domenica 13 marzo 2016

Distruggere street-art è cosa buona se

Ieri ho perso il polso della mia generazione. A Bologna due comitati cittadini avevano deciso di distruggere tutti i graffiti di Blu: vent'anni di opere di uno degli street artist più apprezzati in Italia, ma credo anche al mondo. Mentre assistevo da lontano allo scempio, mi aggiravo sui social network e invece dello scroscio di indignazione che mi aspettavo, non trovavo che applausi: ben fatto, bravi. Persino chi quei graffiti li apprezzava, chi ci era affezionato, chi li identificava con la Bologna in cui si svegliava e cercava di parcheggiare ogni mattino, persino loro cercavano di levarsi la lacrima in fretta: ok, è un gesto doloroso, ma necessario, vai col grigio. Ma cosa siamo diventati.

Il Resto del Carlino.
(Notare il dilemma nel volto ansioso dei vigili:
difendere l'arte o l'artista?)
Sì, sto barando. I due "comitati cittadini" in realtà sono due centri sociali di Bologna, e soprattutto la decisione di distruggere i graffiti è stata presa dall'autore stesso, che in quest'occasione almeno svela un'idea della proprietà intellettuale abbastanza radicale: se magari passando davanti a una sua opera per vent'anni qualche abitante si era illuso che la tal parete colorata appartenesse alla città, ne facesse parte, ebbene, non proprio: era più un affitto, o quel tipo di licenza che compri quando credi di comprare certi libri in formato digitale: un bel giorno ti svegli e non c'è più, e non puoi farci niente.

Ecco, più della scelta dell'artista - discutibile e discussa, del resto è un artista - m'interessa la nostra reazione. Se a passare rullate di grigio sui personaggi di Blu fosse stato un comitato di benpensanti, allora sì, avremmo protestato contro l'arretratezza culturale ecc. ecc.. Ma l'ha deciso Blu. Se l'ha deciso Blu diventa una straordinaria e coraggiosa prova di integrità artistica, che è forse la cosa che apprezziamo di lui - molto più dei suoi disegni, dal momento che abbiamo preferito tenerci l'integrità e rinunciare a questi ultimi.

Forse non ho il polso dei miei coetanei perché, davvero, io tendo a ragionare come sopra: non giudico i fatti dalle premesse, ma dalle conseguenze. mi sveglio, vedo muri grigi dove prima c'erano opere straordinarie (e angosciose, va detto), e mi sembra una prepotenza nei confronti dei cittadini che fruivano di quelle opere ogni giorno. Per i più invece è sempre una questione di intenzioni: non importa cosa combini, ma per quale motivo. Ad esempio un eventuale comitato per il decoro e la tristezza urbana avrebbe distrutto le medesime opere ottenendo il medesimo risultato, ma con le intenzioni sbagliate. Invece se è Blu stesso, l'autore! che deve protestare perché Roversi Monaco ha rubacchiato qualche opera - a lui o a un collega, non è chiaro - allora ok, il motivo è coerente con le premesse, e il fatto che centinaia di migliaia di bolognesi si sveglino con qualche parete grigia in più è ininfluente.

Davvero ininfluente, non sono ironico: per molti di quei bolognesi avere un muro grigio è preferibile ad avere uno street-artist incoerente o compromesso col potere. È un'opinione trasversale, che unisce Wu Ming e Philippe Daverio sul Resto del Carlino. I muri grigi stanno per diventare il capolavoro di Blu, il che mi riporta a una domanda precedente: ma le opere di Blu vi piacevano davvero così tanto? Non è che preferite il personaggio, lo street-artist come moderno Robin-Hood che sfida il potere regalando ai poveri un'arte contemporanea che i ricchi se la sognano - e quando i ricchi se ne accorgono e cercano di ritagliarne dei pezzi per metterli nel Museo Borghese, lui, ehm, lui si arrabbia e ritira tutti i regali che aveva fatto ai poveri, ecco, mi è esplosa la metafora in mano.

Scusate, ma la situazione è persino più paradossale del solito. Qualcuno forse ha già denunciato Blu e i suoi fiancheggiatori per vandalismo, il che ci sta, e in alcuni casi sarà anche la prima ammissione che quello che è stato distrutto era arte. Che uno street artist non sia tenuto a rispettare le regole della civile convivenza è una banalità - ma come fare da qui in poi a distinguerli: metti che uno street artist si metta a distruggere le opere di un altro street artist, ne avrà il diritto? - o metti che qualche diabolico comitato di borghesi benpensanti si infiltri in un centro sociale e con due cazzate di Adorno lette al liceo (non c'è niente di più borghese della polemica contro i musei) sobilli i giovani idealisti e li armi di rulli e vernice grigia: chi è che noterà la differenza?

