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venerdì 12 ottobre 2001

Pensierini sulla guerra (2)

Bombardare carne.

Distribuire cibo alla popolazione afgana è un proposito lodevole. Ma se, tradotto in azione, significa paracadutare razioni alimentari in sacchetti gialli – mentre altri aeroplani vanno bombardando villaggi, moschee, agenzie ONU – ecco che sorge lecito qualche dubbio.

L’Afganistan è un Paese affamato. È anche uno dei Paesi più minati del mondo. Questa “guerra umanitaria”, vista dal basso, rischia di sembrare una guerra diabolica: tu, americano umanitario, mi prendi per fame: mi lanci tanti bei sacchetti gialli per attirarmi sulle vecchie mine sovietiche. Mi credi non solo affamato, ma anche un po’ stupido.

Lo stesso vale per la proposta di Bush ai bambini americani: salviamo gli afgani, su da bravi, un dollaro ciascuno. Vogliamo fare qualche conto, approssimato? Gli americani sono 270 milioni. Diciamo che i bambini sono 60 milioni (teniamo una stima alta). E abbiamo 60 milioni di dollari, 120 miliardi di lire. Il budget di una squadra italiana di serie A.
Gli afgani (tutti) sono 20 milioni: quando Zaeef dice che sono pronti a morire in 2 milioni, calcola letteralmente di decimare il suo paese. 120 miliardi diviso 20 milioni fa seimila lire a testa (per favore, correggetemi se sbaglio). Un bimbo americano ci mangia si è no un bigmac. Quanto ci può mangiare un afgano?

Spero che questa notizia non trapeli in Afghanistan (via al Jazeera), perché è il tipo di notizia che può fare della persona più pacifica del mondo un talebano: altro che il filmato del macilento Bin Laden.
Mussolini voleva convincerci che gli inglesi erano cattivi perché facevano cinque pasti al giorno. Il bambino americano che invece di mangiare il gelato dona il suo dollaro per salvare l’Afghanistan è cattiva, pessima propaganda. Noi non stiamo aiutando l’Afghanistan. Lo stiamo bombardando. Che sia chiaro almeno questo.

Ma i sacchetti gialli sono un problema anche per un altro motivo. Il cibo è un soggetto delicato. Non è chiaro se nella razione calorica ci sia la carne: all’inizio sembrava di sì, adesso non se ne parla più. Lasciando da parte gli ovvi problemi di conservazione, lanciare carne su un popolo musulmano è l’idea peggiore che un esercito ‘umanitario’ possa avere. La carne dev’essere macellata secondo i precetti del Corano, e comunque ci sono alcuni animali assolutamente esclusi, tipo il maiale.
Ricordo una battuta ai tempi della guerra in Iraq: perché non li bombardiamo di salami? Non resisterebbero. Io che vivo in una terra di salami so che è dura qui, per i musulmani. Ma in passato ho soggiornato anche in un Paese parzialmente musulmano (la Francia), e so che la carne, per l’Islam, è un problema serio. Te la devi procurare nelle macellerie apposite (in Francia e UK sono degli strozzini, se ne approfittano). In Paesi a maggioranza musulmana sarà diverso, ma comunque come fai a fidarti di carne che arriva dal cielo? Per lo più lanciata da infedeli che bombardano il tuo Paese? E questo è il bombardamento peggiore: una bomba può ucciderti, ma un pezzo di carne può costarti il paradiso.

Così, anche se la mia cosiddetta ‘cultura’ mi spinge a condannare i fanatici talebani che bruciano le razioni alimentari (non si butta via la roba da mangiare!), la mia intelligenza mi costringe a riconoscere che i lanci umanitari sono una pessima idea. E qui mi sembra già di sentire il solito brunovespa: cosa bisogna fare, a breve termine?
“Si possono mandare i camion di aiuti alle frontiere: da lì ci penseranno i talebani”.
“Ma noi dobbiamo aiutare la popolazione, non i talebani”.
“Allora forse conviene smetterla coi bombardamenti, perché un villaggio oggi, uno domani, ai pochi superstiti non resterà che arruolarsi nella guerra santa contro l’oppressore”. E comunque anche i sacchetti gialli arrivano a chi controlla il territorio, cioè appunto i talebani.
E qui siamo al solito punto: il controllo del territorio. A tutt’oggi gli afgani sono ostaggi del regime talebano, e continueranno a esserlo fino al giorno in cui gli angloamericani non smetteranno di bombardare ogni presunta “base di Al Qaeda” e “residenza di leader talibano” e non proveranno a fare un po’ di guerra di liberazione, sul territorio.
Temo che quel giorno non arriverà mai, o comunque troppo tardi. Nel frattempo le immagini di un altro Paese islamico piagato da bombardamenti ed embarghi alimenteranno la rabbia dei musulmani di tutto il mondo. Altro che guerra contro il terrorismo. Ha ragione Gino Strada?

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