giovedì 5 gennaio 2006

- prima pagare

Find the cost of freedom (buried in the ground).

Ma lo sapevano, i simpatici arancioni ucraini dell'anno scorso, che la Libertà tanto sospirata implicava pagare la bolletta del gas almeno due volte tanto? Probabilmente no. Adesso che l'hanno scoperto (proprio sotto il solstizio d'inverno), forse sono meno arancioni – e anche meno simpatici. L'Europa che l'anno scorso li appoggiava con tanta determinazione, si è sgonfiata al primo calo di pressione, e Putin ha vinto il negoziato. E noi cittadini del libero occidente? Continueremo a incoraggiare i nostri liberi, freddolosi amici ucraini con tante belle parole, consigli preziosi. Questi del Riformista, ad esempio.

La libertà ha un prezzo, no free lunch. Dovranno pagare l'energia a prezzi di mercato, diversificare i fornitori, riconvertire la loro industria. Non è una operazione che si fa in poco tempo, tanto meno va fatta sotto il bastone di Putin. Però non si scappa. Gli arancioni di Kiev, verso i quali continua ad andare la nostra simpatia e il nostro sostegno, debbono dirlo chiaramente agli ucraini e non gridare soltanto al grande complotto.


Notate: non è che gli ucraini devono preoccuparsi del "bastone di Putin". Però, siccome il bastone c'è, e funziona, "non si scappa". Ed è inutile gridare al complotto, perché questa è semplicemente la libertà secondo il Riformista: un libero mercato in cui i prezzi per ora li stabilisce Putin (che ha il libero bastone più lungo), e poi si vedrà.

Poi uno ha voglia a dire: sono tramontate le ideologie. E discutere così, per assoluti, di "Libertà", "Democrazia", "Cultura", "Cristianesimo", "Islam", che cos'è, se non purissima ideologia? Trentenne come sono, devo dire che questi discorsi mi circondano da sopra e da sotto; e non so dire se mi nausea di più la malafede dei vecchi o la dabbenaggine dei giovani. Ma i vecchi ormai la testa l'hanno fatta e finita: non mi resta che guardare in giù e avvisare: guardate che si sta parlando di nulla, qui. La Libertà con la "L" non esiste, non esiste la Democrazia, la Cultura è più delle volte un complesso mix d'ignoranze, eccetera. Tutta ideologia, per l'appunto: specchi per le allodole, sovrastrutture. L'unica cosa di cui abbia senso parlare è l'economia, per cui (vi prego) ogni volta che qualcuno vi propone esportazioni di democrazie, rivoluzioni pacifiche e liberali, o anche solo riforme e privatizzazioni e liberalizzazioni… voi, prima di dire di sì o di no, ponetevi l'unico quesito che valga la pena: chi paga? Per favore, non fate come gli ucraini, che ci hanno messo il cuore e si sono visti arrivare il conto un anno dopo.

E questo è un principio generale, che vale anche per il caso Fassino: prima di qualunque moralismo, di qualunque autocritica o passo indietro, fatevi una domanda semplice: ma chi lo paga, poi, Fassino? Chi dovrebbe finanziarlo? Non crediate che la risposta stia scritta nera su bianca da qualche parte: non è vero. A 15 anni da Mani Pulite noi cittadini non ci siamo ancora chiariti su come si debbano finanziare i partiti. Ma i partiti, nel frattempo, esistono: e costano. Il centrodestra una soluzione provvisoria l'ha trovata: si è messa a libro paga del riccone. Bene, bravi, anzi no, corrotti, buuh! Ma la sinistra, intanto? Dovrebbe campare d'aria e di gettoni di presenza? Un partito come i DS non è solo una consorteria di parlamentari e amministratori: sotto c'è una struttura, i quadri, il servizio d'ordine, le redazioni di giornali e rivistine che nessuno acquista ma che vanno scritte bene, per le rassegne stampa, e i redattori devono sapere anche l'inglese per scrivere no free lunch senza errori… e poi c'è da studiare una fuoriuscita per i mediocri, quelli che non ce l'hanno fatta e si sono persi lungo il cursus honorum (la settimana scorsa, su Diario (23/12/05, pag. 6), Deaglio ricordava i trascorsi di Sandro Bondi: Era il sindaco del Pci di Fivizzano, cittadina della Lunigiana. Una congiuretta di paese lo fece fuori e lui si rivolse al partito: avete lavoro per me? Sì, gli dissero, va’ a raccogliere polizze per l’Unipol a Pontremoli. Lui rispose: “È un umiliazione!” (Erano gli anni in cui Consorte rendeva forti le coop). E bussò a casa Berlusconi, che lo assunse).

