domenica 6 settembre 2009

L'ultimo emiliano

Provare Bersani

Chi è cresciuto in Emilia, parzialmente assuefatto al mito del buongoverno locale, si è proposto almeno una volta nella vita il quesito: se siamo così bravi (e gli altri così scarsi), perché a Roma non ci andiamo mai? Forse allora non è vero che siamo così bravi? Forse siamo bravi come “amministratori” ma non come “politici”? Ma che differenza c'è, ce la spiegate? Perché se “amministrare” significa governare bene, e “politica” lotte per il potere, forse a Roma sarebbe meglio che ci andassero i bravi amministratori... o forse il problema è l'opposto: i nostri amministratori sono talmente bravi a lottare per le loro poltroncine locali da annullarsi a vicenda, perdendo il meglio della loro vita in congiure municipali e spianando la strada per Roma a latifondisti sardi, intellettuali della Magna Grecia, deputati di Gallipoli. Sia come sia, fino ai primi '90 i politici emiliani di caratura nazionale sono stati curiosamente rari. Se in seguito l'Emilia si è rifatta in modo clamoroso, è stato in massima parte con personaggi che alla lotta per le poltroncine non avevano potuto partecipare (e forse proprio per questo motivo erano 'costretti' a proiettarsi sulla scena nazionale): un'orda di cattolici (Casini, Giovanardi, Prodi, Franceschini) e persino un missino. Insomma non sarà quel paradiso del Buon Governo che molti credono, l'Emilia, ma è senza dubbio una delle migliori palestre per i politici; che pare aver giovato più al centrodestra che al centrosx.

Bersani è l'eccezione. Dovesse vincere le primarie (e dovrebbe), Bersani sarà il primo leader di centrosinistra a poter vantare il classico cursus honorum degli amministratori comunisti emiliani (proprio mentre nel frattempo l'Emilia rossa stinge): giovanissimo vicepresidente di comunità montana, consigliere e poi assessore a Piacenza, presidente di Regione, Ministro. Mentre lui saliva paziente tutti i gradini, sulla poltrona di segretario o di leader del suo schieramento si ritrovavano personaggi con minori esperienze e con storie del tutto diverse: penso a Prodi o Franceschini, ma anche a Rutelli. Questo per dire quanto sia radicata, anche se poco esplicitata, la dicotomia amministrazione-politica: a Roma ci vadano persone con belle facce (Rutelli), o belle idee (Veltroni), e se belle non si trovano che siano almeno facce e idee rassicuranti (Prodi); gli amministratori al massimo potranno ambire al ruolo di eminenze grigie; di estensori di decreti magari rivoluzionari sulla carta, che poi l'arietta romana si incaricherà di addolcire. Il vero salto della sua carriera è stato da burocrate locale a personaggio televisivo, ospite ideale di Ballarò più che di Vespa: il signore che a un certo punto della serata si mette a snocciolare i dati sull'economia e intorno si fa silenzio. Un anti-Tremonti, in fondo speculare al modello.

Ma Bersani, come Tremonti, sembrava l'eterno cardinale rassegnato a veder nominare i pontefici. Il gran rifiuto di partecipare alle primarie del 2007 ci impedì di assistere al vero scontro tra la politica romana dei grandi ideali (Veltroni) e l'amministrazione del potere (Bersani, con cricche dalemiane annesse e connesse). Sarebbe stato davvero un bel duello, ma Bersani lo avrebbe comunque perso, e allora a che pro? Con machiavellica rassegnazione i grandi burocrati Ds hanno lasciato che Veltroni bollisse nel suo brodo aromatico, e adesso si rifanno sotto. Con Bersani, grande amministratore con aura di tecnico e (not least) ultima faccia televisiva spendibile. Potrà anche sembrare una restaurazione, il ritorno del dalemismo, e in parte lo è, però... c'è qualcosa di più che non so spiegare in altri modi, insomma... Bersani è emiliano. Sarà anche un'astrazione geografica, ma ha un senso storico: mentre gli altri studiavano, lui amministrava. Quando si parla di grande scuola del PCI, si pensa sempre a quel certo plesso alle Frattocchie: c'è un equivoco. La vera scuola erano le sezioni locali, le circoscrizioni, i consigli e poi le giunte, con tutto il folklore annesso. Bersani non ha bisogno di improvvisarsi oggi cameriere alla festa dell'unità, perché gli spiedi li metteva su trent'anni fa: qualche giorno fa è stato a una festa padana e si è permesso di dire “Guardate che questa roba qui (mulinando l'indice) l'abbiamo inventata noi; e se chiedete al leader vostro alleato a che prezzo bisogna mettere uno spiedo per non rimetterci, lui non lo sa; io sì”. Un tipico sprazzo di orgoglio emiliano, versione passivo-aggressiva dell'arroganza lombarda (e meno male che avevo scritto che le regioni non esistono): “quello là” sarà anche bravo a metter su palazzine e televisioni, ma se gli chiedete quanto deve venire uno spiedo per non rimetterci, non lo sa.