Nel frattempo Blu sarà diventato ancora più importante e quotato di quanto non sia ora: le non rare foto dei suoi graffiti consentiranno magari ai bolognesi della prossima generazione di ridipingerli tali e quali negli stessi luoghi, il che fornirà madeleines incredibili ai trentenni del 2030: "Ci passavo davanti tutti i giorni, che paura mi faceva! Ma quando l'hanno cancellato ho pianto". Questa cosa potrebbe fare arrabbiare ancora di più lo street-artist, che immagino reclami per sé e sé solo ogni diritto su ogni sua opera... per quanto tempo? Facciamo 70 anni, come il diritto d'autore? Se muori prima passa agli eredi? Come funziona? Forse sarebbe meglio parlarne. Sul serio, non discuto il diritto di Blu a impossessarsi di un muro della collettività e a trattarlo come suo anche dopo quindici, vent'anni: proprio perché preferisco, quando posso, giudicare dai risultati, e i risultati mi sembravano buoni. Fino a che si trattava di una trasgressione variamente tollerata da cittadinanza e amministratori, non creava grossi problemi: ma a questo punto si passa alla fase più delicata, quella in cui l'antipotere si trasforma in potere e si arroga non solo il diritto di creare, ma anche quello di distruggere, secondo leggi che almeno io non ho capito bene.

60 commenti:

  1. io so' completamente cieco all'arte figurativa, dunque se picasso "ritirasse" guernica me farebbe esattamente lo stesso effetto: nessuno.

    ciò premesso io credevo che l'opera d'arte - un'arte qualunque, intendo - una volta pubblicata si stacca dall'autore e vive di vita propria, tipo "voce dal sen fuggita".

    e poi credevo che 'ste prodezze so' robbe da mussulmani trogloditi, indove che so' indeciso se l'accento va su mussulmani o su trogloditi.

    boh, fate voi.

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    1. "ciò premesso io credevo che l'opera d'arte - un'arte qualunque, intendo - una volta pubblicata si stacca dall'autore e vive di vita propria, tipo "voce dal sen fuggita"."

      Ma quello è il Mondo 3 di Popper ;)

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    2. beh, sticazzi. se fossi capace di concepire un'idea nuova non la scriverei certo su un blog. altrui, poi.

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    3. No, intendevo proprio dire che quello è SOLO il Mondo 3 di Popper.
      Ma anche questo non significa niente.

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  2. In effetti sembrerebbe esserci una contraddizione nel gesto di Blu.
    Ma a quanto pare nelle motivazioni di Blu prevale la volontà di evidenziare e di portare certe contraddizioni alle loro estreme conseguenze.
    Il ché, forse, farebbe anche rientrare dalla finestra ciò che si era cacciato dalla porta: il puro gesto artistico.
    D'altra parte nella street art è connaturato lo stato di precarietà.
    Inoltre bisognerebbe considerare il fatto che l'arte non coincide con la decorazione e che l'artista, forse, si riconosce tale proprio nel momento in cui si sente libero dal ruolo di decoratore.
    Comunque il risultato è che le opere sono fisicamente scomparse, e sono state sostitute da una polemica e una riflessione socio-economico-politica.
    Come se l'artista nonché proprietario intellettuale avesse pensato: o la massa si “evolve”, riesce a cogliere lo stimolo culturale e agisce di conseguenza, oppure tanto peggio.
    È meglio la Bolognina decorata o è meglio il gesto (genuino o strumentale che sia) artistico/politico? Forse in questo caso, secondo l'artista, una cosa escludeva l'altra.
    Certo che sarebbe paradossale (e interessante) se Blu venisse accusato di danneggiamento del patrimonio pubblico. Anche perché poi, per logica, dovrebbero succedere diverse altre cose che farebbero saltare la coerenza interna del sistema.

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  3. Ecco, l'approccio consensuale non funziona rispetto a questo caso particolare. Il riferimento ad Adorno è tra l'altro significativo di un parallelo approccio alla questione "apocalittici ed integrati" che, quando pende verso i secondi, invece di esprimere ponderatezza risulta sempre in passività. E' lo stesso processo per cui i primi, dove rivendicano il proprio rifiuto, finiscono spesso per imporlo.
    Di Blu e della sua decisione mi interessa poco. Mi interessa poco anche la ormai insopportabile tendenza a segnalare nei "commenti" contraddizioni biografiche e personali a spese del contraddittorio.
    Mi interesserebbe invece sapere se coloro che in questo momento stanno fisicamente smantellando le opere d'arte debbano essere considerati ascari confusi ed ideologizzati di un imprenditore della controcultura che impone le sue scelte, o se invece stiano promuovendo l'unica forma coerente di partecipazione civile nei confronti dell'estetica urbana (che è ben altra cosa rispetto ai "semplici" graffiti).

