martedì 24 febbraio 2015

Il referendum che Landini non può vincere

Scava una buca / organizza un referendum. 

Il giorno che in Italia la sinistra conterà di nuovo qualcosa sarà il giorno in cui avrà fatto un po' la pace con sé stessa e il suo passato, anche il più recente e avvilente. Se ci sarà bisogno di un leader - e ce ne sarà bisogno - non verrà dalla Grecia, né dalla magistratura, né dalle colonne di Repubblica. Landini ha le carte in regola più di tanti altri. Dipenderà soprattutto da lui; quel che lascia perplessi è la sua strategia, che - se ho capito bene - passa per un referendum abrogativo contro il Jobs Act.

Può darsi che una campagna referendaria di questo tipo possa risultare utile per compattare quel settore della sinistra che raccoglierà le firme, e magari riconoscerà nell'occasione in Landini il suo punto di riferimento. Se questo è l'obiettivo, perché no. Purché sia chiaro un dettaglio: un referendum del genere lo perdiamo.

Nessuno ha dei dubbi su questo, vero?

Cioè il referendum si organizza per ritrovarsi, riprovare il gusto di stare assieme, magari conoscere qualche faccia nuova e fresca: si fanno i banchetti per raccogliere le firme, ci si prende una giornata per portarle a Montecitorio, poi dopo qualche mese si fa il referendum e si perde. Se il piano è questo, e se nessuno ne ha uno migliore, si può anche procedere. Se invece qualcuno è davvero convinto che un referendum abrogativo sul Jobs Act si possa vincere, ecco, scusate ma io scendo subito, anzi non sono nemmeno salito. Un conducente che vuole farmi fare un giro lungo e tortuoso in mancanza di meglio posso anche accettarlo; ma un conducente ubriaco, grazie, no.

Raccogliere firme è un modo come un altro di riorganizzarsi a livello di base. Grillo per esempio in questo stesso momento sta lavorando a un referendum consultivo sull'Euro - quello potrebbe persino vincerlo, visto che non serve il quorum del 50%+1. Peccato che non sia previsto dalla Costituzione e non serva a niente. Evidentemente l'obiettivo di Grillo non è uscire dall'Euro, ma tenere occupata la base e additare un obiettivo a lungo-medio termine, qualcosa che dia la soddisfazione di un lavoro compiuto: ce l'abbiamo fatta! abbiamo raccolto totmila firme inutili, vittoria! Ai soldati, nei periodi di inerzia, si fanno scavare delle buche che poi si fanno riempire. Le campagne referendarie funzionano un po' nello stesso modo.

Il problema è che un referendum sul Jobs Act non equivale a una fumosa consultazione sull'Euro. Ormai lo sappiamo come funziona, no? Il giorno dopo, quando i giornali riporteranno un quorum sotto il 40%, non potrai uscire e dire ai tuoi attivisti "Vabbe', ci abbiamo provato". O meglio, potrai anche provarci. Ma è facile che nello stesso momento Renzi starà esultando a reti unificate per la grande vittoria del non-voto, secondo una tradizione che data dai primi anni duemila.

Ora vorrei chiedere ai gentili lettori se qualcuno si ricorda del referendum del 2003 sull'articolo 18. Alcuni non votavano ancora, lo so. Altri c'erano, magari hanno pure raccolto firme e si ricordano. La cosa più interessante sarebbe contare quelli che c'erano e non se lo ricordano assolutamente: perché io almeno ho questa sensazione, che tra tanti dimenticabili referendum quello del 2003 sia in assoluto il meglio rimosso dalla memoria collettiva. Lo aveva promosso Rifondazione sull'onda della grande manifestazione CGIL del 23/3/02, anche se il sindacato si era tenuto a prudente distanza (come anche vent'anni prima con il referendum promosso dal PCI sulla scala mobile, perso anche quello). Andarono a votare soltanto il 27,5% degli aventi diritto, non il valore più basso in assoluto (due anni dopo per la fecondazione assistita votò il 25%). Comunque pochi, veramente troppo pochi: dodici milioni. (Qualcuno onestamente ritiene che oggi il Jobs Act chiamerebbe alle urne più gente di quante ne richiamava l'articolo 18 nel 2003? Tra le elezioni del 2001 e del 2013 l'astensione è aumentata del 10%).

D'altro canto Fausto Bertinotti in quell'occasione poteva persino dirsi soddisfatto che su dodici milioni di elettori, dieci avessero votato per abrogare le "norme che stabiliscono limiti numerici ed esenzioni per l'applicazione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori". Dieci milioni di elettori Rifondazione se li sognava: l'anno dopo ci furono le europee e ne raccolse due milioni scarsi, un soddisfacente 6%. Ora non voglio dire che coinvolgere gli attivisti in raccolte di firme sia la cosa più onesta da fare, visto che alla fine i referendum sono quasi sempre inutili; però magari se il tuo obiettivo è ricontarti e piantare bandierine su una base un po' più ampia, la cosa può anche funzionare. Va da sé che il Jobs Act resterà dov'è, più saldo che mai (Renzi racconterà che la maggioranza degli italiani lo vuole! Ecco perché non è andata a votare!), ma questo evidentemente non è l'obiettivo primario. Insomma come piano è quel che è, in mancanza di meglio...

