sabato 3 ottobre 2015

Civati e la battaglia sbagliata, o forse no

Il Fatto
In questi giorni mi è capitato di scoprire che un po' nei banchetti di Possibile ci speravo. Non ho collaborato e nemmeno firmato; sono contrario ai referendum abrogativi, sia per principio che per strategia - e però mi sarebbe piaciuto, a questo punto dell'anno, congratularmi con Civati per il risultato insperato, in un bel post in cui comunque avrei rimarcato e misurato la mia distanza. Invece la raccolta è fallita, e a me stranamente dispiace.

Adesso potrei prendermela con un aspirante leader che sbaglia tattica e tempi, si aliena le simpatie di quelli con cui dovrà giocoforza allearsi, consumando le energie preziose dei suoi attivisti. Ma non ci riesco. Un po' perché ho la sensazione di averne già lette diverse, in giro, di analisi di questo tipo - mescolate a sfottò da ultras, del resto la formazione culturale del commentatore politico medio è quella. E un po' perché davvero, che altro poteva fare Civati, se non provarci? Tutto quello che ha fatto fin qui ha una sua logica, che purtroppo non è la logica che ti fa vincere le elezioni, ma pur sempre logica è. Dopo il disastro elettorale del '13 si è ritrovato all'estremità del PD - sullo squarcio vivo del bastimento che affondava. Aveva un senso improvvisarsi pontiere con i grillini, ed era inevitabile che questo lo rendesse inviso ai sacerdoti dell'ortodossia del M5S. Nel frattempo il relitto trovava un nuovo assetto intorno a Renzi, e il suo ex compagno di strada si ritrovava all'estrema sinistra: una posizione inedita per lui, forse mai cercata, ma mantenuta con una certa dignità. Era inevitabile che Civati cercasse di tenere alta la bandiera del dissenso interno, anche se le primarie andarono abbastanza male; era inevitabile che la fuoriuscita del partito, minacciata innumerevoli volte, diventasse una scelta obbligata.

Una volta precipitato nella scena un po' ridicola dei partitini di sinistra - una scena che varrebbe anche il 10%, se finalmente trovasse un progetto serio - che altro poteva fare se non tentare il colpaccio? Le speranze di raccogliere le firme durante l'estate erano senz'altro troppo ottimistiche (tarate probabilmente sulle città, e non sui piccoli centri di cui è fatta l'Italia): l'idea che poi un exploit del genere avrebbe obbligato il governo ad accorpare referendum ed elezioni amministrative era nel caso migliore una pia illusione (nel peggiore, si è abusato della credulità dei volontari). Però davvero, che altro poteva fare? Almeno ha messo fuori i banchetti. Era forse il periodo peggiore dell'anno; i quesiti potevano essere migliori; e il tanto sbandierato entusiasmo di chi ha aderito meritava di cimentarsi con un obiettivo più realistico.

I referendum abrogativi, mediamente, sono un pacco - è come giocare contro il banco, tu ti danni a raccoglier firme e ad autenticarle, poi ti sbatti a far campagna per il Sì, e anche quando vinci, quasi sempre la maggior parte degli italiani non è venuta a votare e quindi in realtà vince il tuo avversario - quello che per tutto il tempo magari è stato lì seduto a non far niente (al limite a controllare che tv e giornali non parlassero troppo di te). In sostanza ci si spezza la schiena per portare legna al proprio avversario. Non è raro sentir citare le Termopili.

Mi dispiace che gli attivisti di Possibile abbiano buttato via tanto tempo ed energia, ma ricordo che se invece fossero riusciti nel loro intento, avrebbero prevedibilmente regalato a Renzi una splendida opportunità per dichiararsi vincitore di una sfida nemmeno combattuta: come fece Berlusconi all'indomani del referendum sull'art. 18 (2003) o i vescovi dopo quello sulla fecondazione assistita (2005). D'altro canto.

