domenica 6 aprile 2008

Sfonderò i vostri armadietti maledetti

Un luogo appena un poco più comune

Basta armadietti
È giusto, prima di parlare di un film del genere, che il piccolo recensore confessi le sue idiosincrasie. Perché magari Juno potrebbe essere una pietra miliare del cinema mondiale, tipo Quarto Potere od Odissea nello Spazio, e tuttavia non sarei riuscito ad apprezzarlo appieno dal momento che è un film con gli armadietti e io, quei fottuti armadietti dei licei americani, non li sopporto più, levatemeli dagli occhi.

Non è colpa degli americani – che ci possono fare? Loro hanno gli armadietti, è giusto che li mostrino. E hanno anche le cheerleader e i bibitoni dai colori improbabili, e il ballo di fine anno… è normalissimo e comprensibile che continuino a fare film su queste cose. Si tratta di un problema mio: a un certo punto della mia vita ho iniziato a sentire una voce nella mia testa che mi diceva BASTA COI FOTTUTI ARMADIETTI e questo forse pregiudica la mia capacità di recensire Juno.

Forse ho visto troppi telefilm, fatto sta che a un certo punto il mio immaginario ha sviluppato un’intolleranza agli scaffali grigi lungo i corridoi. L’impressione di conoscere le scuole di laggiù meglio delle italiane, oltre che illusoria, è frustrante, perché in quella italiana ci lavoro, e benché ricopra una mansione di grande responsabilità il mio personale armadietto è largo 40x20cm.: ogni mattina che m’inginocchio per aprirlo, ripenso agli immensi armadietti degli imperialisti americani. Non sono la persona più adatta a parlare di Juno.

Non so se l’ho mai spiegato, ma l’America mi fa paura. Meno della Cina, ma un po’ più del Perù. Si può viaggiare per giorni e giorni e si resta in America. Cambierà il paesaggio (non tanto), ma le città avranno nomi simili, i ristoranti i nomi identici, e nei licei le bionde faranno le cheerleader e le more ascolteranno punk. Tu pensi che sia un luogo comune. Ma l’America è precisamente questo: un immenso luogo comune. Quando esce un film, e tutti dicono che è un film diverso dagli altri, tu ti aspetti precisamente che rovesci il luogo comune. Ma un luogo comune rovesciato è ugualmente comune, come quella canzone che ascoltata all’incontrario suona uguale. Così Juno arriva a scuola, apre il suo armadietto, scambia due scortesie col bulletto di torno, e ci spiega che in realtà ai bulletti piacciono le more postpunk, mentre alle bionde piacciono i professori, avete capito come ragiona Juno? È questo che mi spaventa dell’America. La quantità ti porta a ragionare per categorie. Al massimo riconoscono che le categorie si comportano in modo un po’ più complesso (pensavi che le bionde si filassero i terzini di football? sbagliato), ma questo non toglie che le categorie esistano, e tu ci sia dentro. Hai capito, individuo di una piccola nazione esotica? Tu in realtà non esisti. La tua individualità è una somma di variabili che noi abbiamo individuato e quantificato da tempo. Esistono i nerd, esistono i fighetti, esistono quelli che prenotano la limousine per il ballo di fine anno ed esistono quelli che trovano il ballo una stronzata ma sotto sotto gli rode. Più su esistono i ricchi che vivono tra mobili per ricchi in case da ricchi nei sobborghi da ricchi, e i non ricchi che hanno lo sportello del frigo adorno di cento calamite.
Quello che mi fa più paura in questo modo di pensare, è che probabilmente gli americani hanno ragione. Se prendiamo 200 milioni di persone, e li facciamo vivere in una fascia geograficamente abbastanza omogenea, vedremo che le personalità si allineano lungo determinati standard sociali, e che l’individualità non può essere che un’illusione. Un’illusione che probabilmente è più facile coltivare in una penisola stretta e stretta ricca di paesaggi e climi diversi, dove sulle due sponde dello stesso fiume si parla un dialetto diverso. Comunque io preferisco tenermi la mia illusione di individualità, e voi tenetevi quei fottuti armadietti.