    Faccio un esempio: vivendo io a Bucarest (la città dei block residenziali sparsi a pioggia su tutto il tessuto urbano durante il periodo comunista), posso confermarti quanto la mancanza, anche unidirezionale, di capacità di distruggere abbia nuociuto a questa città - che negli ultimi vent'anni ha pensato bene di costruire stupidaggini laddove averebbe dovuto, con fatica, smantellare gli orrori precedenti. E i risultati si vedono, anzi, questa accidia pratica ha di fatto dato ragione a chi ha perpetrato il primo stupro - il popolo va menato perché da solo non è in grado di organizzarsi.

    In fondo, non vedo perché a Bologna non abbiano creato comitati per difendere le opere di Blu, immediatamente presenti quanto lo sono stati i distruttori.
    Quindi:
    - alla cittadinanza generalizzata di commentatori e cittadini (in quest'ordine) non fregava nulla di Blu, per loro non era nemmeno una questione;
    - i soliti cretini cercano di monetizzare Blu - ne hanno diritto, lo stesso almeno di chi innesca un'invasione militare. Puoi essere ovviamente contrario, ma questo non nega che sia possibile;
    - Blu segnala che s'incazza e chiede di far togliere i graffiti. Non capisco che cosa questo abbia di più paradossale (e nemmeno di più logico, sia chiaro) rispetto alla scelta del punto precedente;
    - a graffiti spariti, avremo un bel trauerarbeit posticcio da parte di quelli del primo punto, incapaci comunque di considerare lontanamente l'idea che si possa davvero entrare in guerra per questioni del genere. E mai lo faranno finché qualcuno non deciderà di smantellare San Petronio - decisione legittima perché possibile, tanto quanto la reazione contraria. Sulle nostre bellissime quattro pietre raggiungiamo un livello elevato di consenso generale.
    Ma caso particolare di Blu non può essere trattato consensualmente.

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    1. Finalmente un commento ragionevole. Grazie

      Mario

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  4. Giuro che non è per fare polemica, ma la tesi che un'azione sia da valutare in base ai suoi effetti è tipicamente cattolica.
    Lutero ha costruito un Impero contestando proprio questo assunto.

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    1. ci sono molte cose che il cattolicesimo ha copiato.
      il natale era una festa pagana.
      lasciamo perdere questi ragionamenti e chiediamoci se il fine giustifichi o no i mezzi.
      la scelta di Blu è "quella giusta" e quindi gli artisti che si oppongono a certe logiche dovrebbero mettersi a distruggere le loro opere o è come il marito che per fare dispetto alla moglie si evira?
      Meglio Blu o Jello Biafra che si oppone alla vendita dei diritti di holiday in Cambogia alla Levi's perché avrebbe tradito "tutto quello contro cui i DK si erano battuti", senza per questo andare a distruggere ogni copia esistente di fresh fruti for rotting vegetables?

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    2. ah, ma siamo alla reductio ad sanpaolum qui.

      persino lui, per parafrasare quell'altro baciapile di benigni, avrà detto una volta buongiorno a qualcuno.

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  5. Inb4 "criticare la distruzione dei graffiti è una operazione ideologicamente di destra".

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  6. Applusi in piedi per questo meraviglioso post. Volevo solo aggiungere, a titolo informativo, che: "ma come fare da qui in poi a distinguerli: metti che uno street artist si metta a distruggere le opere di un altro street artist, ne avrà il diritto?" - che io sappia gli street artists lo fanno regolarmente, si chiama "crossing", lo ha subito pure il sopravvalutatissimo (e borghesissimo) Banksy. https://en.wikipedia.org/wiki/Glossary_of_graffiti

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  7. non credo che esistano delle "leggi" identificabili in tal senso nella street art, ma piuttosto dei principi fondamentali. uno di questi è che le opere non diventino oggetti di mercato dell'arte per collezionisti e galleristi, mai.
    di fronte ai primi tentativi di imporre un'idea di arte del tutto estranea al contesto di partenza, questo auto-vandalismo è una delle modalità attraverso cui la street-art non si ferma ad essere un abbellimento interessante nella "galleria-città", ma un modo di parlare di politica e dell'effimera essenza di ciò che è "Arte"

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    1. è il destino delle opere finire nei musei. ci è finito pure Duchamp.

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    2. i musei sono solo un'idea di arte tra infinite possibili. se è destino delle opere finire nei musei, Blu ha detto no al destino ;)

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    3. e ora paradossalmente le sue opere non sono più visibili al di fuori delle mostre...

