mercoledì 15 aprile 2009

Il condominio tra i vulcani

Attenzione, questa non è un'esercitazione
(è l'Italia)

Si dice di noi italiani che siamo sospesi fra Europa e Africa; il concetto merita un approfondimento geologico. Europa e Africa in effetti non sono due signore che si incontrano pacificamente in un meeting interculturale: si tratta di enormi placche tettoniche che si sfregano contro, e l'Italia è il risultato di questo morboso strusciamento tellurico. Una terra sismica, con centinaia di terremoti storicamente accertati, e noi siamo quelli che ci vivono sopra. Non l'abbiamo scelto noi – ma è vero che molti di noi, lungo i secoli, hanno deciso di andarsene: verso terre più ricche, più accoglienti, e magari più prevedibili.

Allora è possibile che in un qualche modo nel corso del tempo l'Italia si sia scelta i suoi italiani. Voglio dire (forzando parecchio il povero Darwin) che alcuni caratteri nazionali che siamo abituati a identificare come “pregi” e “difetti” sono semplicemente i più adatti a farci vivere qui piuttosto che altrove.
Fate finta che l'Italia sia un condominio. In una zona sismica. Con qualche vulcano nei pressi. Voi lo comprereste un appartamento? Magari al quinto piano? Magari no. Eppure, se ci pensate bene, lo avete fatto. O lo hanno fatto i vostri genitori per voi. Può darsi che infatti stiate pensando di andare altrove: avete i vostri buoni motivi. Ma questo significa che il vostro appartamento resterà sfitto, finché non arriverà da un rione più povero (e ce ne sono, tutt'intorno) qualche persona un po' più rassegnata di voi. Col passare degli anni, e dei secoli, il condominio tra i vulcani avrà selezionato un certo tipo di umanità.

Di questa umanità si possono dire alcune cose buone: essa è generalmente solidale. Per forza, convive con disgrazie ed emergenze. È generosa, anche nella penuria di mezzi. L'Italia non è il posto migliore dove passare una serata, ma non diventa il far west appena qualcuno stacca la luce (come può accadere in Paesi più “civili”).

L'altra faccia della medaglia sono le superstizioni, i piagnistei, utilizzati come valvola di sfogo ogni volta che ci va male, e ci va male spesso; l'affidarsi alla Provvidenza, non tanto come principio metafisico ma più spesso come statua di gesso o uomo di bronzo (o, più recentemente, cerone) da portare in processione. Tutto questo siamo liberi di trovarlo insopportabile, ma è un fatto che lo sopportiamo, tant'è che siamo qui; magari poi ce ne andremo, o sarà nostro figlio a farlo, dopo averci chiesto conto dell'appartamento che gli abbiamo lasciato al quinto piano.
“Ma siete stati pazzi a comprare qui”.
“Però c'è un bel paesaggio”.
“Che bel paesaggio? È un vulcano”.
“Ma è spento da 60 anni”.
“Perché l'eruzione è in ritardo! E sarà esplosiva! Ci sono resoconti storici! Scappate con me finché siete in tempo!”
“Ma no... ma che modi... vedrai che per altri vent'anni resiste...”
“E dopo?”

Ecco, a caratterizzarci è soprattutto l'incapacità di farci questa domanda: “e dopo?” Può darsi che il vulcano non erutti per un po', che la terra non tremi, che la frana non frani: ma dopo? Perché se non succederà a mio figlio succederà al suo – ma io non sono geneticamente selezionato per farmi questa domanda, altrimenti mi sarei già trasferito in Germania da due generazioni, mi chiamerei Leonhardt e verrei solo in agosto a scuotere la testa di fronte alla sagoma del Vesuvio: quanto ziete pazzi foi italiani a costruire qvi. Appena fulcano tremare, zeicentomila perzone da efacuare? Dofe? Però ziete tanto pitoreski.

