mercoledì 28 novembre 2012

Il giorno in cui Mario Monti mi spezzò il cuor

"Per esempio, due ore in più".

Bisognerebbe sempre partire da una notizia, e la notizia questa volta forse non c'è. Un politico che dice una bugia, in Italia, è una notizia? No, probabilmente no. Un politico che in diretta tv dice una bugia grossa, una bugia smaccata, un'informazione la cui plateale falsità si può verificare in pochi secondi, è una notizia? Purtroppo no.

Anche il fatto che il politico stia concedendo un'intervista, e che l'intervistatore si guardi bene dal rettificare, dal controllare, dal far presente che no, le cose non stanno semplicemente così: è una notizia? Mi dispiace, non lo è, circolare.

La bugia è abbastanza pesante: getta discredito su un'intera categoria di lavoratori, bollati come conservatori e corporativi perché indisponibili a fare "per esempio, due ore in più settimanali". Niente di nuovo. Il politico che la pronuncia, in diretta, in prima serata tv, su una rete nazionale, è il presidente del Consiglio dei Ministri, e capirai. Dov'è la notizia? è sempre andata così. Avvisateci magari quando un presidente in prima serata tv tenterà di dirci la verità. Fino a quel momento, ci dispiace, nessuna notizia. Oppure se vi va posso scrivere sul mio piccolo diario on line che Mario Monti, domenica, mi ha spezzato il cuoricino.

Fino a sabato non è che fossi un suo ammiratore, ma evidentemente nutrivo per lui più stima di quanto fossi disposto ad ammettere. Era palese che la sua agenda non fosse la mia (manco ne avessi una che non preveda il sopravvivere a oltranza); né potevo dire di avere molta fiducia nel suo rigorismo, ma è un discorso lungo e in fondo il commissariamento della repubblica italiana non è  responsabilità sua. Lui per me restava semplicemente un tecnico, uno che ha un lavoro da fare (giusto, sbagliato che sia) e cerca di farlo con serietà. La sua agenda non mi piaceva, la sua serietà mi serviva. Ne avevo un bisogno forse disperato, una di quelle necessità da innamorati, che ti spingono a immaginare che una cosa esista anche quando forse non c'è, e forse neanche la serietà di Monti c'è. O si è dissolta nei mesi necessari a trasformarsi da un docente universitario a un politico. La non-notizia di domenica sera è che Mario Monti è diventato un politico italiano, uno di quelli che va in tv a raccontare balle, e più sono grosse, ed evidenti, meglio è, tanto nessuno gliene chiederà conto.

Nello specifico, la bugia è triplice. Le ore di lavoro in più non sono "per esempio, due settimanali" (prima bugia). Controllate ovunque: appena un mese fa in una bozza di decreto le ore erano sei, pari a un terzo dell'orario settimanale. E non si tratta di ore di lavoro, ma di lezione (seconda bugia), che l'insegnante deve preparare, organizzare, gestire. Per un insegnante di lingue straniere, o educazione artistica, o musicale, quelle due ore equivalgono a una classe in più: venticinque ragazzi in più con cui lavorare, venticinque famiglie in più con cui interagire. È tempo, è fatica, è lavoro in più. E non è vero (terza bugia) che in questo modo si sarebbero liberate risorse: è vero semplicemente il contrario. Il governo vuole risparmiare sulle risorse, tagliando le cattedre: a perdere il posto saranno come sempre i giovani, i più bassi in graduatoria.

Ma in fondo queste tre bugie sono tutte comprese in una sola, ovvero: Monti non ha mai chiesto agli insegnanti di fare due ore in più alla settimana. Il ministro Profumo non ha mai proposto agli insegnanti di fare due ore in più alla settimana. Invece di lamentarsi in tv contro la categoria conservatrice e corporativista, perché non ce lo chiedono? Scoprirebbero cose interessanti.