“Mentre gli altri studiavano, lui amministrava”: ma sarà vero? Mentre lo intervistano scopro che Bersani è laureato (Veltroni e D'Alema no, per esempio), in filosofia, con una tesi, udite udite, di storia del Cristianesimo. Sarà anche solo un episodio nella vita di uno che poi ha fatto tutt'altro, ma me lo rende subito più simpatico. In un periodo in cui il cristianesimo è diventato un blocco compatto che si deve accettare o rifiutare in toto (magari sputandoci anche un po' sopra), mi trovo sempre più vicino a quelle poche persone che tra credere e non credere si sono accorti che c'era una terza dignitosissima scelta: studiare. Una settimana fa il candidato cosiddetto laico, Marino ha spiazzato qualcuno autodefinendosi cattolico. Bersani spiazza ulteriormente, rifiutando di rispondere alla domanda. Come? Un candidato che non vuole dirci se crede in Dio o no?

Me lo potevo immaginare ragioniere, Bersani, specializzato in qualche ramo di economia e commercio, o perché no, perito agrario; al limite ingegnere; invece salta fuori che l'unico candidato in grado di calcolare l'entità della manovra necessaria a muoverci dalle secche della crisi (19mila milioni, ma potrei sbagliarmi) si è laureato su Gregorio Magno. Quindi non vuole rispondere alla domanda su Dio: giusto, è come quando mi chiedono se il futurismo mi piace o no, che senso ha? Quando studi una cosa per anni ti rendi conto che è complicata, e che certe domande sono superficiali... (mr. Einstein, ma a lei questa relatività piace?) Invece di rispondere imbastisce un discorso che tramortisce una buona parte del pubblico: sono venuti apposta per applaudirlo (in più che per Franceschini) e alla fine risulteranno più freddi. La nostra concezione dell'umanità, spiega Bersani (a gente come me, che si aspettava dati sulla crisi e qualche battutina sul puttaniere), la nostra stessa idea di dignità umana, quel sentimento che ci fa provare un istintivo sdegno per le foto dei migranti respinti in mare, è il risultato di una civiltà che nasce col cristianesimo, e poi si biforca in varie direzioni, tra cui quella illuministica settecentesca. Ci sono altre culture, “più filosofiche”, come quella buddista, che dell'uomo hanno una concezione diversa. Diciamo che credono meno nell'individuo: e fa l'esempio della Politica del Figlio Unico. Pensavate che fosse un esempio limite di pianificazione comunista? No, spiega Bersani, “io ci sono stato, sapete: quando ne discutevano, una delle obiezioni principali era: ma un figlio solo verrà su viziato. Ora, una cosa del genere da noi sarebbe impensabile”. Laici o cattolici, noi abbiamo un'idea di individuo, che loro non hanno “e a quelli che insistono a dirci che certe cose non sono negoziabili [aborto, eutanasia, fecondazione], dico: continuate, continuate pure a non negoziare. Alla fine vi toccherà di prendervi ricette di gente che ha un'idea molto più diversa dalla vostra”.

Bersani continuerà a parlare per più di un'ora, e sarà bravo davvero: oltre a i contenuti, dimostrerà capacità retoriche non comuni, schiacciando a rete domande incerte palesemente improvvisate dall'intervistatrice. Ma sarà tutta discesa, almeno per me. Dopo aver parlato, con parole semplici, di dignità dell'uomo e di culture più o meno filosofiche, Bersani mi ha dimostrato alcune cose. Prima, di essere qualcosa di molto più del grigio burocrate che tiene la contabilità in seconda serata a Rai3: Bersani è un pensatore. Quello che pensa potrà essere discutibile – in fondo non siamo lontani dallo Scontro di civiltà huntingtoniano – ma visto da qui sembra davvero un pensiero: non un collages di aforismi celebri o un album di figurine; su certi problemi B. ha effettivamente meditato; le sintesi che proporrà saranno qualcosa di più di meri compromessi tra chi crede o no in un tale Dio. Seconda: è uno che questi pensieri non li tiene per sé, ma li offre a una platea che sì, è amica, ma forse si aspettava qualche lisciata al pelo in più. Il suo comizio mi ricorda quella scena del Gladiatore (film orribile) in cui Maximus scende nell'arena e decapita un paio di mirmidoni in pochi secondi: la gente non ha nemmeno il tempo per applaudire. È andata così: non si sono certo spelati le mani. Voteranno comunque per lui, sono modenesi diamine, ma hanno fatto un po' fatica a seguirlo. Che sia troppo bravo? La maledizione dei comunisti emiliani: si preparano, si preparano, per approdare preparatissimi in panchina. Bersani dovrebbe vincere le primarie con relativa facilità. Convincere gli italiani che dopo Berlusconi tocca a lui, e che bisogna tirarsi su le maniche e racimolare 19mila milioni o più, sembra ancora un altro paio di maniche.

49 commenti:

  1. "Bersani dovrebbe vincere le primarie con relativa facilità."

    ...in Emilia. Altrove, si vedra'.

    Certo e' che 'stavolta i dalemiani si sono mobilitati seriamente; dovesse vincere Bersani, la direbbe lunga sull'effettivo peso politico della componente ex-dc/margherita.

    (Peraltro, 'sta cosa del cristianesimo... In Italia un politico che aspiri a fare la differenza ancora non puo' essere non-cattolico, quantomeno non ufficialmente. Triste.)