(Qui non parlo più di Juno)
A un certo punto della mia vita ho fatto la pace coi luoghi comuni. Dal momento che esistono, e funzionano, ho capito che devo imparare ad usarli e a non essere usato da loro. Per esempio io ho un blog, non so se ne avete sentito parlare. Su questo blog a volte scrivo dei racconti, li scrivo molto brevi con la scusa che sono per il blog, e siccome non ho spazio per costruire personaggi a tutto tondo (ma avendo lo spazio probabilmente mi mancherebbe la capacità), nella tazzona oversize dei luoghi comuni c’intingo alla grande, e quando i commentatori s’incazzano io sghignazzo. “Ehi, Leonardo, ho letto il tuo pezzo sugli imprenditori arroganti e i benzinai pachistani con la faccia gentile, bella roba, eh? Forse non al livello di quello sugli omosessuali petulanti, ma insomma quando arriva il pezzo sui negri col senso del ritmo?” Tempo al tempo, arriverà anche quello, non fatemi pressione. Siccome non ho pretese di naturalista ottocentesco, né di monologhista interiore novecentesco, ma vorrei semplicemente descrivere la mia società in abbozzi sintetici ed efficaci che arrivino a più gente possibile, io ho da tempo incluso i luoghi comuni nella mia cassetta degli attrezzi, e non credo di falsificare la realtà quando li uso, anzi.

Forse l’ultimo Virzì mi è piaciuto tanto perché ci leggo la stessa premessa: perché darsi pena ad evadere dai luoghi comuni, quando la realtà stessa è ben più macchiettistica del vero? Virzì descrive la realtà abitata da tizi come quel manager della Telecom che incita a vincere come “Napoletone a Waterloo”: l’avete visto tutti. Sembrava o non sembrava un provino di Tutta la vita davanti? Ma probabilmente i critici l’avrebbero trovato troppo caricaturale. E allora non prendetevela con Virzì, l’Italia è questa. Se mai mi piace che Virzì abbia scelto l’opzione della vecchia commedia all’italiana: dati gli stereotipi, carichiamoli finché scoppiano. Il suo è un film dove la gente litiga, impazzisce, imputtanisce, in generale fa male a sé stessa e agli altri. Questo mi piace, tanto più ultimamente al cinema m’imbatto sempre più spesso in film che praticano una via opposta.

(Adesso parlo di Juno, raccontando quasi tutta la trama)
Juno è per l’appunto un rappresentante di questa seconda via, che potrei descrivere così: siccome i luoghi comuni esistono, li diamo per scontati, li accenniamo appena appena, e poi lavoriamo per sottrazione. E quindi, caro spettatore che conosci a memoria tutto lo sfondo umano del liceo americano: ti aspetti che Juno sia una sedicenne irresponsabile e deficiente? Ecco, no, vedrai che non è così irresponsabile e deficiente. Ti aspetti che il suo ragazzo sia nerd e immaturo? Dai, non è così nerd, corre gli 800 metri e si preoccupa dell’alito. Ti aspetti che la migliore amica sia una bionda senza cervello? Scoprirai che ne ha abbastanza per dare a Juno i consigli migliori. Ti aspetti che la matrigna manicure voglia più bene ai cani che a Juno? E invece no, anche lei ha un gran cuore. Forse la madre affittuaria è una donna in carriera maniaca delle creme? Ma al centro commerciale gioca per dieci secondi con una bambina bionda, e quindi probabilmente sarà una brava madre. Forse suo marito è un Peterpan con la crisi dei quarant’anni, pronto a gettarsi su una 16enne incinta di suo figlio? Ehi, ehi, piano, messa così potrebbe sembrare un mostro, e invece vedete che anche lui si ferma subito, capisce il suo errore, chiede il divorzio, naturalmente consensuale e collaborativo perché mostrare un litigio coniugale in un film fa trooooppo anni Novanta, insomma… è un luogo comune.

Il problema è che un luogo comune “impoverito” non è meno comune di prima: è semplicemente appiattito, una versione bidimensionale della realtà (e come tale forse in grado di suscitare un effetto cromatico che solo le ragazze riescono veramente ad apprezzare, il famoso effetto Klimt), dove non ci sono più veri conflitti e tutto è così… carino, ma così carino, che a un certo punto fantastichi di Juno che torna a casa dalle prove del complesso e ci trova Javier Bardem che ha ucciso tutta la sua famiglia con una bombola da enfisema (avete notato che i marciapiedi sono identici? Ma tutta l’America suburbana è così, anche quando la girano in Canada).

