venerdì 11 gennaio 2013

Orientarsi tra le nuvole

Cloud Atlas (Andy e Lana Wachowski, Tom Tykwer, 2011).

Hugo Weaving, avete presente? No. L'agente Smith, il cattivo di Matrix, precisamente, ecco, non è stato formattato, ma ha infettato la memoria fissa di quattro secoli. È diventato un negriero sudista nell'Ottocento, ma anche un killer californiano negli anni Settanta, e una sadica infermiera in un ospizio scozzese nel 2012. Condanna a morte i cloni che a NeoSeul, nel 2144, non vogliono più servire ai tavoli

Siamo nei mari del sud. Ma anche a Edimburgo nel 1936. Halle Berry, nel 1973, sta lavorando a un'inchiesta su una centrale nucleare malfunzionante, e invece dell'ingegnere Jack Lemmon incontra l'ingegnere Tom Hanks che però muore in circostanze misteriose ma è in circolazione 40 anni dopo sotto forma di scrittore burino che lancia i critici dai grattacieli. Siamo a Neo Seul nel 2144, i cloni servono ai tavoli. Siamo alle Hawaii, in un futuro alla Mad Max ma sempre con Tom Hanks e Halle Berry, quanto mi mancavano quelle preistorie all'ombra di rottami tecnologici, perché non ne fanno più? Perché non ne fanno di più? Siamo di nuovo nel 2012, e prima di andare a vedere Cloud Atlas dobbiamo verificare di avere tre ore e di essere gli spettatori adatti. Altrimenti rischiamo di addormentarci o innervosirci molto, e scrivere recensioni che ci sarebbe da buttarci dai grattacieli. Amare i film di fantascienza o d'azione non è una garanzia: metà del film non è ambientato nel futuro, non ci sono sparatorie ma compositori omosessuali disperati, pensionati in fuga dall'ospizio, ciurme ubriache. Io credo comunque di aver messo a punto il test ideale per Capire Se Sei Lo Spettatore Adatto. Una sola domanda, semplicissima, di quattro lettere: Lost?

No, sul serio, se ti dico Lost, come reagisci? Non ti piaceva, non lo hai mai visto? Lascia perdere Cloud Atlas. Ti piaceva finché non è diventato una baracconata? Lascia perdere Cloud Atlas. Ti è piaciuto quasi fino alla fine, ti sei bevuto con piacere anche le puntate ambientate nel Seicento o in Mesopotamia, non hai cambiato canale neanche quando personaggi invisibili hanno ordinato di spostare l'isola di qua e di là nel tempo e nello spazio? e mentre lo guardavi imploravi dio, ma più spesso gli sceneggiatori, di dare un ordine, un filo, un senso a ogni cosa? Forse sei lo spettatore adatto a Cloud Atlas. Non dico che ti piacerà come Lost - è troppo breve per dare quella forma di dipendenza - ma non ti deluderà nemmeno come le ultimissime puntate di Lost, quelle in cui gli sceneggiatori gridano: "Guardate i personaggi!" e intanto scappano con la grana. Per quanto ambizioso, con la sua struttura a sei piani, e non sempre definito nei dettagli, L'Atlante delle Nuvole non lascia alla fine quel senso dolciastro di fregatura. Un senso ce l'ha, una direzione dove andare a parare era prevista.

In certi momenti guardare Cloud Atlas è come sfogliare in piedi un fumetto in libreria (continua su +eventi): se non vi è mai capitato, forse è meglio che giriate alla larga. Se invece siete di quelli che cominciano a sfogliare per vedere se la storia vale la pena; a cui capita di trovarsi nel giro di pochi secondi immersi in una mezza dozzina di mondi diversi, genealogie di eroi che si incontrano e scontrano, roba da perdersi, ma stranamente non vi perdete, anzi riuscite a seguire tutto e dopo un po' la storia è finita, e state già dando un'occhiata per vedere se c'è un secondo volume; se siete quel tipo di lettori, varrà la pena anche dare un'occhiata a Cloud Atlas. Ci vuole una certa abilità, per seguire trame che si snodano rapide e tutt'altro che lineari - ma anche una gran disponibilità a farsela raccontare da affabulatori non convenzionali. Vale la pena giusto per ottenere la conferma: i Wachowski sono fumettisti. È da lì che vengono, forse è lì che dovrebbero tornare, dove gli unici limiti alla fantasia sono le chine e gli inchiostri e il formato delle tavole. Fare cinema dev'essere frustrante, quando dare forma a una semplice idea può costare milioni di dollari e gli spettatori pretendono di capire tutto alla prima visione.  Mi ricordo un personaggio di Matrix 3 che a un certo punto lo dice proprio in faccia a Morpheus: "Mi dispiace che non ci sia una spiegazione semplice per questo". Un modo educato per dire Hollywood fottiti.