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  2. Sono arrivato in fondo contento di aver letto quanto hai scritto: perché 1) la penso come te su molti punti; 2) se un giorno l'Italia arriverà a essere amministrata come l'Emilia, o la Toscana, o l'Umbria, o le Marche allora potrà risollevarsi (rispondo subito alla critica facile: ci sono state lottizzazioni e voti di scambio anche in tali ragioni - ma, ciò nonostante, vuoi mettere la differenza, e non sono nemmeno regioni autonome!) ; 3) hai dato conforto alla mia idea di votarlo alle primarie.

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  3. Sono sostanzialmente d'accordo sulla caratura di Bersani, tanto che lo considero il miglior Ministro degli ultimi 20 anni. Tuttavia sono convinto che l'unica vera proposta alternativa allo status quo sia quella di Marino, troppo facilonamente derubricata a mozione di nicchia sviluppata solo attorno al testamento biologico o all'affaire della laicità. Nella mozione Marino si trovano tutti i tratti fondamentali di quello che dovrebbe essere un vero Partito Democratico: dal riformismo nelle proposte concrete (concrete, non solo linee di principio come nelle altre due mozioni, specie in quella di F.), alla partecipazione di Circoli e base; dalla questione morale (no accordi con il partito della mafia, l'Udc, al quale invece B. e F. già fanno la corte), alla credibilità dei rappresentanti della mozione (non avendo un passato contraddittorio - eufemismo - come D'Alema & C. ad esempio). Non ultima la questione del confronto tra candidati, vigliaccamente rifiutato da B. e F., episodio che la dice lunga sulla effettiva "apertura" del Partito. E non dimentichiamo che senza "l'apertura" alla base e ai Circoli, ai giovani e agli amministratori locali, il PD non è destinato ad andare lontano, a recuperare il consenso, a capire profondamente l'Italia che non è più la stessa di quando Bersani faceva il Presidente di Regione.
    Saluti,
    Massimo.
    http://massimomarini.blogspot.com

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  4. Ottimo intervento, completamente d'accordo. Eccetto una cosa: il Gladiatore è un film geniale,
    il tempo gli sta rendendo onore

    Fabrizio

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  5. Una volta ho letto da qualche parte che Bersani è come quello che in una grande azienda è bravo a fare le cose: non puoi fargli fare carriera perchè altrimenti dopo la promozione nessuno sarà in grado di mandare avanti la baracca.
    Comunque mi hai convinto, un po perchè la penso come te, un po perchè sono emiliano. Voterò B alle primarie.
    Zagabart

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  6. Mi piacciono e interessano le tue analisi sui candidati alle primarie. Per la prima volta nella mia vita mi sono iscritto al PD proprio per partecipare a queste elezioni 'interne'. Pero' il problema, secondo me insormotabile, di Bersani e' di essere un dalemiano e io penso che D'Alema sia veramente la nomenklatura nel peggior significato possibile. Da quando cauto Prodi fece un governo con Cossiga e senza Rifondazione, non lo posso piu' sopportare (politicamente). Penso che sia la peggiore espressione della nostra politica (assieme a Berlusconi, ovvio). Poi sono fuori dalle correnti interne al partito e non capisco i vari schiermaneti: la Bindi e Letta con Bersani, Cofferato e la Serracchiani con Franceschini. Io penso votero' Franceschini, mi e' piaciuto come segrerario e mi pare un po' nuovo.

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  7. Io provengo dalla DC, fina da quando avevo 16 anni, poi il partito popolare, poi la margherita, oggi uno dei primi nel PD. Il passaggio DC PP lo feci d'un fiato...quello verso la margherita no...mi presi mesi di 'riflessione'...in effetti se ci penso io sono del partito popolare, quello di Don Sturzo...oggi, nel 2009 ho 48 anni, Don Sturzo non l'ho mai conosciuto, ma vorrei essere in un partito come il suo...
    Mi devo accontentare del PD, di Franceschini, non sono mai stato un Veltroniano e men che meno un Dalemiano -ovviamente direte voi, in realtà c'è di più-, Bersani? Non avrei problemi, perché non ho mai guardato (diciamo dal PP in poi) alle provenienze ma al futuro, insieme. Ho dei rammarici grandi, si chiamano 'compromesso storico' Moro, Berlinguer e parlando di Emilia, o meglio, Romagna, Zaccagnini...
    Il PCI in quegli anni ha perso un'occasione...LA DC ha avuto paura dello 'smembramento', forse i guai dell'Italia di oggi sono nati in quel momento...poi -se ricordate- ci furono i socialisti!

    Al momento condivido appieno quello che ha scritto "kyra l'elfo"...IO penso che dopo grandi politici come Berlinguer all'opposizione e moro o Zaccagnini nel partito di 'maggioranza'...dopo due grandissime "sponde" fra le quali il fiume Italia scorreva placido...oggi abbiamo due sponde piene di buchi, trapanate dalle nutrie (leghisti, estrema sinistra ma più probabilmente semplice sete di potere), ho sempre pensato che una grande democrazia si sostenga anche su una grande opposizione...D'alema D'alema, Ar-core Ar-core...questi sono due pericolosi, messi assieme non fanno uno...

    ciao

    RA

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  8. Bersani potrebbe anche essere una persona adatta allo scopo.

