lunedì 11 agosto 2014

INCREDIBILE: San Francesco aveva un'amica. LEGGI TUTTO:


11 agosto - Santa Chiara (1193-1253), fondatrice delle Clarisse, amica di Francesco, patrona della TV.

C'è questa proposta di legge di cui avrete sentito parlare, che vorrebbe introdurre il "reato di istigazione a pratiche alimentari idonee a provocare l’anoressia, la bulimia o altri disturbi del comportamento alimentare". Nel mirino ci sarebbero soprattutto i siti pro-ana, di cui da qualche tempo non sentivo più parlare; e invece nella bozza della legge c'è scritto che in Italia ce ne sarebbero almeno trecentomila. Io è da molti anni che bazzico nell'internet italiana, e ormai avevo la sensazione di conoscere tutti perlomeno di vista - quel tipo di percezione che ti è nota se passi i tuoi vent'anni in una cittadina di medie dimensioni - niente, mi stavo ormai convincendo che l'internet italiana fosse una cittadina di settantamila anime nei giorni feriali. Poi improvvisamente salta fuori che nascosto da qualche parte (in un sotterraneo?) c'è un capoluogo di regione tutto di ragazze magre magre magre che vogliono essere ancora più magre, ancora più magre, finché muoiono. Boh. Comunque una legge del genere avrebbe falciato anche un sacco di trattati di mistiche e sante medievali, per le cronache dei digiuni che compivano o che raccomandavano (e che le mandavano in paradiso molto presto). Ma in un certo senso è sempre stato così, non è che procurarsi i loro libri fosse molto semplice nel medioevo e durante la controriforma. I digiunatori - e ancor più le digiunatrici - hanno sempre creato qualche preoccupazione nell'autorità costituita, che si preoccupa per la nostra salute ma anche delle eventuali difficoltà che abbiamo a prendere il posto che ci è stato assegnato.

Il caso di Chiara Scifi è un po' diverso. Non che non digiunasse - era anzi una campionessa della categoria - ma le sue lettere non ci lasciano nessun compiacimento morboso. Nessun delirio mistico. È anche vero che ne scrisse poche, ma ci danno la sensazione di una persona poco incline alle esperienze estreme. Ad Agnese di Boemia lascia intendere che dovrebbe anzi sforzarsi di mangiare qualcosa di più:
Siccome però, non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito, anzi siamo piuttosto fragili e inclini ad ogni debolezza corporale, ti prego e ti supplico nel Signore, o carissima, di moderarti con saggia discrezione nell'austerità, quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata.
Santa Chiara è un caso forse unico di mistica non visionaria: l'unica esperienza che si può paragonare a un'allucinazione fu quella famosa messa di Natale a cui avrebbe voluto tanto partecipare - celebrava il suo amico Francesco - ma siccome era malata a letto, se la vide scorrere davanti come, come... come una diretta televisiva! (Pare che fu Ugo Gregoretti a suggerire l'episodio a Pio XII che stava cercando un patrono del nuovo media audiovisivo). A dire il vero fu una tv un po' più interattiva di quella che abbiamo in casa, visto che in Chiara riuscì persino a fare la comunione. Forse a monte dell'aneddoto c'è soltanto una metafora colloquiale, qualcosa come "mi sembrava che tu fossi qui davanti a me", che gli agiografi hanno sviluppato nel modo più miracolistico possibile. In ogni caso è molto significativo che l'unica visione miracolosa di Chiara non riguardi né il Santissimo, né Maria, né Madonna Povertà: Chiara vide il suo amico Francesco.


Credo che per capirla dovremmo partire da qui. Chiara amò Francesco per tutta la sua vita, che fu più lunga di quella dell'amico. Fu la prima ragazza a seguirlo - forse non aveva 18 anni - entrando in rotta con la famiglia nobile che l'avrebbe preferita accasata con qualche cavaliere, o persino monaca, se proprio ci teneva: ma in un monastero come si deve, servita e riverita da monachelle di rango inferiore. Chiara invece voleva vivere del sudore della sua fronte e se ne scappò in quella comune della Porziuncola che forse non aveva ancora ottenuto l'approvazione papale: in sostanza, quando Chiara si fece tagliare i capelli, Francesco era ancora il capo carismatico di una piccola comunità di giovinastri di buona famiglia scalzi e vestiti di sacco che andavano in giro cantando e restaurando chiesette diroccate. Prima o poi si sarebbero stancati, come si erano già stancati di altre cose, degli amorazzi e della guerra. Oppure si sarebbero montati la testa come i patarini o i valdesi, e sarebbe stato necessario bruciarne un po'. La situazione era talmente rischiosa che lo stesso Francesco cercò di allontanare la ragazza, indirizzandola presso un monastero benedettino. Chiara non ci restò a lungo... (continua sul Post...)

