mercoledì 16 gennaio 2013

Il soviet in provincia di Grosseto

Lo so, lo so, ma Castellitto
aveva già fatto sia don Milani che padre Pio.
15 gennaio - Don Zeno Saltini (1900-1981), sovversivo, nomadelfo

Zeno Saltini non è per ora un santo, nemmeno un beato - sua sorella Marianna, lei sì; ma nel suo caso ci sono miracoli documentati. Zeno in compenso ha già avuto la sua fiction, e il processo di beatificazione comunque dovrebbe essere iniziato nel '09, campa cavallo. In realtà non dovrebbe essere così difficile trovare dei miracoli, ma non è probabilmente quel genere di miracoli che interessa al giorno d'oggi. Prendi Nomadelfia. Per come si sono messe le cose dagli anni Cinquanta in poi, il solo fatto che in Italia esista ancora un luogo come Nomadelfia, in cui "tutti i beni sono in comune, non esiste proprietà privata, non circola denaro, si lavora solo all'interno e non si è pagati" è un discreto miracolo. Siamo nel 2013, i kolchoz sono stati tutti privatizzati, la comunione dei beni è un'eresia persino in Cina, e Cuba fa tristezza; ma Nomadelfia resiste, quattro km quadrati per 270 abitanti in provincia di Grosseto, se siete curiosi andateci, è gente ospitale. Io non sono stato in molti posti in vita mia, ma a Nomadelfia ci sono stato. È stato tantissimo tempo fa, l'Unione Sovietica era ancora al suo posto nelle cartine. Ma ho la presunzione che non sia quasi cambiato niente, che i villaggi di prefabbricati siano ancora al loro posto, sulla collina sormontata da un'antenna. Se penso a Nomadelfia la prima cosa che mi viene in mente è un'antenna. C'è un motivo.

San Giacomo Roncole, 2012.
Un'altra cosa che ricordo è il vento battente, una cosa poco familiare qui da noi, che ti spazzava appena mettevi il naso fuori dai prefabbricati. Un vento che "ti mette appetito", dicevano i locali. Era vero, avevo sempre una fame nervosa, per la verità non insolita nelle settimane a cavallo tra dicembre e gennaio. Di solito la combattevo frugando nella mia dispensa, concedendomi generose merende a base di avanzi di pandoro, ma a Nomadelfia si cenava sempre in lunghe tavolate, nei gruppi familiari, e mi vergognavo a chiedere che mi si riempisse di nuovo il piatto. Alla fine circolava questo panforte in fettine sottilissime; fino a quel momento ero stato piuttosto diffidente verso i dolci a base di frutta secca, ma quel panforte mi faceva impazzire. Avrei voluto mangiare tutte le fette dei miei commensali, avrei voluto scappare in cucina e mangiare tutta la scorta di panforte. Fino a quel momento il comunismo era stato per me un orizzonte teorico, non l'avevo mai immaginato in modo concreto, un posto dove anche se hai fame devi aspettare che mangino gli altri. Concettualmente ci arrivavo, ci ero sempre arrivato; ma il mio stomaco, scoprii allora, era un maledetto capitalista.

Danilo "Barile"
Don Zeno non parlava di capitalismo, né di comunismo. Un po' forse nel tentativo (vano) di risparmiarsi qualche guaio con le varie autorità che gli complicarono la vita, un po' perché erano paroloni, lui quando faceva le prediche a metà film amava tenere un registro più basso. Ai tempi in cui mio nonno lo sentiva comiziare a San Giacomo Roncole, lo slogan del suo Movimento per la Fraternità Umana era Fev do mòcc', "fate due mucchi": i poveri da una parte e i ricchi dall'altra, chiaro? Altro che capitalismo: i rècc', i ricchi. Altro che classi sociali: i mucchi. A differenza di altri preti rivoluzionari, che sotto la tonaca nascondevano una formazione classica persin troppo raffinata, Zeno non diede mai nella sua vita l'impressione di semplificare le sue idee per il volgo incolto: le idee di Zeno erano già semplici, e il volgo incolto era quello da cui proveniva lui, che aveva abbandonato la scuola a 14 anni, per poi vergognarsene. Quattro anni più tardi, arruolato alla Grande Guerra, sperimenta lo choc che gli cambia per sempre la vita. Niente bombardamenti, una semplice discussione di politica nelle retrovie con un compagno di branda, un amico anarchico. L'eloquenza di quest'ultimo lo annienta, lo umilia di fronte ai camerati. "Come in una bolgia infernale quasi tutti i soldati presenti cominciarono ad esaltarsi in favore del mio avversario: fischi, sgarberie, urla mi costrinsero al silenzio". Perché non è riuscito a difendere le sue idee di bravo cattolico? Perché non è istruito, l'anarchico sì. Al ritorno dal fronte Zeno informa il suo prete che ha intenzione di studiare teologia e diritto, da privatista. Le prime pagelle saranno agghiaccianti, ma Zeno è determinato: vuole diventare l'avvocato dei poveri. Riesce effettivamente a laurearsi alla Cattolica, ma poi preferisce farsi prete, convinto che i poveri si difendano meglio così. Nel '31, durante la stessa cerimonia prende i voti e adotta il suo primo figlio, "Barile", un giovane ladro di polli molto promettente che era andato a prelevare direttamente alla caserma dei Regi Carabinieri. Il primo di quattromila, dice la biografia ufficiale. Per tenere occupati i suoi piccoli apostoli, Zeno si affida alle sue passioni: il circo e il cinema. Trasforma gli orfani in saltimbanchi e gli affida la spericolata gestione delle sale parrocchiali. Gli porta fortuna la passione per i film americani, boicottati dal circuito delle sale ufficiali fasciste: noleggiarli costa poco, e le sale alla domenica sono sempre piene. A metà spettacolo i ragazzi accendono le luci e don Zeno fa la predica per quelli che a messa al mattino non c'erano, la maggior parte. Però chi a messa ci è venuto entra gratis: fuori dalla chiesa i Piccoli Apostoli ti timbrano il polso, come in disco.

A metà anni Trenta, nella Bassa modenese, i double feature dei Piccoli Apostoli, film+predica, sono lo show più trasgressivo consentito dal regime. Zeno riuscirebbe anche a guadagnarci, se non avesse una famiglia sempre più numerosa e se non reinvestisse parte del ricavato in una tipografia e in una bicicletta di corsa, poi in una moto, poi in una Balilla Torpedo, nel tentativo di simulare l'ubiquità in quello che ormai è un circuito alternativo, cinque sale diverse nel giro di 70 chilometri, in cui si proietta roba americana introvabile (continua sul Post...)

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