D'altro canto prima o poi si andrà a votare - con l'Italicum, ormai - e se Renzi non passa al primo turno, i tanto bistrattati e litigiosi personaggi a sinistra del PD si troveranno in una situazione curiosa. Renzi avrà bisogno dei loro elettori. In quel momento forse scopriremo che non esiste un algoritmo elettorale in grado di eliminare il trasformismo, e che avere mantenuto una posizione, una presenza coerente, un nocciolino duro di adesioni, può renderti un interlocutore privilegiato. In quel momento forse Civati sarà una figura più nitida di altre, e questi due mesi di banchetti gli saranno serviti a qualcosa. Non proprio a combattere Renzi, no, ma comunque a qualcosa. Gli sfottò con cui lo subissano oggi sono pur sempre un attestato di esistenza. Magari un giorno qualcuno se li dovrà rimangiare, in nome di un fronte comune contro il grillismo o il fascio-salvinismo o chissà cos'altro.

Confido che in quel giorno eventuale, Civati non si dimenticherà dei volontari che mandò a combattere la battaglia sbagliata (non parlo di me, io ero al mare).

12 commenti:

  1. (a semi-proposito di pecore: ma solo io quando entro in un testo SEO mi sento una pecora in vendita...?)

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  2. il fatto che in Italia SOLO per i referendum sia obbligatorio il quorum, mentre alle elezioni politiche anche se votano 2 elettori di numero in tutta Italia l'elezione è valida, NON vuol dire che il referendum abrogativo sia sbagliato di per sè perchè basta poco a farlo fallire. Tuttalpiù vorrà dire che ci si deve battere per eliminare il quorum. O in alternativa per eliminare i seggi dei parlamentari corrispondenti agli astenuti, visto che l'astensione conta solo quando fa comodo a lorsignori.

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  3. Parlare di tempo ed energia "buttati" da noi volontari significa non avere capito il senso della nostra mobilitazione.
    Ovviamente abbiamo messo i banchetti nel tentativo (temerario, ci era chiaro dall'inizio) di raccogliere le firme necessarie per sottoporre ad abrogazione alcune delle peggiori nefandezze delle "riforme" degli ultimi governi; ma il nostro obiettivo non era ottenere l'abrogazione tout court, quanto dare ai cittadini l'occasione di esprimersi, di far sentire la propria voce: di "ritornare sovrano", come diceva il nostro slogan...

    La nostra "ossessione" è la distanza che si è creata tra i cittadini e la politica, sono lo scetticismo e il cinismo che li spingono all'astensione. I banchetti erano un tentativo di costruire un ponte per colmare quella distanza, un'occasione per provare a ricostruire un dialogo e un barlume di fiducia. In questo senso, la risposta che c'è stata (seppure insufficiente, soprattutto per oggettivi limiti organizzativi da parte nostra) ci ha confortato: dopotutto, sotto la cenere del "sono tutti uguali" e del "tanto non cambia niente" un pochino di brace ancora c'è.

    Per questo noi volontari (di cui sarebbe bello che qualcuno mostrasse un po' di rispetto, anzichè trattarci da poveri ingenui manovrati dall'aspirante leader di turno) abbiamo consapevolmente scelto di combattere una battaglia difficilissima, ma giusta (altro che "sbagliata" come la definisce l'Autore, che evidentemente condivide il "vincismo" renziano per il quale è giusta solo la battaglia che sei sicuro di vincere...). Per questo eravamo pronti alla sfida ancor più ardua della campagna referendaria per il raggiungimento del quorum: non per portare un vantaggio strategico a Civati in una futura trattativa elettorale in caso di elezioni con l'Italicum (vantaggio che semplicemente non esiste, sia perchè saremmo noi di Possibile - o perlomeno io - a rifiutare qualsiasi compromesso con l'attuale Pd, sia perchè Renzi andrà a cercare i voti di chiunque piuttosto che i nostri...), ma per stabilire un contatto con gli italiani, rendendoli protagonisti con le loro firme di alcune scelte che riguardano le loro vite.

