sabato 10 novembre 2012

Renzi non è Blair (magari è meglio)

Cinque motivi per cui non possiamo proprio dirci blairiani, (grazie, stavolta no).

Che poi magari chissà, il blairismo di Renzi potrebbe essere anche un concetto interessante, se
  • non venisse quindici anni in ritardo (facciamo dieci, dai, cinque anni di scarto con l'ora di Londra è fisiologico).

  • in questi quindici anni non ci fossero stati cucinati numerosi blairismi all'amatriciana, che Renzi forse non ricorda: il più clamoroso, col senno del poi, era il blairismo dalemiano a cavallo del 2000. C'era tutta una corrente di dalemiani-più-dalemiani di D'Alema, quelli che facevano capo al Riformista, che usavano i fondi per l'editoria per spiegare a me precario di Stato che avrei dovuto essere più intraprendente. Il loro capo era talmente british che fumava la pipa. Ecco, forse è una questione di imprinting all'incontrario: per voi Blair sarà stato tante cose belle, cool Britannia e le Spice Girls, ma a me ogni volta che qualcuno blaitera viene in mente la pipa di Polito e questo è il motivo per cui non posso dirmi blairiano.

    Poi a un certo punto ci fu quello strano fenomeno di inversione, per cui i dalemiani smisero di essere la destra del partito e i veltroniani dal correntone schizzarono a destra, per cui a rimettersi a blaiterare già fuori tempo massimo fu il leader del PD. Questo blairismo fu poi eclissato dall'obamismo (era il 2008!) ma ancora nel 2009 Veltroni riuscì a mettere la prima firma su un manifesto che chiedeva la nomina di Blair alla presidenza del consiglio europeo, un'idea così traboccante sensatezza e sensibilità che poteva solo venire al Foglio. (No ma pensateci ogni tanto, che abbiamo avuto un leader del PD che aderiva alle petizioni di Giuliano Ferrara. Dai, il peggio è comunque passato).

  • In questi quindici anni, se c'è stato un momento in cui la base del centrosinistra italiano (non il vertice, la base), si è mostrata compatta, è stato forse il momento dell'opposizione alla guerra in Iraq. Una guerra che Blair si impegnò a scatenare, spergiurando sull'esistenza di armi di distruzione di massa che nessuno ha mai trovato. Queste forse sono solo vecchie storie, che interessano ai vecchi.

    E forse no. C'è una generazione di militanti e simpatizzanti di centrosinistra che può avere oscillato tra Bertinotti e Bersani, tra Veltroni e Vendola, e magari anche tra Marino e Renzi, ma sulla guerra in Iraq ha sempre avuto una sola opinione, che poi si è rivelata quella giusta: Blair era disposto a mentire ai suoi elettori e ai suoi alleati pur di ottenere quello che la sua elevata coscienza riteneva giusto: un'altra guerra in medio oriente. Per queste persone, e sono una fetta non trascurabile dell'elettorato del centrosinistra, Tony non è il giovane avvocato che strappa la candidatura a Gordon Brown e caccia il thatcherismo da Downing Street nel '97: per noi Blair è il bugiardo guerrafondaio del 2003, un periodo in cui andava molto forte dividere il mondo in cattivi bombardabili e buoni bombardieri. Blair bombardò molto e se ne vanta ancora: che ora Renzi lo possa ritirare fuori così, come una bella giacca anni Novanta quasi mai messa, quasi nuova, quasi vintage, sbalordisce un po'. Va bene rompere col passato, ma a me le grandi manifestazioni del 2003 sembrano l'altro ieri.

  • Se per "Blair" si intende semplicemente "unico caso in cui un leader europeo di un partito di sinistra vince conquistando voti a destra", beh, è un caso che va molto ridimensionato, tenendo anche conto dell'astensione, che negli anni di Blair aumentò molto.
  • Ma in realtà di che stiamo parlando? Cioè non ha senso, il 2012 non è il 1997, l'Italia non è la Gran Bretagna, e soprattutto, davvero, Renzi non è Blair (io spero sia meglio). Se uno vuole i dettagli c'è questo lungo pezzo di Andrea Romano che si concentra sulla fase cruciale dell'invenzione del New Labour. Ne isolo soltanto uno: in quel processo di costruzione di un leader, Blair prese in prestito tante cose da molte persone, recepì consigli e istanze, com'è giusto che sia, ma ci mise anche qualcosa di profondamente suo: un "impasto di certezze laiche e convinzioni non negoziabili", lo chiama Romano, che gli permetteva di non farsi "alcuna remora a toccare i tasti del «bene» e del «male»".

    Ora sbaglierò, ma questa tensione etica, questa serena convinzione di essere un emissario del Bene chiamato da qualche autorità superiore a non negoziare col Male, forse non fu l'elemento che gli permise di vincere le elezioni, ma gli consentì una volta insediato di dichiarare più guerre di tutti i primi ministri della storia britannica (e la storia britannica è molto lunga). Di poche persone è lecito diffidare come degli avvocati del Bene. La buona notizia è che Renzi non è così: almeno, non mi pare proprio che sia così: nei suoi discorsi e nei suoi interventi leggo tante ricette per rottamare, semplificare, tagliare, ringiovanire, tanto sfoggio di cosiddetto senso pratico che ho già sentito sia nelle piazze grilline che nei bar leghisti (ma anche un po' alle feste dell'unità); non percepisco però nessuna radicalità etica, nessun Bene con la B, e per quanto mi riguarda è molto meglio così. Forse è la differenza tra un tranquillo cattolico italiano e un criptocattolico nella patria di Maria la Sanguinaria.

