giovedì 18 gennaio 2007

de guribus

Dietro di te vedo i milioni

Ma io non mi vergogno mai di quel che scrivo? Spesso. Molto. Non mi cancello per pura pigrizia. Mesi fa per esempio scrissi una sciocchezza su Giovanni Lindo Ferretti, che è stata ingiustamente apprezzata da parecchi. Non saprei dire se mi fosse mai capitato di scrivere qualcosa di altrettanto fazioso e impreciso (probabilmente sì). Nel pezzo mi abbandonavo ad affermazioni incontrollabili, come ad esempio: “Nessun campanaro è mai stato fatto santo”. Ci hanno messo pochi giorni a sbugiardarmi, ovviamente.
Ma soprattutto devo rimangiarmi un’affermazione. Ho scritto: “quello è stonato”. Be’, ma che ne sapevo? Devo rimangiarmela perché sabato sono stato trascinato a un suo concerto, in una sala municipale persa da qualche parte nella nebbia piemontese. Ferretti salmodiava accompagnato da un violinista, un bandoleon e un altro cantante, con qualche ottava in più di lui. Io temevo di stramazzare dopo pochi minuti, e invece sono riuscito a stare sveglio per i tre quarti. Intorno a me il pubblico seduto apprezzava, applaudiva e adorava. Senza essere il grande cantante che non ha mai preteso di essere, Ferretti ha dimostrato un carisma impressionante, e non ha steccato mai. Ma quand'è che invece lo avevo sentito steccare, Ferretti? Mi sono reso conto solo allora che quella era la prima volta che lo vedevo cantare dal vivo. Sul serio. Un reggiano. Mai stato a un suo concerto. Per evitarlo tutti questi anni devo averci messo dell’impegno, eppure giuro di non essermene mai accorto. Insomma, io sono uno che tiene un blog e sputacchia le sue sentenze su cantanti che non ha mai ascoltato dal vivo in vita sua. Non mi vergogno mai? Talvolta.

C’è questa polemica sulle sue vecchie canzoni. L’ho letta spesso, anche nei miei commenti: se ha cambiato idea va bene, ma non dovrebbe più cantare le sue vecchie canzoni. Il problema è che forse lui non ha cambiato idea. Ieri come oggi continua a cantare la decadenza del corpo umano e di quanto siano invece fighi i corpi incontaminati dei cavalli. Queste scemenze idilliache, o se preferite apocalittiche, erano già dominanti in Linea Gotica (e forse prima), e se non ve ne siete accorti è per il frastuono di tutte quelle chitarre. Sarà un bravo cantante, ma è da più di dieci anni che si atteggia a guru anti-moderno, e a me i guru non piacciono. È una cosa che mi porto dietro da lontano.

I meno giovani ricorderanno di quando Bono perse la testa, e da ragazzaccio di Dublino s’improvvisò predicatore alle masse? Più o meno ai tempi di Rattle and Hum – io divorziai dagli U2 in quel momento. Adesso andiamo d’accordo, più o meno da quando il gran cantante ha scoperto una cosa che si chiama autoironia. Ma posso risalire ancora più lontano. Voi lo avete mai visto Tommy? È un film pazzesco. Una di quelle cose che può piacere a Valido.

Con ordine. Tommy in principio era un fantastico disco degli Who, scritto da Pete Townshend in un periodo in cui il giovane chitarrista era effettivamente seguace di questo o quel guru. Tommy è un ragazzo sordo, muto e cieco, che dopo vari abusi diventa campione di flipper, guarisce dalle sue infermità e diventa un profeta. La storia era sconclusionata e incomprensibile, ma la musica era potente. Si passavano serate a guardare la puntina del giradischi e ad ascoltare questo disco oscuro e abbagliante, che parlava di violenze sui minori e viaggi acidi. E verso la metà, e alla fine, c’era un inno fantastico:

Listening to you I get the music.
Gazing at you I get the heat.
Following you I climb the mountain.
I get excitement at your feet!
Right behind you I see the millions.
On you I see the glory.
From you I get opinions.
From you I get the story.

…ma non è che si sapessero bene le parole, a quei tempi. Però era esaltante.
Qualche anno dopo Ken Russel trasformò la storia in un film che definire visionario è riduttivo (oltre che banale). In questo film viene reso evidente qualcosa che nel disco non era affatto chiaro: Tommy è uno psicopatico. Per guarire i suoi adepti dal logorio della vita moderna, vuole renderli sordi, muti e ciechi, com’era lui. È guarito dalla sordità e dalla cecità soltanto per regalarla agli altri. Come dice questo critico, John Demetry: "Tommy's liberation becomes a means of mass exploitation".