    Di tutto questo commento, tutto sommato un po' meschino, a me rimane fortissima l'impressione che siamo davvero noi di Possibile gli unici che si preoccupano dell'indifferenza, del cinismo, del rancore,della tifoseria da stadio e del qualunquismo che stanno travolgendo la nostra vita pubblica, almeno per quanto riguarda la politica e il funzionamento della nostra democrazia.

    Un motivo in più per continuare a "buttare" tempo ed energie in battaglie che tutti gli altri considerano "sbagliate" solo perchè, dopotutto, è più comodo starsene al mare

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    1. "saremmo noi di Possibile - o perlomeno io - a rifiutare qualsiasi compromesso con l'attuale Pd"

      Supponiamo che si voti con l'Italicum e Renzi abbia davanti due possibilità: allearsi con Verdini o con Possibile.
      Vediamo se ho capito bene: Silbi preferisce che Renzi si allei con Verdini, così da essere costretto a trattare con la destra e conseguentemente spostare il baricentro del suo governo in tale direzione, piuttosto che allearsi con Possibile, così da essere costretto a trattare con la sinistra e conseguentemente spostare il baricentro del suo governo in tale direzione.
      Vantaggi dell'alleanza Pd-Possibile: mitigare gli aspetti peggiori del renzismo.
      Vantaggi dell'alleanza Pd-Verdini: siamo ininfluenti e all'opposizione, ma almeno gliele cantiamo chiare!

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    2. Cioé quindi devo allearmi con chi fa politiche che non condivido andando a chiedere voti agli elettori dicendo che provero' a non fargliele fare ma che mi ci alleo lo stesso senno' loro si alleano con gente che quelle cose gliele fa fare.
      Logico

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    3. Il fatto è che gli Italiani confondono alleanza di governo con matrimonio, non per niente l'Italia è uno dei pochi paesi europei dove l'espressione "governo di coalizione" viene usata in senso negativo.

      In Italia conta la purezza dell'animo, in altri paesi i risultati ottenuti.
      In Italia è meglio perdere su tutta la linea ottenendo politiche opposte a quelle desiderate ma mantenersi puri piuttosto che realizzare il 20% di quello che si voleva e scendere a patti col nemico.

      Molto logico, molto utopistico, ma... utilità pratica? ;)

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    4. Si vabbé ma qui confondiamo i legittimi governi di coalizione con l'ammucchiata al centro all'italiana. Sono un po' stanco della retorica della sinistra che non si vuole sporcare le mani per rimanere pura, non é cosi' o almeno non sempre (se questo valga per Possibile io non ne ho idea). Il compromesso in politica é una virtù ma entro certi limiti. Come puo' ad esempio una forza progressista trovare un compromesso su misure totalmente regressive e pericolose per le casse delle amministrazioni locali come l'abolizione della tassa sugli immobili?
      Su certe cose non c'é compromesso ma visioni totalmente diverse. Se queste opinioni sono minoritarie lasciamolo decidere agli elettori, almeno questo.

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    5. Si, probabilmente le argomentazioni di ambo le parti sono sempre le stesse e possono apparire retoriche, ma d'altronde si tratta di un dibattito vecchio quanto la sinistra stessa e lo stesso Filippo Turati lo subì sulla propria pelle.

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  4. Silbi, per capirsi: dare praticamente di renziano a Leonardo perche' vi muove una mezza critica e' assurdo

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  5. Faccio la maestrina: "Tondelli, invece di cincischiare, stai facendo i compiti?(=stai scrivendo il libro?)".

    Possibile (appunto) risposta:"Maestra, è Pippo che mi disturba!".

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  6. Anch'io sono stato al mare per tanto tempo, si sta bene e non impegna, poi quest'anno dopo aver ripristinato la mia abbronzatura ho aiutato dei volontari a metter su un banchetto nella mia città che non ha il mare. Parlo solo per me stesso, sia chiaro, ma ho passato troppo tempo a scrivere tweet di dissenso senza far mai niente e se finalmente qualcuno si muove forse val la pena di condividere il suo cammino almeno per vedere dove va.

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  7. "Sai tante cose Corrado ma non fai niente per aiutarci" (cit.)

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