 

Cloud Atlas in effetti non è passato per Hollywood, lo chiamano "film indipendente" anche se c'è un cast un po' stagionato ma da grandi occasioni (Hugh Grant, Susan Sarandon, Jim Broadbent, Jim Sturgess, Zhou Xun nuda) ed è costato cento milioni di dollari. In realtà è un blockbuster - però tedesco: il primo kolossal della cinematografia federale tedesca. Tre episodi su sei non sono girati dai Wachowski (che avevano comprato i diritti del libro dopo che Natalia Portman lo aveva fatto leggere a Lana sul set di V per Vendetta) ma da Tom Tykwer, il regista di Lola corre e Profumo, che per non far notare troppo la differenza mette una pistola in mano a Hugo Weaving e poi gli fa inseguire i buoni per le strade di San Francisco e per un attimo sembra che Matrix abbia infettato Starsky e Hutch. Però non è un film pretenzioso. O meglio. Una volta accettata l'ambiziosissima pretesa iniziale - offrire in tre ore la versione cinematografica di un romanzo ambientato in sei luoghi e tempi diversi - Tykwer e i Wachowski non si fanno prendere da nessuna ansia esplicativa, riducono gli spiegoni al minimo necessario, e portano a casa un film che possiamo guardarci d'un fiato anche se per due ore non abbiamo la minima idea di dove andrà a parare. La differenza, come in Lost, la fanno i personaggi (e gli interpreti): per quanto poco li vediamo sulla scena, ci affezioniamo abbastanza presto e restiamo fino alla fine curiosi del loro destino. Un sacco di cose ovviamente sfuggono, tanti dettagli meriterebbero una seconda visione, o addirittura il recupero del libro: però bisogna ammettere che date le condizioni di partenza gli autori sono stati onesti, si capisce che hanno tagliato tante cose e hanno privilegiato l'azione sulla filosofia. Non era scontato.

 

I Wachowski, a ogni film che scrivono, fondano una religione. Con Matrix riuscirono a riportare in voga la gnosi, non accadeva da una ventina di secoli. V per vendetta ha fatto arrabbiare Alan Moore (autore del fumetto originale) ma ha fornito ad anonymous e grillini una specie di manifesto, ideologicamente ambiguo quanto basta per trovarci tutto e il contrario di tutto. Quando ho visto il trailer di Cloud Atlas mi sono detto: l'hanno fatto di nuovo, stavolta hanno scoperto la metempsicosi. Bisogna dire che avevo appena visto the Master, dove la reincarnazione è una favola per spillare denaro alle vecchie ereditiere: ma anche ai nerd - e Dianetics nacque nei circoli di appassionati di fantascienza, non scordiamocelo - ecco, i nerd che dieci anni fa si bevevano la filosofia gnostica di Matrix mi sembrano pronti per cominciare a immaginare le loro vite precedenti e future: sono a quello snodo esistenziale e anagrafico in cui l'insofferenza per il proprio destino, se coltivata, può trasformarsi in allucinazione. Se c'era qualcuno in grado di piazzare a milioni di gonzi un film mistico sulla reincarnazione, quelli erano i Wachowski. Ma non l'hanno fatto; gli interessava di più raccontare una bella storia, anzi sei. L'argomento metempsicosi è liquidato con qualche battuta (ogni tanto due personaggi si domandano se non si sono già visti), e soprattutto è delegato ai trucchi e ai parrucchi. Che sono l'aspetto più discutibile del film: non solo perché se nell'episodio coreano monti gli occhi a mandorla sul faccione di Weaving qualche associazione antirazzista protesta formalmente, ma perché nell'episodio dell'ospizio ce lo troviamo truccato da infermiera e mi dispiace tanto, ma non è credibile: come il Tom Hanks scrittore pugile o Zhou Xun fanciulla del west, precipitiamo a livelli filodrammatici ed è un peccato. Ma alla fine è un peccato veniale perché chi rimane a vedere Cloud Atlas ha sospeso gran parte della sua incredulità: ha la stessa voglia di immergersi nella storia del ragazzino che sfoglia fumetti in piedi, o dei bambini intorno al fuoco, che chiedono una storia al vecchio del villaggio. Con tutta la sua complessità stratificata, con la sua filosofia di fondo che si può sintetizzare in Volemose Bene, Cloud Atlas non smette neanche per un istante di essere una favola per bambini che hanno voglia di stare alzati e di viaggiare un po' tra i mondi. Se ne avete voglia; in caso contrario, tenetevi decisamente alla larga da Cloud Atlas.

 

Cloud Atlas a Cuneo non c'è, in compenso dilaga in provincia: Al Cityplex di Alba (ore 21), al Cinelandia di Borgo San Dalmazzo (ore 21 e 22, in quest'ultimo caso uscite all'una), al Vittoria di Bra (ore 21), al Bertola di Mondovì (ore 21), all'Italia di Saluzzo (ore 21) e al Cinecittà di Savigliano. Tenete conto che dura tre ore.