domenica 4 novembre 2012

Il cardinale e la patata (e la peste)


4 novembre - San Carlo Borromeo, cardinale e vescovo di Milano

Nella notte del 26 ottobre 1569, mentre è assorto in preghiera nella cappella dell'arcivescovado, Carlo Borromeo ode un improvviso fragore, e sente all'improvviso una percossa in un osso del filo della schiena. Qualcuno ha appena cercato di ammazzarlo con un colpo di archibugio alle spalle: eppure il medico subito accorso non trova nessuna ferita. Le decine di testimoni presenti alla scena non sono in grado di fermare il tizio vestito di nero che, di tutti i luoghi pubblici in cui si poteva appostare, ha scelto quel piccolo luogo raccolto, la tana del lupo. C'è da dire che gli archibugi del sedicesimo secolo non sono precisi come i fucili che abbiamo in mente noi; che caricarli è un'impresa complicata e rumorosa, tanto quanto è difficile prendere la mira in un'oscurità appena attenuata dalle candele; e tuttavia per mancare da così vicino le possenti spalle del cardinale ci voleva davvero un colpo di sfortuna, o se preferite un miracolo. Il trentunenne Borromeo era alto un metro e ottanta, un discreto armadione in un secolo di comodini. Fino a quel momento lo avevano chiamato santo solo i beghini del suo nutrito entourage; da lì in poi i milanesi cominciarono a crederci. Direi, ma posso sbagliare, che il Borromeo sia il primo santo scampato a un attentato con arma da fuoco, cinque secoli prima di Wojtyla. Se ancora oggi non siamo sicuri dei mandanti di Ali Ağca, figuriamoci quante certezze possiamo avere su un attentato di 500 anni fa, in un periodo in cui tutte le inchieste erano falsate dall'abitudine a torturare i sospetti finché non confermavano le tesi dell'accusa. Chi poteva desiderare la morte di Carlo Borromeo?

Un po' tutti. I protestanti italiani rifugiati in Isvizzera, a cui il cardinale - che chiamavano "Lupo Borromeo" - dava una caccia spietata, bruciandone un po' a ogni cosiddetta visita pastorale. Gli abitanti della Valle delle streghe, nei Grigioni, purificata con un rogo collettivo in cui il suo luogotenente ne gettò tra le fiamme almeno undici. I canonici di Santa Maria alla Scala, che per difendere le prerogative reali si erano appena difesi da un attacco dei fedelissimi del cardinale sguainando le spade. Il governatore spagnolo, il primo dei tre che il Borromeo esasperò, scavalcandoli in continuazione, scomunicandoli di tanto in tanto, forte degli amici a Roma e a Madrid. Gli ebrei di Milano, per i quali, prima di espellerli dalla città, il Cardinale aveva proposto un sistema di riconoscimento molto avanti coi tempi, un contrassegno giallo da portare dappertutto. I milanesi qualunque, a cui il Cardinale aveva tolto una gran quantità di divertimenti anche innocui, come sbirciare le ragazze in chiesa, dividendo le navate con alti paraventi. Qualche altro cardinale senza scrupolo, ansioso di fare un po' di spazio tra i più probabili candidati al Sacro Soglio. A pensarci bene, ci poteva essere la fila quella sera in arcivescovado per sparare alle possenti spalle del cardinale. Di tutti i possibili attentatori, però, quelli che avevano più da perdere - e da far guadagnare alla Curia - erano gli Umiliati (continua sul Post...)

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