Immaginate la storia di Juno scritta e girata da un cultore del conflitto grottesco. La ragazzina scopre d’essere incinta: piange, strepita, poi si mette a cercare dei genitori seri. Perché mai dovrebbe trovarli al primo colpo? Quando mai nella vita è buona la prima? Io mi sarei preso venti minuti almeno di tour nelle case degli aspiranti genitori: madri isteriche, fratelli bulimici, padri passivi aggressivi con uncini appesi al garage, non mi sarei fatto mancare nessun luogo comune, dal momento che tutti questi luoghi comuni sono documentati nella cronaca, sono stramaledettamente veri. Poi avrei fatto litigare Juno con padre e matrigna: so benissimo che esistono genitori che sanno prendere le cose con filosofia, ma che gusto c’è a mostrarli in un film? Io al cinema voglio vedere la gente che litiga, è una cosa che Aristotele chiamava catarsi, e funziona: dopo torno a casa placido come un agnellino e se trovo mia figlia a letto con un cingalese sono io che la prendo con filosofia.
Invece un film carino e pacificato come Juno mi rende nervoso, finisce che litighiamo per una svolta a sinistra, non è certamente questo lo scopo dell’arte. E anche il Peterpan, l’avrei voluto un po’ più stronzo, perché che gusto c’è a mostrarci uno stronzo senza mordente? Siamo tutti stronzi così, ma quando andiamo al cinema vorremo vedere uno stronzo assoluto, qualcuno che prenda su di sé i nostri vizi e li potenzi al massimo, onde farcene realmente vergognare (o al limite darci la consolazione dei vili: sono pur sempre meno stronzo di lui). Un fighetto ex grunge coi sensi di colpa non ci fa neanche arrabbiare, non ci fa nulla, quasi quasi ha ragione lui, genitori non ci si improvvisa. Dateci una vera canaglia. E il ragazzo di Juno, lo vogliamo caratterizzare in qualche modo? Non è troppo nerd, non è troppo atleta, non è troppo niente, gelatina al gusto di gelatina, nessuno si innamora veramente di un tipo così.

I luoghi comuni esistono, ma non diventano più interessanti a smussarne le punte e a ricoprirli di melassa. Ma quel che è paggio è che in questo modo si tradisce l’adolescenza di cui si vorrebbe parlare, che non è – per quel che ne so e che mi ricordo – un’età carina. Ma neanche un po’. È un’età grottesca e piena di conflitti, in cui si urla e si strepita per un biglietto dei Tokyo Hotel – figurarsi per un bambino. È l’età dei brufoli, e Juno non ne ha: questo per me chiude ogni discorso. E poi, scusate, è un’età manichea. Se ti piacciono gli Stooges, non suoni i Moldy Peaches. I Moldy Peaches li mangi vivi e li vomiti nel vaso della matrigna, perché se ti piacciono di Stooges e Patti Smith l’ultima cosa che vuoi dare di te è un’immagine “tanto carina”.

Certo, se facciamo finta che i sobborghi americani (e quelli italiani, di riflesso), siano pieni di ragazze carine e vitali e sotto-sotto-sotto-sagge come Juno, è chiaro che l’aborto diventi una cosa assurda: che bisogno ce n’è? Nove mesi di nausea e poi un bel pianto, in casa tutti capiscono le tue scelte, fuori è pieno di simpatici ricchi che non vedono l’ora di prenotare il pargolo, insomma, per raschiarlo via bisogna essere veri mostri. Così l’estetica “carina” finisce anche suo malgrado per contribuire alla battaglia dei più salottieri degli attivisti pro-life. Anche se… ma quindi i ratzingeriani atei sono favorevoli all’adozione da parte dei single? No, perché non lo sapevo. E Ratzinger lo sa? Forse è anche per quello che non manda nessuno alle loro manifestazioni. Vabbè, si consolino coi pomodori di Bologna, città generosa.

