domenica 15 febbraio 2015

Il diabolico piano di M. Renzi

A questo punto, se Renzi sta eseguendo un piano, si tratta quantomeno di un congegno molto complesso. L'alternativa, purtroppo più verisimile, è che stia tirando leve a casaccio nella speranza che l'aggeggio si metta in moto oppure esploda - farebbe veramente qualche differenza per lui?

È molto difficile scrivere di Renzi senza intrupparsi tra chi ormai lo detesta o lo appoggia per partito preso. A me piacerebbe conquistare una postazione neutra (sarà dura, coi miei precedenti), e da questa chiedermi: perché Matteo Renzi ha perso così tanto tempo dietro a Berlusconi - un anno! - se dopotutto le riforme non le voleva fare con lui? E se le voleva fare con lui, perché si è giocato un'alleanza portata avanti con tanta fatica, il tutto per mandare al Quirinale un presidente nemmeno così tanto renziano? Sul serio prevedeva di arrivare a questo punto, col parlamento scassato e una riforma costituzionale promossa da una maggioranza alla camera che rappresenta, ricordiamolo, meno di un terzo dell'elettorato? E se non voleva arrivare a questo punto, com'è successo che ci sia arrivato?

La tentazione di buttarla in psicologia è molto forte. Con Berlusconi Renzi sembra avere in comune un narcisismo che lo porta a concepire l'azione politica come un'infinita lotta per l'autoaffermazione. Come Berlusconi, Renzi ci prova a governare, ma quello che gli piace davvero è la campagna elettorale. Non c'è nessun motivo sensato per buttare via il lavoro di un anno e andare alle elezioni, e infatti non è detto che Renzi desideri farlo: ma inconsciamente è lì che ci sta portando. Questa è una prima ipotesi, che probabilmente fa torto all'intelligenza dell'uomo.

Forse vale la pena di mettersi nei suoi panni - il che implica non credere alle storie che più volte ci ha raccontato. Per esempio: non è vero che le riforme si dovevano per forza fare con Berlusconi, almeno tecnicamente, visto che nemmeno Berlusconi portava in dote il numero di parlamentari sufficiente a ottenere la maggioranza qualificata necessaria. Anche prima che Berlusconi chiudesse le porte, sapevamo che queste riforme avrebbero richiesto un referendum confermativo. Fino a un mese fa questo referendum rischiava di diventare una consultazione popolare sul patto del Nazareno: vi piace la coppia Renzi-Berlusconi, sì o no? Ma ora che ha chiuso con Berlusconi, il referendum diventa quello che Renzi ha sempre voluto che fosse: un plebiscito su di lui.

In questa prospettiva tutto diventa un pretesto: la tenuta del parlamento, il senso di un'alleanza portata avanti per un anno, la natura stessa di queste riforme che all'inizio erano molto brutte ma poi sono state emendate a piacere: tutto questo Renzi se lo può giocare in una sera, perché quello che conta è che si vada a votare, e forse è davvero meglio andarci subito, mentre Forza Italia è nel caos e Salvini promette bene ma non è ancora diventato il leader di una piattaforma di centrodestra.

Quindi forse Renzi ce l'ha, un piano. Sta a noi decidere di farcelo piacere o no. Il fatto che si vada alle elezioni invece che a un referendum può fare la differenza. Il referendum ci imporrebbe di scegliere se farci piacere la riforma di Renzi o umiliarlo. Davanti a un bivio del genere io non avrei molti dubbi su che direzione prendere. Ma se invece del referendum si andrà alle elezioni, le opzioni in ballo saranno diverse: grosso modo sarà o Renzi o fuori dall'Europa. Ecco, a quel punto molti come me, che non avrebbero votato per lui al referendum, potrebbero decidere di sostenerlo anche se non lo sopportano. Quindi, tra elezioni anticipate e referendum confermativo, Renzi ha un buon motivo per preferire le prime.

Oppure non ha nessuna idea di quel che sta facendo: sta smontando e rimontando pezzi nella speranza che il congegno si metta in modo oppure esploda. In fondo per lui non deve fare tutta questa differenza.