"Nessuno ha offerto istruzioni calme, rassicuranti, civili, informate", scrive dall'Aquila il dottor Massimo Gallucci
La mia piccola storia assieme alle centinaia di storie di amici, mi ha insegnato che se avessi avuto una torcia elettrica sul comodino non mi sarei fratturato la colonna vertebrale, se avessi avuto un cellulare a portata di mano avrei chiesto aiuto per me e per il palazzo accanto, se molti avessero parcheggiato almeno un’auto fuori dal garage ora l’avrebbero a disposizione, se in quell’auto avessero (e io avessi) messo una borsa con una tuta, uno spazzolino da denti e una bottiglia d’acqua, si sarebbero tollerati meglio i disagi. Se si fosse tenuta una bottiglia d’acqua sul comodino, se si fosse evitato di chiudere a chiave i portoni di casa, se si fosse detto di studiare una strategia di fuga…. Pensate a chi è rimasto incarcerato per ore senza poter comunicare con l’esterno perché aveva il cellulare in un’altra stanza, o perché non trovava al buio le chiavi di casa, come le ragazze di un palazzo a fianco a me già semi sventrato: 6 ore sotto un letto, con la terra che continuava a tremare, perché la porta era chiusa a chiave, senza una torcia elettrica e senza cellulare per chiedere aiuto!
Aggiungerei: pensate a chi non è stato e non sarà mai trovato perché aveva un affitto abusivo (stranieri e studenti, forse il 90% del centro dell'Aquila) e non aveva un cellulare caricato sul comodino. E quindi? Caso Giuliani a parte, perché la popolazione non è stata allertata per un semplice principio di precauzione?

C'è una risposta sgradevole: la popolazione non è stata allertata perché gli italiani (e gli aquilani in particolare) devono considerarsi sempre allertati. Il cellulare sul comodino, la torcia elettrica nel cassetto, sono precauzioni che ognuno di noi dovrebbe prendere ogni notte. Da un punto di vista razionale potrei dire che uno sciame sismico non anticipa necessariamente una scossa come quella dell'Aquila; da un punto di vista emotivo (di italiano emotivo) aggiungo che lo scorso inverno mi è bastata una scossetta da nulla per dormire sul divano col telefono in mano. Vivere in Italia è questo e lo sappiamo: ci sono le regole (e non le applichiamo), le esercitazioni (e le prendiamo per buffonate)... ma se fossimo persone più razionali e apprensive forse non abiteremmo qui. Perché questa non è una terra per persone razionali e apprensive.

Dovevate comunque allertarci, dicono. Anche in assenza di una previsione scientificamente accettata: per un principio di precauzione. Ma un aquilano che viene avvisato via tv o telefono della possibilità di uno scisma imminente non andrà a letto con un telefono e una torcia a portata di mano: più probabilmente abbandonerà la casa, scenderà in piazza (come s'era visto a Sulmona pochi giorni prima). Il tutto in attesa di una scossa che forse non ci sarebbe stata. O sarebbe potuta arrivare a 100 km. di distanza, in una località dove gli aquilani si fossero rifugiati. O qualche giorno dopo, proprio nel momento in cui gli aquilani decidevano di tornare a casa. A meno che gli aquilani non decidessero di andarsene definitivamente. Ma questo nessuno osa pensarlo. Già, perché nessuno osa?

Osiamo noi. In base a un principio di precauzione, perché deve esistere L'Aquila? Una città di quasi centomila abitanti appoggiata su una faglia. Insediamento medievale, va bene, ma molte rocche medievali le abbiamo pian piano svuotate o trasformate in musei. L'Aquila invece è capoluogo regionale e sede universitaria. Venivano studenti da tutta Europa: anche lì, perché? Ok, gli erasmus sono inconsapevoli, ma gli italiani? Chi, potendo scegliere una sede un po' lontana da casa, opterebbe per una falda sismica?

Qualcuno prima o poi deve aver pianificato di mantenere un grande insediamento lì; la scelta di portarci la Regione e l'Università (fondamentale per l'indotto) l'avrà pur presa qualcuno; qualcuno quindi deve aver fatto uno di quei calcoli che sembra che gli italiani non facciano mai (perché c'è qualcosa di effettivamente osceno in un calcolo del genere). Il calcolo diceva che abbandonare quella terra sismica sarebbe costato di più di sopportare qualche catastrofe ogni tre-quattrocento anni; tanto la gente dimentica presto, e al limite chiederà conto al politico che si è appena insediato. Tanto peggio per quel signore; sempre che non sia abbastanza furbo da farsi inquadrare mentre soccorre la vedova e l'orfano, rivoltando la frittata in suo favore. E cosa vuoi che siano trecento morti, se tre secoli fa erano stati seimila: lo vedi che anche noi col tempo miglioriamo?

