venerdì 27 marzo 2015

Bisogna essere idioti (sull'internet)

"Toscana. O sei solo contento di vedermi?" 
Tra le varie ipotesi su come internet ci stia modificando - il che non è necessariamente un male, non è che prima fossimo proprio così belli o funzionali - mi domando se non sia già stata formulata quella dello Sbaglio consapevole e programmato. Magari qualcuno l'ha già messa in circolo con un nome migliore. Ma insomma mi riferisco a tutte quelle notizie, o dichiarazioni, o iniziative terribilmente sbagliate, comunicate magari in modo ancora più sbagliato, che proprio per questo attirano quella parte della nostra attenzione che si può misurare in clic, come la attira un incidente stradale o un bambino che scivola su una buccia di banana. Per fare un esempio di ieri: la Santanché dice una cosa razzista e vagamente complottara? In questo non c'è nulla di sbagliato, la Santanché ha un bacino di utenza razzista e vagamente complottaro. Qualche centinaia di migliaia di clic se li prende di sicuro.

Ma se la Santanché, dicendo una cosa razzista e vagamente complottara, scrive "autobus" al posto di "aeroplano", i clic diventano milioni. C'è insomma intorno al bacino della Santanché un oceano di gente potenzialmente interessata alle cazzate che scrive la Santanché, ma che le noterà soltanto se la Santanché scrivendole commette un lapsus qualunque. Quindi il lapsus a un certo punto può fare la differenza. Se un fascista che scivola su una buccia di banana fa più clic del fascista che parla al balcone, non risulta così strano che i fascisti si mettano a cascare apposta sulle bucce di banana. Purtroppo non funziona così solo coi fascisti - la tentazione dello Sbaglio consapevole ci riguarda tutti, in un mondo in cui le bucce di banana fanno mille volte più accessi di un contenuto bello o interessante.

Un altro esempio freschissimo è il logo Expo della regione Toscana. I loghi, come è noto, fanno notizia soltanto quando sono brutti. Quelli belli diventano parte del paesaggio; dopo un po' smettiamo di notarli, al punto che a volte le compagnie per attirare l'attenzione cedono alla tentazione di peggiorarli con qualche restyling. Stavolta però all'opera c'è un brutto talmente efficace, talmente due-punto-zero, da generare in me che lo guardo il sospetto di avere davanti uno Sbaglio consapevole: possibile che il grafico che ha messo assieme il rebus sia l'unica persona al mondo che non vede l'erezione di Pinocchio? Questa non è una buccia di banana, questa è un'immagine che sembra creata apposta per diventare virale sui social network. La gente riderà della trombetta pinocchiesca, la condividerà con gli amici, e il prodotto si guadagnerà tutta la visibilità che un bel logo non avrebbe mai ottenuto. Ecco.

La lotta per la sopravvivenza virale è appena iniziata. Cosa sarà di noi, di qui a qualche anno? Passerà la moda dei titoli trucidi o evasivi? Io già da qualche anno ho aumentato gli errori di battitura per indurre al clic almeno i grammarnazi. La gente in realtà legge di tutto, ma solo dopo aver cliccato; e clicca solo se intravede qualcosa di pazzesco o ridicolo. Bisogna essere pazzeschi o ridicoli. E il guaio è che non lo puoi programmare, perché la gente se ne accorge se lo fai apposta: dev'essere una cosa spontanea. Devi essere te stesso e te stesso dev'essere un imbecille. Io magari partivo avvantaggiato ma è stato una vita fa. È dura, sempre più dura; e io temo davvero di non essere imbecille abbastanza.

