domenica 12 gennaio 2014

La Brianza è un groppo in gola (che non va né su né giù)


Il capitale umano (Paolo Virzì, 2014)

Quanto costa una vita intera? Nulla: un'imprudenza, un sentiero di notte, una jeep che sbanda, un cellulare spento. Oppure cinquecentomila, ma facciamo anche settecento, novecento; un lotto in centro, un teatro, tutti i tuoi sogni di essere una persona migliore, la faccia che guarderai allo specchio da quel giorno; e un bacio. Per chi li pagheresti. Per la persona che ami o per quella che ti fa sentire più in colpa? C'è qualche differenza? A diciott'anni, forse c'è. A quaranta, a quaranta magari mi capirai. Ma non te lo auguro.

Del film ormai avete letto tutto. Avete fatto male, scordatevi tutto: le polemiche preconfezionate sulla Brianza, le tirate sulla crisi-dei-valori, sulla civiltà-del-denaro eccetera. Ognuno poi ha il diritto di vendere il proprio prodotto come può, ma Il capitale umano è un film più intelligente di quello che vi stanno presentando in tv e sui giornali. Che poi leghisti cari è troppo facile prendersela con Virzì: chi ha le palle per denunciare i pregiudizi coi quali William Shakespeare sfigurò i sani e operosi cittadini della Verona medievale? Il Capitale umano non parla di Brianza più di quanto parli di Connecticut o di qualsiasi altro distretto imborghesito del mondo; non demolisce la nostra generazione (senz'altro povera di valori e assetata di denaro) più di quanto non demolisca qualsiasi altra; a Romeo e Giulietta in fin dei conti è andata bene. Fossero invecchiati, avrebbero senz'altro costretto i figli a un matrimonio d'interesse. Se pensate di trovarvi davanti all'ennesimo romanzo di una grande famiglia spietata e decadente, potreste uscire delusi: non so se quanto Virzì Piccolo e Bruni ne siano consapevoli, ma il pescecane della finanza esce dal film meglio di quasi tutti i comprimari. Forse erano così convinti che bastasse metterlo a capotavola di consiglio d'amministrazione per renderlo il Cattivo; non hanno spinto il pedale del grottesco, e il risultato è un Gifuni mediamente stronzo, ma assolutamente umano.


Quel che è riuscito a fare Bentivoglio col suo bauscia, invece, ha del miracoloso. Sul suo personaggio il film rischiava tutto. Sappiamo che Virzì arriva al drammatico dalla commedia all'italiana - sappiamo anche che non è stato un movimento così brusco; che il dramma se lo portava dentro sin dal primo film. Ma da quel tipo di commedia Virzì portava un gusto grottesco dei personaggi, soprattutto secondari, che la sensibilità per le stratificazioni sociali e culturali rendeva spesso dei bozzetti: il professore de sinistra, il figlio di papà, il pancabbestia, eccetera. Potevamo pensare che passando al thriller Virzì avrebbe rinunciato ai bozzetti (già negli ultimi due film erano più rari, benché indimenticabili). Ci sembrava giusto. Anche se ci sarebbe dispiaciuto, perché diciamo la verità: a noi i bozzetti grotteschi di Virzì sono sempre piaciuti; sono uno dei motivi per cui Virzì ci piace più di tutti i suoi compatrioti, ormai, e forse questo non fa di noi dei veri cinefili ma non ce ne frega niente, noi daremmo dieci Jep Gambardella o come cavolo si chiama per un altro prof Iacovoni. Anche se all'estero nessuno se li filerà mai, i tuoi leghisti in cravatta verde e il Va' Pensiero che gli suona in tasca, i tuoi critici teatrali sudici o sociopatici. C'è un personaggio che sta in scena tre secondi tre - la sorella dello speculatore - ed è perfetta, noi amiamo Virzì per queste cose. Detto questo, non puoi pensare che uno stereotipo di bauscia possa reggere la prima mezz'ora di un thriller. In teoria, perlomeno. Poi ti ritrovi davanti a Bentivoglio, conciato com'è conciato. Ha a disposizione una paletta ristrettissima, deve parlare come Faso di Elio e le Storie Tese attraverso un ghigno congelato da caratterista di commediaccia sexy. Non puoi provare angoscia per un tizio così.

Non puoi? (continua su +eventi!)