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    4. solo quelle rubate che non hanno più valore né comunicativo né di Street art.
      cancellare quel muro non era un modo banale di non farlo finire nella mostra (la mostra é allestita e aprirá a breve), ma affermare che la Street art non é ciò che va in galleria, ma un atto di comunicazione eversivo

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    5. stupidaggini, ronca.
      Sono visibili su internet e sul suo sito,
      non c'è bisogno di andare a una mostra

      Mario

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  8. Non capisco. Se si giudica un' opera dall'effetto allora anche il grigio ha avuto il suo e forse anche di più alto valore. Appropriarsi dei muri aveva donato ai bolognesi un po' di bellezza, almeno oggi sembra che a tutti piacessero i dipinti, oggi le intenzioni dell' artista credo siano quelle di donare alla sua gente la consapevolezza di quella bellezza. Il popolo, di cui ora tutti si riempiono la bocca, vede il bello solo dove gli dicono esso sia. Ed è sempre nei soliti posti, il curatore della mostra parla di "mondo dell'arte" come se fosse possibile dare dei confini o meglio rinchiudere l'espressione artistica. Ecco io spero che Blu col suo gesto abbia solo voluto spostare questi muri al di là per farci vedere oltre e magari vedremo qualcosa oltre i cataloghi.

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  9. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  10. Sono confuso e non so cosa pensare.
    Tranne che, nel contesto di Bologna che si trasforma pian piano in una casa di riposo, aggiungere altro grigio suona proprio come un tagliarsi le palle per indispettire la moglie.

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  11. E basta con 'sta retorica del GRIGIO. Tutte le case su cui Blu ha disegnato erano rosse, gialle, rosa: i tipici colori degli intonaci bolognesi. Anche l'XM24 era del tipico giallo che connota il quartiere in cui si trova. Ridipingerlo di grigio cemento è una mossa da furbetti.

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  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Elisa hai ragione. blU é un artista e il suo gesto va accolto come una opera d'arte e non come pettegolezzo politico (anche se poi siamo noi che ci divertiamo a parlarne attivamente eheh).
      Il punto centrale é la Street Art: Street Art non vuol dire Bansky&Co, che finiscono in un museo per turisti. Street Art é blU che dipinge un muro QUANDO ne ha voglia e COME ne ha voglia.

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    2. Blu ha fatto un bel po' di commissioni museali, prima fra tutte la Tate Modern a Londra.

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    3. ma infatti sta faccenda non va vista come una "polemica" ANTI-museo.
      É semplicemente un'opera sull'opera.
      La bellezza di questa consiste nella sua grigiezza. Spero venga pitturata ben presto con qualcosa di bello e nuovo, possibilmente all'altezza del precedente, cosi da fare contento Leonardo a cui il GRIGIO non piace proprio :) e come biasimarlo...d'altronde

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  13. Direi che il nocciolo del discorso è il supporto. Perché se io domani distruggo un mio quadro fatto due anni fa nessuno si indigna. Il gesto di Blu (cosa non detta nell'articolo) segue di qualche giorno la multa fatta dalla stessa giunta bolognese all'artista romana Alicè per aver deturpato un muro pubblico e precede di qualche giorno la mostra creata con muri prelevati spesso senza il permesso dei vari autori. Inoltre caratteristica intrinseca della street art è quella si di rendere gratuita e fruibile l'arte a chiunque passi li davanti, ma anche temporanea perché in balia delle intemperie, degli interventi di altri writers ( che accadono anche regolarmente ) oppure pronta ad eseeee cancellata causa ripristino del muro originario. Inserita quindi in questo giusto contesto temporale l'azione di Blu non solo è giusta, ma perfettamente condivisibile perché "denuda il re" dell'ipocrisia dilagante. Chi ha scritto questo brano invece dimentica il primo valore dell'arte che non è certo il piacere alla clientela o il ricercare il bello, ma quello di rompere gli schemi, deridere il potere e far pensare denigrando l'ipocrisia. Se fossi stata lì avrei aiutato anche io a mettere del grigio ( grigio si simbolo della volontà di rendere tutto piatto e neutro)

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    1. Non sono sicuro sulle ultime due frasi (il fine dell'arte può essere legittimamente la ricerca del bello), ma il resto del commento lo sottoscrivo in pieno e direi che risponde a tutti i dubbi retorici del buon Leo. Aggiungo che esistono street artist che aspirano ad entrare nel circuito dell'arte ufficiale, altri no: Blu agisce e parla per sé, quindi chiedergli di giustificare quel che ha fatto per ridefinire l'arte di strada è fiato sprecato.

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    2. Quel che ho capito è che l'azione di Blu, se letta dal punto di vista suo e della sua comunità, è condivisibile (dalla sua comunità). Che è poi una tautologia.

      Oppure: tu non capisci Blu, non te lo meriti, sennò apprezzeresti anche il grigio e capiresti che è il simbolo di un altra cosa.

      Ok, lo so che è simbolo di un'altra cosa. Però è grigio. E no, non necessariamente condivido le vostre intenzioni. Invece il grigio ora lo condivido con voi, che me l'avete imposto.

