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mercoledì 7 novembre 2012

Astensione in the UK

Affluenza in the USA (magari se clicchi si ingrandisce, chissà)
Sono un po' stanco così adesso vado a letto e comunque domattina ne saprò esattamente quanto voi. Vorrei solo far presente una cosa, che alcuni troveranno persino banale e altri magari no: in queste ore i tifosi di Obama stanno salutando come una buona notizia il fatto che l'affluenza alle urne sia alta. E quando dicono alta, dicono comunque un numero intorno al 60%. Le ultime elezioni politiche in Italia (2008), che già fecero gridare al record di astensione, registrarono un'affluenza dell'80%. Può darsi che l'anno prossimo voti ancora meno gente, ma per ora le nostre elezioni più snobbate hanno percentuali di affluenza comunque più alte di tutte le elezioni USA del Novecento. Molti che si stracciano ad arte le vesti per la crescita dell'astensionismo e l'insofferenza per la politica, sono gli stessi che stanotte intoneranno inni alla festa della democrazia che si celebra in un Paese dove quattro persone su dieci aventi diritto non votano. Nel '96 addirittura votò meno del 50%, e Clinton fu rieletto presidente lo stesso. È la democrazia: chi non vota non conta. Non è detto che debba piacervi, ma per sovvertirla servono comunque strumenti meno impalpabili di schede e certificati elettorali in bianco.

L'abitudine a caricare il non-voto di un significato politico, di attribuirgli una componente di protesta, o addirittura potenzialità eversive, per cui se tanta gente non votasse si aprirebbero senz'altro i sigilli di qualche apocalisse o palingenesi rivoluzionaria, è una delle tante scemenze che inquinano il dibattito politico italiano. Altrove l'astensione è così poco considerata che nemmeno ne parlano: per fare un esempio un po' cialtrone (scusate, sono un po' stanco), giusto stasera cercavo il dato sull'affluenza alle elezioni britanniche del '97 e sulla pagina wiki inglese non c'era. Non è una distrazione, la pagina è ben fatta. Secondo me è proprio che a un lettore britannico dell'astensione non frega più di tanto: è una curiosità, non ha nessun significato politico.

Quel famoso dato sulle britanniche del '97 mi interessava perché in questa settimana è scattato (in modo molto goffo all'inizio, ma pazienza) un dibattito su Tony Blair, sul senso che possa avere evocare Tony Blair quindici anni dopo in un contesto così diverso come l'Italia. È chiaro che per Renzi rifarsi a Blair implica tutta una serie di cose, alcune sensate altre meno; tra queste l'idea  di conquistare gli elettori allo schieramento avverso, con una campagna fresca a base di messaggi propositivi e facce giovani ecc. ecc.; cosa che tutti gli riconoscono. Il problema è che, appunto, nessuno si ricorda più dell'astensionismo. Che in quell'occasione fu piuttosto alto. Insomma, Blair seppe convincere tanti indecisi, ma anche no.

Se uno poi va a vedere al numero crudo dei voti, scopre (se ho capito bene; ma sono un po' stanco) che il New Labour rispetto a quello Old di cinque anni prima ne guadagnò, sì, ma due milioni. Mica tanti. Quel che veramente fece la differenza è che i Tories ne persero cinque, di milioni. I liberaldemocratici persero poco meno di un milione... basta, il resto sono più o meno bruscolini. Quindi dove andarono tutti i voti persi? Astensione. Ora, non voglio dire che Blair non convinse tanti ex elettori di Thatcher col suo entusiasmo e la sua faccia fresca e la sua idea molto precisina su cosa fosse il Bene e su come fosse esecrabile (e bombardabile) il Male; quello fu senz'altro un fattore. Un altro fattore fu che molti ex elettori di Thatcher erano disgustati dal suo successore Major e non andarono semplicemente a votare. Secondo me vale la pena di ricordarlo. Buona notte e forza Obama.

19 commenti:

  1. forza obama, innanzitutto. ché il presidente usa conta tanto per tutti, mica solo per loro.
    l'astensione in italia è importante perché siamo il paese degli azzeccacarbugli (spero si sciva così, ma sono stanco e sono sul mio treno-pendolari) e quindi il dato viene usato strumentalmente
    per dire: i cattolici dicono che hanno vinto il referendum sulla fecondazione assistita, ovviamente è falso
    i grillini dicono oggi (come i radicali ieri) dicono che l'astensione blabla...
    è sempre bello, quando si pensa al proprio partito come antisistema (qualunque cosa voglia dire) sommare i propri voti all'astensione, o almeno all'incremento di astensione
    tutti vogliamo rivendicare la vittoria, se non è quella vera che sia almeno la vittoria morale o, cavolo, almeno poter dire che per l'avversario è una vittoria di pirro
    comunque c'è tanta gente disgustata che dopo aver votato sempre delle merde (democristiani, socialisti, pidiellini) ora vuole convincermi che è tutto uno schifo blabla...
    ma io voterò alle primarie del piddì e (tié) voterò bersani!

