venerdì 6 aprile 2018

Scuole violente o giornalisti un po' esagerati? (indovina)

Lavoro nella scuola dell’obbligo. Fino a qualche anno fa, quando la gente lo scopriva, tradiva una smorfia di compassione: poveraccio, chissà quali incidenti di percorso, quali peccati deve espiare. Ultimamente ho notato che qualcosa sta cambiando; nelle smorfie più recenti ho infatti intravisto una sfumatura di ammirazione. Pare che il mio mestiere stia diventando qualcosa di eroico. Sempre più spesso mi chiedono se sono stato testimone di colluttazioni o fatti di sangue. Si direbbe che insegnare ai preadolescenti sia sempre più pericoloso: scherzi pesanti, botte, coltelli; e se ti lamenti con i genitori pare che vada ancora peggio (ancora più botte, ancora più coltelli). Perlomeno è quello che la gente mi racconta, quando le spiego che lavoro a scuola: è quello che si sente dire.

Chissà se è poi vero.

Può anche darsi che gli adolescenti e i preadolescenti italiani, negli ultimi anni, siano diventati più violenti – non è un’ipotesi che si possa escludere a priori. Ma non abbiamo i numeri per dirlo. Non c’è un aumento di denunce (e anche se ci fosse, non coinciderebbe necessariamente con un aumento della violenza). È il solito discorso dell’albero che cade e della foresta che cresce. Magari avete sentito parlare di un’insegnante accoltellata al volto a Caserta: un fatto gravissimo che ha fatto scattare immediate sanzioni penali. Ma in Italia ci sono 9 milioni di studenti che vanno tutti i giorni a scuola e la quantità di accoltellatori è veramente troppo esigua per poter individuare un trend; un episodio, in sé, non significa niente. Ricordo ancora la prima volta che fui convocato in presidenza: il dirigente che mi aveva appena assunto aprì il cassetto della sua cattedra ed estrasse un coltellaccio da cucina da quattro dita, appena sequestrato dalla classe in cui sarei andato a insegnare. È successo più di dieci anni fa. Significava qualcosa? Non significava niente. Non mi è più capitato di vedere una lama a scuola. E anche questo non significa niente, domani un mio studente potrebbe estrarne una. Sono giovani, sono imprevedibili, e sono 9 milioni. Non è statisticamente così strano che qualcuno tiri fuori un coltello ogni tanto, è uno dei motivi per cui ci assicuriamo. Sapete, i rischi del mestiere.




Però ultimamente potreste aver provato la sensazione che questo lavoro stia diventando più rischioso. Magari avete sentito parlare di un professore picchiato dai genitori durante un colloquio. O di una professoressa presa a pugni perché aveva osato chiedere a un ragazzo di metter via il cellulare. O di una supplente legata alla sedia e picchiata da una classe di “bulli”. Se avete sentito parlare di tutte queste cose, più o meno al ritmo di un fatto di cronaca a settimana... anche questo non significa niente (continua su TheVision).
(C'è anche la versione audio su Radio 3, con infinite grazie a Silvia Bencivelli).

14 commenti:

  1. c'è qualcosa di molto peggiore degli studenti violenti: gli insegnanti volenterosi carnefici del capitale. Proprio dalle sue parti.
    http://www.linkiesta.it/it/article/2018/04/05/6-in-condotta-per-unopinione-la-scuola-non-e-buona-se-serve-solo-a-cen/37672/

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  2. 'mmazza oh: insegnanti volenterosi carnefici del capitalismo?
    mi piace pensare che gli insegnanti siano mediamente stronzi cone tutti, i ferrovieri, gli autostoppisti, i disoccupati, i bancari, i blogger, ecc.
    ho lavorato (facendo altro nel frattempo) per una decina d'anni "insegnando" 300 ore l'anno nell'ambito della cosiddetta terza area. ho conosciuto insegnanti e studenti di vari tipi, non ho mai ricevuto minacce o intimidazioni da studenti, ma se mi fosse capitato non avrei esitato minimamente a farla pagare cara all'eventuale intimidatore. in maniera legale, ovvio. i primi anni andavo perfino da budelli e vicepreside per far entrare i ritardatari, gli ultimi anni mi raccomandavo di non far entrare nessuno dopo l'orario consentito e mettevo note sul registro per alcuni comportamenti (tipo scaricare illegalmente musica utilizzando computer della scuola, ecc.)
    in buona sostanza: gli insegnanti vanno - all'occorrenza - denunciati, gli studenti vanno sempre educati, credo

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  3. c'è una bella differenza tra sanzionare un alunno violento e colpire un alunno che si oppone a un sistema schiavistico quale è far lavorare gratis gli studenti.
    Il primo è un delinquente in erba, il secondo ha l'unica colpa di non essere una pecora, come gli insegnanti che si sono subito prestati all'abominevole decisione