27 commenti:

  1. avevo già deciso di non vedere juno, ho letto delle recensioni farlocche: ne parlano tutti bene. quindi o è un capolavoro (ma se lo fosse lo direbbero nelle recensioni, no?) o è una gran cazzata della quale è difficile parlare male.
    quando esce in dvd (se me ne ricordo dell'esistenza) lo noleggio (per 1,90 euro ci potrò stare).
    ma non è di questo che voglio parlare. voglio dire: è vero, alle donne piace klimt! il perché lo ignoro anch'io. quel che so è che son spostato da una venticinquina d'anni abbondanti, faccio il grafico, ogni tot mi prende di pitturare e ho casa piena di tele (astratto o informale, poniamo io che conosca la differenza) e tutte le volte che andiamo da ikea mia moglie si sofferma sui poster di klimt... 'sta donna la dovrei conoscere. le altre no, questa sì, eppure... sospetto che sia per lo stesso motivo che gli piace (alle donne in genere) fiorellamannoia: due di loro (lo giuro) hanno perfino detto che fiorellamannoia canta "sally" meglio di vascorossi!
    hai ragione anche sul fatto che... chi l'ha detto che le donne bisogna capirle (anche se fosse possibile, intendo)? si può arrivare a una civile convivenza, delle regole condivise... insomma un modus vivendi (speriamo si scriva codi, ma tanto te insegni italiano, mica latino, no?) decente è il massimo a cui aspirare. sì certo, c'è anche chi le capisce, chi va sulla luna, chi vince il nobel per la letteratura: eccezioni non regole!
    altra cosa sulla quale son d'accordo è che anch'io odio i film con gli armadietti! e le cheerleader e i cazzo di quarterback e i nerd e che palle. se la regola è che la bellona si prende il bellone (e la secchiona il nerd) dotpo un tot di film la bellona si prenderà il nerd e il bellone la secchiona (che però va detto è sempre una finta brutta e la metà delle volte potrebbe diventare una cheerleader, se lo volesse... ai nerd non propongono mai di entrare nella squadra di football). cosa rimane dopo 'st'incroci? si ricomincia da capo, non c'è speranza. si potrebbe fare un embrago contro i film americani dove l'attore protagonista ha meno di 18 anni? che sennò ci tocca la palla della macchina in regalo a sedici anni (e questa per me è veramente troppo)

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  2. Alla facoltà di Ingegnberia di Bologna, corridoio del piano terra, ci sono (o almeno c'erano) gli armadietti come quelli dei licei 'mmeregani. Potevi avere la disponibilità di un armadietto dal terzo anno in su.
    Questo era tanto per dire, poi anche a me non piacciono i film 'mmeregani con gli armadietti; sono d'accordissimo con Leonardo sui luoghi comuni, ma vallo a spiegare a Luca Sofri, per esempio.

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  3. a me sembra semplicemente un film carino, simpatico, senza troppe pretese, poi il fatto che giuliano ferrara l'abbia preso ad esempio per la sua campagna porta tutti a criticarlo. io per fortuna l'ho visto prima che uscisse in italia e prima che ferrara ne parlasse, quindi mi ha fatto sorridere e mi è piaciuto, senza dire che è un capolavoro perchè non lo è!

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  4. "Il problema è che un luogo comune “impoverito” non è meno comune di prima: è semplicemente appiattito, una versione bidimensionale della realtà […], dove non ci sono più veri conflitti e tutto è così… carino".

    Qualcuno potrebbe spiegarlo a Veltroni?

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  5. proviamo a mettere più o meno la stessa profondità della tua critica per commentare...
    questo post fa un po' schifo. Con le stesse argomentazioni buttiamo nel cesso più o meno altri due o tre milioni di pellicole colpevoli di voler essere spensierate e anche un pochetto paracule, che non è necessariamnete un male. Andiamo tutti a guardare solo film in cui "la gente litiga, impazzisce, imputtanisce"! amen
    kinto

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  6. Il manager ha ha della Telecom ha ha che non sa neanche la storia di Napoleone a Waterloo ha ha


    guadagna 840 mila euro l'anno. Ancora voglia di riderci su?

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  7. Anche gli americani fanno film carini alla Soldini, gelatina al gusto di gelatina.
    p.s. A me non piace Klimt.
    Preferisco Javier Bardem.

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  8. "A un certo punto della mia vita ho fatto la pace coi luoghi comuni. "

    Ne sei sicuro?

    Non sembrerebbe.

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  9. "...Ma l’America è precisamente questo: un immenso luogo comune"
    Diciamo che in Italia lo avverto meno questo immenso luogo comune,abbiamo più pecularietà..ma non sappiamo sfruttarle.
    Peccato.

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  10. Esprimere un parere su un film non significa mica "buttarlo nel cesso" o impedire a qualcuno di vederlo.

    Andate a vedere tutte le pellicole paracule e carine che volete, finché volete (tenendo comunque conto che il vostro accompagnatore probabilmente si annoia ed è lì per provarci). Il massimo che posso dire è che non dicono molto sulla realtà in cui viviamo e sono suscettibili di una lettura "politica" molto fuorviante, come quella (non del tutto illegittima) che Ferrara fa di Juno.