    In ogni caso non ce lo vedo proprio Matteo Renzi a inventarsi scuse per dichiarare una guerra a uno Stato-canaglia: il paragone con Blair, non provenisse da Renzi stesso, lo respingerei come un'offesa: ditegliene di ogni, dite che è inesperto e gigione, che a furia di cercare voti fuori li sta perdendo dentro, ma non paragonatelo a un fanatico inventore di guerre. Non se lo merita.

8 commenti:

  1. Beh, per essere meglio di Blair basta essere in grado di respirare... anche per Renzi non dovrebbe essere chissà quale impresa...

    RispondiElimina
  2. Seguo Renzi, come forse avrai notato, con una certa attenzione e con un certo favore. Seguo anche te, con altrettanta attenzione e favore, e in tutta onestà il parallelo con Blair l'ho sentito molto (ma molto) piú spesso da te che non da lui. Anzi in verità non glielo ho mai sentito fare, ma mi fido di te, e non fatico a credere che possa averlo fatto. Peró mi pare ingenerosa ai limiti della malafede l'operazione per cui prima riduci la proposta di Renzi a "essere come Blair", e poi gli dici che è fuori tempo massimo, e che Blair ha fatto un sacco di porcherie. Detesto fare l'esempiuccio chiarificatore, ma quanto ci ha scassato i maroni VW con Kennedy? E allora il Vietnam? E Cuba? Io sono convintissimo che il succo di queste primarie stia in realtà nello scontro tra due concezioni di democrazia: rappresentanza e composizione di interessi da un lato e competizione tra progetti e modelli di convivenza dall'altro. Il mio dubbio è se Renzi veramente (come talvolta allude) sposi in pieno la seconda, perché che Bersani sia un campione della prima sono assolutamente certo.

    RispondiElimina
  3. Non per difendere Leonardo che non ne ha bisogno, ma mi pare qui si noti che il paragone l'abbia fatto Politi, non Renzi stesso.

    RispondiElimina
  4. Che Blair si sia rovinato la carriera sull'Iraq è solare e te lo dicono pure i blairisti nel Labour senza problemi. Prima di allora però i suoi erano stati grandi successi, in patria. Non ultimo, Blair ha introdotto il salario minimo in UK. Noartri ancora si aspetta.
    .
    Accusare Renzi di "blairismo" dicendo che l'ultimo blairista in Italia era stato D'Alema non ha senso. Se c'è qualcuno con cui Renzi è venuto ai ferri corti, è D'Alema.
    .
    Renzi è l'unico, ad oggi, che propone di tagliare le sovvenzioni alla stampa di partito, senza se e senza ma.
    .
    Avere idee simili a quelle di Blair non implica un'adesione alla guerra in Iraq, scelta che sorprese molti in Inghilterra.
    .
    Il "blairismo" sarà anche una spilletta. La dottrina politica che ha governato la GB per più di dieci anni (di crescita e ripresa importanti), no. E non nasce con Blair, ma con tanti intellettuali e politici del Labour.
    Segnalo un paio di articoli dal Post molto ficcanti al riguardo, entrambi di Romano.
    http://www.ilpost.it/andrearomano/2012/11/03/tony-blair-il-proxy-della-sinistra-italiana/
    http://www.ilpost.it/2012/11/04/quando-vinse-tony-blair/
    .
    Ecco, parliamo di Renzi, cosa che serve, visto che uno dei competitori alle primarie, ma lasciamo da parte le spirititosaggini intellettualmente disoneste.

    Uqbal

    RispondiElimina
  5. Bah, ho riavviato la pagina e vedo che mi ero perso un pezzo interessante dell'articolo (oppure ero stato particolarmente imbranato nello scroll, boh).
    Cosa che mi fa fare una figura meschinella.
    Ritiro quel che ho scritto.

    Uqbal

    RispondiElimina
  6. Leonardo, ti stimo molto (esordio un po' british, forse), ma io vorrei sentire dai bersaniani non delle critiche di costume (sui modi retorici, sulle espressioni del viso, sull'immaginario di riferimento) ma di merito. Non sono un renziano, non so neppure se voterò alle primarie e, se sì, chi. Ma vorrei che le intelligenze democratiche venissero dirette su obiettivi più fruttiferi, insomma. Polito - pipa o non pipa, fondi per l'editoria o no - aveva ragione nel dire che l'Italia aveva bisogno di più cultura dell'intraprendenza e similari? Su unioni civili, cittadinanza, politica fiscale, ecc. Renzi dice minchiate? Questo vorrei sentire da te, cacchio.

    RispondiElimina
  7. "Polito - pipa o non pipa, fondi per l'editoria o no - aveva ragione nel dire che l'Italia aveva bisogno di più cultura dell'intraprendenza e similari? "

    Dai, sta roba non vuol dire niente!

    RispondiElimina
  8. Roberto, il problema non è avere ragione (capirai). È più un problema di credibilità, di un tizio che aveva copiato lo schema da Ferrara (inventarsi un partito fittizio per scroccare i fondi agli organi di partito) invece di provare a fare un giornale, hai visto mai, vendibile.

    Siamo tutti abbastanza capaci di avere belle idee; il problema è la loro fattibilità in una situazione molto difficile come è questa. Renzi mi sembra un bravo venditore, categoria che purtroppo mi suscita un po' di antipatia a pelle. Ma anche al di là di questa antipatia, un bravo venditore non mi sembra la persona giusta al momento.

    RispondiElimina

Puoi scrivere quello che vuoi, ma se è una sciocchezza magari la cancello. Di solito però ci metto molte ore. Se il tuo commento non viene pubblicato subito, è colpa dell'antispam che ha dei criteri tutti suoi. Non ti preoccupare, magari scrivimi un messaggio più breve, appena posso recupero tutto.