Per esempio: io due ore in più le farei anche a partire da domani. E non credo di costituire un'eccezione. Anzi so di non costituire un'eccezione, perché non sono il solo che a settembre prova a chiedere al dirigente se non sia possibile fare una o due ore in più. E non è per spirito di missione o filantropia; o meglio, non è certo il mio caso: conosco colleghi missionari e filantropi, ma non è il mio caso. Io due ore in più alla settimana le farei volentieri perché risparmierei tempo e fatica. Perché in questo momento io sto facendo un corso di italiano di cinque ore, cinque ore alla settimana, che fidatevi, per insegnare la prima lingua ad alunni sempre meno alfabetizzati sono maledettamente poche. E siccome il tempo frontale a mia disposizione è poco, io devo compensarlo con più lavoro a casa: più compiti da correggere, più verifiche scritte, più cose che potrei agevolmente evitarmi se solo potessi restare coi ragazzi almeno una, due ore in più alla settimana. Professor Monti, no pardon, Presidente Monti: me le offra quelle due ore, anche a metà del loro prezzo (e parliamo di uno dei prezzi più bassi in Europa), e veda se le rispondo di sì o di no. Ma sì, vabbe', a chi sto parlando.

Non c'è nessun presidente Monti che mi ascolti. Non c'è nessuno che mi voglia veramente far lavorare. È il solito fantoccio, il solito bluff. Nessuno mi ha veramente chiesto di fare due ore in più. Hanno buttato lì sei ore in più a zero euro per farci incazzare un po', se lo sono prontamente rimangiati e sono andati in tv a lamentarci che c'incazziamo per niente, che siamo corporativi. Noi insegnanti, corporativi.

Ma magari fossimo un po' corporativi. Quattro sindacati su cinque hanno revocato uno sciopero la sera prima. La sera prima. Siamo la corporazione più ridicola mai vista e davvero non sorprende, non fa notizia, che un politico di razza possa andare in tv a prenderci in giro. Onestamente ce lo meritiamo. C'è ben poco da lamentarsi, a meno che uno non sia sotto sotto un'anima bella che crede nelle favole, le favole dove i professori sono persone oneste che non mentono mai, neanche quando diventano Presidenti dei consigli.

Chiedo scusa per lo sfogo, bisognerebbe sempre partire da una notizia e la notizia questa volta non c'è. Il presidente del Consiglio dei ministri dice bugie in diretta tv, gettando discredito su un'intera categoria di lavoratori. E da qualche parte di sicuro un cane ha morso un uomo. Buonanotte.

14 commenti:

  1. sai che penso? sì, lo so: chissenefrega.
    penso che questa gente (a cominciare dalla fornero, profumo, ecc.) sono 10 anni o 20 o 30 che non entrano in una scuola, non prendono un autobus (probabilmente mai, forse ai tempi dell'università. ho detto forse) o entrati in un ospedale o in un ambulatorio
    'sta gente non sa proprio come vivono le persone normali, figurati se sanno come lavorano gli insegnanti
    probbailmente sono decine di anni che non lavorano una settimana di fila.
    voglio dire: che per 5 o 6 giorni consecutivi ti alzi e vai al lavoro, allo stesso orario.
    non 5 o 6 giorni che oggi lavori, poi ci hai un convegno, poi una cena con quello, un pranzo con quell'altro, una presentazione qui, una capatina al ministero, una riunione di là...
    parlo di lavoro, quello che tu produci qualcosa, non quel lavoro che dici a un'altro per domani dev'essere pronto questo o quello e c'è qualcuno che lavora la notte e magari il giorno dopo gli dai un'occhiata distratta (magari una presentazione power point che in 5 minuti evita di leggere una lunga relazione: 'sti cazzi dei dettagli).
    magari si spara una grossa cazzata, ma se qualcuno se ne accorge si aggiusta il tiro. ecchessarà mai?
    ha detto du' orette... poco meno del tempo che quell'altro passava a tromba'... (così diceva)
    che tristezza
    tu (insegnante, ma vale anche per noialtri) non sei una persona, sei dentro una cifra su un foglio excel, una virgola qui, una là e s'aggiusta tutto
    ah, a proposito io ne avrei un fracco da dire su certe categorie d'insegnanti, ma quando senti questi...

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    1. "'sta gente non sa proprio come vivono le persone normali": secondo me il punto è proprio questo.

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  2. Io non so se posso ma, perchè lo sfogo non sfoci in scoramento, da questa parte i falegnami d'arte li si distingue e io sognerei i tuoi scaffali per i miei due bimbi.

    Guido

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  3. Non avresti potuto dire meglio. Mi sento esattamente allo stesso modo.

