domenica 22 novembre 2015

A Houellebecq dell'Islam non è che freghi un granché

E così, orfani della Fallaci, alla disperata ricerca di un intellettuale-non-intellettuale che raccogliesse lo stendardo della guerra all’Islam e all’Eurabia, al Corriere si sono buttati su Houellebecq. Gli hanno chiesto un pezzo in esclusiva, l’hanno avuto. Probabilmente si aspettavano un tonante attacco alla Sharia, si sono ritrovati un fervorino contro François Hollande. Speravano in una chiamata alle armi anti-jihad, si ritrovano una specie di grillino che blatera di referendum e “democrazia diretta” - contro l’integralismo islamico? La democrazia diretta? Ci sta prendendo in giro? Scrive anche LOL - no, dev’essere il traduttore, i francesi non scrivono LOL.

Il fatto è che intorno a Houellebecq, in questo triste 2015, è cresciuto un equivoco che - non ci fossero tutte queste stragi in sottofondo - sarebbe persino divertente. Quando in febbraio la promozione della sua ultima fatica, Sottomissione, fu interrotta dalla strage di Charlie Hebdo, alcuni cominciarono a fantasticare di un Houellebecq autore di un libro finalmente, francamente anti-islamico: qualche frecciatina qua e là nei suoi romanzi l’aveva lanciata, e ora stava per darci dentro come soltanto un outsider come la Fallaci aveva saputo fare. Il libro vendette un sacco e poi non è che se ne parlò più tanto (in generale è interessante notare il contraccolpo emotivo seguito agli attentati di gennaio; per due settimane ci siamo preoccupati molto e poi ci siamo quasi dimenticati del problema, fino al 13 novembre). Di suo Houellebecq ci ha messo l’ormai distintiva trasandatezza stilistica, e una trama che non sembra concepita per catturare l’attenzione del lettore (le vicissitudini di uno studioso di Huysmans alla soglia della terza età, reggimi le palpebre). Insomma un sacco di gente che lo aveva comprato sperando nei nuovi Versetti Satanici col 150% di antislamismo in più magari aveva staccato a pagina venti.

Chi invece aveva avuto pazienza di proseguire, si era trovato davanti a una vera propria resa dell’uomo occidentale: per Houellebecq è tutto finito, forse già da un secolo: non resta che vendersi ai migliori offerenti (i sauditi?), i quali magari avranno la compiacenza di assumere qualche intellettuale e provvedere alla qualità dei suoi pasti, e soprattutto a che scopi regolarmente. Forza Islam purché magnam. Il tutto sviluppato su premesse che sì, riprendono alcune note problematiche della società francese (banlieues in rivolta, la crescita del Front National, la crisi di credibilità dei partiti istituzionali), però senza immaginazione, con una certa stanchezza che è ormai il marchio della fabbrica letteraria Houellebecq, la verve di un vecchietto in pantofole che mangia un pasto precotto davanti ai talk show e si domanda: ma i barbari, quando arrivano? Chissà se loro almeno sanno cucinare. Però al Corriere servirebbe una Fallaci e questo nelle foto fuma e fa le smorfie, perché non dovrebbe sbroccare alla Fallaci? Ci crede anche lui nel tramonto dell’Occidente, no? Sì, ma lui è della generazione successiva - e coi venerati padri degli anni Sessanta ha un conto in sospeso - è quasi più corretto dire che lui nel tramonto ci spera, lo auspica, in altri romanzi si domandava come accelerarlo. Per immaginarselo anti-islamico bisogna veramente evitare di leggerlo, e conferirgli l’ambito status di feticcio, quell’oggetto che in una libreria non sfigura, ma serve sostanzialmente a evitare che i volumi veri caschino di sotto.

Chi invece ha qualche familiarità con Houellebecq, nella paginetta concessa al Corriere ritroverà quasi tutto quello che ultimamente preme all’autore di Sottomissione. Niente Islam - più che giusto, alla fine l’Islam per H è poco più di una fantasticheria erotica. Si comincia con una negazione: i francesi non possono veramente essere angosciati dal terrorismo. Ai tempi degli attentati degli Hezbollah negli anni ‘80, forse, ma adesso no. “Ci si abitua, anche agli attentati”. In controtendenza con l’allarmismo che i media spargono per inerzia, Houellebecq insiste a descrivere una Francia blasé, apatica che di fronte all’attentato più grave dal dopoguerra sbadiglia e cambia canale.