    Però non riesco a liberarmi dell'idea che per governare la barca abbia bisogno di quelli della cordata di D'alema, La Torre, ecc.
    Il Male, insomma.
    Potrebbe farcela da solo?
    O semplicemente, rischierebbe di fallire perchè si è sganciato da loro?
    Solo perchè temo che la risposta sia negativa credo che Marino sia una scelta migliore

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  9. Se Leonardo avesse letto "Tribunali della coscienza" di Prosperi , saprebbe che dalla fine del '400 l'Emilia-Romagna odierna è controllata in modo schiacciante dai poteri romani , che siano ecclesiastici (ricordiamo che il 27% del patrimonio immobiliare italiano è di proprietà della piovra cattolica?) o temporali romani.
    Cambiare 6 secoli di storia perchè lo vuole qualche elettore particolarmente dotato di buon senso? Certo , certo...

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  10. la cosa che andrebbe analizzata meglio su bersani, e magari poi lo facciamo nei commenti, è il suo rapporto con il mondo cooperativo, godurioso biotopo imprenditoriale dove si campa assai bene con poche tasse e ancora meno concorrenza. ecco, il rapporto pd-mondo cooperativo dovrebbe essere chiarito un poco meglio se si vuole sperare di raccattare voti a nord, magari di artigiani o piccole imprese o gente che si trova faticosamente a competere con questi signori spesso zeppi di liquidità, non privi di appoggi politici, e muniti di sostanziosi vantaggi fiscali

    (tanner)

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  11. Sono d'accordo sul fatto che dopo S.B. bisognerà tirarsi su le maniche (non ci voleva tanto, ma molti non lo sanno).
    Sul resto non so, io voterei volentieri per B., ma come posso (puoi) essere sicuro che non faccia gli interessi di D'Alema? Te lo ricordi D'Alema?
    Forse sono ossessionato, ma non riesco a non pensarci; non ci dormo la notte (vabbè forse sto esagerando).

    @fabrizio: anche secondo me Il Gladiatore è un film geniale.

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  12. Bersani non è in grado di allargare il bacino elettorale del PD. Con le sue lenzuolate -che in buona parte si sono dimostrate un flop- dimostrò che voleva governare _contro_ i ceti produttivi. Ad esempio nessun libero professionista giovane o affermato, a cui sono state eliminate le tariffe minime, si sognerà di votare Bersani e il PD.

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  13. @ tanner
    Yawn.
    Si può avere la grazia di qualche motivazione documentata per l'odio irrazionale verso le cooperative?
    Fatti per favore, non le panzane destrorse...

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  14. "Allora queste primarie?" - StefsTM
    "Eh, credo proprio che se la giochino Bersani e Franceschini. Anzi, non c'è partita..." - Pollo
    "Quindi siamo a questo punto: uno nuovo che non sia un perdete non ce l'avete!" - StefsTM

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  15. Anche stavolta ero anche io ad ascoltare Bersani.
    Mi aspettavo un pò di piu' a dire il vero ma forse il fatto di essere intevistato (diciamo che lei gli offriva l'assist per un monologo) da una giornalista un pò scarsina ha fatto si che il miglior Bersani non venisse fuori.
    E' stato troppo "filosofico", la gente si aspettava forse piu' battute e freddure in stile televisivo. A me è piaciuto, sono stata d'accordo molte volte con lui, diceva cose sacrosante come quelle sul conflitto d'interessi raccontando la storia di quello del suo paese che attaccava i manifesti...però non mi ha convinta fino in fondo per quanto apprezzi la sua onestà, il suo essere "vita da mediano", la sua emilianità nel senso buono!
    Continuerò a sostenere Marino.

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  16. Me l'hai fatto diventare simpatico. Vivo in una terra molto cattolica e molto credente, a volte qui viene automatico (almeno,automatico a me) associare la religione cristiana a cose come senso della comunità, famiglia, ecc. Che Bersani l'associ all'individuo,al rispetto dell'individuo, alla dignità dell'individio, lo trovo interessante. Anche senza scomodare il piccolo timoniere...
    Vabbè, e poi ho letto in una sua intervista che una volta, alla vigilia di non so quale elezione in cui lui era candidato, andò a vedersi gli AC-Dc. Insomma, nella terra dei melomani, ci vuol coraggio...

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  17. "Ad esempio nessun libero professionista giovane o affermato, a cui sono state eliminate le tariffe minime, si sognerà di votare Bersani e il PD."

    Va be', a occhio sono 15 voti in meno, direi che ci possiamo stare.

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  18. Secondo me, la nuova segreteria del PD sará questa:"Non siamo in casa, lasciate un messaggio".

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  19. le partite iva no,
    i liberi professionisti no,
    i tassisti no,
    gli industriali certo che no,
    gli evasori meno che mai.

    ma alla fine chi dovrebbe votare il PD? i lavoratori dipendenti (razza in via d'estinzione) e i pensionati?
    contento te...