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    3. Ma vallo a colorare tu !
      e poi parli dei Bolognesi che stanno a guardare con le mani in mano. Eddaaii

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  14. Quello di BLU è stato un gesto e anarchico. Parli come se le avesse cancellate da ovunque, ma BLU sa esattamente quanto vale la sua arte. Le ha tolte da Bologna perché Bologna non la merita, appunto perché quelle opere sono di tutti, ha smosso le coscienze e ha fatto parlare di una situazione triste e dilagante. La lettura che hai dato del gesto di BLU e della reazione di chi Bologna la vive e ne fruisce diventa fiacca e retorica. Non risponde, non dà spunti nuovi e nemmeno punti di vista nuovi, ti limiti a stupirti dell'altrui considerazione di arte muralistica, fai la morale sulla civile convivenza, dai punti di vista piccolo borghesi superficiali e buttati lì ed è palese quanto tu non abbia capito nulla su un concetto che evidentemente non ti appartiene e nemmeno vuoi che sia così.

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    1. Invece ritenere che l'arte sia un possesso personale e non un bene pubblico non è piccolo borghese. Proprio no.

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    2. Senz'altro no, un certo moralismo non mi appartiene, non ho mai pensato che io o Bologna ci "meritassimo" Blu e adesso ci meritiamo di perdercelo perché ci comportiamo male o siamo troppo borghesi, ecc. Nemmeno "voglio che sia così", indubbiamente.

      Quel che fa Blu in realtà sono fatti suoi, non è di lui che mi interessa soprattutto: né dei suoi gesti, per quanto eclatanti, né delle sue motivazioni, che rientrano in una polemica anti-museale che credo di aver capito ma non è che mi faccia perdere il sonno (i musei borghesi ritagliano e isolano manufatti da tre secoli, senza i quali non avremmo la storia dell'arte).

      Mi interessano invece gli abitanti, che ieri hanno lasciato che un gruppo di persone ingrigisse la città in modo consistente. Hanno prese per buone le motivazioni di Blu (non era scontato) e tutto sommato lo hanno appoggiato. Questo è veramente curioso.

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  15. Ma é la differenza tra graffito e tatuaggio: il "corpo urbano" é alla portata di tutti. Tu stesso potevi imbrattare il magnifico pezzo di Blu. Potevi. Ma in quanto "non artista" ti mantenevi lontano da quel muro, lo guardavi ma non lo toccavi. Per rispetto. Il fatto che Blu stesso sia "due volte" l'artista di quel muro dimostra che nessuno tranne lui stesso lo puo "crossare". E chiaramente per un writer é una bella soddisfazione.
    Credo che blU non si abbasserebbe mai a un discorso puramente politico contro qualcuno o qualcosa.
    Se ti piacciono dunque graffiti fanne tu uno, o impegnati affinché la polizia lascia che vengano fatti, belli brutti verdi rossi o grigi che siano. E cosi magari quel muro, ora grigio, sarà ben presto coperto da una nuova gioia visiva.

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  16. premesso che sta new wave di post controversi, ma stimolanti mi piace assai, anche se non sempre sono d'accordo sul contenuto
    è l'artista che decide il senso della propria opera e gli altri sono liberi di vederci quello che gli pare. premesso questo c'è da dire che i musei sono l'unica cosa che consente di rendere fruibili alla gente opere d'arte che altrimenti non vedrebbe, quindi i musei non sono solo per i turisti
    un'altra cosa da dire è che molta cosiddetta street art non vale i colori con cui è stata dipinta, tuttavia blu ha fatto bene a fare quest'azione per mettere protestare ecc.
    personalmente mi sembra più un gesto simile a quello del bambino che si porta via il pallone perché la partita ha preso una brutta piega
    e comunque è bene che si parli di street art, cioè al di fuori dell'arte vs vandalismo, ma comunque resta il fatto che fare street art su spazi "concessi" non ha molto senso, diventa decorazione, quindi i poliziotti gli romperanno giustamente il cazzo e loro giustamente si lamenteranno
    poi - ma questo ça va sans dire è un mio problema - ammazzerei personalmente quelli che coprono con i colori anche i finestrini dei treni...

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    1. allora forse avresti ammazzato anche blublu :)

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    2. certo! in senso metaforico s'intende.
      vedi te - mettiamo - sei un artista (o pensi di esserlo, non sempre le due cose coincidono) e ti vuoi esprimere, ochei. dovresti però - caro artista che ti vuoi esprimere - non considerare la nostra (tua, mia e di altri) città il tuo personale parco giochi, primo.
      seconda cosa: mi spieghi per quale cazzo di motivo (più o meno rivoluzionario) io devo sta' sul treno come se fosse un vagone piombato?
      perchè il tuo bisogno di esprimerti mi deve rompere tanto il cazzo?
      fai 'sta cazzo di street art, ma lascia liberi i finestrini, perché su quei cazzo di treni non ci viaggia renzi o berlusconi, ma i pori stronzi che vanno a lavora' o a scuola o all'università
      chiedo scusa per il turpiloquio, ma ho voluto prova' il brivido de zozza' il muro de un altro

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  17. Per me è stato un gesto artistico anche il modo in cui l'ha fatto e l'ha comunicato, poi meglio così, secondo la filosofia politica dell'artista, che farli finire in mano alle speculazioni private, e pure aprire una discussione politica su questo, che era altro obiettivo di Blu e che parrebbe aver raggiunto.