    Il problema non è "ridere" del dirigente Telecom strapagato: il problema è constatare l'aspetto grottesco del suo mix di arroganza e ignoranza, che abbinato al suo stipendio scandaloso mi spiega meglio di mille parole perché la Telecom, e l'industria italiana in genere, non navighi in buone acque. Si ride, ma sapendo che la favola parla di noi.

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  11. "tenendo comunque conto che il vostro accompagnatore probabilmente si annoia ed è lì per provarci". Vale a dire, le donne sono sentimentali e gli uomini no. La mente è fatta di luoghi comuni. Facciamocene una ragione.

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  12. Perche' tanto odio? Gli americani fanno film sulle loro scuole e le loro dinamiche.
    Sono piu' coglioni loro a farli (troppi/stereotipati/whatever) o il resto del mondo a pagare bei soldi per vederli? E perdipiu' cercandoci analisi approfondite di interazione sociale nella galassia postfordista...

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  13. Ma non c'è nessun odio, c'è un'intolleranza agli armadietti, tutto qui.

    E non è un problema di sentimentalismo, non mettetemi in bocca cose che non scrivo. C'è un tipo di estetica che le donne sono in grado di apprezzare e nella quale molti uomini, per quanto si sforzino, non riescono a trovare altro che paraculaggine e carineria. E' un limite nostro, però bisogna tenerne conto.

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  14. Questa è la più azzeccata critica che io abbia letto fino ad ora su Juno.

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  15. @Leonardo
    Non tutte le donne apprezzano l' estetica paracula, il tuo "limite" è anche mio, e di molte altre, che se ne fottono della carta da parati, e sono piuttosto stufe di questo luogo comune.

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  16. andrea99boban.splinder.commartedì 8 aprile 2008 07:39:00 CEST

    Non sottovalutiamo il cinema americano: ci hanno vinto la guerra fredda, con Top Gun e cagate simili. Il sistema-cinema americano intrattiene con la giusta leggerezza, e fa i dollari, ma ha sempre dei sottintesi culturali che a forza di reiterarli vengono recepiti nei vari paesi. E quante bandiere garriscono nei film, le avete contate?
    Più di una ragazzina in giro per il globo orienterà le sue scelte anche tenendo conto di Juno.

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  17. Mi sorge il dubbio che se Ferrara non si fosse lanciato in questa sua ultima folle iniziativa la recensione di Juno non l'avresti nemmeno scritta.

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  18. Ho la stessa intolleranza io. Identica. E hai notato che quei fottuti armadietti sono ovunque negli Usa e nei loro sceneggiati?

    Le grandi scoperte, le confessioni imbarazzanti, le liti e i duelli, promesse e minacce.. Tutto avviene accanto ai testimoni di latta grigia.

    Avvocati, soldati, dottori, sportivi, professori e ballerini. Tutti hanno il PROPRIO ARMADIETTO.

    Io lo ebbi solo da milite igno-bile. Ricordo un coglio-mili-tone che al momento dell'agognata 'alba', quasi in lacrime se ne separò per offrirlo in eredità al nuovo.

    L'America vive e sopravvive grazie a questo genere di feticismo categorico. Ogni cosa, ogni persona, ogni tempo ha la sua precisa etichetta.

    Huxley lo aveva dipinto con grande maestria.

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  19. Stò facendo il mio solito giro per salutare gli amici dei mie blog preferiti. Ciao da Maria

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  20. mah, secondo me parlar male dei luoghi comuni è un luogo comune già di per sè.

    sì, Juno sarà pure un film sugli adolescenti americani con gli armadietti, ma noi cosa abbiamo da offrire? Muccino e Moccia? con il cinema italiano stiamo raschiando il barile da molto, molto tempo, tanto che ormai il barile è bucato.

    io sono convintissimo che chi va a vedere Juno, comunque, sia stato anche un po' "fregato" dall'Oscar e dalla Festa del Cinema di Roma.