20 commenti:

  1. celebrava il suo amico Francesco

    Come faceva a celebrare Francesco se non era presbitero ma solo diacono?

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  2. Mi chiedevo chi mai poteva essere a scrivere simili stronzate

    http://leonardo.blogspot.it/2007/03/fascisti-da-sparta.html

    In effetti, solo un pennivendolo di quel giornale di merda che è l'unità poteva cadere così in basso.

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    1. Bravo camerata, cantagliele a questo comunista! Inutile entrare nel merito dell'articolo: insultalo e basta, perché noi abbiamo la schiena dritta!
      Come gli spartani di Miller.

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    2. Entro nel merito, povera fava:

      "Guarda che Leonida e i suoi, se volevano evitare rappresaglie di ogni tipo, non avevano che da restarsene a casa, pagare il tributo e buona lì."

      Uno che afferma che piuttosto che lottare per i proprio valori e la propria sopravvivenza conviene chinare il capo e pagare un tributo è solamente un poveraccio.

      É un discorso da camerata? Vai a spiegarlo ai caduti della Resistenza, per dire. Loro il tributo non l'hanno pagato e sono andati in motagna col mitra.

      Povera fava, te e questo pennivendolo.

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    3. Mi dispiace turbare i tuoi 11 anni, ma se i caduti della Resistenza avessero combattuto nello stile di Leonida, a quest'ora al tuo posto ci sarebbe un ragazzetto biondo ariano che farebbe, uhm, più o meno gli stessi discorsi tuoi, ma in buon tedesco.

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    4. Non parlavo dello stile di combattimento, parlavo di una questione di principio. Ma tu non capisci davvero una sega, nè in italiano, nè in tedesco. Nè a 11 anni nè mai.

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    5. Ancora non vi è chiaro che questo è un blog in stile madama la marchesa?
      E' poi buffo l'"anonimo" che con lo stesso stile di scrittura dell'autore difenda l'autore medesimo.
      Madama la marchesa

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    6. Ma anche molta antropologia.

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    7. Io fossi in Leonardo vieterei i commenti anonimi.
      Poi ciascuno a casa propria fa quel che vuole, anche cambiare la grafica sette volte al giorno.

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    8. hai ragione, anonimi merda

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    9. Estinguiamoci! Estinguiamoci!
      Di noi non rimarrà che qualche insulto e poco più.

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  3. questo post, link non esclusi - mi ha messo in cuore nient'altro che una gran voglia di patatine fritte.

    (grazie comunque ai commentatori precedenti per il tentativo di cambiare discorso: non ha funzionato, ma lo apprezzo molto)

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    1. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    2. Raga, mettiamo da parte l'acredine e gridiamo tutti insieme: "l'unità deve vivere"

      Cosa ne dite di raccogliere un po' di fondi per salvare lo storico giornale?
      Se siamo tutti d'accordo io non avrei problemi a rinunciare alle mie ferie per far vivere l'unità....

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    3. Si dai salviamo quel giornale di merda! Non vorremo mica che la gente come Tondelli debba andare A LAVORARE! Sarebbe terribile, poveracci!

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    4. Ma perché non vai un po' a pettinare le bambole coi sassi, invece di scrivere siffatte corbellerie? Tenere un blog non impedisce certo di avere un lavoro, almeno: a me non risulta.
      Forse Renzi, che una ne fa e cento ne pensa, ha l'idea di introdurre l'incompatibilità fra certe professioni e il tenere un blog in cui si parla del quogga? Spero ben di no.

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    5. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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    6. Non siate troppo sboccati, suvvia, questo è un blog per famiglie.
      Tocca ribadire che un lavoro già ce l'ho (ma grazie comunque del pensiero).

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  4. Qua belli, qua, che c'è il Ciappi! Buoni, state buoni che ce n'è per tutti.

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