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  18. L'opera di Blu su quel muro era una protezione per il centro sociale xm24 e contro la speculazione edilizia subito dietro ....adesso cosa accadra'...'immaginate!

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  19. Caro leonardo, ti dovresti chiedere prima di tutto perchè adesso devi pagare per vedere i graffiti che ti piacevano tanto...e i soldi che paghi non vanno agli artisti...vanno solo ai topi...agli artisti vanno solo le multe

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    1. Mi sa che è un po' più complicata di così; comunque io alla mostra non ci sarei andato.
      I graffiti non li vedrò più perché Blu ha deciso di cancellarli e i bolognesi non hanno fatto nulla per impedirglielo. Le motivazioni di Blu credo di averle capite e m'interessano fino a un certo punto: mi interessano (e un po' mi sorprendono) quelle dei bolognesi.

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    2. Nonostante l'articolo parli soprattutto dell'artista e poco di chi era spettatore di questa cosa, l'avevo capito che scrivevi delle reazioni "we all stood still" dei bolognesi.
      Nonostante la variante di valico, bologna mi sembra un po' il polso del paese in questo frangente: ubi maior minor cessat

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    3. Oggi giorno la gente sta ferma a guardare esterefatta senza spirito di partecipazione in tuuttee gli avvenimenti DI STRADA. La partecipazione sociale si é spoststa su internet e noi ne siamo la conferma.
      Pensavo che qui si parlasse di Blu e non dei Bolognesi.
      Per quanto riguarda Blu, Leonardo, dopo una giornata di applausi, per primo lancia un rimprovero.
      Io vi dico: un artista non fa qualcosa per sentirsi poi dire "hai fatto bene" o "hai fatto male".

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  20. Chiunque non comprenda il gesto di blu ( e di altri ) non ha mai vissuto la propria città, di certo non politicamente, e forse purtroppo neanche "sentimentalmente". Tutti i graffiti nascono da un sentire, spesso comune in un certo ambito politico e sociale di una città, che cresce e vive in un luogo ed in un momento ben preciso, da quel momento è perte della memoria della città e con lei si evolve cresce e muore, proprio come il quartiere, il palazzo, il muro che la ospita. Se i ricordi sono certamente ciò che forma la personalità di un individuo vale lo stesso per una città, e questo i bolognesi dovrebbero saperlo bene, strumentalizzare il sentire di tutta una fascia sociale che ha vissuto un certo momento storico, e che ha creduto in una certa idea (senza permesso oltretutto) è sbagliato da ogni punto di vista. Se la street art avesse bisogno dei musei non sarebbe street art. E' davvero incredibile come ci si indigni appena ci si ritrova davanti ad un po' di sana coerenza.

    Poi proprio da chi la coerenza non sa cosa sia, sento tanto parlare delle quotazioni di blu, se andate sul suo sito, potete compravi le sue stampe ad un massimo di 500€ (una miseria per qualsiasi artista così conosciuto).
    Dovremmo solo essere contenti che esista ancora qualcuno che crede in quello che fa, e non parlo solo di blu, quest'estate venite a fare un salto al crack che magari iniziate a capirci qualcosa di tutta questa storia.
    http://crack.forteprenestino.net/

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    1. Immagino che sì, tutto sia suscettibile di essere ridotto a una questione identitaria: se non vivi il determinato contesto del determinato quartiere non puoi capire né i graffiti né la cancellazione.

      La città però la vivono tutti, e la pretesa che un'opera d'arte sia fruibile soltanto se si condivide con l'artista una "storia", dei "valori", o addirittura dei "sentimenti" è... una pretesa, appunto.

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    2. non ho parlato di condivisione con l'artista, parlo di memoria e di rispetto, da parte di istituzioni che per organizzare la mostra quella storia l'avranno anche studiata. qua si tratta di denaro, di speculazione e di strumentalizzazione, su ideali e sforzi fatti in un luogo per un luogo del tutto gratuitamente e per tutti, 12 euro di ingresso ad una mostra di street art? ma stiamo scherzando? se si vogliono tutelare delle opere perché ritenute così importanti artisticamente basterebbe tutelare il quartiere e proteggerle dove si trovano, e guarda un po' si trovano per strada dove tutti possono vederle GRATIS.