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  20. @ rectoscopy
    i dipendente sono razza in estinzione a casa tua forse, al massimo c'è gente che per non perdere il lavoro si accontenta di passare a regimi assurdi come la partita iva trovandosi come alternativa la disoccupazione (p.iva che è ormai il normale sofcio esuauriti i contratti i progetto con la stessa azienda, libero professionista 'sticazzi).

    che poi si debba cercare il voto degli evasori, cioè dei ladri, che si debba in qualche modo pensare di tutelarli è follia. sono LADRI e anche solo considerarli una categoria è fuori del mondo!!!!!

    Elf

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  21. Scusa, eh, ma se metti insieme partite iva, liberi professionisti, tassisti, industriali ed evasori (a parte che molti sottoinsiemi si intersecano) quanto onestamente pensi di fare in termini di percentuale? Può avere senso come rincorsa di un trend, ovvero cercare di far concorrenza al centrodestra sui temi di centrodestra: è quello che facciamo da più di 10 anni, coi risultati che conosci. E il giorno dopo, mi raccomando, tutti a stracciarsi le vesti perché gli operai votano lega.

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  22. Sono d'accordissimo con l'ultimo comemnto di Leonardo, ma mi piacerebbe davvero capire quanti sono in Italia gli evasori, in assoluto e in percentuale. Temo che siano pure sottostimati. Intorno a me (Roma) vedo prezzi e stili di consumo tali che mi sembrano difficilmente sostenbili con i salari medi dei lavoratori dipendenti.

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  23. gli operai votano lega perché hanno il figlio/la moglie/l'amante con la partita iva

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  24. Io leggo sempre Leonardo e trovo anche questo intervento molto interessante.
    Però è proprio su un punto che divergo: è l'idea stessa del Pd ad essere sbagliata, sia per chi viene da sinistra, sia per chi viene dalle tradizioni cattoliche più progressiste.
    In italia ci vorrebbe una vera sinistra alternativa (che oggi lotta per la sopravvivenza e non incide), un serio partito social-democratico (la cui mancanza è la vera tara del sistema italiano nella seconda repubblica) e un partito di ispirazione cattolica sottratto ai Buttiglione e ai libro paga di un pontefice così reazionario.

    Luttazzi definì il Pd una "inevitabile stronzata", vi rimando a quello scritto.:



    Chi scrive i discorsi di Fassino? Il suo amico Sebastiano Maffettone, filosofo socialista, già autore dei discorsi di Craxi. In pratica, quando i DS applaudono Fassino, da anni senza saperlo stanno applaudendo un discorso di Craxi.

    Berlusconi ha commentato:-Se questo che descrive Fassino è il Partito Democratico, quasi quasi mi iscrivo anch’io.- Perché no, in effetti? La cosa divertente è che ne sarebbe capacissimo.

    Quella del partito democratico è una inevitabile stronzata. Inevitabile perché il blocco di potere industriale-politico-mediatico spinge in questa direzione ormai da anni dappertutto.

    Stronzata perché manda in soffitta la lotta contro le disuguaglianze che è da sempre la vera artefice del progresso, nonché l’eredità più nobile di una storia politica liquidata con una fretta commendevole.

    Se non altro, si è fatta chiarezza. Da anni i DS si erano trasformati in un “partito di amministratori” (definizione di Fassino). E col placet dalemiano prima ai bombardamenti in Kosovo e poi alla guerra in Afghanistan era diventata prassi una realpolitik che di sinistra non aveva più nulla.

    Chi sarà il capo del Partito Democratico? A questo punto potrà essere chiunque, incluso lo strangolatore di Boston.

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  25. I comici sono gli ultimi intellettuali rimasti in Italia, lo sapevate?
    Sapetelo, su raieducational channel.

    Andrea

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  26. "Fare concorrenza al centrodestra sui temi da centrodestra" ecco le parole magiche Leo. E mi spiace, ma Bersani in questo, come in altre cose, non è altro che il prestanome di D'Alema (come Franceschini lo è di Veltroni), per la gioia dei berlusconidi.
    Passatemi la battuta ad effetto: o il dottore o il piddì stacca la spina.
    NelloF

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  27. Marino (per chi come me non può andare ai comizi) ha fatto una intervista su Repubblica.it

    Assomiglia molto alla descrizione di Leonardo.
    http://tv.repubblica.it/copertina/ignazio-marino/36540?video
    Seguiranno presto gli altri 2 candidati

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  28. I nostri amministratori non vanno a Roma perchè sono delle teste vuote. Non pensano. A Modena non si pensa. Hai presente Pighi? Hai presente Antonino Marino? Ma te li vedi a pensare? E sorvoliamo sugli altri

    Sorvoliamo anche su Bersani, via

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  29. Il PD lo votano gli insegnanti, gli emiliani, i pensionati e gli amici di Bassolino.

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  30. Insegnante napoletano in pensione di Modenamercoledì 9 settembre 2009 13:11:00 CEST

    Pier Luigi Bersani, Ministro dello Sviluppo Economico del Governo Prodi, ha sviluppato l'economia cosi' bene che nelle regioni piu' sviluppate economicamente il PD e' quasi scomparso.

    Pero' adesso l'aspirina si puo' trovare anche alla Coop.