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  2. Anche io ieri sera sono andato a letto; stamattina ho controllato le notizie abbastanza sicuro di un risultato in bilico e invece, sorpresa!, ha vinto Obama.
    Forse un certo numero di statunitensi ha riflettuto che sotto sotto la sanità è una cosa importante, oppure chi lo sa... in ogni caso ho tirato un sospiro di sollievo.

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  3. A rinforzo della tesi di Leonardo, nella Svizzera tempio della democrazia diretta le poche volte che si supera il 50 per cento di partecipazione si parla di mobilitazione di massa dell'elettorato. E oltretutto possiamo votare per corrispondenza.

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  4. "una delle tante scemenze che inquinano il dibattito politico italiano"

    E allora, Saggio sulla lucidità?

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  5. confrontare la situazione politica americana o britannica con quella italiana penso non abbia tanto senso, là esiste un consolidato bipartitismo che può indurre all'astensione chi non si sente rappresentato, qua c'è un ampia e articolata scelta di partiti che l'astensione assume una valenza di tutt'altro spessore.

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  6. Scusa Leo, giusto per intenderci... qual è la definizione di democrazia che stai implicitamente assumendo quando dici: "È la democrazia: chi non vota non conta"?, perchè io ero rimasto a "la maggioranza vince"... e quando la maggioranza non vota temo poi non possa vincere (proprio come non puoi fare 13 se non giochi la schedin), ed anzi: forse non vota proprio perchè non può vincere...

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  7. Ma fammi un esempio di un'elezione invalidata perché mancava il quorum.

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  8. Ma le elezioni non si invalidano proprio perchè "esistono tanti tipi di regimi democratici quanti sono i tipi di minoranze capaci di guidare le maggioranze".

    Però in generale, se vuoi che una parola abbia un senso devi - dovresti, dovremmo - fornire non dico una definizione ma almeno un set di requisiti minimi che permetta di appiccicarla su qualcosa solo dopo che quelli siano stati rispettati; altrimenti è il solito giochino per cui noi siamo tutti democratici, e gli altri dittature/stati canaglia/imperi del male...

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  9. Io ho un approccio un po' pragmatico: democrazia è la cosa che in generale la maggior parte di chi la pratica crede che la democrazia sia.

    Può darsi che in senso assoluto una democrazia in cui vota solo una minoranza (non per censo, ma per scelta, relativamente libera) non sia la democrazia assoluta, ma in senso pratico non credo che esista un posto dove invalidano un'elezione perché manca un quorum.

    Non è che non rispetto quelli che non votano per opporsi; mi limito a notare che non basta non votare, anzi non votando si ottiene spesso un non risultato o un risultato opposto alle aspettative.

    In controluce c'è il grande dibattito su come si vincono le elezioni, i renziani vogliono vincerle al centro. Io guardo a un modello più o meno anglosassone in cui l'astensione è medio-alta e le elezioni si vincono anche in altri modi, pescando da bacini elettorali che non sono necessariamente al centro.

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    1. Definzione interessante, soprattutto al momento di esportarla...
      C.

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  10. Guarda, su quello che immagino per te sia il punto (che senso ha il non voto? come è giusto che sia interpretato? è in gardo di veicolare efficacemente un qualche tipo di messaggio?, etc.) non credo di essere in disaccordo.

    Quello su cui sono in disaccordo è chiamare democrazia una roba dove pur potendo votare in 100 votano in meno di 50.
    In quel caso la ""maggioranza"" che vince (a quel punto, con un proporzionale puro, ne bastan 25) non è vera maggioranza (51) di niente.
    E nei casi intermedi parlerei di democrazia in crisi, o malata, o zoppa, o in parabola discendente (come nel caso americano), o potenziale.
    Ed il fatto che molti non votino mi pare tutt'altro che non preoccupante: significa che certe idee non trovano alcuna possibile rappresentanza politica - o peggio: che non ci sono idee.

