mercoledì 30 dicembre 2015

Sei film del 2015 che valeva la pena di vedere ma è troppo tardi (II)

Chi è senza colpa (The Drop, Michaël Roskam).

Il problema di molti noir di derivazione letteraria è che vorrebbero avere il respiro di un romanzo senza sbordare oltre le due ore. The Drop risolve il problema abbassando le aspettative: è una short story in tutti i sensi, la storia circoscritta di un barista che trova un cane in un cassonetto e ha un problema con la mala. Probabilmente non funzionerebbe così bene se la short story in questione non l'avesse firmata Dennis Lehane. James Gandolfini ci saluta dando corpo a un memorabile gangster irlandese di mezza tacca. Tom Hardy si ritrova fuori ruolo (dovrebbe essere il cugino di Gandolfini, con un passato oscuro alle spalle), in una di quelle situazioni in cui puoi salvare la situazione soltanto con una prestazione memorabile. Se è tardi e non avete sonno e in tv non c'è niente che vi piaccia.



Vizio di forma (Inherent Vice, Paul Thomas Anderson)

Sto ancora aspettando che lo proiettino a Cuneo o provincia. Oltre a essere uno dei film più folli dell'anno, oltre a farci riscoprire quel lato giocoso di P. T. Anderson, che da tempo sembrava sotterrato sotto detriti tragici e pensosi, Inherent Vice è anche un altro esempio riuscito di letteratura al cinema - chi l'avrebbe detto che Pynchon avrebbe funzionato meglio di un Ellroy? Anderson getta alle ortiche ogni prudenza e decide di affrontare nel modo più letterale possibile le circonvoluzioni paranoidi del suo autore feticcio. Ai titoli di coda ti può capitare di provare le stesse sensazioni di quando finalmente chiudi uno di quei suoi libri sul tutto e sul niente: il sentimento di non averci capito un cazzo, ma in quattro dimensioni. Non so se mi spiego. Se non conoscete Pynchon questo film può perfino essere un buon punto di partenza, almeno per capire se vi piace il genere. E i Freak brothers vi dicono niente? Robert Crumb? Un grande Lebowski in acido, giusto per capirsi? Non è un film per tutti, ma lo dico con tristezza.


Predestination (Michael e Peter Spierig)

Anche questo non è un film per tutti, anzi mi domando per chi sia. Per caso vi riconoscete nel sottoinsieme di appassionati di fantascienza classica anni Quaranta che per qualche strano motivo non hanno letto All You Zombies di Heinlein o se lo sono dimenticato? Allora Predestination è il film che fa al caso vostro - ma a questo punto probabilmente ve lo siete anche visto. Gli Spierig hanno anche tentato di attualizzare la storia (già perfetta in sé), con qualche vago riferimento al terrorismo ed elevando il già complesso intreccio al quadrato: non è che scorra tutto liscio, ma per me nelle afose notti di luglio non c'è niente come una sala deserta e refrigerata e una storia bizzarra e fuori dal tempo come questa.

2 commenti:

  1. Non conoscevo Pynchon ma ci sono arrivato attraverso questo film. E ne sono estremamente felice. E quando invece sono infelice ora almeno so perché: mi manca una musa come Sortilége. Incredibile come dopo successive visioni il trip in cui Doc viene inghiottito diventi di una linearità disarmante

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