venerdì 9 marzo 2001

Quando è ormai il fine settimana, e non vale la pena di iniziare qualche cosa, ma d'altronde senza cliccare il cliccatore si annoia, che si fa?
Si va nel sito del Manifesto. Li si trova sempre qualcosa di edificante.
Ieri per esempio ho trovato una recensione di certo Roberto Silvestri su La stanza del figlio di Nanni Moretti, di cui riporto un memorabile stralcio:

Più che la stanza, l'astanza, l'avrebbe chiamata Cesare Brandi, il contrario della realtà nella sua flagranza, preconscio e subconscio compresi. Niente naturalismo né realismo né surrealismo, né iper-realismo. E' mistero morettiano. E poi è il nono film e mezzo di Moretti (c'è un bacio vero, e un inizio di nudo di Laura Morante), il regista bradipo del cinema mondiale... Ma. Se a 15 anni avessi chiesto ai miei: "posso fare il sub?" mi avrebbero mandato a quel paese. Per chi abita nelle città di mare, le prospettive, però, son diverse […]

Certo, stralciare in questo modo non rende onore a una recensione che si prolunga per quasi 8000 caratteri, una monografia quasi (un'arecensione, direbbe Vittorio Panzana). Anche la chiusa, per esempio, è memorabile:

Andrea morendo indica una strada più misteriosa e sottomarina. E mette in guardia da una vita-fotocopia del contratto di Ancellotti: no alla vita agganciata alla produttività.

Ancellotti è il famoso allenatore della Juventus, ma forse il lettore medio ignora i termini del suo celebre contratto. Tanto peggio per lui, che pensa di poter arrivare alla pagina del cinema saltando le fondamentali rubriche sportive. La morale è: ci sono cose peggiori della morte, tipo i contratti a rendimento. Voi del resto ve li immaginate, i critici cinematografici del Manifesto con contratti a rendimento? Un tanto a battuta? Tantovale morire, in effetti.

Credo comunque che volesse dire che il film gli era piaciuto, che secondo lui valeva la pena di andarlo a vedere. Però… non so… ormai la trama me l'ha raccontata… mah.


Gli esilaranti calembour del Manifesto
Ma quel che mi rende ogni volta pieno di ammirazione è la capacità dei redattori del prestigioso quotidiano di saper riassumere tutti i fatti, i drammi e le tragedie del giorno, in sapienti giochi di parole, che strappano il sorriso del lettore nel mentre che lo educano a una visione più disincantata della realtà. Vediamo il titolone di oggi (venerdì). Salto Nel Voto. Mah. Non male, ma hanno fatto di meglio.
È difficile capire il perché, ma mi sembra di notare che l'estro dei redattori dia il meglio di sé in occasione di eventi luttuosi o catastrofici. Questa settimana abbiamo due o tre perle da mostrare:
Muore la scrittrice Luce d'Eramo: Una vita piena di Luce. (Un classico, ma funziona sempre).
Si diffonde il virus dell'afta epizotica, terribile per gli animali e i loro allevatori: Afta Siempre.
E (come in un crescendo wagneriano), così viene commentata la peggiore tragedia della settimana, il rogo di 41 bambini cinesi in una scuola (lavoravano alla preparazione di fuochi artificiali): Cina, pirotecnici compiti in classe.
Haaa haaa haaaa. Certo, detti a voce o anche riportati qui, estrapolati dal contesto, questi sapienti calembour perdono un po' del loro smalto, e diciamolo, non fanno così tanto ridere. Fanno però senz'altro meditare con maggiore lucidità sugli orrori del nostro quotidiano. Le smorfie che ci strappano sono l'espressione della nostra intelligenza critica. Afta siempre allevatori. Oggi è mancata la Luce. La classe… operaia va in paradiso. Heee heee heeee.

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