Ma ora non vi basta più, volete essere pre-allertati. La terra vi tremava sotto i piedi e siete andati a letto, in case costruite con la sabbia: ma se Bertolaso vi avesse detto qualcosa un'ora prima... non resta che pre-allertare Napoli, a questo punto.
In base allo stesso principio. Il Vesuvio nei prossimi anni esploderà, è chiaro. Nessuno può dirci quando, ma non ha senso restare lì ad aspettare il panico dell'ultimo momento. Ci sono testimonianze storiche abbastanza esplicite: intere città sommerse dai lapilli, nubi di gas roventi. Nei comuni alle pendici bisognerà intensificare le esercitazioni per l'evacuazione. Ma anche in città sarebbe meglio cominciare a dormire con cellulare e torcia a portata di mano. Naturalmente in tutta la provincia va verificato il rispetto delle norme antisismiche, perché vulcano e terremoti vanno a braccetto. Occorre cominciare a pensare a tutto questo e farlo subito.
Oppure fingere che tutto sia sotto controllo e lamentarsi dopo, con le statue di gesso di turno. Ma forse è una falsa scelta, forse è l'Italia che ha scelto noi.

24 commenti:

  1. Ehm, "sisma", non "scisma" (continuavi a pensare a Ratzinger, eh?).
    Complimenti, bel pezzo... direi come sempre. :-)

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  2. Beh, considerando come vanno le cose in Italia, dove le linee guida per la gestione di qualunque evento sono "Arrangiati e Spera", credo che in presenza di uno sciame sismico non avrei aspettato "Le Istituzioni" per organizzare un minimo piano di emergenza familiare.

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  3. Questo e' il post che avresti dovuto scrivere prima degli ultimi due :)

    (E devo ammettere che l'accento tedesco a tradimento e' stato un bel colpo.)

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  4. Chi è miope col passato lo è anche col futuro.

    Oddio, l'ha detto meglio Primo Levi (anche se si riferiva ad altro) "Chi dimentica il proprio passato è costretto a ripeterne gli errori"

    Ma forse la situazione è ancor più grottesca, forse qui da noi il futuro si ricorda - a pezzettoni quando fa comodo- con una mano sulle balle, a far scongiuri e un'occhio al santo.

    Aloha

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  5. ...senza considerare quei fessacchiotti degli americani, che hanno piazzato -non una- ma ben 10 universita' (tra cui quelle di Berekeley e di Palo Alto) nella cinta urbana di San Francisco, ovvero giusto sopra la faglia di San Andreas. Ma in effetti sono tutti italiani o figli di italiani...

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  6. Già, della serie "quanto dipende da noi"...

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  7. dio Leo, sei brillante-ingegnoso-intelligente, tutto quello che ti abbiam sempre detto, ma un po' meno permalosità a volte gioverebbe alla varietà dei tuoi pezzi: la variatio è una delle essenze del ben scrivere ...
    poi certo c'è anche la ripetitività del tema di facile successo.
    La dama del lago

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  8. Forse evacuare l'Abruzzo, la Campania, l'Italia intera son proposte un po' sopra le righe. Dovrebbero evacuare anche il Giappone, o la California?
    Magari basterebbe pensare che se una zona ha sentito 7 scosse di terremoto solo negli ultimi cento anni, qualche precauzione andrebbe presa, un po' di 'educazione al richio andrebbe fatta'.
    @ la dama del lago: immagino che il terremoto avvenuto ben 8 giorni fa sia oramai un tema inflazionato. Appena ne capiterà uno più grave, tanto ne riparleremo, no? A che servirà mai, parlarne ADESSO?

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  9. Se parlo di Giuliani è perché sono vanitoso; se parlo di Vesuvio è perché sono permaloso? Dama, conosci argomenti a parte quelli ad hominem?

