martedì 4 agosto 2015

Io robot, tu fatti da parte

Ex machina (2015, Alex Garland)

A volte i robot hanno gli incubi. Sognano di non essere più robot, ma esseri umani con un cuore e i vasi sanguigni. Si svegliano e cominciano a smontarsi, strato dopo strato, finché sotto la pelle sintetica non emerge il verde confortante della scheda madre. 


Idee semplici e perfette.
Il fatto è che malgrado ne fosse prevista l'estinzione già da tempo, nessuno può essere sicuro che qualche umano non sia ancora in mezzo a noi. Un sistema per capire se il tuo interlocutore è umano è sottoporlo al cosiddetto test anti-Turing: se le sue risposte non sono prevedibili secondo nessun algoritmo noto, chi ti sta parlando è un umano. Oppure lo sta diventando. Ma forse è più semplice forarlo e verificare se sanguina. 

Negli anni Duemila la fantascienza al cinema era un genere innocuo e fracassone, ancora ingombro dei blockbuster catastrofici di Michael Bay e Roland Emmerich. Poi qualcosa è cambiato. Credo che sia tutto cominciato con Moon, il piccolo film di Duncan Jones del 2009 che affrontava il genere con un approccio minimale: una sola location, un solo attore, effetti speciali semplici e poco invasivi, un paio di idee veramente buone. Moon è piaciuto a tutti, è stato immediatamente scopiazzato da qualche grossa produzione di Hollywood, ma soprattutto è stato per la fantascienza quello che Paranormal Activity è stato per l'horror: ha mostrato a tutti che se l'idea è buona, il budget può anche essere piccolo. E se il budget è piccolo, non c'è più bisogno di piazzare combattimenti ed esplosioni per in grande pubblico quindicenne. Si possono fare film un po' più adulti, film che ragionano, film che ti turbano e ti lasciano un po' perplesso anche a mesi e anni di distanza.

NON HO IDEA DI COSA STO FACENDO.
Gli ultimi anni sono stati una vera primavera del cinema di fantascienza: non solo per le grandi produzioni hollywoodiane (Oblivion, Edge of Tomorrow, Interstellar), che in certi casi hanno ripreso l'approccio minimale (Gravity, Mad Max), anche se non sempre sono state all'altezza delle premesse. Film altrettanto interessanti sono arrivati dalle periferie del cinema mondiale: alcuni, come il teuto-australiano Cloud Atlas, e l'israeliano The Congress, sono pastrocchi incredibili e per niente minimali - ma hanno comunque qualcosa di straordinario che lascia il segno nello spettatore. Anche dalla Spagna ci è arrivato un bel film di robot in fuga (Automata). Dall'Australia i fratelli Spierig hanno saputo rileggere in modo geniale un racconto classico di Heinlein (Predestination). Nessuno di questi film è un capolavoro, ma sono tutti interessanti, e in molti casi imperdibili (continua su +eventi!)

4 commenti:

  1. Quali difetti di trama e logica hai visto? Io mi sa che mi sono fatto fregare "dall'eleganza della confezione".

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    1. SPOILERONI

      - Il test di Turing non è un test di Turing.
      - Un genio dei computer che progetta una macchina che si ribella (ha già osservato altri prototipi ribellarsi) e non ha nemmeno un tasto, un comando vocale per spegnerla a distanza - e allora dillo che vuoi farti ammazzare.
      - Dialoghi molto esili, soprattutto i cosiddetti test. Due chiacchiere e il tizio casca come una pera matura. Ok, forse capiterebbe a tutti con la propria pornostar preferita, e tuttavia.
      - I blackout. La tipa ha capito come fare dei blackout e il genio dei computer non se ne è accorto.
      - C'è un androide che non capisce l'inglese ma un linguaggio segreto degli androidi che si sussurra nell'orecchio - la scena è appunto molto elegante, ma se ci ripensi ti dici: suvvia.
      - Pollock come feticcio di "non ho idea di cosa sto facendo, ma sicuramente troverò qualcosa di geniale".
      - "Io veramente ero venuto qui per prelevare il nerd che ha vinto la lotteria, ma tu sei molto più carina, quindi sali pure sul mio elicottero".

      E così via.

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  2. capisco cosa intendi, ma è comunque buffo vedere Mad Max indicato come esempio di approccio minimale :D

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    1. In effetti. Però è un inseguimento solo, ecco.

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