Per me il Tommy di Russel è quasi una parodia di quello di Townshend, anche se canta più o meno le stesse canzoni. Tutto l’entusiasmo ingenuo, la pura fede del disco del 1969, nel 1975 è diventata una truffa, un sogno acido, una sagra pop. Cos’era successo? I guru di cinque anni prima avevano perso tutto il loro appeal. E l’inno finale di Tommy, nella versione sottotitolata in italiano, suonava sinistro: aveva un che di nazista.
Ascoltando te, io ricevo la musica,
guardando te, io traggo il calore.
Seguendo te, io scalo la montagna,
ai tuoi piedi io provo eccitazione.
Dietro di te, io vedo i milioni;
su di te, io vedo la Gloria.
Da te, io prendo le mie opinioni;
da te, io imparo la Storia.

Il bello è che a tutt’oggi non riesco ad ascoltare quella canzone senza provare un desiderio struggente di scalare una montagna dietro un qualsivoglia leader, persino Lindo andrebbe bene, traendo eccitazione e lezioni di Storia dal suo tallone. Ogni volta che mi chiedo “ma come hanno fatto milioni di tedeschi a seguire uno psicopatico”, mi basta pensare a quel coro di Tommy. Probabilmente loro usavano materiale più professionale, Wagner & co., ma Tommy basta e avanza per farsi un’idea. “Dietro di te, io vedo i milioni…” Millionen stehen hinter mir, si diceva un tempo. Milioni di persone eccitate ai tuoi piedi, disposte a non guardare, e a non sentire. Forse in ogni cantante un po’ esaltato c’è un führer in potenza. Forse in ogni pubblico estatico c'è il brodo di cultura delle prossime SS. Poco male, basta saperlo. Se io l’ho capito guardando Tommy, c’è una speranza davvero per tutti.

[Ps: di Tommy vorrei salvare due versi magnifici. Uno dice “When I see your smile, I can face brave weather”. (“Quando vedo il tuo sorriso, so che posso affrontare il cattivo tempo”). L’altro andrebbe scritto a grandi caratteri su tutte le case del Regno, e recita: “La libertà ha il sapore della realtà”. In inglese è molto meglio: “Freedom tastes of reality”. Ci si mette molti anni a capirlo, ma è vero. Townshend c’è arrivato presto – forse il suo guru non era così male, dopo tutto].

17 commenti:

  1. Dire che Ferretti non ha mai cambiato idea è un po' forte.
    Certo, le canzoni a tema mariano le faceva anni fa, però cantava anche 'Non fare di me un idolo etc. etc' e negli ultimi anni (per quanto l'ho visto dal vivo) a dir poco non scoraggiava l'atteggiamento di alcuni (idioti) che da idolo lo trattavano. Per quanto mi riguarda, la svolta verso l'essere un guru mi da più fastidio e mi sembra più contradditoria di quella cattoconservatrice.
    Per concludere, dire che Ferretti ora dice *anche* parecchie menate non esclude che possa continuare a dire/cantare *anche* cose interessanti.

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  2. moh...
    il ferretti della carne del sangue e dell'anima, quello dei cavalli, della natura, dei rovi che aprono la pelle, delle albe blu, insomma, diamine, quello c`é da sempre ed è quello che mi è sempre piaciuto e ancora mi piace. che ci posso fare?
    quello che non mi piace è il ferretti cattolico (ma tutt'al piú posso rispettarlo)che dice che vota centro destra e dice cazzate su guerra, ecc. ecc. ripartendo cattolici e sinistroidi come i vecchi don camillo e peppone... che deluso dalla sinistra vota la classe politica forse piú cialtrona della storia della repubblica.
    discorso a parte il discorso cccp, a mio parere piú una questione di sarcasmo e di estetica piú che di politica in senso stretto. mi sbaglieró...
    insomma fa rabbia perchè l'ho amato. se no, me ne sbatterei allegramente le balle.
    ah, che dire della canzone "millenni"?
    per il resto, non fai una grinza leonard, seguire la gente come topi dietro al pifferaio è sempre male, è sempre pericoloso. ma a me piace(va?) uno che scriveva bei testi e cantava in quella maniera cosí strana, come mi piace leggere un romanzo o una poesia.
    leb.

