giovedì 4 gennaio 2007

è arrivato l'arrotino

Ehilà, pensate un po', ma lo sapete che ho scritto un libro? lo avete già comprato? da quand'è che non lo comprate?

Qualcuno, come temevo, comincia a notare i refusi. Non sono tantissimi, ma dovevano essere meno.
È un peccato che Leonardo abbia un blog. Se avesse una rubrica periodica su un quotidiano, avrebbe molti più lettori, e se li meriterebbe tutti, perché come commentatore politico - di parte, ça va sans dire - è davvero imbattibile, a differenza di quando si dedica al racconto: 2025 non era il massimo.
Ma qui (Leonardo, Storia d'Italia al rovescio (2006-2001), Scrittomisto, Unwired Media, 2006, pag. 90, € 6.5, ISBN 8860840228) abbiamo una selezione dei migliori articoli... ehm, post del nostro, che ci permettono di riportare alla mente quanto successo negli ultimi anni e di rivederlo con una doppia lente: quella del tempo passato che ci permette di vedere tutto in un contesto più ampio, e quella di Leonardo, che si diverte a spostare il punto di vista. Quando ad esempio parla della Sura della Genesi, sono certo che a qualcuno verrà un colpo...
Vale insomma la pena di comprarlo anche se si è già letto tutto online a suo tempo, e nonostante qualche refuso che è scappato. E nella peggiore delle ipotesi, lo si legge in fretta...

Notiziole di .mau

4 commenti:

  1. Eppure a me 2025 piaceva...
    GePs

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  2. uffa... ho comprato il libro, l'ho letto d'un fiato. e l'ho anche riletto. tanto è piccolino.
    lo so che le dimensioni non contano (lo dice sempre mia moglie), però insomma...
    non volevo lasciare un commento perché mi pareva un'inutile rottura di palle, tuttavia l'occasione c'è...
    conoscevo già quasi tutto per averlo letto qui sopra. non mi ha stupito quindi, ha confermato la bontà della tua scrittura e il tuo modo di presentare/vedere le cose in modo non conformista. non si può dire che tu sia superficiale o che tiri via gli argomenti. al limite tu si può (talvolta) rimproverare la prolissità. non su carta. su carta la lunghezza non è un problema, anzi.
    le mie obiezioni riguardano tutta l'operazione. fare degli smilzi librini che (tutto compreso) stanno dentro 100 pagine... con quel titolo e il tuo talento avresti dovuto scrivere 2-300 pagine che fregati!
    ecco su quel che hai scritto ho poco da dire, la diversità di vedute (soprattutto per quel che riguarda israele)mi è nota e non mi scandalizza (mica leggo libri per avere conferme: mi interessano anche altri punti di vista). dicevo che ho poco da dire su quel che hai scritto, ma ne ho un po' su quel che non hai scritto. alla fine il succo è: tutto qui?
    non che siano soldi sprecati intendiamoci, è l'occasione che è sprecata: se quel cazzo di beppe severgnini ha scritto un libro tipo "inglesi" potevi ben scriverne uno tipo "americani"... sì, è solo un esempio...
    se marco travaglio ha scritto "la scomparsa dei fatti" potevi ben scrivere una cosa più cazzuta, ben argomentata e documentata.
    ti svelerò un segreto: mentre leggevo, appunto, "la scomparsa dei fatti" mi veniva di pensare a come l'avresti scritto tu, a come sarebbe stato più divertente...
    insomma, torna al banco, per stavolta niente voto, ma se non ti prepari bene per la prossima interrogazione so' cazzi!

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  3. capisce 'na sega 'sto .mau, 2005 era the best.

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  4. Beh, se le critiche sono di questo tenore, avanti.
    Il piccolo formato è una scelta editoriale: quando mi hanno proposto il libro, me lo hanno proposto più o meno di quel formato lì. Direi anzi che c'è stato un grosso sforzo da parte loro a riempirlo il più possibile. A occhio (non li ho visti tutti) mi sembra il volume più *pieno* di quelli scrittomisto.

    La domanda quindi andrebbe girata a loro: perché libri così piccoli? Penso di poter rispondere per loro: avevano in mente un prodotto che stava negli spazi vicino alla cassa e con un prezzo sotto la soglia della sensibilità e una copertina suggestiva avrebbe catturato un pubblico diverso da quello dei blog. E secondo me l'idea era buona (anche se dai primi libretti ad ora il prezzo è un po' aumentato).

    E' chiaro che si può fare di più, ma il problema è venderlo. Poi, se questo va bene, magari il prossimo ce lo fanno fare più grosso, chissà.

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