mercoledì 11 novembre 2015

E se fare un partito al 5% fosse invece un'ottima idea?

(Ok, probabilmente non lo è. Ma se invece lo fosse?)

Nello scorso settimana dunque SEL ha fatto un restyling con Fassina e D'Attorre, con uno show che senza neanche affaticarsi a trovare slogan decenti (la frecciata anti-happy days, dio mio), ha già fruttato due punti percentuali in più nei sondaggi. È un vero peccato che, essendo sondaggi italiani, sbaglino. La reazione dei rappresentanti del PD non si è fatta attendere, ed è stata prevedibilmente sobria e misurata: prima il presidente Orfini ha rivendicato Happy Days, poi il sottosegretario Scalfarotto ha pubblicato un composto commento il cui tono, se posso sintetizzare è: con tutto il rispetto per il vostro travaglio interiore, cretini, non avete capito nulla della vocazione maggioritaria, volete far la cresta col vostro 5%? Eh eh ma i tempi sono cambiati, "avreste fatto meglio a pensarci due volte" (in futuro sarà difficile spiegare perché a Scalfarotto era consentito usare espressioni simili senza sembrare un bullo).

Guardati le spalle, Fonzarelli, chi dei due tra vent'anni
sarà ancora in tv? 
"Che ci farete col vostro 15%, ammesso e non concesso che lo prendiate?", si domanda Scalfarotto. Scalfarotto che col suo 28% - forte di uno spaventoso premio di maggioranza - non è comunque riuscito a far passare il disegno di legge che porta il suo nome, sull'aggravante di omofobia. Mancava giusto quel 5% al Senato. Scalfarotto che qualche mese fa per riuscire a calendarizzare il ddl sulle unioni civili dovette ricorrere allo sciopero della fame, finché non la spuntò - o almeno sembrò spuntarla, visto che è novembre e non so voi, ma a me non sembra che in parlamento stiano discutendo di unioni civili. Sempre per via di quel 5%. Nel frattempo il boss di Scalfarotto ha fatto un sacco di cose, tra cui promettere di abolire di nuovo l'imposta sulla prima casa, strozzando un po' di più i già sofferenti enti locali - o innalzare il tetto dei pagamenti in contanti a 3000€ - o promettere che un giorno lontano, chissà, si farà il Ponte sullo Stretto (il che significa ricominciare a concedere appalti molto prima di quel giorno lontano).

Tutte queste cose, che possono essere giuste o sbagliate ma difficilmente rientrano nelle attese di un elettore del Pd, Renzi le sta facendo perché ha bisogno del sostegno di un partitino, l'NCD, che al 5% non ci arriverà mai. Insomma forse è Scalfarotto che dovrebbe pensarci due volte, prima di accusare gli altri di scarso realismo. Le rendite di posizione esistono, gli aghi della bilancia non sono un incidente di percorso - almeno finché decidi di usare le bilance.

Preferivo Mash. Suicide is painless...

A questo punto si potrebbe obiettare che da qui in poi si userà una bilancia tutta speciale, che rende impossibile il caricamento degli aghi. Detta così suona improbabile, ma nulla è improbabile per Renzi, no? Il suo entourage è sinceramente convinto di aver brevettato un algoritmo che eliminerà per sempre il trasformismo, come dire la tabe originaria che ha afflitto la storia parlamentare italiana dall'Unità a oggi, con qualsiasi ordinamento costituzionale e legge elettorale (persino Mussolini che aveva chiuso le camere alla fine fu messo in minoranza). Questo rimedio prodigioso è il cosiddetto Italicum, e non appena entrerà in vigore, Renzi governerà indisturbato per cinque anni. (Se vince lui. Se perde, qualcun altro governerà indisturbato per cinque anni). Quindi sì, non ha molto senso perder tempo a organizzare partitini a sinistra o al centro, e la partita a Othello di Bersani diventa di conseguenza la strategia migliore: restare a fianco dell'imperatore finché l'aria non cambia, poi soffocarlo col cuscino e riprendere il possesso del partito. Forse davvero Bersani ha ragione, anche se storicamente ha sempre scelto la tattica meno faticosa e più perdente. Però.