Può persino darsi che H abbia inquadrato un dato di realtà che sfugge agli osservatori professionisti, tutti in disperata ricerca di emozioni un tanto al chilo; ma al di là di quanto assomigli alla Francia reale, la sua è soprattutto simile alla Francia descritta nel romanzo, dove, costretto a prevedere una fase di guerra civile tra identitari e musulmani francesi, H la liquida nel modo più sbrigativo, quasi nascondendola sotto il tappeto - al punto di immaginare che nel 2022 Hollande sia in grado di impedire ai testimoni degli scontri di filmarli e trasmetterli in tv e addirittura su Internet.
"In questi giorni ho provato: niente sulla CNN e nemmeno su YouTube, ma me l'aspettavo. A volte su RuTube si trova qualcosa, riprese di gente che filma con il cellulare; ma è molto casuale, e comunque non ho trovato niente neanche lì".
"Non capisco perché abbiano deciso il blackout totale; non capisco a cosa miri il governo".
"Questa, secondo me, è l'unica cosa chiara: hanno davvero paura che il Fronte nazionale vinca le elezioni. E qualsiasi immagine di violenze urbane significa voti in più per il Fronte nazionale".
Da cui il dubbio: Houellebecq sta esprimendo il suo timore per una deriva totalitaria della società dell’informazione-spettacolo, per cui dopo esserci abituati a scambiare la realtà con Youtube basterà controllare Youtube per darci a bere qualsiasi cosa - o non sta semplicemente proiettando la sua apatia, il suo malessere sulla Francia intera, per cui tutti devono disinteressarsi ai fatti di sangue perché se ne disinteressa lui? Il suo personaggio, un asociale che attraversa i più grandi sconvolgimenti sociali e religiosi degli ultimi due secoli senza capirci nulla, unicamente guidato dall’istinto all’approvvigionamento di cibo e sesso; uno che fallisce ogni tentativo di conversione perché per convertirsi bisognerebbe essere già stati qualcosa, prima - è davvero il francese medio come lo immagina Houellebecq, o è Houellebecq come ce lo immaginiamo noi suoi abituali lettori? Sottomissione è un libro che parla della decadenza della Francia o della depressione cronica del suo autore?

In fondo diventiamo un po’ tutti apocalittici quando invecchiamo, è un normale tratto narcisistico; anche la Fallaci, più che l’antropologo-geo-politica in cui l’hanno trasformata, era una giornalista malata che intuiva che dopo di lei sarebbe venuto il diluvio. Houellebecq a dire il vero non è ancora così estremo, ha ancora consigli concreti da fornire, proposte in grado di incidere sulla realtà, speranze insomma. Peccato che (e anche qui, immaginiamoci lo sbigottimento dei lettori del Corriere), queste proposte non abbiano niente a che vedere con l’Islam. A Houellebecq l’Islam non frega più di tanto - in certi punti del libro ha il sospetto che sarebbe un modo efficace per scoparsi delle quindicenni, e che anche a quest'ultime la prospettiva non dovrebbe dispiacere, - i mariti le riempiranno di regali, avranno “la possibilità di restare bambine praticamente per tutta la vita”. Quindicenni a parte, quel che preme davvero a Houellebecq è la fine del semipresidenzialismo francese, l’introduzione della “democrazia diretta”. La democrazia diretta.

La democrazia diretta? Cioè, Houellebecq è un grillino?

In un certo senso (continua)

12 commenti:

  1. Vivendo in Francia posso affermare con sicurezza che i francesi dicono LOL, e anche spesso ultimamente. Solo questo.

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    1. Pensavo che avessero sviluppato una delle loro sigle autarchiche, sono quei piccoli niente per cui li amiamo.

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    2. Beh si', c'é in effetti MDR (Mort De Rire), che é intercambiabile con LOL, le usano tutte e due. Puoi continuare ad amarli!

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  2. Risposte
    1. Allora anche “blasé”, già che ci sei (non “blaisé”).

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  3. non ho letto niente del tizio (e un po' è colpa tua) quindi non so che dire, però il pezzo m'è piaciuto assai (si vede che ti ispira) e aspetto il seguito

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  4. "A Houellebecq dell'Islam non è che freghi un granché"

    ...non mi resta che farmene una ragione.
    ma vorrei conoscere l'opinione di zlatan ibrahimovic, magari.

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  5. Se al Corriere manca così tanto la Fallaci, potrebbero ospitare Ann Coulter, che ultimamente ha tanto tempo libero.

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