…E last but not least ci sono le spese di campagna elettorale, col non trascurabile dettaglio che l'Italia è in campagna elettorale permanente da dieci anni; e che l'avversario, le regole, non le ha mai rispettate e mai le rispetterà, per definizione. Lui ha il quasi-monopolio del mercato pubblicitario, può tappezzare le città di manifesti stampati e incollati a prezzo di favore, e Fassino intanto che fa? Prendi anche solo un consulente all'immagine del calibro di Klaus Davi, l'uomo che ha portato Fassino da Maria De Filippi: chi lo paga, il conto di Klaus? I mangiatori di porchetta al Festival dell'Unità? Ma anche i Festival hanno un loro prezzo (sia detto per inciso che la generazione dei volontari di ferro, patrimonio inestimabile di friggitori di porchetta, non durerà in eterno, e forse neanche altri dieci anni). Per fortuna che c'è Unipol che sponsorizza. E quanto costa, all'Unipol, sponsorizzare il Festival dell'Unità? E chi decide dove termina la sponsorizzazione e dove comincia il collateralismo? Non lo decide nessuno. O se preferite, lo decidiamo adesso qui. Ma sì: proponiamo una legge che proibisca qualunque sponsorizzazione a qualunque evento di natura politica. La moglie di Cesare dev'essere al di sopra di ogni sospetto, e anche le cugine e le cognate fino alla settima generazione – non ha nessuna importanza se qui di fronte la moglie di Gneo Pompeo ha aperto un lupanare.

Quello che indispettiva tanto in Craxi, quindici anni fa, era quel tutti rubavano, tutti sapevano. Quello che oggi indispettisce in Fassino è quel gesuitismo di ritorno, quel mettere le mani avanti, abbiamo una banca, anzi no, scusa, non vorrei che gli intercettatori equivocassero, la banca è solo tua, mi informo solo per cultura generale. C'era della grandezza in quel mariuolo di Ghino di Tacco, c'era della spavalderia, c'erano gli anni Ottanta. Fassino invece è uno che non si può nemmeno dire che rubi, tecnicamente, ma comunque già se ne vergogna. Craxi – certo – era molto più facile da odiare. Fassino fa semplicemente cascare le braccia. Ma scusa, ti fai chiamare sul cellulare? Ti fai dettare le percentuali? E scriversi una mail, ordinata, criptata, no?

Sia Craxi che Fassino, in ogni caso, non hanno fatto che cercare a modo loro una risposta alla sola domanda che valga la pena: chi paga? Dice Prodi che bisogna tracciare nuovi confini. Perfetto, sono d'accordo. E a quella "massiccia maggioranza, di Italiani per bene (per bene, non perbenisti), di cittadini onesti (moralmente onesti e non moralisti)", propongo allora di tracciare il seguente confine: mettete nero su bianco quanto siete disposti a sborsare, per avere una politica non commista alla finanza. Unipol-BNL non deve finanziare la campagna elettorale? Perfetto: fate un prezzo voi. Quanto sarebbe disposto a dare, ciascuno di noi, per togliersi Berlusconi dai piedi e avere un partito solido, strutturato e "pulito"? Bando alle ciance e alle autocritiche: fuori i soldi. Prima pagare, poi democrazia. In Ucraina hanno fatto il contrario: a momenti finivano sottozero.

9 commenti:

  1. Informati, Leonardo.
    I prezzi non li fa Putin: i prezzi li fa il mercato. Il prezzo che pagavano gli ucraini era un prezzo sovvenzionato, statalista, sovietico (50$ x mille mc) contro i 230$ che paghiamo noi.
    A quale titolo la democratica e liberale Ucraina dovrebbe pagare prezzi da soviet? A me pare giusto che se hanno scelto la via "liberista" (leggi: il bastone americano invece di quello russo) ne accettino le implicazioni.
    E' bello essere "liberisti" quando si riscuote e "sovietici" quando si paga.

    Quanto a Putin, la statalizzazione delle risorse è la cosa più intelligente che abbia fatto: andiamo incontro ad una terribile crisi energetica ed è giusto che le proprie risorse se le gestisca un Paese, e non le compagnie straniere.

    ciao

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  2. Propòrio perché mi sono informato, ho scoperto che fino all'anno scorso gli ucraini pagavano il gas che usavano con il diritto di passaggio del gas russo nella tratta ucraina dell'oleodotto.

    Ora, visto e considerato che l'Ucraina, per quanti riguarda la strozzatura degli oleodotti, è il classico "collo di bottiglia": visto che grandi vie alternative per portare il gas dai clienti europei la Russia ancora non le ha: come si spiega, secondo il "mercato", che improvvisamente il diritto di passaggio vale un quarto di quello che valeva l'anno scorso? Davvero l'ha deciso il "mercato"? O non lo ha semplicemente deciso Putin? E Putin può decidere di farlo perché "sta sul mercato" o non semplicemente perché è il padrone del colosso ex sovietico, ha il monopolio del gas siberiano, e l'Europa deve abbozzare?

    Allora, capiamoci: qui non c'è nessun "liberista" che riscuote. Qui c'è un sovietico monopolista che fa il brutto e il cattivo tempo, e l'occidente fa finta che sia "il libero mercato". E gli ucraini, che credevano veramente di avere l'appoggio dell'Europa, l'hanno presa in quel posto.