    è normale che un film, come dicono gli americani "over hyped", deluda, nella maggior parte dei casi, perchè ci si aspetta che il film riveli i misteri della vita, o chissà che.

    invece cosa abbiamo qua? una commedia, un film spensierato e divertente, con uno scambio di battute che non delude.

    certo, ci sono un bel po' di stereotipi, ma forse questi simpatici stereotipi ci sono perchè, che lo si voglia o no, esistono.

    poi vabè, se vogliamo vedere tutto con superficialità, non è un problema.
    sì, Juno trova per fortuna i genitori adottivi "perfetti", ma ci dimostra lei stessa il perchè li sceglie, ovvero la foto sull'annuncio, e il modo in cui è stata fatta.
    ma scopriamo dopo venti minuti che tanto perfetti non sono, anzi... lei stessa nella casa si spaventa per la perfezione di tutto, per le foto sulla scalinata e gli oggetti perfettamente ordinati nel bagno.

    la cosa che le fa cambiare idea è la stanza con gli strumenti musicali. non era stata proprio lei a dire "vorrei dei genitori fighi" citando ad esempio un'ipotetica moglie asiatica bassista?

    poi, se vogliamo essere pignoli, Juno tanto sveglia non è, se con il ragazzo ci va la prima volta senza nemmeno l'idea di usare anticoncezionali...
    e il povero Paulie non è tanto nerd. sembra, perchè per noi lo stereotipo "estetico" del nerd è quello. e per inciso, non viene mai detto che con le Tic Tac ci cura l'alito. c'è solo Juno che ne fa un commento.

    "gioca dieci secondi con un bambino", ma non so, forse ti è sfuggito l'unico cambio di espressione della Garner, che da donnina rigida, si scioglie per il calcio del bambino nella pancia.

    se da una parte Juno aveva acconsentito all'adozione per il marito musicista figo, vira la sua attenzione sulla moglie.

    e appunto anche il nostro caro Mark, musicista fallito che sogna di fare la rockstar e scrive canzoni per le pubblicità (hai visto mai "Due uomini e mezzo", il telefilm con Charlie Sheen?) è un bello stereotipo, ma forse c'è un fondo di realtà. esistono musicisti responsabili? e ti parlo da musicista. certo, non mi faccio la cucina con la canzone della pubblicità, ma capisco la situazione e quindi lo stereotipo.

    torniamo ancora al povero Paulie, che ha un ruolo tanto fondamentale quanto secondario in questo film.
    non è stronzo, non è un nerd, non è un figo. cosa è? è un ragazzetto tranquillo che suona la chitarra con gli amici, ed è l'amico più fidato di Juno.
    queste sono già le premesse per un innamoramento cinematografico, ma non solo. sono anche le premesse per un innamoramento "adulto".
    e non sottovalutiamo la chitarra!!!

    la storia dell'aborto? avanti, in America non si discute più sull'aborto da una vita, solo noi, che abbiamo la nostra bella politica retrograda e tanta tanta ignoranza, possiamo vederci i messaggi pro-scelta, anti-aborto e chi più ne ha più ne metta...
    come quando qualche (centinaio) coglione ha potuto pensare che "300" fosse un film para-fascista...

    sono cose che l'Italiano ignorante vuole vedere.

    se non avessimo questa situazione ridicola in Italia, sicuramente questo povero filmetto non sarebbe stato preso solo per 2 minuti di scena sull'aborto...

    e sì, è lo stereotipo dell'italiano medio che "tifa la politica" ma non ne capisce nulla, del "cattolico convinto" che nel 2008 ancora da retta alla Chiesa...
    stereotipi, che putroppo sono la realtà.

    e poi dai, dal regista di quel capolavoro che è Thank You For Smoking, come si può pensare che Juno sia un film così conformista...

    è un film che, se non fosse stato così osannato, sarebbe passato in sordina, senza far scaturire polemiche di alcun tipo, perchè è un film "carino" come ce ne sono tanti, con un pizzico di ironia in più, sprazzi di cultura musicale (ah, i Moldy Peaches non sono solo "Anyone Else But You", andrbbero studiati, prima di essere stereotipati, soprattutto per quanto riguarda i testi), un colonna sonora fuori dal comune e attori degni di questo nome, cosa che diventa sempre più rara in ogni forma di cinema.

    e ribadisco, se ci si aspetta che un film sveli i misteri della vita, non ci si acconteterà mai di nulla.
    ripensiamo a cosa abbiamo provato durante la visione del film, non dopo.
    è il "durante" che conta.

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  21. Allora, durante la visione del film speravo che arrivasse Javier Bardem e facesse una strage di ragazzini americani carini. Questo è il mio "durante".