Però sul serio dopo l'Italicum i partitini non avranno più senso? Come facciamo a esserne sicuri?

E prima ancora: siamo sicuri che l'Italicum andrà a regime? In teoria sì, è già legge della Repubblica. Salvo che almeno al Senato è vincolato dalla riforma costituzionale, che con ogni probabilità passerà solo dopo un referendum confermativo. Questo referendum - che in quanto confermativo non richiede il quorum - sarà un po' il momento della verità per Renzi, che si troverà a doversi difendere dai suoi avversari, i quali in teoria sono più numerosi di lui e possono circondarlo. In pratica, mah.

Prendi Grillo: è da anni che ha fatto di Renzi il suo obiettivo polemico n.1. A parole è senz'altro contro qualsiasi cosa faccia, quindi anche contro il nuovo Senato dopolavorista... ma in pratica forse mandare avanti il pacchetto riforma+italicum gli fa comodo. In teoria dovrebbe condurre una violentissima campagna referendaria; in pratica potrebbe anche restare molto tiepido - le campagne che Grillo preferisce, da sempre, sono quelle per raccogliere firme che non hanno nessun valore pratico. E in generale, quello che sta facendo Grillo dal 2013 in poi ha a che vedere con la messa in scena del conflitto, più che col conflitto in sé. Anche Salvini più o meno fa la stessa cosa, e la farebbe pure Berlusconi se a Berlusconi gliene fregasse ancora. Quindi può darsi che l'accerchiamento referendario nei confronti di Renzi si sciolga come neve al sole. A quel punto però bisogna dire che Renzi si meriterà di governare finché dura, e al partitino della sinistra resterà il ruolo residuale e testimononiale, se non proprio testamentario, che Scalfarotto gli affibbia.

O no? (Questo continua davvero).

5 commenti:

  1. Si, direi che il paragone con NCD è azzeccatissimo.
    Se effettivamente i partitini non contassero nulla in un'alleanza, allora Alfano non sarebbe ministro dell'Interno.

    Obiettivo di un partito piccolo è allearsi con qualcuno di più grande in modo di cercare di spingere le politiche del più grande nella direzione voluta: l'NCD si è alleato col PD e l'ha attirato a destra; se il PD fosse stato alleato con qualcuno più a sinistra, forse adesso avremmo più unioni civili vere e meno promesse di ponti sullo Stretto.

    Si chiamano alleanze di governo e, a parte in UK dove un singolo prende tutto, di solito la democrazia parlamentare funziona così.

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  2. Come non concordare sulla deriva bullistica dei "forti", peraltro vera anche ad altri livelli ed in differenti contesti.

    Però tutto il discorso se il partito col 5% dei voti conti o non conti, quanto eventualmente conti, e compagnia va commisurato al sistema elettorale ed ovviamente allo scenario politico contingente.

    In una democrazia parlamentare veramente rappresentativa (nel senso che il sistema elettorale tenti non solo nominalmente di far coincidere le percentuali di consenso e quelle di scranni; sì, stiamo parlando proprio di quello schifo di proporzionale) il partito al 5%, a priori, conta; e conta esattamente 5%. Poi naturalmente all'atto dell'approvazione di ogni legge quel 5% dei parlamentari del partito che rappresenta il 5% di elettori che lo ha votato potrà essere decisivo o irrilevante a seconda delle collocazione degli altri attori. Ma al netto dei giochi politici due partiti entrambi al 5% contano a priori nello stesso modo.