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  31. Bersani ha appena apero nella mia città una sede elettorale. E ha riempito la città di manifesti giganti.
    E' sbagliato chiedersi dove trova i soldi? E' di cattivo gusto?

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  32. Ma votare Bersani e' votare D'alema. Liberarsi degli intoccabili e' fondamentale per il rinnovamento. Deve passare l'idea che se non ti metti sotto e sviluppi un programma valido ci sara' qualcuno che ti togliera' il lavoro. Per questo le primarie sono importanti.

    D'Alema e' al vertice del potere a sx da almeno 15 anni: che visione dell'Italia ha sviluppato? Quanto bravo e' stato a convincere, se non tutti gli italiani, almeno quelli della sua area politica, della validita' di tale visione?
    D'Alema se ne deve andare e, purtroppo, almeno per ora, si porta giu' Bersani.

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  33. Articolo illuminante che ha prodotto un bel pò di commenti decisamente populisti.
    Io sto contro i privilegi e penso che mettendosi dalla parte degli ultimi si può pensare una società non solo più giusta ma migliore anche per gli altri. Bersani ha provato ad applicare questo semplice principio alla sua azione di governo e probabilmente all'elenco fatto bisognerebbe aggiungere che nemmeno i detentori dei pacchetti azionari di maggioranza delle assicurazioni e delle banche lo voteranno, ma penso che alla notte riesca a dormire tranquillo.
    Io sto con i laureati che non possono esercitare la professione per via di un'esame di stato assurdo o con i pochi che lo passano e che non possono fare prezzi concorrenziali per farsi conoscere.
    Io sto con le parafarmacie ed i tanti neolaureati in farmacia, campo in cui bersani ha fatto sparire letteralmente la disoccupazione.
    E potrei continuare ma i soliti 2 o 3 poi mi risponderanno che c'è d'alema che è l'artefice unico dei mali del mondo o che se vince Bersani Rutelli se ne va o che per governare il nostro partito i requisiti sono o di non saperlo fare o di averlo già fatto e male. Ottimo livello del dibattito e complimenti a leonardo per l'analisi lucidissima

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  34. per "amministrare come in Emilia" si intende: in modo totalmente clientelare, creandosi una cricca di amici degli amici cui dare in gestione la cosa pubblica (dal baretto del parco al servizio di pulizia e manutenzione degli ospedali, passando per le manifestazioni culturali) ?

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  35. L'eliminazione delle tariffe minime da parte di Bersani nel campo delle libere professioni, mi dispiace, ma va catalogata tra le "stronzate populiste". Lo so che a prima vista può suonare accattivante, ma sì, si sa che i liberi professionisti sono tutti evasori.
    Se ci si ferma a pensare però ci si accorge che la realtà è ben diversa: i giovani liberi professionisti laureati sono i nuovi poveri in questo paese, e se si esclude qualche specifica categoria (ci possiamo mettere senza dubbio i notai e forse gli avvocati) sono tutt'altro che una casta privilegiata.
    Nel mio campo in particolare (sono un povero architetto) se vuoi fare il tuo mestiere con dignità, producendo luoghi e spazi di qualità, dove sia piacevole e sano vivere per tutti, e se ami la tua disciplina, non illuderti di sopravvivere:
    già ci si deve confrontare con un problema culturale profondo, che fa sì che il 95% del costruito sia disegnato da tecnici nemmeno laureati, dalla preparazione culturale discutibile e spesso piuttosto inclini alla speculazione immobiliare, poi per poter progettare anche la più piccola opera pubblica, ti trovi di fronte a bandi che, in nome della concorrenza economica e della supposta efficienza, hanno delle soglie di sbarramento basate sul tuo fatturato, spesso con minimi milionari, e sul numero di dipendenti che hai, e MAI sulla qualità di quello che hai fatto e sai fare.
    Abolendo le tariffe minime (che comunque erano considerate già da tutti come "tariffe massime" dalle quali partire per chiederti lo sconto, e regolate da una legge del 1949, un pochino fuori dal tempo) chi credete che venga favorito? Chi può farvi uno sconto? il giovane professionista che lavora come un artigiano, puntando sulla qualità e con dei margini di guadagno ridottissimi, o la grossa società di ingegneria, che propone sempre lo stesso progetto, e sfrutta spesso il lavoro sottopagato di altri giovani professionisti presi per la gola (e che magari accede al mercato delle opere pubbliche grazie agli appoggi politici locali)?
    E chi credete che sia che può farsi la pubblicità sui giornali, io che passo le serate a disegnare i dettagli costruttivi e a sbattermi perchè il vostro paesaggio quotidiano faccia un po' meno schifo, o la cooperativa di progettazione cui il partito di riferimento ha appena regalato l'appaltuccio protetto per l'inutile museone per la gloria locale?
    La realtà spesso è molto diversa da come la si dipinge, attenzione ...

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  36. Francesco hai appena descritto il male di questo paese.
    La guerra fra poveri che attanaglia la vostra economia.
    Io mi pongo il tema di quanto spende una coppia per costruirsi la casa, e dovresti farlo anche tu.
    Il prezzo di una prestazione lo deve stabilire il mercato e non una legge! il tuo è un essere liberale "con il culo degli altri" per essere fine..

