è successo nel 1999, credo, ed ero tra gli ultimi. Chi ha quindici, diciotto anni, questa cosa del gettone la impara soltanto se ha genitori che a cena lo intrattengono con le interessantissime usanze del tempo che fu - quello che per me era il paiolo di rame per la polenta - e un politico che mi avesse fatto una metafora del tipo "è come ficcare un big mac in un paiolo per la polenta" non lo avrei trovato così giovane, ecco.

Per i renziani le nuove tecnologie (oddio, nuove, la chiavetta usb ormai è roba da truzzi) prima ancora che strumenti che ci miglioreranno la vita, sono tic linguistici. Domenica dall'Annunziata una referente renziana all'innovazione scolastica, una che temo abbia intenzione di riempire le classi di tablet, si esprimeva così: per dire "cercate nel documento se c'è un riferimento all'articolo 18" diceva "fate controleffe sul pidieffe". Poi deve aver pensato che i suoi interlocutori fossero di un secolo diverso (anche se all'anagrafe risultavano più giovani di lei), e pazientemente si è messa a spiegare che "pidieffe" è uguale a documento e "controleffe" è uguale a cercare. Che è una cosa che mi è capitato di fare centinaia di volte in vita mia (anche coi sindacalisti, esatto), per cui un po' la capisco: in realtà mi ci ritrovo abbastanza, nella situazione esistenziale del renziano medio. Un trenta-e-qualcosa che ha passato metà carriera ad atteggiarsi a guru dell'hi-tech semplicemente perché nel suo ufficio era il più giovane ed era l'unico che sapeva riavviare il router pigiando un bottone (era anche l'unico a sapere che si chiamasse "router"), e questa cosa gli è rimasta attaccata dentro: ora però i vecchi colleghi stanno andando in pensione, e ai giovani che arrivano tocca sorbirsi le chiacchiere di 'sto tizio che è convinto di saperne di router e di amministrazione di rete, quando al massimo sapeva pigiare un bottone. E magari usa ancora le chiavette, santiddio, quelle cose tossiche che usano i vecchi per scambiarsi i filmini, i vecchi che non sanno aprirsi un account su dropbox.

Alla fine l'approccio dei renziani alle nuove tecnologie non sembra molto diverso da quello dei grillini - è solo un po' stemperato. Sia gli uni che gli altri cantano le magnifiche sorti progressive di strumenti che in realtà non è che conoscano così bene. Grillo è più immaginifico, è già alla stampante 3d domestica. Il renziano è più moderato - così moderato che a volte non si rende conto di essere rimasto un po' indietro, ancora parla di chiavette e pdf. Entrambi, più o meno nello stesso periodo, promisero che avrebbero varato incredibili piattaforme per la condivisione dei programmi politici: la fantomatica piattaforma grillina, e il wikiprogramma solennemente annunciato tre Leopolde fa. Se la piattaforma si è rivelata, alla prova dei fatti, un'app abbastanza deludente, il wikiprogramma non è proprio mai esistito; a meno che per wikiprogramma non si intendesse una pagina web con sotto il box dei commenti - ma d'altro canto, da gente che usa le chiavette nel 2014, cosa ti puoi aspettare? Poi c'era quella storia dei finanziatori on line, che per un bel pezzo non si è riuscito a mettere on line, ecc.

La generazione che trova più sexy pronunciare "controleffe sul pidieffe" invece che "cerca nel documento", coltiva per la rete un feticismo che i più giovani troveranno più difficile da spiegare delle fessure nei telefoni a gettoni, o della passione dei nonni per la polenta. Gente che passava ore a inventare un hashtag, o a criticare gli hashtag degli altri, gente la cui più alta aspirazione era diventare trending topic. Tutta questa roba era un po' come l'armatura dei robot positronici nei vecchi film in bianco e nero: cartapesta. Dentro c'era un nano che azionava gli arti. Anche il renzismo, se smonti tutto l'incarto a base di iphone e hashtag, ci trovi un nanetto molto indaffarato che le elezioni le vince andando la domenica a Canale5 a promettere cose a Barbara D'Urso. Come se fosse il 1999, di nuovo, e per telefonare a quella ragazza mi stessi frugando nelle tasche, non per estrarne l'alcatel esausto, ma almeno una moneta da cinquecento lire - e sotto lo squarcio di una tasca trovassi nell'imbottitura del cappotto, miracolo, un vecchio gettone telefonico.

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15 commenti:

  1. http://leonardo.blogspot.it/2013/03/zeitgeist-e-un-rigurgito.html
    Sì va bene tutto Attivissimo trattato come una persona seria e preso come un guru a cui rivolgersi per sapere la verità non si può vedere. Che altro ci aspetta? A breve su questi schermi link al "blog" di Fabrzio Leone e a Lercio.it. Quasi quasi preferisco zeitgeist.

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  2. In realtà il gettone nel telefono lo mettiamo ancora. La sim infatti non è che l'evoluzione del metodo di pagamanto "gettone". Siamo effettivamente ancora arretrati essendo la sim o gettone virtuali di là da venire. E Renzi è antico proprio per questo: utilizza un telefono a gettoni e non se ne rende conto.

    Al

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  3. Ecco, l'incarto: è tutto lì, il renzismo. Come le rutilanti caramelle Sperlari. E il cofanetto resta.