È una scena che sembra ritagliata da un altro film, però è divertente e mi ha fatto tirare il fiato.
E invece ce la fai. Bentivoglio ce la fa. Non so come ne sia in grado, avrei voglia di tornare a rivederlo soltanto per capire come fa. Dopo venti minuti siamo in pena per lui. Lo vediamo andare a sbattere contro un muro che si è venduto e comprato da solo, e vorremmo fermarlo. Dopo un’altra ora di film lo odieremo. Ma sarà troppo tardi; per un attimo siamo stati dalla sua parte, abbiamo perso l’anima con lui. Che altro dire. Basterebbe Bentivoglio a chiudere la discussione, e invece è solo il preludio. Puoi credere anche solo per un’istante che Valeria Golino sia una psicoterapeuta della mutua? Puoi. Puoi empatizzare con Valeria Bruni Tedeschi che fa la ricca annoiata? Chi se lo sarebbe aspettato da lei, lo so, eppure puoi. È passata più di un’ora e gli unici che non ti hanno particolarmente colpito sono i giovani. Stanno sullo sfondo, fanno le cose antipatiche da giovani. Poi tocca a loro e ti si rovescia tutto il film – magari anche lo stomaco: capisci che tutti groppi in gola che ti hanno apparecchiato fin qui ti servivano solo a preparare quel vuoto in pancia che si prova a 18 quando fai una cazzata veramente grossa.  C’è di nuovo un Romeo e una Giulietta che si fottono la vita in 24 ore, e potrebbe, dovrebbe andare a finire altrettanto male.

Il Capitale umano è un thriller vero: un congegno spietato, realizzato senza rinunciare a frecciatine di costume che qualcun altro giudicherà non equilibrate. Io mi dichiaro vinto nel momento in cui Valeria Bruni Tedeschi prende il controllo e si scopa Nostra Signora dei Turchi – la buona vecchia commedia all’italiana, commerciale, industriale, che profana il cadavere del teatro sperimentale sussurrandogli Ti Perdono anch’io, lo sai cos’eri per me? Un buon sottofondo per pomiciare, niente più, il Fausto Papetti dei ricchi sofisticati. Un giorno forse se ne accorgeranno anche gli assessori leghisti. Si sveglieranno sul divano all’improvviso davanti a un vecchio Virzì su Rete4 e finalmente lo guarderanno, finalmente si renderanno conto che l’egemonia culturale di sinistra non ha mai avuto un accusatore altrettanto feroce. Filosofi, sindacalisti, insegnanti, radical-chic, no-global, non ne ha risparmiato uno solo: avreste dovuto adottarlo, coccolarlo, invitarlo alle sagre della polenta, ma veniva da Livorno e andava da Fazio, forse da lì l’equivoco. Il Capitale umano non contiene rivelazioni sconcertanti sulla crisi di valori dell’occidente, ma mostra a ogni adulto di che nodi sono fatti i cappi che ci stringiamo al collo: è l’insoddisfazione che ci fa commettere cazzate, le cazzate ci sprofondano nel senso di colpa, dal senso di colpa riemergiamo adulti e disponibili a pagare qualsiasi prezzo, a coprire qualsiasi crimine. Che altro dire. Tenete il cellulare sempre acceso, perdio, sempre, magari c’è qualcuno stanotte che ha bisogno esattamente di voi. Per quanto disperati possiate sembrare a voi stessi. 

Il capitale umano è al Cityplex di Alba (15:30, 17:45, 20:00, 22:15); al Cinelandia di Borgo S. Dalmazzo (15:10, 17:35, 20:10, 22:35); all’Impero di Bra (18:20, 20:20, 22:30); al Cinecittà di Savigliano (16:00, 18:10, 20:20, 22:30). Non ci sono molte scuse per non andarlo a vedere, a parte Peppa Pig.

16 commenti:

  1. Una cosa che ho sempre apprezzato di Virzì è il fatto che non dipingesse macchiette, ma personaggi tridimensionali. Nei suoi film non ci sono buoni VS cattivi, ma persone di fronte a certe problematiche e se all'inizio del film X era il protagonista buono e Y l'antagonista, alla fine del film apparirà sempre il lato umano di Y mentre X commetterà uno svarione imperdonabile. Questo accade sin dai tempi di Ferie d'Agosto in cui si partiva col facile cliché della famiglia progressista di sinistra VS i cafoni berlusconiani, per poi scoprire che i cafoni non erano poi così cafoni mentre i progressisti non erano esenti da difetti. E il "signor Claudio" di Tutta la vita davanti, che all'inizio ci appariva solo come uno sfruttatore insensibile, ma che poi scopriamo essere un padre che vorrebbe solo riabbracciare i propri figli? E Ovo Sodo? Ovo sodo a leggerlo bene lancia un messaggio di fondo terribile: nessuno riesce a uscire dalla propria classe sociale... altro che commedia! Eccetera...
    Anni fa, qualcuno aveva frettolosamente abbinato Virzì a Pieraccioni: son toscani, ergo sono uguali. Io non sono mai stato d'accordo con tale abbinamento. Mi si passi l'aggettivo altisonante, ma credo che Virzì abbia un modo di narrare post-brechtiano: ci fa immedesimare, è vero, ma alla fine i buoni si rivelano con un fondo cattivello e i cattivi si rivelano con un'anima buona. Insomma: persone di fronte a dei problemi, persone con le proprie sfaccettature e non riconducibili ad un'etichetta che tutto riassume. Lo spettatore si farà un quadro complessivo solo a film finito e non è detto che debba necessariamente parteggiare per il personaggio tale o talaltro. In questo senso dico che Virzì è post-brechtiano. Questa, nel mio piccolo, la mia opinione.