21 commenti:

  1. Boh, a me pare ci possa essere un altra spiegazione:
    1) le riforme costituzionali e` bene farle con il consenso dell'opposizione, quando e` possibile.
    2) Renzi ha cercato questo consenso sol patto del Nazareno, che pero` non prevedeva accordi sull'elezione del Presidente della Repubblica
    3) Questo, da un punto di vista prettamente teorico, non fa una piega: "cercare il consenso dell'opposizione" vuol dire fare delle riforme che vadano bene ad entrambe, quindi la contrattazione deve essere sul contenuto di quelle riforme. Barattare l'elezione del Presidente della Repubblica per il voto sulle riforme avrebbe voluto dire sottomettersi ad un ricatto (anche immotivato, visto che come dicevi anche tu Berlusconi non porta voti decisivi)
    4) Quando e` venuto il momento di eleggere il presidente della Repubblica, Renzi ha semplicemente seguito gli accordi alla lettera

    Il risultato e` che ora se le riforme costituzionali non vengono passate con l'appoggio di Forza Italia la colpa e` di Berlusconi, che pero` non ha strappato adducendo argomenti di merito: il giorno prima gli piacevano, quello dopo non gli piacevano piu`. Al limite, la colpa che si puo` attribuire a Renzi e` di aver fatto un discorso di principio e non politico, fregandosene delle alleanze e rifiutandosi di usare l'elezione del PdR come merce di scambio.

    Non so sinceramente quali potranno essere i frutti di un comportamento del genere, non ho nemmeno idea se saranno positivi o negativi, pero` mi sembra che possa essere spiegato senza invocare troppi piani macchiavellici

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  2. Io non capisco come sia possibile anche solo immaginare di votare:

    1) Entro dicembre: con il proporzionale puro su entrambe le camere
    2) Dopo dicembre: con il proporzionale pure al Senato e l'Italicum alla Camera

    Credo che in nessuno dei due casi Renzi avrebbe la speranza di ottenere la maggioranza.

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    1. Penso che Renzi sia convinto di poter vincere sempre e comunque, in questo momento.

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    2. Mah, al netto dell'autostima, Renzi non mi sembra uno stupido, e sapra` bene che le elezioni politiche sono un'altra storia rispetto alle europee.
      Inoltre, secondo me sopravvaluti il rischio del referendum. A parte una ristrettissima minoranza di appassionati ed esperti, di cui fai parte, il grosso del centrosinistra votera` si`, e il grosso del centrodestra rimarra` a casa. Mi sembra poco credibile un Berlusconi o un Salvini che mobilitano le folle contro una riforma costituzionale illiberale.

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  3. Forse più che una sola causa, si mescola un concorso di diverse cause (come sovente accade per i comportamenti)

    Da una parte, una carta che Renzi gioca da sempre è quella di "obbligare" gli elettori a votare per lui.
    Ad esempio il primo disegno dell'Italicum prevedeva che il premio di maggioranza andasse al primo partito della coalizione in modo che i partiti minori non avessero interesse ad allearsi e, conseguentemente, i voti per i partiti minori risultassero voti dispersi.
    Quindi, in quest'ottica, il referendum potrebbe non passare, ma alle elezioni molti sarebbero costretti a "turarsi il naso" e scegliere il male minore (Renzi) per evitare di uscire dall'Euro.

    D'altra parte però la politica dell'arrembaggio alla "ghe pensi mi" ha sempre affascinato Renzi: azione e non parole, non importa se questa azione sia buona o cattiva. Non ricordo dove avevo letto che quando Renzi vuole disinfestare una casa dalle formiche, decide di dare fuoco alla casa, deridendo chi invita a trovare soluzioni meno invasive: vogliamo liberarci dalle formiche oppure no? Azione, non parole! Il fatto che poi la casa risulti inabitabile è un dettaglio secondario.
    Il comportamento sulla scuola costituisce un esempio: presidi manager! Docenti in lotta fra loro! Azione, azione, azione!

    E' quindi possibile che Renzi stia mescolando la sua frenetica voglia di agire (Sedute fiume: gli altri abbandonano? Meglio: si va avanti più spediti!) con la tattica dell'obbligare a votare per lui (Si va alle elezioni? I moderati mi voteranno comunque perché hanno paura degli arruffapopolo anti-Euro).

    Quello che fa notare Luca Cantarello, però, è che con la situazione attuale all'indomani delle elezioni Renzi avrebbe una situazione alquanto confusa a causa della legge elettorale in fase di transizione.
    Non so se questo a Renzi sia sfuggito, oppure se pensa di risolverlo con lo stesso ottimismo per le proprie capacità che aveva ai tempi della defenestrazione di Letta.