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  3. Ferretti punkamente stona "pa-ra-noi-ca" in Emilia paranoica ed è sempre sul filo del rasoio in molte altre canzoni del periodo (ma era, appunto, un certo stile punk di cantare). Purtroppo nella melomane Italia manca una vera scuola del cantare stonati ma efficaci (l'unico altro esempio che mi viene in mente è la sigla di Superclassifica show cantata dal telegattone: il crescendo "blublublublublublu" è magnifico). Per il resto, la leggenda è stata alimentata da Ferretti stesso quando dichiara, in "In quiete", di aver paura di steccare "Lieve" dei Sonic Youth italiani (mi sfugge il nome al momento). Infatti, il primo "Dooooolce" sembra che lo canti io.

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  4. Per la prima volta non sono riuscito a finire un post di Leonardo.
    Per sonno sopraggiunto.

    Sarà che sono troppo giovane oh...

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  5. io non sono giovane ma ho fatto una faticaaaa... e chi sarebbe ferretti?

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  6. Sono talmente tanto vecchio, poco informato etc. che io 'sto Giovanni Lindo Ferretti lo conosco per sentito dire. Qualche giorno fa il mio commesso coop preferito mi ha detto che lui letto 'sto libro e qualcosa ci ha trovato. Personalmente non credo che lo leggerò. Non so...: di guru ne ho conosciuti in vita mia e credo di essere abbastanza vaccinato. Gli artisti-guru sono piuttosto frequenti: la malattia professionale degli artisti è il narcisismo, con qualche linea di megalomania.
    I guru sono quei maestri che ti insegnano le cose più facili.
    La zuppa è quasi sempre quella: come non sentirti una cacca e solo. Non è facile.

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  7. Invece io il post l'ho letto tutto: bello.

    Però, porcazzozza. Era meglio - MOLTO MEGLIO - non conoscere le parole di see me touch me. E' un mix di stalin, hitler e charles manson.

    Maporcavacca!

    Adesso, per favore!, non metterti a tradurre anche pinball wizard, wish you were here, foxy lady, black dog, sweet home alabama etc. No, eh? :))

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  8. Ferretti può cambiare idea quante volte vuole, al limite rimane un buon ricordo. Stecca però, e molto, quando fa l'ospite di quel viscido di Ferrara: quella non gliela posso perdonare, io.
    GePs

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  9. caro leonardo sono un blogger e mi piace un casino il tuo di blog volevo sapere se mi puoi aiutare, come si inserisce un filmato di youtube sul blog?io nn ne sono capace!
    per favore aiutami
    gioprina@hotmail.com

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  10. Quando stai guardando un video su youtube, di fianco hai una casella che si chiama "Embed", che contiene un tag (=linea di codice, quelle che stanno tra < e >).
    Tu la copi e la incolli nel post: quando pubblichi vedrai che comparirà nel tuo post il video che volevi vedere. Spero di esser stato chiaro.

    (Per un attimo ho creduto tu fossi Giovanni-Lindo)

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  11. GLF sembra essersi arreso.
    Ha perso l'ironia che c'era nei confronti dei guru e delle ideologie: la negazione insita nel gridare "allah e' grande e gheddafi e' il suo profeta" o "voglio un piano quinquennale, la stabilità".
    La stabilità si trova nella religione, nell'assoluto del mistico. Perché? Boh. Come scrivevi, probabile che l'assenza del catechismo l'abbia lasciato senza anticorpi. Pero' il fatto che Ferrara e il suo capo nano diventino il referente dell'assoluto, ha poco del mistico, e piu' del grottesco.

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  12. beh, Ferrara è un grande riconvertitore di rottami.

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  13. Avevo letto il post di Valido e non ciavevo capito nulla, nonostante di solito legga le sue recensioni con avidità cazzara (dice: è un film visionario, tanto fico e che ti cresce dentro; mah). Ecco, ora ho capito che roba è 'sto Tommy e m'è pure venuta voglia di scovarlo e vedermelo. (Dice: ma te i Who... No, io la musica è un errore)

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  14. Eh, ma come mai Ferrara esercita questo fascino sui rottami? Alcuni, se li e' comprati per 30 denari. Ma GLF? Da Pankow ad Arcore? Nel suo antimodernismo, possibile che vada a scegliere il peggio della modernita'?

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  15. Ferretti, Ferrara, voltiamo pagina o vogliamo marcire come i palazzacci cresciuti dal '50 in poi attorno a Milano? Documentano un boom in cui ad esplodere è stata solo l'indecenza morale di questo paese vile. Ferretti e Ferraretti compresi.

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  16. Senza parlare di Enzo Ferrari, Marco Ferrando e Lou Ferrigno.

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