martedì 26 agosto 2014

Dieci anni che mi manchi davvero

26 agosto 2004 - Enzo Baldoni viene ucciso in Iraq.

Dieci anni prima io ero uno studente sbarbato senza gusto né cultura. Come tutti i miei coetanei guardavo molti spot, dicevo di preferirli ai programmi ma mentivo. Cercavo di capire come funzionavano, persino di apprezzarli, ma la maggior parte era già copie di copie di copie. A metà '90 ormai di spot che mi facessero alzare dal divano non ne trovavo più, a parte uno.



È stato forse davvero l'ultimo spot che mi è piaciuto. Non avevo naturalmente la minima idea di chi l'avesse inventato; magari un americano o un francese, era difficile imparare certe cose a quei tempi. Non si sapeva davvero a chi chiedere. Valeva per la pubblicità e per tantissime cose che non si trovavano né sui quotidiani né sui libri di scuola.


Un sistema era leggere le riviste - su una di cui non ricordo nemmeno più il nome una volta lessi di un disegnatore americano che aveva completamente stravolto Batman, facendogli fare cose assurde e criminali in un contesto realistico. Bisognava anche avere una memoria particolare, perché lì per lì la cosa non mi disse niente; fu solo una manciata d'anni dopo che passeggiando per l'ala dei fumetti della biblioteca trovai questo enorme tomo su Batman e mi dissi: ne ho sentito parlare, dev'essere interessante. Non leggevo di supereroi da quando ero bambino. Però era chiaro sin dall'inizio che quella non era una storia per bambini. Era narrata con un ritmo che oggi è diventato uno standard anche al cinema, ma allora era diverso da tutto quello che avevi letto o guardato. Una specie di monologo d'azione, scandito in frasi laconiche commentate da disegni volutamente tirati via. Questo, nelle prime pagine. Poi il monologo si intrecciava con altri monologhi - ognuno colorato in un modo diverso, per aiutare il lettore - e la voce dei presentatori televisivi assumeva la funzione del coro tragico. Doveva essere stata un'impresa, tradurre un libro così. Questo sicuramente lo pensai, ma non mi affaticai a cercare il nome del traduttore: sicuramente era stato bravo, ma a quel tempo ero convinto che essere bravo non fosse niente di eccezionale: che ci fossero tantissimi traduttori bravi in circolazione; che il mondo dell'editoria traboccasse di professionisti bravi ed entusiasti che ci avrebbero sempre dato il meglio. E poi alla fine era solo un fumetto di Batman, chissà quante cose avevo per la testa ritenendole più importanti.

I fumetti - come la pubblicità - sono una cosa che ho voluto sempre capire, ma senza impegnarmici veramente troppo. Alla fine non sono tantissimi quelli che mi sono piaciuti davvero. Per qualche mese m'innamorai dell'opera di un vignettista francese, Gérard Lauzier, dal tratto elementare - sembra che tutti i suoi personaggi sorridano - eppure dopo un po' ti rendi conto che sono espressivissimi, ogni sorriso è inclinato nel modo giusto per esprimere, a seconda della situazione: cinismo, invidia, disperazione, rabbia, rassegnazione, eccetera. Questione di millimetri, o di autosuggestione indotta nel lettore, non saprei. Lauzier era il feroce fustigatore di una società e di una cultura che non erano decisamente le mie, ma non mi ci voleva molto impegno per riuscire a sentirmi fustigato lo stesso. Non è solo l'ironia contro la gauche-caviar - sono tutti buoni a prendersela con quella, ma la versione provinciale della gauche-caviar, quella è tutt'un'altra cose che pochi conoscono davvero: così come il contraltare, la destra dei reduci d'Algeria. Anche in questo caso, ci voleva del fegato e della bravura a tradurre quei mondi lontani, nuvoletta per nuvoletta, riuscendo a dare un ritmo italiano a personaggi così irrimediabilmente francesi. Anche in questo caso, non mi diedi pena di conoscere il nome del traduttore.

I novanta intanto volgevano al termine e tutti parlavamo di internet. Ne parlavamo tra di noi, perché su internet non è che ci stessimo parecchio: si teneva occupato il telefono per vedere, nella maggior parte dei casi, un quadratino, un cerchio e un triangolo. Se volevamo sapere qualcosa di più su cosa stesse succedendo, per dire, in America, era davvero meglio leggersi Colombo o Zucconi. Se già allora avevamo il sospetto che tutto fosse un po' troppo italianizzato per i gusti del lettore medio, al massimo c'erano le strisce di Doonesbury su Linus - che sarebbero risultate incomprensibili, in realtà, se il traduttore non fosse stato così gentile da corredarle di commenti esplicativi che ci permettevano di capire di cosa stessero parlando i personaggi il più del tempo. Grazie a lui tutto assumeva un senso. Doonesbury poi era una vera lezione di leggerezza - il modo con cui affronta qualsiasi argomento, in modo anche spietato, ma senza mai alzare la voce, senza mai perdere il ritmo. Il nome del traduttore e curatore di Doonesbury lo avevo senz'altro letto su Linus, ma nella mia testa non c'era lo spazio per troppe nozioni: credo che per me - e per molti altri - si chiamasse Zonker, punto.