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  11. Di solito il non-voto si sviluppa secondo due principali filoni.
    1) Non voto perché nessun candidato mi piace.
    2) Non voto perché tutti i candidati mi vanno bene.
    La situazione (1) ha molteplici fonti, ad esempio ci sono gruppi che non votano in quanto contestano in toto il sistema (anarchici, testimoni di geova...) e per loro qualunque governo esca dalle urne non è legittimo; ci sono poi gruppi che non votano perché in un particolare momento storico non si sentono rappresentati da nessun candidato (ad esempio l'elettore di sinistra ad un ballottaggio PdL-Lega). Il primo caso è una critica al sistema nel suo complesso, che si spera di abbattere e sostituire con qualcosa di diverso, il secondo è una critica ad un particolare momento storico, ma non contesta il sistema.
    La situazione (2), invece, si è verificata sotto ogni tempo e governo: non si interessano alla vita pubblica le persone che badano agli affari propri e ritengono che il sistema grosso modo vada bene e ritengono molto più determinante per la propria vita (a torto o a ragione) chi vincerà il prossimo scudetto/la prossima corsa di bighe rispetto a chi trionferà nelle prossime elezioni/nel prossimo comizio centuriato. Se le persone di categoria (2) esistevano ai tempi dei governi assoluti, figuriamoci adesso che la vita è relativamente facile rispetto a qualche secolo fa.
    Personalmente siccome mi sono sempre interessato alla vita pubblica mi sento assai lontano dalla categoria (2), ma dopo il mio trasferimento in Germania ho scoperto che nella mia nuova residenza esistono tantissimi individui che si fidano del governo, fanno la propria vita e in generale pensano che per la politica al pari della medicina, della scienza, del riparare tombini, ecc sia il caso di lasciarla fare a chi ci capisce: in generale si affidano al governo allo stesso modo in cui si affidano al caldaista quando c'è da riparare la caldaia.
    Può sembrare bizzarro a chi proviene dall'Italia, ma è così.

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  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  13. Mah, nel caso degli USA mi parrebbe interessante poter disaggregare il dato. Se non erro da quelle parti chiunque voglia votare deve iscriversi sulle liste elettorali da solo, non si è iscritti automaticamente come da noi. Che condizione sociale, livello di istruzione, collocazione geografica, età hanno le fasce che meno si iscrivono?

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  14. Per rispodere a Claudio VdA, secondo me c'è in Italia (e forse anche altrove) un 15-25% fisiologico di persone che pensano che la politica semplicemente, non faccia parte del loro mondo. Non andranno mai a votare e non ci andrebbero neanche se fossero candidati loro stessi.

    Sommare a questi numeri quelli di qualunque tipo di astensionismo è scorretto perché si sommano mele e pere. Per questo non sono mai daccordo quando si affibbia qualsiasi sentimento agli astenuti. Secondo me gli astenuti non contano semplicemente perché rappresentano una molteplicità di posizioni che trascende la possibilità di essere rappresentata.

    E nell'eventualità che ci fosse un vero vuoto politico verrebbe subito riempito (Grillo ci sta tentando con fortune alterne) sopratutto in un sistema così polimorfico come il nostro (come nota Aldo Foschini. E se non c'è la figura in cui identificarsi per una parte significativa di elettorato, bisognerebbe semplicemente rimboccarsi le maniche e diventare quella figura.

    Resta dunque solo l'indolenza (secondo me) a giustificare l'astensionismo.

    Andrea

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  15. Ma perché indolenza? Uno può anche non-votare perché (legittimamente) non gli interessa, o perché si fida della decisione che prenderanno gli altri.

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  16. "e le elezioni si vincono anche in altri modi, pescando da bacini elettorali che non sono necessariamente al centro" (da un commento di Leonardo). Concordo e suggerisco: http://www.ilpost.it/mauriziocodogno/2011/05/14/di-elezioni-e-gelatai/ Niente di nuovo, ma magari in vista del 2013 poterbbe essere anche utile ricordarselo.

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  17. E' vero che le elezioni non si annullano, ma ti pongo l'esempio Argentino: nel 2001 l'astensione e' stata record, e tre mesi dopo si e' scatenata una crisi politica di portata storica.
    Penso che sia importante, no il numero assoluto di astensionismo, ma la variazione. Dunque se alle prossime elezioni italiane si presenta la meta' degli elettori delle elezioni precedenti, per me sara' un indicatore di qualcosa; il fatto e' che la partecipazione politica secondo me rimane costante, cio' che cambia e' il foro...

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  18. Credo che in Argentina tra le due cose c'è stato anche un momento in cui i bancomat non funzionavano più. Quello in Italia ti porterebbe alla crisi politica nel giro di tre ore, con o senza astensione.

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