    "Dovevate allertare tutti".
    "Non si può fare".
    "Lo dici perché sei vanitoso".
    "Non credo, comunque in tal caso allertatevi, il tal vulcano esploderà tra breve".
    "Lo dici perché sei permaloso".
    "Va bene, e allora fottetevi".
    "E sei pure volgare".
    "Ma vaff..."
    "E ripetitivo".

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  10. Leo, piu' che gli altri difetti che ti sono stati addebitati, direi che sei scaduto nel luogocomunismo, malattia cronica del blogger tuttologo.
    Se l'ambiente 'seleziona' / condiziona / determina gli abitanti, com'è che i californiani e i giapponesi (esempi già citati da altri) non sono come gli italiani?
    E com'è che i bengalesi non sono come gli olandesi, che come loro stanno da sempre in una zona deltizia soggetta a inondazioni e mareggiate?
    As usual, la natura non costituisce una scusa per l'incoscienza umana. Prova ne sia che case rimaste intatte ce ne sono anche a Onna:

    http://www.corriere.it/gallery/Cronache/vuoto.shtml?2009/04_Aprile/terremoto/35&1

    tibi

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  11. Potrai stupirti ma esiste un piano dettagliato per l'evacuazione dei comuni vesuviani in caso di eruzione. Nel 2000 fu fatta anche un'esercitazione che coinvolse un campione di 500 persone che vennero ospitate qui a Potenza e dintorni e tutto funzionò a meraviglia.

    http://209.85.129.132/search?q=cache:TmNlF7SodLQJ:www.basilicatanet.it/comunicatistampa/2000/Novembre/398%2520Basilicata%2520e%2520area%2520vesuviana.doc

    Ma non fu più replicata (almeno che io sappia). Una sola esercitazione a campione e basta, per mancanza di fondi suppongo (occorrono pullman, elicotteri e molte altre cose per fare le esercitazioni, e vanno pagate ovviamente).

    Ricordo che, dopo il disastro del 1980, a scuola venivano i pompieri a spiegarci cosa fare e non fare durante una scossa. Imparai allora che non bisogna precipitarsi giù per le scale che sono il punto più debole di un edificio, ma rifugiarsi sotto il pilastro più vicino, e nemmeno uscire in strada se si vive in un centro storico o un borgo antico (lo sono tutti quelli dell'appennino) perché si rischia di beccarsi una tegola o un cornicione in testa (molti muoiono così pare). Consigli che si rivelarono preziosi durante i terremoti successivi, specie quello del 1990, paragonabile a quello dell'Abruzzo (tra l'altro qui devono aver ricostruito bene, perché allora i danni furono minimi). Ma anche quella fu una cosa estemporanea, e mai più ripetuta, alle superiori mai visto un pompiere. Così non si va molto lontano.

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  12. questo post e' incredibile, in senso positivo, per la sua genialita'. Concordo con tutto. Si sa che i terremoti avvengono li, ogni 10, 20 o 60 anni, non si sa. Ci puoi essere di mezzo tu, o i tuoi nipoti. Ma noi sembra non vediamo seriamente il rischio. Siamo come san Tommaso forse? Non crediamo se non tocchiamo? Siamo proprio caratteristici devo dirlo. Ciao Leonardo, grande post ;)

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  13. Credo che la filosofia di fondo sia riassumibile nella frase: "di una maniera si deve morire" (che non so se si dica solo qua o anche a livello nazionale)

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  14. bel pezzo.

    Ti segnalo che la parte in cui c'è il link alla pagina di wikipedia sul vesuvio funziona perfettamente anche se sostituisci il link con

    http://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo

    Prova...

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  15. Abbasta, in teoria i pompieri dovrebbero venire a scuola tutti gli anni. E almeno due volte all'anno la campana dovrebbe suonare per un'esercitazione a sorpresa. Il fatto che ci sorprendiamo per un'esercitazione che ha coinvolto 500 persone, quando in caso di vero allarme occorrerebbe evacuare 600.000 in poche ore, la dice tutta.

    Il paragone con la California e il Giappone è una specie di riflesso involontario. Come se fossero le uniche zone sismiche del mondo. In realtà basta dare un'occhiata per notare che la maggior parte delle zone sismiche sono occupate da Paesi sottosviluppati o in via di Sviluppo (ci mettiamo anche il Messico, la Turchia, la Grecia e perché no, l'Italia); al massimo sono California e Giappone ad essere eccezioni.