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  37. Infatti pormi il problema della coppia che ha bisogno della casa e cercare di risolverlo al meglio è esattamente quello di cui sto parlando, io però mi pongo anche il problema di come può essere la casa dove la coppietta passerà il resto della vita, e se il fatto che sia progettata bene o male può contribuire o meno alla loro felicità e salute mentale.
    Non credo che questo si possa valutare solo dal punto di vista economico, e cancellare le tariffe minime non fa altro che contribuire ad un gioco al ribasso sulla qualità delle prestazioni professionali, che, ti assicuro, hanno un assoluto bisogno di uno standard minimo di qualità, al quale non trovo per niente scandaloso che corrisponda uno standard minimo di retribuzione per il lavoro necessario ad ottenere quella qualità, per cui come vedi non sono liberale proprio per niente, mai stato, tra i miei tanti difetti almeno da quello mi sono salvato.

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  38. forse uno stipendio non costituisce di per sè un minimo di retribuzione stabilito a priori a fronte di una prestazione professionale pattuita? perchè non si ricontrattano gli stipendi tutti i mesi sul mercato? non credere che non incida su quanto la coppietta paga per la sua casa. Il problema nasce quando certe categorie agiscono in regimi di quasi monopolio o forniscono prestazioni puramente "dovute" per motivi burocratici (leggi notai), ma ti assicuro che non è proprio il caso della mia professione (per la quale peraltro, come del resto per tanti altri, insegnanti in primis, in europa a parità di prestazione offerta si guadagna da 2 a 4 volte tanto).
    Io sto dicendo che con la storia che il mercato regola tutto ci hanno trascinato in un bel buco, e in più in questo caso mascherandola anche da operazione contro il privilegio.

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  39. Davvero bravo. Questo post mi è stato segnalato, l'ho letto tutto di un fiato.
    Che vinca Bersani, davvero ci spero (sto lavorando per questo), che Bersani sia come tu lo disegni credo sia proprio vero!
    Un abbraccio.
    Elisabetta.

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  40. Ma, caro Michele, dove si dice che Marino non farebbe riforme liberali almeno tanto quanto quelle di Bersani? Poi, io sono stato contento per le riforme di Bersani pero' non esageriamo. Ricordiamoci anche come si tiro' indietro contro i tassisti mentre era il caso di fare capire che si era seri sulle riforme e che nessuna protesta di piazza della categoria interessata le avrebbe fermate.
    E comunque, nulla esclude che Bersani possa diventare ministro di un futuro governo di centro-sx. Pero', se ti stanno a cuore le riforme, non ti puoi non chiedere che linea politica avra' uno che e' molto vicino a D'Alema. E quello che ci ha dato D'Alema lo sappiamo bene. Anzi, conosciamo quello che non ci ha dato e cioe' una alternativa politicamente credibile al centro-dx. Il prezzo dell'assenza di tale alternativa e' dato da quasi un decennio di governo berlusconiano.

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  41. Scusa, ma a parte il profilo psicologico e sociologico di Bersani, quali sono i contenuti?
    Non ho mai votato uno solo perchè parla e si espone bene. Altrimenti avrei votato tante volte Fini.
    I contenuti sono di restaurazione, mentre intorno c'è un mondo che è cambiato e che corre.

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  42. Io invece mi rivedo al cento per cento in quel partito popolare, in una sinistra democratica e liberale, che regola il mercato, non si fa dettare le leggi ma che ha piena cittadinanza nella società moderna.
    Io sono perché gli standard di qualità in edilizia siano regolamentati dall'urbanistica e dai regolamenti edilizi, non dal prezzo delle prestazioni!

    Per il resto l'uomo che arrivato ai vertici dell'emilia-romagna contestò e mise in discussione il modello emiliano per restauratore proprio non può passare

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  43. Chissà i tassisti. Vorrei vincesse Ignazio Marino.

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  44. Volevo votare Bersani, poi ho letto questo http://espresso.repubblica.it/dettaglio/bersani-vuol-fare-centro/2109496&ref=hpsp
    Ecco tu c'eri...davvero le intenzioni di Bersani sono quelle di avvicinare l'UDC? cioè Casini? cioè Cuffaro???????????????????????????????
    Io pensavo di votare Bersani...ecco, ora non lo so più...

