martedì 18 settembre 2012

Libertà di rutto

Quando quest'ultimo polverone nordafricano si sarà depositato - e si sta già depositando - qualcuno conterà le vittime e scoprirà che anche stavolta, come nel caso delle vignette del 2006, sono quasi tutte arabe, quasi tutte musulmane. Per dire, l'11 settembre insieme all'ambasciatore Christopher Stevens sono morti dieci agenti di sicurezza libici, che stavano cercando di difenderlo. Questo ovviamente per noi pubblico occidentale ha punta o poca importanza: gli africani sono comparse, il fatto che cadano come mosche non desta sorpresa. Per noi l'11 settembre è morto soprattutto un ambasciatore USA, un occidentale, un laico. Vittima dell'islamofascismo oscurantista che non consente alcun tipo di scherzo sul Profeta. E passi. Lasciamo pur perdere il carattere volutamente provocatorio del film che ha scatenato la reazione; prendiamo anche per buoni i titoli sparati che due giorni fa ci annunciavano rivolte in tutto il mondo islamico, quando alla fine si è trattato nella più parte dei casi di manifestazioni pacifiche. Ma non importa. Prendiamo pure per buona la tesi degli eredi della Fallaci, comprensibilmente ansiosi di intestarsi un'eredità che in libreria e in edicola vale ancora parecchio. Diamogli retta, per una volta, e ammettiamo finalmente che l'islamofascismo esiste e minaccia l'Europa, minaccia il mondo, e probabilmente l'universo...

...Però, a questo punto, bisognerebbe avere l'onestà di ammettere che fa soprattutto vittime nel mondo islamico. Quando sei anni fa un Ministro della Repubblica italiana si sbottonò una camicia in diretta per mostrare una vignetta anti-Maometto sulla maglietta della salute - sì, è successo - in Italia non ci fu nessun attentato; invece a Bengasi morì un po' di gente, durante una manifestazione che la polizia di Gheddafi represse alla sua maniera. Al nostro ministro (era Calderoli) nessuno torse un capello - sì, fu spinto a dimettersi, ma non perse certo la scorta.

Scrivo questo perché anche stavolta, come sei anni fa, mi sembra che la discussione sia un po' fuori fuoco. Ci si lamenta che la nostra occidentale libertà di espressione (sacrosanta) sia limitata, come se ci fosse da qualche parte un insopportabile codicillo medievale che ci impedirebbe di scherzare su Maometto. Ecco, no. Possiamo benissimo scherzare su Maometto, tanto quanto scherziamo su Gesù (entro certi limiti tuttora fissati dalla legge) e su altre divinità. Certo, se la cosa circola su internet può darsi che qualcuno s'incazzi e qualcun altro ci rimetta le penne, com'è successo a Stevens e alla sua scorta. Ma non è un rischio per noi. È un rischio per chi laggiù ci vive o ci lavora. Per noi no, noi siamo liberi di scherzare su tutto quello che non conosciamo. Siamo liberi. E irresponsabili, ovviamente. Se qualcuno nel terzo mondo si scanna per un film o una vignetta che abbiamo pubblicato noi, nessuno può attribuircene la colpa. Noi siamo al di sopra di tutto questo.

Ci sono motivi storici per cui siamo fatti così. In breve, i nostri antenati hanno inventato la modernità, lottando contro un oscurantismo non meno odioso di quello salafita, e conquistando a volte a prezzo della vita una cosa che per convenienza chiamiamo "libertà di pensiero". Certo, per loro era la libertà di sostenere che il sistema copernicano è più aderente alla realtà del tolomaico, o che il Terzo Stato era sfruttato dai primi due; era libertà di pensiero, appunto. Oggi sempre più la libertà sembra consistere nel poter scrivere Maometto Cacca. Più che libero pensiero mi sembra rutto libero, ma non importa; nessuno ce lo contesta; Oriana Fallaci ruttò quattro volumi di Maometto Cacca, la RCS fu ben lieta di pubblicarglieli, la gente li comprò, nessuna fatwa fu emessa - e sì che la vecchietta un po' ci sperava, in fondo tra cancro e fatwa anch'io non esiterei (non sono sicuro che oggi un volume sul concetto di Cristo Cacca venderebbe altrettanto bene, senza incorrere in sanzioni penali - ma non importa).

Nel mondo islamico l'illuminismo è arrivato tardi; forse deve ancora arrivare, quello che si coltiva nelle capitali è un modernismo di facciata, spalmato alla benemeglio su un intonaco che non vi si adatta. Magari è così. Se è così, varrebbe la pena di domandarsi se possiamo aiutarli in qualche modo. Non per altruismo: è nel nostro interesse che sviluppino una società civile laica. Come si può fare? Non lo so, ma so molto bene come *non* li si aiuta. Non li si aiuta sputando sui loro simboli, e il Profeta è il più importante. Perché, con voi funzionerebbe? Avete mai pensato di profanare un crocefisso per convincere un vostro amico cristiano che la sua fede è stupida? Non si tratta di psicologia né di sociologia, è una questione di spiccio buonsenso: le vignette o i film antislamici non combattono l'islam in nessun modo. Non è per questo che vengono fatti circolare. Quello che si ottiene, diffondendo satire antislamiche, è: irrigidimento, rabbia, manifestazioni di protesta, che quando fanno vittime le fanno quasi sempre dall'altra parte del Mediterraneo. Ovviamente nessuno ci impedisce di ruttare le nostre parodie. E nessuno ci riterrà responsabili del polverone che di nuovo si alzerà, e, quando si poserà, delle comparse che saranno cadute anche stavolta. Noi siamo liberi di fare quello che vogliamo, e se quello che vogliamo di solito è prendere in giro gente meno fortunata di noi, così sia.

Questa libertà, guai a chi ce la tocca. I nostri antenati hanno lottato per conquistarla, e noi la difenderemo col sangue e con le unghie dei contractors che pagheremo con soldi che stamperemo facendo debiti che intesteremo prima o poi a qualcuno. Siamo l'Occidente, tutto ci è dovuto.

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