Ehi, aspetta.

Forse c'è qualcosa di meglio. (Continua).

19 commenti:

  1. Con tutto il rispetto per renzi credo che con landini la sinistra può tornare agli antichi splendori
    grazie

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    1. Antichi quanto? I Gracchi?

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    2. I Pajetta, le Iotti, i Berlinguer.
      Per intenderci

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    3. ah, beh....cosa?
      Hai da ridire sui nomi che ti ho fatto?

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    4. Rappresentano un'epoca decisamente finita, in cui un partito di massa non ebbe mai l'occasione di governare.

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    5. Non so esattamente quali potrebbero essere gli "antichi splendori" di una sinistra che le uniche volte che è riucita ad ottenere qualcosa di concreto, lo ha fatto all'interno di coalizioni.
      Io sono molto critico verso Renzi, ma penso che il modo migliore per mantenerlo al potere altri mille anni sia rinchiudersi in battaglie di minoranza, magari di quelle belle che ti fanno sentire molto puro, ma che poi non cambiano le cose di una virgola.
      In fondo occorre stabilire bene i propri obiettivi: essere ininfluenti ma molto soddisfatti della propria purezza e intransigenza, oppure sporcarsi le mani nel pantano del compormesso, riuscendo però a spostare un tantinello le cose nella direzione voluta? Il dibattito fra minimalisti e massimialisti dura dai tempi di Turati e credo che continuerà ancora...

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  2. il discorso sui referendum non fa una grinza
    sul ritorno ai fasti della sinistra non saprei, non saprei definire "fasti" né "sinistra"
    sono abbastanza vecchio da ricordare la vittoria del pci alle europee subito dopo la morte di berlinguer
    alle elezioni nazionali mai, fino a prodi (che non farei rientrare nei fasti della sinistra)
    se vediamo la politica come arte del possibile toccherà fare i coni con renzi, se vogliamo reinverginarci possiamo ricreare un partito di vera sinistra con landini e avere un vero governo i destra per due-tre legislature...
    oh, intendiamoci, finalmente delle belle e commoventi manifestazioni come negli anni '70, vado a vedere in cantina se trovo la maglia del che

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  3. Bello un referendum per abolire il jobs act.
    Com'è e come non è, sarebbe stato meglio battagliare per abolire i CocoCo-CoPro, invece.
    Le battaglie grosse il sindacato (e chi si ritiene di "vera sinistra") continua a farle per i lavoratori dipendenti.
    Poi si lamentano se scompaiono.
    Andrea

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  4. Scusa,Leonardo,ma su che base tu dai per contata una sconfitta?

    Il referendum del 2003 fu boicottato(e non snobbato come dici tu)dalla CIGL.. E la CIGL lo poté boicottare,presentando se stessa ,proprio sulla base della manifestazione del 2012 come l'autentico baluardo contro l'abrogazione dell'art.18.Ora che tutto questo è crollato (l'art.18 è stato abrogato,non esiste più un sindacato"organico" a un partito"istituzionale" di sinistra e non esiste più una"sinistra radicale" )la situazione è cosi fluida che fare previsioni è assolutamente velleitario.E non c'è dubbio che considerare il referendum come l'atto di nascita di una nuova"sinistra radicale" sarebbe il miglior modo per perderlo !

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    1. La situazione sarà anche fluida, ma le possibilità di vincere contro il banco (l'astensione) mi sembrano davvero poche. Spero che nemmeno Landini ci creda seriamente: un referendum così si fa per contarsi (proprio come lo fece Bertinotti nel 2003). La Cgil non ha la stessa convenienza: non appoggiò neanche quello sulla scala mobile.

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    2. Se è per questo ,le possibilità non erano molte nemmeno nel 2011.....Quello che è sicuro è che fare il referendum"per contarsi"(come-e su questo concordo con te-lo fece Bertinotti nel 2003) sarebbe il miglior modo per perderlo in partenza.E infatti,nel 2011,quei referendum non servirono a nessuno(nemmeno a Grillo) per "contarsi".Quanto alla CGIL..è evidente che non lo appoggerà ma,a differenza del 2003,non ha più la capacità di boicottarlo attivamente

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    3. Scusami, ma nel 2003 cosa avrebbe fatto la CGIL di concreto per "boicottarlo attivamente"?

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    4. Cofferati si dichiarò sin dall'inizio assolutamente contrario al referendum e "invitò"gli iscritti Cgil ad astenersi (ricordo che Bertinotti lo accusò di "spaccare il Movimento" e che Cofferati gli rilanciò l'accusa).

      Cmq,,perché non parliamo del 2011,oltre che del 2003?

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  5. "scontata" e non" contata" ovviamente

    E stendo un velo pietoso sulla punteggiatura; fretta e computer scassato!

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  6. Mandare i pochi volenterosi rimasti a raccogliere firme, magari al freddo, in mezzo all'indifferenza della gente? Buona idea...

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  7. Qualcuno qui sa quando torna in edicola l'unità?

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