giovedì 3 marzo 2016

Si stampi chi può

Un'altra cosa di cui dovrei preoccuparmi e non ci riesco è l'acquisizione della Stampa da parte del Gruppo L'Espresso - no, in realtà mi preoccupo, ma dal punto di vista sbagliato. Dovrei spaventarmi per la paurosa concentrazione mediatica che verrà a crearsi, e invece continuo a fissare la direzione opposta. Dovrei puntare il dito su De Benedetti che compra, che cresce, che diventa sempre più pervasivo, e invece guardo gli Elkann che vendono, che salutano, che non sono più interessati a finanziare un organo di stampa in Italia. E dagli torto.

Si tratta ovviamente dell'impressione di un passante poco informato, che a una certa distanza dovrebbe vedere una battaglia per la creazione di un colosso dell'informazione, e invece, aguzzando la vista, riesce giusto giusto a notare un po' di traffico intorno a un vecchio palazzo in demolizione: la Fiat si è spostata altrove e si disfa delle suppellettili. C'è anche questo quotidiano molto prestigioso, lo usavamo per spiegare agli italiani come la pensavamo al Lingotto, e per dare un po' di voce ai nostri amici atlantisti - adesso al Lingotto c'è un centro commerciale, gli atlantisti sono meno interessati di noi, insomma a chi lo smolliamo? L'unico compratore disposto ad accollarselo è un concorrente, che può risparmiare sui costi di gestione mettendo assieme un po' di servizi. La chiamano sinergia, fusione, e ormai è da vent'anni che sappiamo cosa vuol dire davvero.

Spero tanto di sbagliarmi, visto che sta diventando un Leitmotiv: così come Renzi in politica, che si ritrova solo al comando non per brama di potere e neanche per lo straordinario carisma che non ha, ma perché i suoi concorrenti non hanno nessuna voglia di subentrare nella gestione quotidiana di un disastro, così L'Espresso (e Mondadori) si ritrovano unici attori in scena perché gli altri stanno scappando. Impossibile non accusare nostalgia per quella guerra di trent'anni fa, quando c'era in palio Repubblica e il destino dell'Italia e del mondo libero - più prosaicamente, c'era un immenso bacino di lettori, di inserzionisti da contendersi. Che poi è volato via.

Approfitto dello spazio per fare ammenda: pare che io abbia contribuito a diffondere una notizia falsa, e che l'Unità non abbia il buco che qualcuno intravedeva. Oggi il suo direttore smentisce e ribadisce che il quotidiano naviga, pur con mille comprensibili difficoltà nel "mare aperto del mercato". Ovviamente non mi riconosco nell'Unità di D'Angelis, ma credo giusto che esista, e necessario che un leader politico e un partito abbiano una loro voce - proprio come l'avevano gli Agnelli/Elkann, fin tanto che a loro serviva. Quello che davvero non capisco è di che "mare aperto" D'Angelis continui a parlare: intende lo stagno mezzo prosciugato in cui le ciurme di Repubblica e Stampa decidono di rimorchiarsi a vicenda e di disfarsi di un po' di zavorra improduttiva?

Io sto qua sulla riva e non è che ci capisca molto; ma secondo me un vero mercato in Italia non c'è quasi mai stato. C'erano importanti gruppi industriali che fino a qualche tempo fa avevano interesse a finanziare quotidiani (anche l'Unità, almeno al tempo di Soru): oggi non ci sono più o hanno i loro problemi. Alcuni saranno diventati scettici nei confronti dello stesso strumento, il quotidiano all'italiana, che fino a dieci anni fa aveva un senso residuale e adesso ormai sta diventando un gioco di società per anziani. Non è che io discuta la necessità dei Democratici di avere in edicola e su internet qualcuno che difenda quotidianamente le scelte di Renzi e irrida i suoi avversari. Non ho grosse simpatie per Renzi e per le sue avventure politiche ed editoriali, ma a questo punto non ho nulla da guadagnare da un suo fallimento in un campo o nell'altro, anzi. Sarebbero brutte notizie per tutti. Credo che il successo o l'insuccesso dell'Unità dipenderà dagli abbonamenti degli attivisti, certo, e soprattutto dai finanziatori che hanno deciso o decideranno di investire nel personaggio Renzi. Se l'Unità davvero ce la sta facendo, si vede che qualcuno ci crede. E meno male, davvero, che qualcuno sta ancora credendo in qualcosa.

3 commenti:

  1. E ti sei peraltro già dimenticato di difendere i tromboni che perderanno il loro lavoro.
    Ora chi darà loro la giusta mercede? Cos'è questo cinismo?

    Prima eri una persona meglio...

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  2. essere calabresi non è mai stato così fico.

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  3. mah, anch'io credo che un vero mercato (qualunque cosa voglia dire) dell'editoria non c'è mai stato, quindi i quotidiani muoiono senza aver mai vissuto veramente, in mare aperto
    un quotidiano come l'unità non sembra avere grande spazio dovrebbe piacere a qualche imprenditore e ai militanti... ma c'è qualcosa che (in astratto) vuoi poter leggere sull'unità e che non trovi da altre parti?
    oh, certo, potrebbe pubblicare le notizie come un qualunque freepress e aggiungere gli imprescindibili interventi della dirigenza pd...
    eppure servirebbe, se i dirigenti pd avessero qualcosa da dire oltre i 140 caratteri, perché a occhio mi sa che bastano e avanzano

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