    E che vuol dire "i Moldy Peaches andrebbero studiati"? Può darsi che compongano suite dodecafoniche di 20 minuti, ma nel film c'è Anyone Else But You, ed è messa apposta per ottenere quell'effetto "cariiino" che è tipicamente finto-adolescente: nel senso che gli adolescenti veri preferiscono roba meno carina e più tosta. E' un piccolo indizio di come il film cerchi di smussare tutti gli angoli che trova e di fornirci una versione "cariiina" della realtà. Ad alcuni piacerà, altri la troveranno irritante.

    "(hai visto mai "Due uomini e mezzo", il telefilm con Charlie Sheen?)"

    Ecco, appunto: c'era bisogno di andare al cinema? Juno sembra il pilota di un telefilm che non seguirei.

    "la storia dell'aborto? avanti, in America non si discute più sull'aborto da una vita"

    Se ne discute eccome. E i tre minuti di consultorio sono suscettibili di una lettura politica, mi dispiace.

    "come quando qualche (centinaio) coglione ha potuto pensare che "300" fosse un film para-fascista..."

    Il film non l'ho visto, ma il fumetto è fascista alla grande.

    (Alè, si ricomincia).

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  22. Uhm...
    Non ho visto, né vedrò, questo come molti altri film (qui a casa è passata di moda Pimpa ed ora è in auge Pippi Calzelunghe).
    Mi piace la Mannoia ma la sua Sally non regge il confronto con Vasco.
    Non ho mai riflettuto se Klimt mi piaccia molto o così così, non credo sia un problema per mio marito, sicuramente lo è meno del capire perché riesco a fare le pulizie in casa solo con sotto i Roxette.
    Farò di tutto perché Leonardo sia il prof. di mio figlio, e perché mio figlio arrivi a 11 anni ancora sufficientemente in grado di recepire qualcosa.
    Buon voto a tutti, stiamo uscendo per il Sacro Rito sperando che un giorno anche nostro figlio possa perpetrarlo coi suoi figli. Amen!
    AnnaPanna

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  23. mmm, 300 è fascista perchè parla di un fatto storico?
    perchè parla della Libertà dagli oppressori, ottenuta (ovviamente, in quel periodo) con la guerra?
    perchè gli Spartani storicamente volevano una "razza pura"?

    è storia, non c'è niente da fare. non è stato scritto (e diretto, il film) per fomentare il fascismo, tant'è che solo qua se ne è parlato, e solo qua in Italia le recensioni lo smontavano per questo (quando è un grandissimo film, per quello che era il suo obiettivo).

    riguardo ai Moldy Peaches, non so se hai notato che metà della colonna sonora sono canzoni di Kimya Dawson, la tipa dei Moldy Peaches, e per altro la cazone in chiusura è stata scelta da Ellen Page proprio perchè pensava che dovessero piacere a Juno (non a caso Ellen Page "è" Juno, nella vita. non è stata scelta a caso come interprete).

    poi guarda, d'accordo sul fatto che possa non piacere, ma non mi trovo d'accordo con i motivi che hai elencato (e ribadisco, l'aborto per quanto tempo viene discusso? anzi, mi correggo: "l'aborto viene discusso?"
    Juno VUOLE abortire, ma ci ripensa quando è là. meno di due minuti di sequenze in totale.
    per tutto il resto del film non se ne parla MAI.
    e non a caso in America non hanno proprio preso in considerazione il fattore aborto del film...

    ho sempre pensato fossero più indietro di noi, culturalmente, ma forse dovrei iniziare a ricredermi un po', sotto certi punti di vista...

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  24. "Non tutte le donne apprezzano l' estetica paracula"
    Vero. Quasi un luogo comune anche questo.
    E gli uomini si sbalordiscono per le preferenze estetiche paracule femminili, si dicono curiosi di altro e al dunque si gasano sempre per le donne carine e paracule.
    Luogo comune anche questo?

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  25. A me è sembrato semplicemente un filmetto mediocre, cannibalizzato stupidamente da chi era alla ricerca di messaggi preconfezionati (penso a Ferrara, ma anche alla Aspesi). Però il poster del film, con quelle righe colorate, non è per niente male, anzi.
    Insomma, io a suo tempo l'ho così: http://zonasansiro.blogspot.com/2008/04/proposito-di-juno.html
    E condivido alla grande l'odio per i fottuti armadietti americani.

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