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  21. Ricordo che qualcuno di nome Roversi Monaco nella persona museale di Genius Bononia si è appena appropriato senza diritti di opere che ha fatto staccare dal muro senza i consensi. Il gesto di Blu è stato coraggioso e se lei ha perso il polso della nostra generazione, per una volta io, questa generazione, la vedo pensare. Condivido con chi dice che condividere il gesto d Blu significa vivere in e di questa città, tutto il resto è inutile.

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  22. "secondo leggi che almeno io non ho capito bene."

    appunto

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  23. Vi lascio con un pensierino che nessuno sembra farsi:
    Perché non potrebbe esserci gia DOMANI un nuovo murales bello e colorato al posto del grigio, per la felicita' di Leonardo e di tutti i bolognesi amanti della street art?
    A bologna artisti non mancano né negozi di pitture.
    E allora perché, Leonardo, cosi preoccupato sei di questo GRIGIO?
    Sta tranquillo, ripeto, sentiti libero tu stesso, oppure, lascia libero chi per te lo dipingerá.
    Ah "PER te" con significato di 'al posto tuo' e non di 'finalizzato alla tua fruizione'. Chiaro? ;)

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  24. all'inizio, "di pancia" la cancellazione dei graffiti mi sembrava una mossa condivisibile, ora piu` ci penso meno mi sembra azzeccata.
    Da un lato e` perlomeno dubbio che possa avere effetti positivi di qualche tipo, a meno che non sia parte di una strategia sul lungo periodo che francamente non colgo. Banalmente: l'avversario non ci perde nulla, l'autore non ci guadagna nulla, potra` suonare crudo ma secondo me ha senso anche pensarla in questi termini.
    Dall'altro il messaggio che manda puo` arrivare solo a chi conosce gia` Blu, i centri sociali in questione, i Wu Ming, insomma quell'ambiente, e piu` che altro a chi e` gia` dalla loro parte. Per contro risulta semplicissimo, specie per una controparte che dispone di tutti i mezzi di propaganda possibili e immaginabili, ribaltare completamente questo gesto contro il suo autore e i suoi sostenitori. Per chi vuole denigrare la street art, i centri sociali, determinate posizioni politiche sulla citta`, gli spazi pubblici ecc... beh, scusate ma a me sembra proprio un invito a nozze, la puoi rovesciare come un calzino in tre parole questa cosa. E questo gia` se pensiamo all'impatto sulla popolazione bolognese, figuriamoci il resto del mondo che casomai non sa neanche di cosa si stia parlando. Mi considero ampiamente dalla stessa parte di chi l'ha fatta ma mi sembra una mossa potenzialmente piu` dannosa che altro.

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  25. Sarò disonesto anch'io, nel senso che ho letto l'inizio e basta. Mi pare che vada sgomberato il campo da un grosso equivoco su tutta la faccenda. Il gesto di Blu non sancisce una proprietà sui lavori, bensì un concetto base dell'arte di strada, ovvero la natura effimera dei suoi prodotti. Non a caso il famoso pezzo sul muro dell'Xm24, raffigurante quella sorta di battaglia tra il bene e il male nella Bologna sesso suini e siampagn è stato dipinto su un pezzo precedente dello stesso Blu e di un'altra artista nota, Ericailcane, cancellandolo, senza destare scalpore alcuno, nemmeno nell'artista la cui opera è stata cancellata. Non si può musealizzare la street art, in quanto è arte effimera, per quanto possa sembrare paradossale, la regola sarebbe che tra qualche decennio, quando Blu sarà passato a miglior vita, rimanessero a rappresentare la sua arte solo le fotografie, oppure le patacche vendute ai galleristi e ai collezionisti per alzare soldi alle loro spalle (questo è lo spirito di un Blu quotato).