7 commenti:

  1. La domanda sull'origine etnica / religione del copilota era, in un primo momento, una delle più frequenti che i giornalisti rivolgevano al procuratore incaricato delle indagini; così almeno secondo un telegiornale francofono, ieri sera: anche i giornalisti erano fascisti / imbecilli? O non ponevano piuttosto la domanda che in quel momento si saranno posti un po' tutti, visti i tempi in cui viviamo?
    P.S. Non voglio certo difendere la Santanché, ma penso volesse scrivere "airbus", non "aeroplano": il correttore automatico potrebbe aver fatto il resto, anche se un politico dovrebbe rileggersi prima di pubblicare la prima cosa che gli viene in mente (e non solo per via dell'ortografia).

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  2. Non sono sicuro che lo sbaglio (volontario o meno) come mezzo di promozione sia qualcosa specifico dei tempi di internet. Ricordo negli anni '90 un grafico pubblicitario che teorizzava di attaccare ogni tanto un cartellone rovesciato in modo che la gente dicesse "Ma guarda che stupidi!" e però si fermasse a leggerlo.

    Mike Buongiorno diventò famoso per la frase "Ahi ahi ahi signora Longari, mi è caduta sull'uccello" e questo in epoca pre-internet. La frase è una leggenda metropolitana, ma il fatto che sia attribuita a lui sottolinea il potere pubblicitario della gaffe.
    Sia Kennedy che Reagan tennero un discorso davanti al muro di Berlino, ma i tedeschi ricordano molto meglio la frase del primo "Ich bin ein Berliner", che in alcune regioni tedesche (ma non a Berlino) suona come "io sono un krapfen", che il "Tear down this wall" del secondo.

    Tornando ai tempi contemporanei, un paio di anni fa vennero dati smillantamila euro ad un grafico affiché creasse un nuovo logo per la Wallonia (una delle tre regioni del Belgio), nonostante la regione avesse già il proprio stemma storico, ossia un galletto rosso in campo giallo. Il grafico se ne uscì con cinque dubitosi pallini neri in campo bianco che formavano gli angoli di una W: giù polemiche e contropolemiche, discussioni, battute, tweet, post, vignette... però se ne parlò tantissimo e tutt'oggi quando l'occhio cade su quei cinque pallini il ricordo si mette automaticamente in moto.
    Anche Berlusconi, che di comunicazione se ne intende, negli ultimi vent'anni ci ha regalato una collezione di gaffes non indifferente, corna alle foto comprese, che sembrano quasi suggerire una strategia pubblicitaria ben precisa.

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  3. Come diceva Totò ne "I due Colonnelli":
    "Ora pro nobis, autobus, autobus..."

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  4. Io ho subito guardato il logo prima di leggere tutto l'articolo, per vedere se avessi intravisto qualcosa di strano. Nulla. Dunque mi son detto, riguarderà il fatto che può sembrare bruttarello e fatto con icone di MS Powerpoint. Ho quindi iniziato a leggere l'articolo, in cui dici della vistosa erezione pinocchiesca. Trasecolo, possibile mi sia sfuggita? Lo riguardo, e niente, io il corpo di pinocchio non me lo raffiguro, e quella trombetta non so davvero come tu possa raffigurarla come una possente nerchia.

    E guarda, son sicuro che sulla pornografia non ho da imparare nulla, c'ho gli hard disk pieni zeppi di roba che non troverò mai il tempo per guardare tutta, e i rasponi sono una costante della mia esistenza sin dalle medie. Però per quanto mi sforzi, io una fava lì non ce la vedo. Sarò poco propenso a fantasticare fave, non so. Il logo forse è bruttino, forse no, dipende dai gusti. Da Toscano a me non piace granché, ma c'è di peggio in giro. Forse è efficace, da anni nel turismo va di moda quello stile volutamente sciatto e infantile, i loghi sobri ed eleganti sono roba del passato o di altri settori, dunque se funzionerà avranno fatto la scelta giusta.

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  5. Pensa un po', a me il logo fa pensare alla posa di un chitarrista rock, anche se qui mi sembra una roba tipo "lei suona la chitarra e lui la tromba."

    (Scusate, non ho resistito.)

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