domenica 10 agosto 2014

Ritornava una rondine al tetto. Cosa le è successo? CLICCA QUI!!!

Giovanni Pascoli (in basso a destra)
col papà e i due fratelli.
10 agosto 1867 - Ruggero Pascoli, amministratore di una tenuta dei principi di Torlonia, viene assassinato mentre ritorna da Cesena in calesse a San Mauro. Suo figlio Giovanni non se ne darà mai pace. A tutt'oggi il caso è insoluto. 

Ritornava una rondine al tetto:
l'uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de' suoi rondinini.


Quando si legge Pascoli, quando lo si legge davvero - no, aspetta, mettiamo i punti interrogativi: quando si legge Pascoli? Quando lo si legge davvero? Senza incombenze connesse, senza doverlo imparare a memoria per un'interrogazione o per una tesi; quand'è che uno si mette lì a leggere, poniamo, i Poemetti o i Canti di Castelvecchio invece di qualsiasi altro libro? Vi siete mai portati Pascoli in treno? In spiaggia? Pascoli non si legge mai davvero. È uno di quei poeti famosi che tutti conoscono e a cui nessuno vuole più veramente bene. Come le statue in mezzo alle piazze, non danno nemmeno fastidio, stanno lì come un punto di riferimento, un segnale stradale. ("Scusi, sto cercando il Novecento". "Prosegua dritto finché trova la statua di Giovanni Pascoli").

Anche un uomo tornava al suo nido:
l'uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ma quando leggi Pascoli, quando per qualche motivo lo leggi davvero, ti viene il dubbio che se ne rendesse conto lui per primo; che questa fosse l'immortalità che si aspettava. I critici lo deridevano per i suoi bamboleggiamenti, ma lui se ne fregava. Aveva colto molto prima degli altri le implicazioni culturali della legge Casati: milioni di piccoli italiani sarebbero entrati per la prima volta in una scuola elementare, e cosa vi avrebbero trovato? Le pose auliche di Foscolo? Peraltro, non proprio un esempio da imitare per la gioventù. Gli inni sacri che lo stesso Manzoni si annoiava a comporre? Eh no, serviva qualcosa di più laico. La disperazione leopardiana? Nah, al massimo si poteva ritagliare qualche idillio qua e là, ma è comunque roba poco cantabile. Neanche Carducci: troppa politica, troppa - No, agli studenti elementari d'Italia servivano filastrocche. Ma scritte con mirabile perizia prosodica. Con tanta natura e poca politica - parliamo del tempo piuttosto, i temporali, le nubi, i tramonti, questo tipo di cose. Ai fanciulli serviva un fanciullino, e lascia che gli adulti ridano. Tanto gli adulti ormai di poesia non ne compreranno più. Ma i libri di lettura, quelli andranno sempre. E una strofetta di Pascoli su una nube, o su un tramonto, o su un assiolo, non mancherà mai. Al limite andranno bene anche le strofette sul babbo morto.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

Ecco, quando leggi Pascoli per davvero, questa cosa che hai sempre saputo ti si ripropone con violenza: ma sul serio ha potuto rivendersi così il babbo morto, sul serio ha potuto scrivere il X agosto? Cioè, certo che lo ha fatto, lo sai benissimo, però accidenti, riflettici: sparano a suo padre. Una cosa orribile - se lo vedono arrivare in casa con una pallottola in corpo - uno choc che cambierà l'esistenza sua e di tutta la famiglia. Un caso intricato, un'inchiesta infinita, con Pascoli arcisicuro di sapere chi è stato ma incapace di trovare la pistola fumante, eccetera. E su questa cosa, il poeta laureato Giovanni Pascoli, professore cattedratico, personaggio pubblico, scrive una filastrocca (dalla prosodia complicatissima e rivoluzionaria, con l'alternanza oltraggiosa di versi pari e dispari) con la rondine in croce che piigola piiigola sempre più piano, e l'insetto nel becco, e le bambole additate al cielo, e il cielo che piange! Nel 1896. Stavamo cominciando ad avvistare i satelliti di Nettuno, e Pascoli si prende una pagina del libro di lettura per raccontare ai bambini che il 10 agosto il cielo piange perché hanno ucciso suo papà. Una regressione allo stato infantile dell'umanità.

Uno alle elementari non ci riflette, è un bambino. Anche Pascoli finge di essere un bambino, lo sappiamo tutti, abbiamo tutti sostenuto almeno un'interrogazione sul Fanciullino ecc. ecc. E allo stesso tempo se ci rifletti - se rifletti all'idea di tornare alla tua scuola elementare e immaginarti al tuo fianco un professore cattedratico col grembiulino, che finge d'essere un bambino come te - ti rendi conto che Pascoli è il più osceno di tutti.

6 commenti:

  1. Pascoli tentò di esorcizzare attraverso la poesia il suo dolore per l'assassino del padre che tra l'altro fu l'evento scatenante della fine dalla sua famiglia, con una serie di lutti a pochi anni di distanza l'uno dall'altro.

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  2. Leonardo, cosa ci vuoi dire esattamente con questo post?

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  3. Interessante questa visione del Pascoli come di uno che si sapesse vendere per le scuole.

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  4. Molto vero, ma Pascoli lo si incontra anche all'ultimo anno delle superiori, e magari si scopre il groviglio di nevrosi che si portava dietro, le incompiutezze nei rapporti umani, l'incapacità di vivere il sesso, il groviglio di simboli presenti anche in una pagina così "infantile"... E poi lo si seppellisce una volta per tutte.
    Giuliano

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  5. L'avvocato Santelia (Carlo Delle Piane), personaggio inquietante e un po' bavoso, leggeva Pascoli in un film di Pupi Avati.

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