A un certo punto lo spazio di Zonker divenne una vera e propria rubrica, ma io già avevo smesso di leggere Linus così assiduamente. Ne avevo meno bisogno, su internet cominciavo davvero a trovare più cose interessanti, e stavo pure cominciando a scriverne io. Scoppiò all'improvviso una stagione molto intensa: il g8 di Genova e poi l'11 settembre. Leggevo molto e litigavo con un sacco di gente. Ieri ho recuperato un pezzo in cui me la prendo con un giornalista per il modo in cui traduceva un pezzo del Boston Globe. Il giornalista stava affannosamente cercando di dimostrare che a Guantanamo tutti i detenuti stavano bene, che lo dicevano nelle interviste e di quel che dicevano nelle interviste c'era da fidarsi. E crescevano anche di peso. Fu una sua ossessione per alcuni anni, il peso forma dei detenuti. Ha fatto peraltro un'invidiabile carriera.



Comunque, mentre io usavo internet per azzuffarmi, percuotermi il torso e tutte le altre cose che fanno i primati quando cercano un partner, altri stavano iniziando ad aprire blog davvero interessanti. Il segreto era avere anche una vita interessante. Enzo Baldoni ad esempio viaggiava molto, scansando i posti meno pericolosi. Dieci anni fa discutevamo tutti di Iraq al punto da poterci scambiare per esperti di geografia mesopotamica; sapevamo dov'erano Mosul e Bassora, la differenza tra sciiti e sunniti. Avevamo opinioni smaliziate persino sui tesori perduti del museo di Bagdad, che non c'è mai venuto in mente poi di andare a visitare. Ma in sostanza tutte le chiacchiere che sviluppavamo nascevano intorno a due o tre fonti di informazione. Di gente così curiosa da voler andare in Iraq davvero, a rischio della vita, ce n'era già poca allora: e parecchi nel frattempo sono morti.

Morì anche Baldoni, dieci anni fa oggi. Ci rimasi un po' male, come di qualcuno che si ammira ma non si conosce. Poi Luca Sofri pubblicò una sua lunga chiacchierata radiofonica - di cui stasera trovo solo un breve ritaglio. Nel giro di poche ore scoprii che oltre ad aver tradotto e curato l'edizione italiana di Doonesbury, Baldoni era stato anche il primo traduttore del Ritorno del Cavaliere Oscuro di Frank Miller; che gli era stato proposto (mi par di ricordare) da Oreste Del Buono, quando Baldoni era andato a proporgli di tradurre un francese che amava alla follia, un tale Lauzier sconosciuto in Italia. Che oltre a tradurre faceva il pubblicitario; per esempio era suo lo spot dei palloncini che si rasano.

Sono passati dieci anni. Ho sempre saputo che non sarebbero stati interessanti come i dieci precedenti - però, davvero, passarli senza nemmeno un fumetto seriamente caustico, senza che passi mai alla tv uno spot veramente geniale, possibile? Cosa accidenti è successo da un certo punto in poi? Quel mondo pieno di professionisti entusiasti in grado di apparecchiarti le cose che ti interessano davvero, non lo so, forse non è mai esistito nella realtà; forse era grande non più dell'ufficio di Del Buono. Persino Frank Miller nel frattempo si è un po' bevuto il cervello, ma è una di quelle cose che ti capitano a invecchiare discutendo di guerre, di quanto siano giuste o ingiuste, senza però combatterle mai. Sta capitando probabilmente anche a me. A Enzo Baldoni non poteva capitare.

PS: ieri su twitter è scoppiato un pollaio. Un giornalista importante (quel giornalista importante) si è molto risentito perché qualcuno gli ha fatto le pulci su una traduzione.

9 commenti:

  1. Complimenti, Leonardo. Mi sono commosso. Non la conosco ma volevo farle sapere che apprezzo (spesso) i suoi pezzi.

    RispondiElimina
  2. L'episodio con Del Buono dovrebbe riferirsi a Doonesbury, non al Cavaliere Oscuro: http://www.fumettologica.it/2014/08/ricordando-enzo-baldoni-a-10-anni-dalla-scomparsa-con-gli-omaggi-di-garry-trudeau/

    Detto per inciso, senza nulla voler togliere alla figura di Baldoni in generale, la traduzione del Cavaliere Oscuro conteneva dei grossi errori. Ricordo che all'epoca scrissi una lettera alla redazione di "Corto Maltese" per protestare.