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  4. Forse, più semplicemente, sta facendo le nozze coi fichi secchi con un parlamento che non ha contribuito, né direttamente, né indirettamente a formare: essendo questo (in positivo - il numero dei parlamentari del PD - come in negativo - il risultato di FI e M5S) il prodotto di una campagna elettorale condotta da Pierluigi Bersani in modo fallimentare, avendo plausibilmente esaurito durante le primarie quella grinta che avrebbe fatto meglio a usare contro Berlusconi. Forse, poi, andrebbe considerato che il Berlusconi di oggi non è quello del 2013 - non un Berlusconi fresco di un quasi-pareggio elettorale, ma il leader di un partito lacerato: e che forse, oggi, si può cercare di prescindere da lui più di quanto non si potesse allora (stesso discorso si applica a Grillo). Però queste sono argomentazioni razionali, mentre a queste latitudini noto che la razionalità - che su questo blog non ha mai difettato - quando si tratta di Renzi misteriosamente decade (non ti ho mai sentito, e ti leggo da anni, parlare così tanto di simpatia e antipatia). E forse sarebbe il caso, simpatia e antipatia, di metterle da parte, e di prendere in considerazione un dato di fatto elementare: che con Bersani e Letta il PD avrebbe fatto la fine del PASOK, e che chi ha votato Bersani alle primarie del 2012, anche se in buona fede, ha fatto perdere al paese almeno tre anni. Poi uno può anche dire: sarebbe stato meglio così, il PASOK ha fatto la fine che meritava, vorrei un PD più simile a Syriza. Non è mai stato così, anche e soprattutto a causa della 'vecchia guardia' (sono vent'anni, vent'anni che sento che il PDS-DS-PD 'non è di sinistra'); e a chi la pensa così, vorrei ricordare che le porte di SEL sono aperte.

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    1. Recriminare sulle primarie del 2012, sicuro?
      Bersani le vinse abbastanza facilmente perché Renzi non era ancora un leader credibile, tutto qui.
      D'altro canto Bersani e il suo Pd erano ormai compromessi dal sostegno al governo Monti.
      D'altro canto se non ci fosse stato il governo Monti saremmo andati a votare nel 2011 e rischiavamo di ritrovarci di nuovo Berlusconi.
      Io preferirei concentrarmi sugli errori che stiamo commettendo adesso.

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    2. Beh, gli errori che si stanno commettendo adesso (posto che siano errori) dipendono in larga parte da una situazione oggettiva di cui Renzi non è responsabile. E tirar fuori qualcosa da un parlamento del genere ha del miracoloso. Poi certo, può darsi che Renzi non c'entri nulla, che si muova a casaccio. In fondo Mattarella è una soluzione di compromesso (Franco Marini invece era una genialata). In fondo che sarà mai stravincere le elezioni europee (vuoi mettere ciccare a porta vuota le politiche). E, in fondo, Berlusconi è vecchio e stanco (ma non era la volpe a cui si faceva il funerale prematuro?). Boh, io credo che la cosiddetta minoranza PD debba fare una semplice, banalissima considerazione: che c'è gente - tanta - che il progetto del PD, nonostante tutto, *l'ha preso sul serio*. Che non era solo una questione di cancellare querce, togliere "sinistra" dal nome, imbarcare democristiani per imbesuire i cosiddetti "moderati"; e che le primarie non erano da considerarsi plebisciti per candidati decisi nelle segreterie, ma che sarebbe arrivato un giorno in cui sarebbero state competizioni reali (col rischio che candidati sgraditi vincessero). Tutto qua.

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    3. Ancora la polemica con la minoranza PD? Ma la minoranza PD sta votando compatta per le riforme di Renzi, che altro deve fare per non incorrere più nelle argute reprimende?

      Il punto non è che Mattarella sia un compromesso - il Quirinale è sempre un compromesso, il punto è che non si capisce bene quale sia il senso di mettere un giudice costituzionale al Quirinale se nel frattempo stai stravolgendo la costituzione. Dici: tanto ho dalla mia quasi due terzi del parlamento. Ma proprio mettendo Mattarella litighi con un terzo del parlamento. È un comportamento oggettivamente strano.

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. (il commento precedente è stato eliminato causa numerosi errori di battitura; lo riposto corretto)

      Francamente mi sfugge per quale ragione se Renzi è in difficoltà, allora è colpa di cause contingenti, mentre quando era in difficoltà Bersani la colpa era solo sua.
      Dipingere l'Italia del 2012 come un paese che non attendeva altro che votare a sinistra ma che poi a causa degli errori di Bersani ha deciso di lasciar perdere mi sembra... come dire... non esatto.