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  4. "sistema schiavistico quale è far lavorare gratis gli studenti"...
    nel sistema della terza area 9di cui parlo nell'altro commento) erano previsti in ognuno dei 2 anni 40 ore du stage in azienda. in questo caso non ristoranti e alberghi, ma studi grafici, tipografie, service, ecc.
    ogni anno si faticava (e si riusciva quasi mai) a trovare aziende disposte a sopportare ragazzotti impreparati, inaffidabili e inefficienti (praticamente dei bamboccioni) per una intera settimana
    un anno volevo organizzare lo stage per i 2 migliori studenti nell'azienza per cui lavoravo... arrivato a metà anno ho realizzato che l'ultima cosa che volevo era combattere per una settimana con 2 di loro, i migliori, figuriamoci gli altri
    non so com'è organizzata l'alternanza scuola lavoro, sicuramente ci sono millanta casi di abusi e sfruttamento, ma penso che andrebbe fatta funzionare, non abolita
    per dire: nonostante il codice della strada, le multe salate, ecc. ogni anno muoiono migliaia di persone e centinaia di migliaia rimangono ferite, a volte in modo irreparabile, eppure nessuno pensa che abolire le automobili sia praticabile
    non credo che lo scopo del trasporto su gomma sia quello di inquinare e uccidere e storpiare e non credo che lo scopo dell'alternanza scuola lavoro sia quella di far lavorare gratis gli studenti, quella semmai è un effetto collaterale (a volte o quasi sempre, come preferisci)

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  6. non credo che lo scopo dell'alternanza scuola lavoro sia quella di far lavorare gratis gli studenti
    Invece è proprio l'UNICO scopo: far abituare i giovani all'idea che sia normale lavorare gratis. Altrimenti non ci sarebbero spedizioni punitive come quel consiglio di classe, che ha voluto rimproverare il reao di non accettare l'idea che il ritorno alla servitù è normale.

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  7. Anche voi però state parlando di niente (un "voto di condotta"? esiste? a marzo?) http://www.voce.it/it/articolo/1/scuola/alternanza-scuola-lavoro-nessun-sei-in-condotta-i-docenti-della-quarta-a-dellitis-chiudono-la-polemica-il-plauso-dellassessore-gasparini

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  8. noi si parla per darti soddisfazione, te scrivi un post e noi ci s'accapiglia un po'...

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  9. quessti sono i virgolettati del preside, è LUI che parla dei sei in condotta come rappresaglia contro lo studente reo di lesa maestà. Anzichè scrivere comunicati di pura fuffa in burocratese stretto, dicano apertamente che il preside mente. Se mente, ovviamente. Altrimenti farebbero bene a tacere.
    «Nel post - spiega il preside dell’Itis, Paolo Pergreffi - lo studente faceva riferimento all’alternanza scuola lavoro come condizione di sfruttamento. Lamentava di non essere pagato per mansioni che considerava ripetitive. Questo proprio il primo giorno in azienda, quando le imprese, tra le prime caratteristiche che chiedono c’è la buona educazione, al di là delle competenze tecniche. Evidentemente la presa di posizione è dovuta a convinzioni ideologiche sull’alternanza scuola lavoro, probabilmente antecedenti rispetto all’inizio del periodo in azienda".
    "E, del resto, non avrebbe potuto essere messo a svolgere mansioni particolarmente qualificanti il primo giorno che entrava in azienda. La decisione presa dal consiglio di classe del 6 in condotta è stata un segnale che si è voluto dare al giovane, che peraltro va bene a scuola, nell’ambito di una valutazione non definitiva. Gli scrutini, infatti, ci sono stati a gennaio, il periodo di alternanza scuola lavoro affrontato dallo studente si è svolto in febbraio. E la valutazione del 6 in condotta è stata espressa in marzo. Si tratta, dunque, di un giudizio intermedio. Non pregiudicherà la promozione del ragazzo, ma abbiamo voluto dare un segnale per un’inversione di rotta nel comportamento. Le affermazioni riportate in quel post sono state inappropriate sia verso l’azienda, sia verso gli insegnanti che si prodigano per portare avanti l’alternanza scuola lavoro"

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    1. Guarda, ne sto discutendo da 4 giorni, non posso esprimermi con troppa chiarezza a causa della mia vicinanza ai fatti. Ma un giudizio intermedio non significa nulla, i voti li danno gli insegnanti e non il dirigente, e per come ci si comporta durante le attività didattiche, non per quel che uno studente scrive per i fatti suoi su facebook.

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    2. e infatti il preside non dice che il sei l'ha dato lui, ma che l'ha fatto il consiglio di classe. E attribuisce quella decisione alle opinioni personli di uno studente (che peraltro sono assolutamente condivisibili, solo in uno stato da terzo mondo come l'Italia c'è l'obbligo di lavorare gratis per gli studenti, e so che non è il primo caso in cui chi li fa lavorare pretende esplicitamente di mettere becco sui voti SCOLASTICI degli studenti).

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    3. guarda, come è stata raccontata è oggettivamente indifendibile. Ma ecco, appunto, forse è stata un po' raccontata.

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. certo a 'sto punto sarebbe interessante leggere cosa ha scritto esattamente lo studente, magari qualcosa di molto incazzoso per l'azienda che - invece di querelarlo - s'è incazzata col preside, vallo a sape'
    personalmente non mi fido (non mi fidavo) mai della versione di uno studente, ma neanche di quella di un preside: il primo spesso si aggiusta il racconto dei fatti, il secondo pure

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