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  45. @Michele de Pascale
    Mi spiace, ma si vede che non sai proprio di cosa stai parlando. Io parlo di architettura e tu parli di edilizia, e questo è già il sintomo di quel problema culturale profondo che ho avuto modo di citare.
    Per chiarirti un po' le idee: tutta la "cacca" che vedi costruita intorno a te in Emilia Romagna ad esempio è perfettamente conforme e in regola con gli strumenti urbanistici più avanzati e con i regolamenti edilizi più stringenti e certosini che tu possa immaginare. Ci vedi qualità tu? Io sto parlando proprio di quel qualcosa in più che manca, e le condizioni che permettono che quel qualcosa in più ci sia non sono certo favorite dalla corsa al massimo ribasso, come forse, se ti togli per un attimo la mascherina ideologica, puoi immaginare.
    Ma evidentemente ti fa comodo galleggiare sul luogo comune invece che sentirti raccontare una realtà che non sai, non capisci e non vuoi o non puoi capire.
    Affermi di identificarti al cento per cento "in una sinistra democratica e liberale, che regola il mercato, non si fa dettare le leggi ma che ha piena cittadinanza nella società moderna", e però pretendi che il mercato sregolato faccia strame della dignità della mia professione (e soprattutto del paesaggio urbano, sub-urbano e rurale, mio, tuo e dei tuoi figli per i prossimi 100 anni), perchè è di questo che stiamo parlando quando parliamo di tariffe "libere", se non ci sono contemporaneamente misure che mettano chi lavora "per la qualità" in grado di sopravvivere, e queste misure il ministro Bersani si è ben guardato dal proporle, evidentemente non gli sembravano abbastanza paganti sul piano mediatico (i modi ci sono, basta guardarsi un po' intorno in Europa, tanto per fare un esempio: ricorso obbligatorio al concorso d'architettura per le opere pubbliche, tra l'altro molto più democratico e trasparente per i cittadini, abolizione delle soglie di sbarramento legate al fatturato, incentivazione del ricorso al concorso d'architettura per gli interventi privati, sostegno economico dello stato ai giovani professionisti meritevoli per i primi anni di attività).
    Detto questo, ti lascio al tuo luogo comune e ai tuoi preconcetti, tanto in questo paese ci ho fatto ormai l'abitudine a parlare al vento.

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  46. @ Francesco
    Capisco le tue critiche all'abolizione delle tariffe, sono anch'io architetto, cinquantenne, ho vissuto in pienbo tutta la crisi della nostra professione da architetto artigiano.
    Tu stai erroneamente attribuendo a Bersani che ha preso una decisione discutibile 2 anni fa, una crisi trentennale che è dell'architetura italiana, della professione e del ruolo dell'architetto, allora perché non ricordare che Bersani si è anche battuto per inserire la certificazione di qualità energetica degli edifici?
    I minimi tariffari aboliti da Bersani, criticabili o meno sono un nulla rapportati ai problemi di questa professione che è la più povera tra i laureati, i cui esponenti erano ai vertici mondiali solo trent'anni fa, mentre oggi non c'è più un architetto affermato su scala anche solo nazionale che abbia meno di 70 anni, insomma attribuire la condizione di disagio degli architetti italiani a Bersani è un po' come attribuire la crisi del cominismo a Ferrero.

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  47. @manuela
    Sono ben consapevole che la condizione disastrosa della nostra disciplina in Italia non è attribuibile a Bersani, non credo di averlo mai detto, e in effetti a molti dei suoi mali profondi, che per me sono in primo luogo culturali, ho fatto riferimento, anche se molto velocemente e superficialmente.
    Ciò non toglie che comunque continui ad infastidirmi moltissimo essere trattato con faciloneria da evasore fiscale o sfruttatore di non si sa quale privilegio di casta, quando con i miei colleghi sono dieci anni che lotto quotidianamente, letteralmente al limite della sopravvivenza (e perdipiù onestamente, pagando fino all'ultimo centesimo delle mie tasse) per produrre un'architettura funzionale, dignitosa per la nostra disciplina, che continuo ad amare appassionatamente, e dignitosa per la gente che ci vive e ci lavora, rispettosa del paesaggio, e che cerca di vivere nel suo tempo.
    Poi arriva il signor Bersani che ti catapulta sulle prime pagine dei quotidiani, additato come l'affamatore del popolo, popolo che intanto tutto intorno grida giubilante che per te è finita la festa.
    Converrai credo con me che, in riferimento alla nostra categoria, non era proprio il caso...

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  48. Quanto alla certificazione energetica degli edifici, va bene, ti concedo senza dubbio che Bersani si sia comportato un po' meglio rispetto al suo successore che la sta boicottando in tutti i modi possibili, ma fortunatamente l'obbligo di introdurla come sai deriva da una direttiva europea (2002/91/CE).
    Personalmente ho il sospetto che se avesse dovuto nascere per volontà dei nostri governanti saremmo ancora lì ad aspettare...

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  49. @ Francesco, non credo che Bersani abbia mai detto che noi siamo degli evasori, del resto come potremmo, ci voglio entrate per poterle evadere.
    Purtroppo molti di noi per sopravvivere debbono avvalersi di piccole entrate in nero, e sicuramente delle norme emanate per inseguire ben altre evasioni, hanno creato disagio a molti di noi che si vedono costretti ad arrangiarsi. Io il consiglio berlusconiano "arrangiati come puoi" fan un po' il furbo", non lo volio proprio più, basta, voglio le regole, il mio guadagno me lo sudo anche tre volte, non ho nulla da temere dalle regole, anzi.
    Siamo come medici in un mondo malato marcio, ma dove si pensa di poter fare a meno delle cure, è tutto un sistema insopportabile che danneggia la nostra categoria ma soprattutto il modo come si interviene sull'ambiente, come si fanno i piani regolatori, come si danno gli incarichi, è un mondo da rovesciare come un calzino e per quanto abbia eliminato quei ridicoli minimi tariffari, Bersani è l'unico politico italiano che oggi mi da un minimo di speranza.

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