      Non ho poi capito come mai se Renzi dice che chi non è con lui è un gufo, allora "ha preso il PD sul serio", mentre quando Prodi gettava le basi del futuro PD, allora stava solo "imbarcando democristiani" (lui cos'era?).

      Non so, io ai tempi in cui nacque il PD vedevo l'entusiasmo per storie differenti ma parallele che andavano a convergere verso un progetto comune per il futuro, non l'astio di punire una di queste storie per il suo passato.

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    6. Beh, la risposta alla prima domanda è semplice: Bersani ha avuto tempo e modo per pensare a una sua idea di partito, fare le liste, organizzare le primare, fare la campagna elettorale e gestire i primi mesi dopo le elezioni. Fallimento su tutta la linea, penso che non sia un'opinione. Renzi si è insediato a capo del governo di un parlamento nella composizione del quale non aveva avuto alcun ruolo, in una situazione di stallo della quale non aveva colpa, e sta tirando avanti portando qualche risultato, sia in termini elettorali che di riforme. E, aggiungerei, con una parte (consistente) del partito contro.

      Quanto a Prodi, è l'esempio perfetto di una certa mentalità. Non ho dubbi che Prodi (e molti altri) pensassero al PD come a un progetto comune per il futuro. Non così per altri, per cui Prodi era uno specchietto per le allodole da campagna elettorale, da defenestrare (come avvenne) al momento opportuno. In pratica, e mettendola in modo un po' grossolano: imbarchiamo democristiani (e, aggiungerei, liberali) per guadagnarci rispettabilità, ma guai se poi cattolici, liberali etc pretendono di comandare nel partito.

      Astio di punire? Son venuto su nei circoli di Rifondazione, figurati quanto astio ho di punire i post-comunisti - lo sono anch'io (per quanto possa esserlo uno che alla caduta del Muro aveva 12 anni). Dico solo che forse è il caso di valutare quello che fa Renzi in modo un po' più oggettivo, senza i pregiudizi che sin dall'inizio lo accompagnano: insomma, per dirla in modo leggero, negli anni ho votato Rutelli, Veltroni, Bersani, sempre zitto, credendo o fingendo di credere a un certo progetto. Se adesso i fautori di quel fallimentare progetto per un po' accettano una leadership diversa, nel partito, non mi pare tanto grave. Ho ingoiato rospi ben peggiori, e li ho ingoiati per diciannove anni :D

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    7. Stai combattendo una battaglia che hai già vinto: la minoranza pd sta votando la legge che vuole Renzi.

      Se ho capito bene le primarie 2012 per te sono una specie di mito della caduta: se tutti avessimo votato Renzi, lui poi avrebbe vinto le elezioni con una larga maggioranza che gli avrebbe permesso di varare riforme della costituzione bellissime. Invece ci siamo interstarditi su Bersani, lui ha perso le elezioni, non c'è una maggioranza e quindi a Renzi tocca varare riforme costituzionali brutte. La pensi così? Correggimi se sbaglio.

      Non ha molto senso. Nel 2012 Renzi perse le primarie perché non piaceva alla maggior parte degli elettori del Pd, che piuttosto per lui avrebbero votato per Grillo o Vendola o Scajola. L'anno dopo Renzi ha vinto le primarie, ora governa, e potrebbe benissimo fare riforme belle se le volesse: invece le vuole proprio brutte, perché si vede che gli piacciono così.

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  5. 10 febbraio: "Cena di Berlusconi e Salvini ad Arcore. Obiettivo: Dare contro il govero Renzi per farlo cadere".

    Mi sembra evidente che siamo davanti a una "sindrome Berlusconi": una sorta di psicopatologia del sistema politico italiano, e un uomo che, dopo circa un anno di legislatura deve abbattere qualsiasi premier, qualsiasi protagonista che non sia solo lui, e appena iniziano a cambiare le cose butta all'aria il tavolo di gioco. E' successo per Monti, sarebbe successo con Letta se non fosse stato messo fuori gioco da Renzi, e sta succedendo per Renzi. Lo strumento in questo caso è un politico della "caratura" di Salvini, del quale non c'è fiducia reciproca ma con cui ci si coalizza volentieri contro il "nemico" comune. L'importante è ripetere lo schema e lo psicodramma nazionale. Che l'Italia affondi, importa pochissimo a tutti costoro.