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  4. Verissimo! Vi ricordate quando nel famoso confronto televisivo Renzi rimproverò a Bersani di aver governato XYWZ giorni? E a fine dibattito Bersano gli fece notare di essere andato a conteggiare i giorni (ovvero, di sbandierare l'iperprecisione ininfluente)? E il nostro Pierino-di-don-Milani non colse e spiegò trionfante di averlo potuto fare... perché munito di iPhone? Il gap fra il discepolo di Mike e quello di Baldo (Bignami+ruota della fortuna vs Filosofia a Bologna) era lì bello spalancato. Lepidia

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  5. Nel 1999 Tondelli telefonava alle ragazze. Quindi di essere omosessuale lo ha scoperto dopo.

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    1. Ma sul serio sei convinto di offendere qualcuno così? Sei buffo.

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  6. "Il buffo è che chi è giovane davvero, la battuta dell'iphone a gettone non la capisce."

    Perchè i giovani non hanno mai visto un film, letto un libro, parlato con un quarantenne, visto un telefono pubblico. I Ggiovani sono apparsi oggistesso.

    Certo, sperare che ci arrivi il Tondelli è arduo.

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    1. Mah, di solito non guardano film o leggono libri ambientati nel passato che piace frequentare a noi (parlo di quelli che conosco).

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    2. Quindi i giovani non sanno che una quindicina di anni fa c'erano i gettoni e le cabine, le audiocassette e i vhs, la televisione analogica eccetra.

      Vedi che picchi sui tasti solo per scoreggiare?

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    3. Tu magari sei l'eccezione: dai però l'impressione di coltivare poco le relazioni coi tuoi coetanei.

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  7. Ma è così importante sapere cosa sa/non sa un diciottenne? Quando è iniziata questa ossessione, questo culto per gli adolescenti come "portatori di futuro"? Da Pasolini?

    Io quando ero diciottenne non capivo niente del mondo e non ero portatore di nessun futuro. Io e tutti quelli che conoscevo. Agivamo in una specie di scatola di sabbia, imitando la vita vera. Anche le azioni più "politiche" che facevamo (occupazioni, manifestazioni, social forum) le facevamo per imitazione. Anche allora qualche giornalista ci interrogava sui nostri pensieri, sulla nostra idea di futuro. E noi lì a balbettare qualcosa che avevamo sentito da qualcun altro, sforzandoci di essere convincenti. Ma in fondo avevamo voglia di confessare: guarda che stiamo solo giocando, con noi perdi tempo.

    Le idee vere, la voglia di cambiamento vera, mi è venuta molto dopo. Sui venticinque-trenta. Non puoi avere idee vere se prima non hai assaggiato il dolore della vita. Vi racconto solo la mia esperienza, eh. Non voglio generalizzare.

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    1. io quando ero diciottenne ero portatore di un futuro alternativo che però - magari anche per colpa mia, non lo nego - non si è realizzato (per ora; mai dire mai...): ero comunista.

      il che probabilmente significa che nemmeno io capivo niente del mondo.

      però pochi anni dopo mi restò impressa una battuta di un altro ex giovane ed ex (suppongo) comunista, Iacopo Fo, a proposito di un gruppetto di anziani che, essendo appunto anziani e avendo poca vita da perdere, si erano proposti volontariamente come cavie per un esperimento pericoloso:

      "nel futuro, sarebbe bene che le rivoluzioni le facessero i settantenni: i ventenni sono troppo coglioni".

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    2. Anch'io "ero comunista". Ma ero conscio di stare giocando. Il comunismo era veramente un possibile futuro? Non sono nemmeno sicuro che fosse un sogno. I sogni ci spingono a muoverci, a migliorare e ad essere il cambiamento. Ma quel comunismo era così imitativo e stanco che produceva solo riti e tabù. Gli scioperi prima di sabato, le occupazioni prima di natale...

      La sterilità di questi riti era angosciante. La spiegazione ufficiale era la mancanza di convinzione dei partecipanti, onde spingere sulla radicalizzazione. Ma il problema era solamente spostato più in là. Perché i partecipanti non erano convinti? Perché imponenti movimenti si scioglievano come neve al sole dopo qualche mese? C'era un nemico oscuro che operava in tal senso? Dov'erano le motivazioni e le spinte profonde dei bei tempi (sempre che i bei tempi siano esistiti)? Tutto suonava vuoto, finto, postmoderno.

      I ventenni non erano coglioni. Facevano il loro meglio per imitare i grandi, ma avevano anche altri problemi, più autentici quelli.

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  8. I telefoni a gettone sono stati eliminati con il passaggio all'euro. Gli ultimi Rotor sono stati eliminati nel 2002. Il telefono Digito, in grado di accettare gli euro non prevedeva l'uso di gettoni. I vecchi telefoni UI che andavano solo a gettoni vennero progressivamente sostituiti negli anni '90, insieme ai più recenti GM con i Rotor.

    Se vogliamo invece parlare dell'ultima volta che ho usato un telefono pubblico, è stato un paio di mesi fa, quando mi ero trovato con il cellulare scarico, anche perchè una telefonata di un minuto mi è costata 40 eurocent. Però in effetti se non avessi fatto quella telefonata sarebbe stato un bel problema...




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