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  3. Oh, ecco tornato il Leonardo del 2004 (ma è chiaro che io ancora ammiro quello del 2005)
    Che poi, democrazia, libero mercato, son definizioni a coprire un sistema che potremmo chiamare, in alternativa: C'è Anche Di Peggio, Ma Pure Questo Non E' Che Sia Un Granché.
    Tecnicamente, gli Stati Uniti sono un Paese democratico (questo non impedisce loro di aver un atteggiamento estero dispotico, ma è discorso vecchio)
    Tecnicamente, Putin è un liberista, ma questo non gli impedisce di comportarsi da piccolo zar.
    Tecnicamente, abbiamo un PdC che dice: basta con gli intrecci tra politica e affari. E questa è satira, signori miei.

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  4. mah io invece gli ucraini li capisco, credo che abbiano fatto benissimo a ribellarsi ad un sistema autoritario. anche a costo di rimanere sottozero, embè? mica le rivoluzioni sono un'esclusiva di chi ha la grana.

    bdd

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  5. Politica ed Economia. Oggi sembra che il primato l'abbia la seconda categoria, per questo è comprensibile come il mondo delle cooperative(produzione) sia legato ad Unipol(finanza) e a sua volta a dei rappresentanti politici in parlamento (DS). Perchè ci si dovrebbe vergognare di ammetterlo quando è così evidente? Penso che il dialogo debba essere centrato sui metodi seguiti dai tre attori sociali, debba essere trasparente, debba coinvolgere la base. Ci vogliono programmi su cui confrontarsi e poi decidere per chi votare, a quale banca ed essicurazione rivolgersi, per quali enti lavorare e dove fare ogni giorno la spesa. Realismo. Consapevolezza. Credo che da un dialogo su questi temi possa nascere un nuova idea di Etica, di cui la nostra società ha urgente bisogno. Altrimenti continueremo a farci governare da un manipolo di malintenzionati egoisti ed ignoranti, e a subire la loro dannosa demagogia.

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  6. leonardo,
    il discorso è molto più complicato di come lo fai tu. diciamo che gli ucraini il gas lo avevano "regalato", perché lo pagavano 50$, e poi ne avevano 47 indietro per il diritto di passaggio. ti assicuro che i diritti di passaggio valgono, si, ma non tanto da far avere gas/petrolio gratis: in genere sono a un 15% del prezzo di mercato del prodotto "che passa"... insomma, diritti di passaggio per i 230$ che pagano gli europei, ma gas a 50$. good deal, direbbe qualcuno. Putin deve fare il benefattore agli arancioni, a quale titolo? sennò gli americani gli dicono che è un dittatore?
    tutti a dire che è un soviet, un autoritario ecc, ma nessuno ancora spiega a quale titolo gli ucraini debbano avere sovvenzioni dallo stato russo.
    (se sapete dove si fa domanda, magari possiamo provarci anche noi.)

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  7. in realtà il discorso è più semplice: il costo che paghiamo noi europei ("gas") è composto da: materia prima (gas siberiano) e dal viaggio che questo gas compie (anche attraverso la tratta ucraina). Entrambi gli addendi sono necessari: se togli uno, manca il gas.

    Ora, naturalmente in una situazione di rete, con tanti competitori, i diritti di passaggio varranno il 15%. E sarebbe tutto bello, nel migliore dei mondi possibili (dove la gente compra e legge il Riformista).

    Ma se io sono il collo di bottiglia, e tu non hai ancora vie alternative, io posso benissimo farti il 95%, perché anch'io detengo un monopolio: il monopolio della tratta dell'oleodotto senza la quale il tuo gas in Europa non ci arrivi. E' una gabella, è odiosa, ma finora i russi l'avevano pagata senza problemi.

    Se ora Putin ha deciso che non la paga più, non è perché improvvisamente si è aperto un "mercato", ma semplicemente perché Putin è un colosso militare e Yuschenko no. Se, per assurdo, l'Ucraina avesse il monopolio del gas, e il suo unico oleodotto passasse per la Federazione Russa, oggi ci troveremmo nella stessa situazione: pagheremmo il 95% ai russi e il 5% agli ucraini. E questa non è economia di mercato: è pura prosecuzione della guerra con altri mezzi.

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  8. Da bravo vigliacco metto le mani avanti (o indietro, a riparare il posteriore) e vi prego di non prendere troppo sul serio il seguente commento.

    Porcaccio.
    Quando facevi il pazzo nessuno faceva commenti del genere.
    E' proprio vero che a fare i discorsi seri sono capaci tutti...
    Poi tanto basta dire che No l'ignorante sei tu, e si può continuare all'infinito.

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  9. leonardo, va però detto che altri oleodotti sono in costruzione - e per inciso passano sotto il mare, cioè non c'è trippa (la trippa dei diritti di passaggio) per gatti - per nessun gatto. ora, quando l'ucraina verrà bypassata rimarrà comunque dipendente dalla russia, per il gas. aspettiamo e vediamo. se la russia continuerà a vendere il gas all'ucraina al prezzo attuale avrò ragione io (e piano b); se invece, da monopolista crudele come tu la presenti, deciderà per vendicarsi di vendere agli ucraini (e solo a loro) il gas a prezzi sopra quelli di mercato, allora avrai ragione tu. aspettiamo e vediamo.

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