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  2. "Del film ormai avete letto tutto"

    Prima di questo post, nemmeno sapevo che esistesse.

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  3. Leo, ti preferivo quando parlavi del produttore col sigaro.

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    1. Direi che passerebbe l'esame tranquillamente: nei primi tre minuti c'è un morto e un mistero, seguono tre o quattro tradimenti, droga, hedge found, in due ore succede un sacco di cose.

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  4. è un film perfetto. di Virzì, ma potrebbe essere di chiunque. le polemiche brianzole fanno davvero ridere, che se c'è un film "interrnazionale" è questo. e non a caso è tratto da libro americano, potresti ambietarlo quasi ovunque.
    attori tutti in stato di grazia, con mia personale preferenza alla coppia Gifuni-Bruni Tedeschi.

    e la struttura della storia, ad episodi, che converge nel finale, girata benissimo, distinguendo ma senza strappi. era da un po' che non uscivo così contenta da un cinema.

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  5. del film avevo letto solo i riflessi della polemica leghista e ancora rido
    detto questo, la mia vita mondana non è granché, quindi è possibile che io non veda mai 'sto film, tuttavia ho apprezzato virzì e ancora di più questa recensione, se mai lo vedrò sarà a causa tua!

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  6. Leo, che dici di questa lettura, così diversa dalla tua?

    http://www.mymovies.it/film/2014/ilcapitaleumano/news/brianzainfondoadestra/

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    1. Io dico che ha visto un altro film:

      "[Il film] ci riporta [...] al "noi o loro", alla diversità antropologica [lol...] del poeta di sinistra e del capitalista di destra, [...] con piccolo borghesi travolti dal virus degli "altri", dei cattivi e dei demoni in cravatta e macchinona."

      Cioè secondo lui "i cattivi" sarebbero la famiglia del Bernaschi ed "i buoni" quella degli Ossola?

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    2. Era più bello il film che ho visto io.

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  7. il film piu bello con Virzì è CATARATTE!!!! Dove Virzì vestito da comunista sposa Sorrentino e la Buy vestiti da comunisti ;)
    Non si possono paragonare, sono due registi con la R maiuscola e l'Italia ha bisogno di entrambi per essere descritta a pieno!
    Ti consiglio un film di Sorrentino, se non l'hai già visto, L'UOMO IN PIU'.
    Un capolavoro, come anche L'AMICO DI FAMIGLIA. Anche se io rimarrò sempre legata al suo primo film LE CONSEGUENZE DELL'AMORE.
    Il fatto che lui sia riuscito ad andare così lontano con il suo ultimo film non vuol dire che gli altri registi italiani di spessore non valgono niente! ;)
    Anzi, è un riconoscimento per tutti quelli bravi!!!

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    1. Cataratte = cult totale, il miglior Moretti degli ultimi 15 anni e la miglior Buy di sempre.
      Il mio Sorrentino preferito credo proprio sia l'Amico di famiglia, cioè l'unico senza Servillo. È strano.

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    2. Nulla in confronto a franceschini che dalla gruber difende al fano, che sceneggiatura, che trama: un film horror demenziale....

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    3. Ovviamente Cataratte per Oscar! E anche per Leone! E pure per Palma! E naturalmente qualunque altro premio vi venga in mente! :-D
      (al momento non ricordo quali premi cinematografici diano a Tristan-da-Cunha, a Nauru, e a North Sentinel Island ma consiglio loro vivamente di premiare Cataratte)

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  8. Leo, evidentemente hai un problema con Servillo. allora per riconciliarti, veditelo a teatro che fa Eduardo o goditelo (ma l'avrai già fatto) ne "La ragazza del lago".

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    1. Giuro che a me Servillo piace, anche in ruoli sopra le righe (Lascia perdere Johnny secondo me è un film molto bello).
      La ragazza del lago è proprio il film adatto a quelli come me, sempre allegri ed euforici pazzi e solari. http://piste.blogspot.it/2007/09/c-anche-un-coniglio-che-muore-perch.html

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  9. Sono tornato a vedere un film al cinema dopo 4 anni dopo aver letto questa recensione e il film è veramente bellissimo.

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