    Paola

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  4. Io l'intervista non l'ho vista, ma credo comunque che Fazio col suo irritante sorrisetto forse avrebbe anche potuto fare lo sforzo di ricordare a Monti che esiste una categoria, in Italia, che lavora meno ore degli insegnanti (quantomeno contando le ore di lavoro come fanno loro). Sarebbero i professori universitari, 200 ore all'anno o giù di lì. Per uno stipendio che non è 1600 a regime, ma (circa) 4 volte tanto. Monti ne dovrebbe sapere qualcosa, credo.

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    1. Aspetta: mancano i senatori a vita.

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    2. Non è proprio così: il professore non prende la cifra che dici, e soprattutto non lavora 200 ore all'anno. Perché si dimentica sempre che i professori universitari fanno ricerca?

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    3. Per lo stesso motivo per il quale tu e Monti dimenticate che gli insegnanti preparano lezioni, preparano e correggono compiti, fanno riunioni e incontrano genitori, più varie iniziative pomeridiane non più finanziate a causa del taglio dei fondi di istituto.
      Sulla cifra: sono nel campo (ti sembrerà strano, ma non sono un insegnante), garantisco io, è proprio quella.

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    4. 1. Veramente io non mi chiamo Mario Monti e ho rispetto per il lavoro degli insegnanti
      2. Anche se qualcuno commette un ingiustizia nel non riconoscere il lavoro degli insegnanti, non credo che questo autorizzi qualcun altro a commettere analoga ingiustizia nei confronti di altra categoria.
      3. Io mio ultimo stipendio da professore associato italiano è stato di 2500 euro. I tuoi 1600 x 4 = 6400 euro al mese non so neanche se li prende un ordinario a fine carriera e che sia anche direttore di dipartimento
      4. Uno dei motivi per cui non prendo più lo stipendio italiano è che mi sono trasferito all'estero (grazie al fatto che sono conosciuto per la mia ricerca, guarda un po'...); e ti assicuro che una delle cose più nauseanti della mia esperienza italiana era lavorare fino alle nove di sera in ufficio (poi mettevano l'allarme: e meno male) e trovare persone come te che ci davano dei fannulloni, baroni, e chissà quant'altro.

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    5. 1. Bene, grazie.
      2. L'ingiustizia basata sulla forzatura del "paio d'ore in più" (che erano sei) mi sembra meriti qualche forzatura a sua volta.
      3. 1600 è lo stipendio di un insegnante "a fondo scala", come ho scritto. Va confrontato con quello di un Ordinario "a fondo scala". Che è 6000.
      4. Sono contento per la tua carriera. Non mi piace dare del fannullone a nessuno (e non l'ho fatto). Non mi piace dare del Barone a nessuno, tranne ai Baroni (che pur ci sono). Buon lavoro.

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    6. 1. Prego, dovere
      2. Bene: siccome Monti (o chi per esso) dice che gli insegnanti lavorano poco, tu sei autorizzato a dire a me che lavoro poco. Bizzarro uso della proprietà transitiva.
      3. Gli stipendi dei professori universitari li trovi qui: http://www.cipur.it/Varie/ADEGUAMENTO/adeguamento.htm
      cliccando su "Tabelle stipendi".
      Lo stipendio di un ordinario "a fondo scala" è di 5321.68 E, circa un migliaio di euro in meno rispetto a quello che dicevi tu (1600 x 4). Ma che vuoi che sia...
      4. Grazie, ma a parte la carriera (ovvio che non mi sposto se non ho un avanzamento) qui, e ovunque fuori dall'Italia mi sia capitato di andare, sono *rispettato*. Fa piacere, mi ero disabituato.

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    7. Molto ma molto in ritardo segnalo sul punto 3 che lo stipendio "a fondo scala" di un ordinario è pressoché irraggiungibile, perché vorrebbe dire essere diventati ordinari sotto i 35 anni, roba che se ne contano sulla dita di una mano. E inoltre, per tutti quelli che non diventano ordinari, lo stipendio a fondo scala è di circa 4000 E (associati) o 3000 (ricercatori). Mica da piangerci su, ma visto che si vagheggiano cifre.

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  5. "se X lavora due ore in più si liberano risorse". Non ha senso.

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    1. Se le 2 ore non gliele pagano, sì.

      C.

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