    RispondiElimina
  3. Sono trascorsi dieci anni. Ricordo benissimo le lacrime sul viso di mio padre, quella mattina, quando ci dette la notizia.

    E voi ve li ricordate l'Italia e il Mondo, dieci anni fa? Eravamo alla fine
    del primo mandato di Bush jr e il neoconservatorismo era al proprio
    apice, si teorizzavano guerre preventive e neoliberismo sfrenato:
    l'Argentina era appena fallita, ma non importa, si teorizzava lo
    stesso il neoliberismo. In Italia il movimento altermondista era
    entrato nella propria fase di risacca, ma era comunque ancora vivo,
    sebbene diviso in mille rivoli. C'era Berlusconi, naturalmente, quello
    che aveva definito Gino Strada come un medico dalle idee confuse;
    tutte le settimane Scalfari faceva un bell'editoriale dove si spiegava
    come mai le politiche economiche di Tremonti ci avrebbero portato alla
    bancarotta: alla fine l'abbiamo evitata di poco.
    E poi c'era Padellaro all'Unità, i cui titoli erano all'epoca
    strillati, esagitati; diciamo che i prodromi del Fatto Quotidiano
    erano già nell'aria. Nel frattempo anche Giuliano Ferrara dalle colonne del
    Foglio teorizzava tante cose, però alla fine si sbagliava quasi sempre.

    Dopo un ultimo giro di giostra era appena morto Terzani, che negli
    ultimi anni aveva scritto appassionate lettere contro la guerra in
    opposizione alla visione manicheista di quella che un cantautore aveva
    definito come la giornalista scrittrice che ama la guerra perché le
    ricorda quando era giovane e bella; quella giornalista senza peli
    sulla lingua che alla vigilia del social forum europeo di Firenze ci
    aveva definiti vandali, teppisti, barbari e saccheggiatori, anche se
    poi non ci fu nessun saccheggio.
    Però nel 2004 c'erano già i blog, forse quasi più vitali di oggi, ad
    esempio c'era quello di Enzo Baldoni.
    E poi? E poi erano gli anni in cui Gino Pollo ci cantava "Tu vuoi fare
    o talebbano" e "Papaveri e burka".
    Dieci anni fa.

    All'indomani della notizia della morte di Enzo Baldoni, la famiglia
    commentò così: "Enzo andava incontro alla vita con un sorriso:
    continueremo a farlo per lui. Enzo era innamorato della vita, era un
    inguaribile ottimista. Il seme di queste cose germoglierà per il mondo
    e sta già germogliando dentro di noi"

    RispondiElimina
  4. Ma Christian Rocca è davvero così importante ? Voglio dire è un "Has been" appartiene all' inizio del secolo... i neocon, la famiglia Kaplan, Donald Rumsfeld... ampiamente sputtanato direi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Dirige l'inserto culturale del sole 24 ore

      Elimina
    2. Lui sarà sputtanato, ma il gioco continua: adesso Ledeen è l'amico amerikano di Renzi...

      Elimina
    3. Rocca importante no, ma la cosa preoccupante è che rappresenta una fetta crescente di popolazione incapace di critica, propensa al razzismo, qualunquismo, pronta a farsi convincere dalle ipotesi più infantili, che se la prende contro gli immigrati ma poi tollera di essere governata da dei criminali, che non sa distinguere tra Islam e fondamentalismo, non ha nemeno un minimo di conoscenze storiche per districare il panorama che li circonda. Un Rocca si può compatire e ignorare, milioni di Roccas sono un problema drammatico.

      Elimina
  5. Mai dimenticare che Rocca fu uno dei più accaniti propagandisti italiani della guerra criminale di Bush in Iraq. Lui e Ferrara, che sul Foglio pubblicava pure gli scritti di quel galantuomo di Michael Ledeen, in quegli anni frequentavano gli uffici del Sismi di Pollari & Pompa in via Nazionale. E così anche in Italia venivano spacciate per notizie le veline del'Iraq Group di Cheney & Rove. Se si presta a certi giochi un giornalista può fare tanta carriera...

    RispondiElimina
  6. Appunto era il volto intellettualmente presentabile della destra muscolare del Berlusca.
    Avrà anche un buon stipendio, ma ormai è fuori.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello.

Dimmi.

Offrimi un caffè

(se proprio insisti).