    Ma vediamo pure le eccezioni. Può darsi che i californiani siano più avveduti di noi: vedremo. In ogni caso paragonare gli atenei californiani a quello dell'Aquila non ha molto senso. La California è la zona più densamente popolata della Costa occidentale, soprattutto a causa del clima. Le università sono concentrate lì perché la popolazione è concentrata lì (più di 40 milioni): non mi pare sia il caso dell'Aquila, che è un centro relativamente grande in una regione relativamente spopolata.

    Il caso giapponese credo sia ancora più particolare. Io qui sopra ho scritto che l'Italia potrebbe avere selezionato gli italiani, nel corso dei secoli, tra coloro che passando di qui (e ne sono passati parecchi) decidevano di restare. Ma questo dipende appunto dal fatto che l'Italia è storicamente una terra di passaggio: il Giappone no, è un arcipelago che ha vissuto per millenni isolato dal continente. Ne consegue un approccio diverso all'ambiente. E bisogna anche aggiungere che nel secondo dopoguerra i giapponesi hanno vissuto una radicale messa in discussione della loro civiltà: qualcosa che in Italia non è successo.

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  16. Lo stato sociale dovrebbe compensare i peggiori vizi sociali. Non eliminarli ma almeno contrastarli. Un piano di di prevenzione serio sarebbe stato ascoltato, anche per mesi e mesi di fila, perchè anche se la casa te la devi tenere, con la vita non ci giochi.

    Che senso ha poi dire che un aquilano che viene allertato scapperà? E' suo diritto correre il rischio di perdere 1-10-1000 notti e scappare ogni volta anzichè mettersi semplicemente sotto il tavolo con un sacco a pelo...

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  17. Bellissimo blog complimenti al padrone di casa

    E’ vero che l’Italia è nella stragrande parte della sua estensione a rischio terremoto.
    Quindi a mio avviso le contromisure da attuare dovrebbero muoversi parallelamente in 2 direzioni:

    La prima sarebbe quella di riuscire a prevenire i terremoti per mettere in salvo la popolazione… oggi probabilmente non siamo ancora in grado di stabilire il dove e il quando con la dovuta precisione per rendere, le eventuali evacuazioni, sufficientemente limitate nello spazio e nel tempo.
    Però gli studi e le ricerche in questo campo non si dovrebbero reprimere ma piuttosto approfondirle investendoci risorse e “cervelli” …e il caso di Giuliani la dice lunga su come venga trattata la “ricerca” in Italia. Se fossi un governante di un paese a rischio terremoto (California, Giappone, Cina) etc.. contatterei subito il tipo (il Giuliani) in questione offrendogli una cospicua borsa di studio per sviluppare il progetto … altro che denuncia.

    La seconda direzione sarebbe quella di mettere in campo tutta quella “tecnologia” in campo edile che da decenni ha trovato adeguate contromisure per limitare o addirittura “annullare” danni a cose e persone in caso di terremoto mediante la messa in sicurezza degli edifici esistenti e la realizzazione dei nuovi con criteri obbligatoriamente antisismici…

    Ma siamo in Italia e le risorse economiche, al di la dei tanti discorsi di sempre fatti col senno di poi, servono sempre per altre “emergenze” tipo il ponte di Messina o piani casa dove l’importante è ingrandire i volumi.

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  18. Immagino che la maggior parte dei paesi ad alto rischio sismico siano sottosviluppati o in via di sviluppo perché la maggior parte dei paesi è effettivamente sottosviluppata o in via di sviluppo... (in poche parole non è così evidente la correlazione rischio sismico/sviluppo paese)

    "La California è la zona più densamente popolata della Costa occidentale, soprattutto a causa del clima.". Non vale lo stesso per l'Italia, relativamente all'Europa e al bacino Mediterraneo?

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  19. Dopo questa incredibile tragedia io spero che a questo punto che chi ha responsabilità sul mancato rispetto delle norme sismiche paghi. Ho letto che l'On.Melchiorre, presidente dei Liberal Democratici ha aperto due interrogazioni parlamentari per l'accertamento di queste responsabilità. Spero che giustizia venga fatta!