    Detto ciò, Renzi, che in quanto a politica non mi sembra uno sprovveduto e non mi sembra che muova le leve a casaccio, sa che i numeri su cui può contare provengono parte dalla maggioranza interna al partito e parte da chi non vuole andare ad elezioni. Questi ultimi sono coloro i quali mettono in dubbio le rispettive leadership (che, appunto, non li ricandiderebbero): gli esplusi M5S, parte dei Fittiani, ecc. ecc.

    Il problema è più interno al PD: ci sono i dalemiani, i bocciani, i turchi, i bersaniani con tutta la tiritera di Fassina, i civatiani (?), ed altri a cui lo stile "bullesco" di Renzi non piace. E poi nell'intorno del PD ci sono i "SELlini" e questi potrebbero porre richieste al premier per avere i voti che servono. Insomma, una situazione delicata e difficile, ma un "piano" lo vedo, solo che è percorribile con estrema difficoltà.

    Per il resto, vedo solo praterie di fascisti e di neo-fanatici che vogliono una restaurazione chiara e netta. Purtroppo mi sembra che in Italia quando si vuole tentare di cambiare qualcosa, bisogna non farsene accorgere.. Renzi lo fa platealmente e tutti non vedono l'ora che invece le sue rimangano solo parole (d'altronde per la comunicazione è portato) ma che poi nei fatti non cambi nulla.

    Sorrentino ci ha vinto un oscar nel declinare immaginificamente questo connubio decadente di bellezza e vergogna. :)

    Luciano

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    1. Cioè pensi che se Letta non l'avesse buttato giù Renzi, lo avrebbe fatto Berlusconi?

      Mi pare che si stiano attribuendo a B. responsabilità che ormai sono di R.: è quest'ultimo che ha preso l'iniziativa di rompere, sia con Letta per il governo che con Berlusconi per le riforme. Se veramente R. avesse a cuore "cambiare qualcosa" non avrebbe rotto così. Prima c'era un dibattito pro o contro riforme, ora c'è un dibattito pro o contro Renzi, che è quello che Renzi vuole. Le riforme sono in secondo piano, tanto che quasi nessuno si mette a discutere più in che cosa effettivamente consistano (ad es. rimango del parere che abolire le province è sciocco).

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    2. Si, credo che sulle province tu abbia ragione, ma il problema è "come sono declinate": se sul piano teorico servono, perché sono una cerniera tra le esigenze locali e quelle regionali, il che ha un senso, in pratica in Italia fanno ormai poco, sono parcheggi di stipendiati con mansioni spesso sottodimensionate, e talvolta anche qualcosa di peggio che è inutile sottolineare.

      Sull'aspetto Renzi, mi trovi meno d'accordo. Nel senso che io credo che lui abbia "imposto" Mattarella per ricompattare il partito. L'obiettivo primario era questo. Secondariamente, ha messo in crisi Berlusconi, giocando su un tavolo difficile e rischiando grosso: infatti è quello che avviene. Ma l'alternativa sarebbe stata Amato. Nessun altro.

      ...tu avresti preferito Nazareno ancora attivo e Amato al Colle?

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    3. Continuo a non capire perche` l'elezione di Mattarella venga considerato un "rompere sulle riforme" da parte di Renzi, implicando che queste non si faranno. Berlusconi, come gia` detto, non ha i numeri per essere determinante sulle riforme, possono essere fatte anche senza di lui.

      Indubbiamente, sarebbe meglio includere l'opposizione nello scrivere tali riforme, ma e` una cortesia che si fa`, per non fare le regole da soli, non un obbligo: fra l'altro, la partecipazione di Berlusconi non cambierebbe nulla, di fatto (non eviterebbe il referendum).

      Se l'opposizione stessa subordina la sua partecipazione (facoltativa, non necessaria) alle riforme all'elezione di un PdR di suo gradimento, non vedo perche` bisogna accettare.

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    4. Amato è un giudice costituzionale come Mattarella ed è sicuramente più laico di lui; esperienza politica non gliene manca di certo. Non penso che sarebbe stato un cattivo presidente. Ma quel che ne penso io è molto meno interessante di quel che ne pensa Renzi: che senso ha rompere adesso con B. dopo averci lavorato per un anno? Perché è questo il punto; Mattarella non è molto più di un pretesto (come il contenuto della riforma, del resto).

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    5. Il senso è questo: dividere Forza Italia, sapendo che non ha più la compattezza di due anni fa. E scaricare su Berlusconi la colpa dell'eventuale crisi di governo in caso si vada a elezioni.

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