    Nei sistemi con maggioritari, premi di maggioranza, winner-takes-all, sbarramenti, ed altro assortimento di trucchi, nani e ballerine, il partito da 5% (lo stesso 5% di cui sopra) può contare (sempre a priori) qualsiasi cosa: anzi, dati due partiti entrambi al 5% uno può contare zero e l'altro 50%+1 (dunque, a posteriori, 100%). Quest'ultima eventualità è fortunatamente remota (specie rispetto all'altra, che, in contesti o molto polarizzati e con collegi piccoli, oppure con elevato sbarramento, è quasi una certezza) ma affatto impossibile: basti pensare alle elezioni del '94, laddove nei collegi uninominali del Nord Italia, la neonata Forza Italia e la Lega si presentarono "come unica lista", ossia avendo deciso a priori la candidatura di politici dell'una e dell'altra lista che poi sarebbero stati appoggiati da entrambe; in tal modo nell'assegnazione dei seggi vinti dalla "coalizione" la forza percentuale della singola lista e/o il rapporto di forza tra le due, ai tempi desumibili dalla quota proporzionale alla Camera, non hanno giocato alcun ruolo; in teoria la Lega avrebbe potuto avere una maggioranza parlamentare (peraltro ebbe i gruppi parlamentari di maggioranza relativa, che consentirono il ribaltone) anche con lo zerovirgola dei voti.

    Se però il proporzionale ci fa schifo, mettiamoci l'animo in pace sul fatto che qualunque ragionamento sulle percentuali non ha (almeno: non necessariamente) senso; si riaggiornano parimenti il concetto di consenso elettorale, ed in particolare quello di essere maggioranza — non è un caso, forse, se al numero (quello delle maggioranze, chiassose o silenziose che fossero) subentra l'anelito, la vocazione; salvo poi riprendere in mano i numeri e sbandierarli — tremmilioni, 40%, etc. — se e quando questi siano amichevoli.

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  3. "in futuro sarà difficile spiegare perché a Scalfarotto era consentito usare espressioni simili senza sembrare un bullo"

    battuta dell'anno - grazie a nome dei conservatori moderati.

    (io per esempio credo che ricorrerò alla "modernità dei greci antichi"*; certo prima devo riuscire a smettere di ridere)

    * altro non fosse, è l'avatar che lo reclama

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  4. Dunque, ho letto questo post qualche giorno fa ma riesco a commentare solo ora.
    Innanzi tutto penso che le tue stime siano piuttosto ottimistiche.
    Può esistere qualcosa alla sinistra del PD? Certo che può.
    E' in grado di avere una ambizione maggioritaria? No.
    Contribuirà alla causa della sinistra? No, se mai l'opposto, forse indebolirà il PD verso sinistra (cosa che comunque non credo) ma non farà altro che favorire con toni populisti simili a quelli di Salvini (solo su altri argomenti come scuola e lavoro) altri partiti come m5s o la stessa lega.
    Quindi è utile avere un altro partito alla sinistra del PD? A mio modesto parere oltre che inutile è dannoso.
    Questo partito non è altro che il frutto della frustrazione di quegli sconfitti al congresso che non riuscendo a fare politica all'interno del PD hanno voluto uscirne.
    Bersani che è un politico serio oltre che consumato sa che la causa non si aiuta in questo modo e continua a fare opposizione interna. Certamente non riesce ad ottenere tutto quello che vorrebbe ma la politica è mediazione NON RICATTO.

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    1. Ciao, non sono sicuro che il ricatto non sia un'arma contemplabile in politica per il semplice motivo che... viene usata quitidianamente.
      Certo, idealmente ci dovremmo tutti sedere ad un tavolo e mediare senza ricattarci (lo so, lo so: i lettori del M5S stanno già urlando allo scandalo perché per loro mediazione = inciucio = aberrazione demoniaca da spazzare via), ma purtroppo è prassi comune quando si è determinanti per un certo governo ricorrere ai ricatti.
      Negli ultimi tempi, per i governi di centrosinistra questo è stato vero soprattutto per l'ala destra della coalizione: ad esempio Mastella e la Binetti con Prodi, Alfano con Renzi.
      Quindi giustissimo mediare, ma se tutti ricattano quotidianamente il PD per spostarlo a destra, potremmo noi ricattare giusto un pochettino per spostarlo a sinistra?
      Non tanto, giusto un pochettino e quando non ci vede nessuno ;)

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