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  20. Mario, io mi stavo chiedendo che senso avesse tenere all'Aquila la sede della Regione e un'Università. Se guardi nella cartina del rischio sismico (cliccando s'ingrandisce) noterai che già a Pescara il rischio è molto minore.

    Paragonare tutto questo alla California non ha molto senso; a parte che anche i californiani non hanno la capitale a San Francisco ma a Sacramento; ma è proprio una questione di scala. Se pensi di trasferire tutte le università e gli uffici in una zona non sismica, devi fare migliaia di chilometri (e magari ti ritrovi nel deserto). In Italia bastava spostarsi a Pescara, ma equivaleva a condannare a morte economica l'entroterra. Evidentemente si sarà calcolato che un terremoto ogni due-trecento anni poteva anche starci.

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  21. Visto che citi un post che riporta supposizioni più che pericolose (che i morti siano molti di più di quanti sappiamo), mi permetto di riportare qui, un commento che ho lasciato sullo stesso:

    "Su cosa si basa la notizia che diffondi? Come puoi rilanciare quanto sostenuto da una blogger sconvolta dopo il terremoto, dopo il crollo della casa e del negozio, dopo essere scappata da L’Aquila, che ci siano più di mille vittime?
    Sei consapevole del tipo di accusa che lanci? Qui si sta dicendo che lo stato italiano sta lasciando clandestini fra le macerie, perché nessuno li cerca. Nessuno li cerca? Nemmeno i loro compagni e le loro compagne? E su che base? Ancora la clandestinità non è reato, almeno fin tanto che le leggi razziste della lega non passeranno…
    Lanci accuse da Tribunale dell’Aja… ma su che basi? Pensi che quando hanno portato i cani da soccorso – e poi i cani da cadavere – questi chiedessero il documento al corpo fra le macerie? Credi che per le ricerche si siano basati esclusivamente sulla lista degli aquilani? Credi che le case senza regolare contratto d’affitto siano occupate solo da clandestini? Non da italiani? Non ci potevano essere turisti o persone che per lavoro si trovassero là?
    Dimmi: hanno fatto sparire dei cadaveri? Magari per non far fare brutta figura a Berlusconi?!?

    Trovo pericolosissimo questo post, anche perché sta rimpallando in rete. E si basa sul nulla. Sulla supposizione che negli scantinati vivano clandestini (e soffitte, no?) e che siano ancora sotto le macerie.
    Come se tutti i soccorritori là sul posto, gente che si è fatta un culo così a scavare, gente come me e te, ha nascosto un cadavere perché di clandestino!

    Anziché sostenere un vigliacco “adesso lo sapete anche voi”, se ritieni di avere prove su quanto dici, vai e fai regolare denuncia.
    Ma già, probabilmente sei della scuola del grande complotto, che non serve denunziare.
    Questo tuo post, sappilo, non aiuta nessuno. Anzi, è pericolosissimo."

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  22. Cosa vuoi che ti dica... anche se in ritardo!

    Vaffanculo! Perché fingi di non sapere che 7 non è un terremoto così forte, e lo stesso terremoto in Giappone non avrebbe prodotto danni simili.

    Vaffanculo! Perché sai benissimo che in California vivono aspettando thebigone, ma non è che per questo la gente dorma con la torcia in mano.

    Vaffanculo! Perché sai benissimo che si tratta dei soliti bastardi all'italiana che se fregano della gente, della sicurezza, ed in generale di qualunque cosa non sia i propri interessi, e non di stupide (proprio stupide, da stupidi) teorie sull'ambiente e le persone che se ne vanno. Tutti, in tutto il mondo, amano la propria terra. Ed è sempre un dolore andarsene. Forse non ne conosci il significato?

    Ti adoro come persona che scrive, ma come ogni persona dici delle gran stronzate. E questa, devo dire, è una delle peggiori.

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  23. Abbandoniamo anche la Terra!
    Prima o poi qualche meteorite ci colpirà. Quando non lo sappiamo, ma abbandoniamola.
    E poi il sole tra poco meno di 5 miliardi di anni ci distruggerà, quindi cerchiamone un altro

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