venerdì 8 agosto 2014

L'intercettatore che finì intercettato

The Mary Rose Stretch
9 agosto - Richard Milhous Nixon si dimette dall'incarico di Presidente degli Stati Uniti d'America, in seguito agli sviluppi dello scandalo Watergate. È la prima volta che succede in duecento anni; l'unica, fin qui.

C'è un contrappasso incredibilmente ironico, nella vicenda di Nixon, che altri meglio di me avranno già fatto notare: il presidente che voleva intercettare i suoi avversari finì intercettato. Il Watergate comincia con una maldestra squadra di spioni repubblicani che cercano di incidere su nastro le conversazioni dei democratici, e finisce con Nixon costretto a divulgare i nastri delle proprie conversazioni alla Casa Bianca. A rileggerlo, uno non ci crede. I passi falsi che condussero l'uomo più potente del mondo verso l'uscita di scena sono di una goffaggine oggi implausibile.

I guai veri per Nixon cominciano nel luglio dell'anno precedente, quando un membro del suo staff ammette di fronte alla commissione d'inchiesta del Senato che sì, tutto quello che si dice nello Studio Ovale è registrato. C'è una specie di streaming, una monumentale opera di archiviazione su nastro che va avanti dal 1972! Il procuratore Archibald Cox chiede a Nixon di consegnare i nastri; Nixon non vuole saperne. Propone di consegnare un riassunto delle conversazioni a cura di un senatore (John C. Stennis) che è notoriamente duro d'orecchi. Cox si impunta: vuole i nastri. Nixon decide di silurarlo. Ma non è così facile. Il superiore di Cox è il procuratore generale Elliot Richardson. Quando Nixon domanda a Richardson di sollevare Cox dall'incarico, Richardson si dimette. Nixon si rivolge immediatamente al suo vice, William Ruckelshaus, e gli rinnova la richiesta di far fuori Cox. Si dimette anche Ruckelshaus. È il famoso "massacro del sabato sera", dato che tutto avviene nella sera del 20/10/1973. Termina con Nixon che si fa portare in limousine alla Casa Bianca Robert Bork (dall'avvocatura di Stato), lo nomina procuratore generale e gli mette in mano la penna per firmare la rimozione di Cox. Il Congresso monta su tutte le furie, i cittadini cominciano a mandare telegrammi di protesta, i sondaggi danno gli elettori favorevoli all'impeachment al 44% (i contrari al 43%) e alla fine il successore di Cox non potrà non richiedere gli stessi nastri. Molto prima di poterli ascoltare, parlamentari e cittadini sono ormai sicuri che contengano cose incriminanti. Ma in realtà il primo nastro a far davvero parlare di sé contiene soprattutto silenzio.

Diciotto interminabili minuti di silenzio, là dove doveva esserci stata una conversazione. Chi ha cancellato quel nastro, che non era mai uscito dalla Casa Bianca? Il capro espiatorio porta il gentile nome di Rose Mary Woods, segretaria personale del presidente, che ammette di aver danneggiato il nastro premendo il pedale sbagliato durante una chiamata telefonica. Rec invece che Stop. Sono incidenti che succedono. Però Rose Mary dovrebbe aver premuto il pedale per almeno diciotto minuti. Lei si ritiene responsabile soltanto dei primi cinque. Ma era così facile sbagliarsi? Quando le chiedono di ripetere l'errore nel suo ufficio, Rose Mary diventa la protagonista di uno scatto famoso, battezzato "The Rose Mary Stretch". È il momento in cui Nixon comincia a diventare ridicolo. Nel frattempo i tecnici a cui viene sottoposto il nastro scoprono che non è stato cancellato una volta, bensì nove. Il peggio comunque deve ancora arrivare.

Arriva a fine luglio '74, quando viene divulgato il nastro noto come la "pistola fumante". È una conversazione di due anni prima in cui Nixon propone di contattare la dirigenza della CIA per forzare l'FBI a cessare le indagini sul Watergate, per motivi di sicurezza nazionale. Il contenuto è sufficiente per accusare Nixon di aver ostacolato un'inchiesta federale. Ormai le dimissioni sono una scelta obbligata. Dopo aver ottenuto la grazia dal suo successore, Nixon continuerà a lottare per riottenere il possesso dei nastri, appellandosi al primo emendamento e lamentando l'intrusione della sua privacy. Dopo varie sconfitte, 25 anni dopo una corte gli darà ragione. I nastri e le trascrizioni oggi sono custoditi presso il Richard Nixon Presidential Library and Museum.

Oggi si registra ancora ogni conversazione nello Studio Ovale? Non saprei. In compenso so che cinque anni di mie conversazioni private sono state messe da Google a disposizione di un'agenzia di intelligence degli Stati Uniti. Google stessa mi ha di recente fatto sapere che ha intenzione di controllare sistematicamente quel che scrivo, dato che potrei pur sempre essere un orribile criminale. Il terminale su cui sto scrivendo ha una webcam che si può attivare a distanza, identificarmi e segnalare la mia presenza. Da questa distanza, l'imperatore Nixon scompare come un ladro di polli.

2 commenti:

  1. suvvia.
    vabe' che siamo inclini a credere ai letta e ai renzi;
    vabe' che ancora fanno l'arte loro, e ci campano, quelli delle tre carte;
    eccetera, ma:

    caricare gli affari nostri a un server remoto, gringo o no - vale anche per microsoft, sia chiaro - e sperare che non sbirci è come affidare da adolescenti un quadernetto a Mamma dicendole "è il mio diario - però non leggerlo".
    non bisogna essere talleyrand per arrivarci, direi.

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    1. la regola resta una. Parla sempre come se tu fossi alla finestra ed il tuo interlocutore in strada. Voce calma e sicura. Aiuta a dimostrare che la "roba" da sistemare era la biancheria intima.

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