    Poi certo, la natura mediatica e di performance che ha assunto questa operazione in parte contraddice questo schema semplice, ma questo è più un effetto collaterale determinato dall'imprevedibile collisione tra due mondi fondati su codici giuridici estranei ed opposti, quale quello dell'arte di strada e quello delle gallerie d'arte. L'invasione di campo, d'altronde, viene dal mondo delle gallerie d'arte, ed è ovvio che se si istituisse la pratica di scrostare i pezzi famosi e di successo dai muri si minerebbe alle basi il fondamento della street art stessa come si autoconcepisce, dunque la reazione di Blu, fuori le righe per il semplice motivo di essere così mediaticamente performativa, e dunque così comprensibile e accessibile più al mondo delle gallerie d'arte contemporanea che al mondo dell'arte di strada (detto in italiano, per inciso, suona molto più semanticamente preciso, come concetto, rispetto al modaiolo "street-art", pur condiviso da tutti, in un movimento peraltro tutt'altro che immune alle sirene della moda), diventa una sorta di reazione esistenziale, non una provocazione ma un vero e proprio atto di guerra, programmaticamente indifferente alle sue conseguenze, sigillato dalla frase di Bonnot.
    L'accusa di appropriazione da parte di Blu delle sue proprie opere, è comunque curiosa: distruggendole non se ne sta appropriando ai danni dei Bolognesi che le ammiravano, le sta restituendo alla loro natura effimera e sta restituendo i muri al libero usufrutto da parte degli altri artisti di strada, i quali si troverebbero a mal partito a cancellare un Blu, ora che è famoso e in via di musealizzazione. L'opera non è di Blu o della cittadinanza, non è di nessuno, così come il muro, è questo il concetto base. C'è solo e semplicemente un codice non scritto che vuole non si cancelli un pezzo di livello alto con scarabocchi o con pezzi di livello basso, tutto qui, tutto non scritto né universalmente condiviso (tant'è che a suo tempo Banksy finì in una faida con una crew inglese di writers vecchia scuola, gente che segna il territorio con le sue tag e non fa arte, e che considera gli "street artist" delle fighette vendute, in uno di quei contrasti che ci mostrano di quanti livelli possa essere composta un'etnografia della metropoli contemporanea).

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    1. È vero, sono due mondi fondati su codici estranei e opposti: ma non davo così scontato che il mondo della street-art fosse riuscito a imporre così bene i suoi codici, oltre che le sue opere. Ovvero: Blu fa quel che vuole, ieri voleva disegnare e oggi vuole cancellare. Ai bolognesi andava bene la prima cosa: mi sorprende (un po' negativamente, lo ammetto) che si facciano andare bene anche la seconda, e che accettino di leggere il gesto secondo la semantica che offre Blu (o che offrono i Wu Ming).

      Poi a me interessa l'opera e può anche interessare la semantica, ma un artista che pretenda di farmi leggere le sue cose solo nel modo e e nel tempo e nello spazio che vuole lui mi lascia perplesso. Il mio mestiere peraltro mi porta ogni giorno a fare l'opposto: smontare le opere, analizzare le motivazioni dell'artista, talvolta criticarle, ecc.

      Questa cosa per cui delle opera di Blu dovrebbero sopravvivere soltanto foto e non stacchi, ad esempio, fuori dal codice specifico della sua arte cos'è, cosa dovrebbe rappresentare, se non una forma di feticismo.

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    2. Il fatto è che forse, essendo la cultura del writing diffusa da 30 anni, una parte di essa è penetrata in parte della popolazione. E' probabile che tra le persone che si sono interessate al dibattito su questa faccenda vi sia una sovrarappresentazione di quella componente tutto sommato minoritaria che conosce, quantomeno in maniera sommaria, i codici del writing.

      Di fatto poi Blu s'è preso la parte buona, quella del romantico difensore dell'integrità dell'arte di fronte al bieco interesse del capitale, e ciò ha condotto molti a identificarsi con lui e sostenerlo, a prescindere dal fatto che "l'integrità dell'arte" è una chimera.

      Che poi le cose non siano così semplici, è ovvio. Personalmente trovo molto poco evoluta la riflessione degli ambienti antagonisti tra arte e politica, stretta com'è tra la sopravvalutazione del significato militante dell'opera artistica e la sottovalutazione delle contraddizioni insite nel propagare un messaggio militante mediante l'opera artistica e dentro i canali della diffusione delle opere artistiche.
      E' un problema che i Wu Ming scontano moltissimo e sul quale talora si scompongono in maniera piuttosto buffa.

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  26. Il dibattito in questione mi interessa, qualcuno sa suggerirmi altre posizioni interessanti sul caso Blu?

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  27. Litighi con le femministe, litighi con Adinolfi, litighi con chi sbeffeggia Adinolfi, litighi con Blu e Wu Ming... Periodaccio? ;)

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    1. Pensa che una volta era sempre così.

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    2. Poi si invecchia xD quindi non è un periodaccio in realtà, è un rigurgito di gioventù - è la tua versione del film con Ben Stiller e Naomi Watts? :) :) :)

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    3. Ma no, è che qui avvenivano discussioni che ormai si sono trasferite sui social. Io resto sempre quel giovine inverecondamente avvezzo alle dispute.

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  28. Bella questa vicenda fatta tutta di paradossi e che, a dispetto di tutti, ruota tutta attorno al concetto di proprietà. Tra l'altro se si tratta di "res nullius" è ineccepibile tanto il gesto di Blu quanto quello di Genus Bononiae, con buona pace del popolo e dei difensori del suo diritto

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  29. Ed è divertente anche constatare quanti grattacapi provochi l'accostare un concetto abitualmente connaturato al sacro quale l'arte con quello di "res nullius", quali sono ad esempio i rifiuti contenuti nei cassonetti

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