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lunedì 21 febbraio 2005

- 2025

Il regime vintage

Caro Leonardo,
Tempo di merda (neve). E poi dicono: la terra si surriscalda. E più si surriscalda più a San Petronio nevica in gennaio. Una gran presa in giro. Io odio la neve, per strada mi si bagnano i piedi e non mi si asciugano più. E l'obbligo di staccare il frigo – che anche se non lo rispetti, dopo un po' la luce si stacca ugualm, quindi… le risse coi vicini di casa perché dal loro davanzale è sparito un pezzo di carne. Lo sanno tutti che è il cane del portiere. Adora succhiare le braciole congelate. O le seppellisce in qualche aiuola e le recupera frolle in primavera. I cani di San Petronio sono i più astuti del mondo, erediteranno la città.
Sono molto teso per via che stasera ho il mio primo colloquio con il Cap (scongelano anche lui). Sempre ammesso che smetta di nevicare e un filobus riesca a portarmi in Ospedale. A piedi rischio di prendermi un accidente. Beh, magari Damaso ha un'aspirina. In un ospedale dovrebbe averne. È bello avere amici dottori (come Assunta ben sa).

L'altro giorno in facoltà è successo un incidente curioso. Come promesso, ho visto Fahrenheit 451 coi miei studenti. Dev'essersi sparsa la voce che si proiettava roba bizantina in facoltà, così c'era quasi una dozzina di studenti, un successo. "Dopo una mezz'ora usciranno tutti", pensavo. E invece no, si sono bevuti tutto il noiosissimo film che è un piacere. La nouvelle vague torna di moda. Pazzesco. Vent'anni fa i film così te li tiravano dietro. Adesso più sono lenti e noiosi meglio è. L'anno prossimo provo con un muto in bianco e nero. La Corrazzata Potiemkin, perché no. Magari si commuovono e piangono. Ma forse è un film scoraggiato dal Teopop (il Teopop non proibisce, il Teopop scoraggia).

Per quasi tutto il film la biondina ha tenuto l'ipodo puntato sul video. Ha ripreso il film con quell'affare. Oltre a essere probabilmente proibito fortem scoraggiato, è anche dispendiosissimo. Continuo a pensare che un informatore userebbe mezzi più discreti.
Finito il film c'è pure stata un po' di discussione. Io non ero molto ispirato, volevo sparare il solito paio di palle e andarmene. Il trito argomento: perché i film fantascientifici del passato trattavano così spesso di regimi totalitari?

"C'è un motivo politico: la paura per il regime bolscevico, che in quel periodo controllava metà del Continente. Il ricordo ormai cristallizzato del nazismo. Ma ci sono anche ragioni più banali e contingenti. Per esempio, le scenografie.
Un film ambientato in un futuro, come questo, ha bisogno di scenografie avveniristiche molto costose. In questo caso la produzione se la cava con poco, come vedete. Una monorotaia nella campagna, un quartiere all'avanguardia ripreso dall'alto, qualche elettrodomestico 'strano', e il gioco è fatto".
"Ma prof, i telefoni…"
"Bravo, ma non chiamarmi prof. I telefoni, come hai notato, sono pezzi d'antiquariato. È un trucco molto semplice: invece di perdere tempo a immaginare il design di un telefono del futuro, si ottiene lo stesso effetto di spiazzamento temporale con un telefono del passato, che si immagina tornato di moda. Con un notevole risparmio di tempo, denaro e fantasia, perché l'oggetto del passato non va immaginato: basta recuperarlo da un trovarobe.
Tutto il film è giocato su questa specie di effetto vintage, anche se a distanza di 60 anni è difficile rendersene conto. Prendete l'autocisterna dei pompieri: le linee della carrozzeria rimandano alla prima metà del Novecento. Così le tute dei pompieri, che ricordano vagam le uniformi nazifasciste, ma anche le tute da operai. Tutto il futuro del film è ricostruito con scarti del passato. Possiamo interpretare questa scelta come un'ossessione per i regimi totalitari degli anni '30-'50, ma anche come una semplice scelta economica. Il passato è molto più facile da rendere, specie se è un passato vicino a noi e facilmente riconoscibile. Per spiegare allo spettatore che i pompieri sono 'i cattivi', non c'è bisogno di molte parole. Basta vestirli di nero.
Questo espediente economico finisce però per segnare il nostro modo di vedere il futuro. Negli anni '50 e '60 molti film di fantascienza ci mostrano il futuro come un incubo totalitario. Per motivi politici, ma anche perché l'incubo totalitario è l'opzione cinematografica più semplice ed economica. Per evitare di dovermi inventare scenografie fantasiose (e costose), io invento un regime totalitario che non solo è privo di qualsiasi fantasia, ma che la reprime: come i pompieri di questo film, che bruciano i libri. Siccome poi i regimi totalitari sono spesso in recessione economica, non ho nessuna necessità di inventare troppi accessori futuribili. Ci saranno ancora vecchie case in stile normanno, la gente si sposterà in treni non molto simili dai nostri. Addirittura, le scenette familiari non saranno molto diverse dalle nostre. In questo senso, dietro lo schermo del futuro, il film ruota su un dramma che più "anni '50" non si può: il marito rincasa stanco e vorrebbe mettersi a leggere in santa pace, ma la moglie casalinga e alienata insiste per guardare qualche stupido programma in tv.

A questo punto la biondina alza la mano.

"Sì?"
"Mi scusi, prof…"
"Niente prof".
"Non importa. Se ho capito bene lei sta dicendo che gli autori del film, come si chiamano…"
"François Truffault e Ray Bradbury".
"Quelli. Lei li sta accusando di essere i dittatori del loro mondo del futuro. Il loro piccolo mondo del futuro è piatto noioso e repressivo perché loro non avevano i mezzi e la fantasia per immaginarne uno meno piatto noioso e repressivo".
"Ma no, no, non sto dicendo questo".
"A me sembrava così".
"Ma no, è che… è che… È chiaro che, una volta immaginato questo mondo piatto noioso e repressivo, l'avventura dell'eroe del film consiste proprio nella rivolta, nello scardinamento del regime, nella conquista della libertà".
"Ecco, questa è un'altra cosa che non ho capito. Chi è l'eroe del film?"
"Ma… è Montag, il pompiere ribelle, no? Mi sembra chiaro".

In quel momento mi accorgo di avere addosso almeno 24 occhi perplessi. La biondina sta per riprendere, ma il quattrocchi davanti a lei la interrompe.
"Professore, io non sono tanto d'accordo. Quel pompiere uccide un uomo".
"Un uomo?"
"Il suo capo".
"Ah già, certo, sì".
"Lo uccide con lanciafiamme! Davanti a tutti! Nessun altro nel film compie un'azione talm crudele".
E la biondina, dietro: "È un uomo che si è fidato ciecam di lui. È quasi un padre per lui".
"E Montag lo uccide. A sangue freddo! Preferisce bruciarlo vivo piuttosto che dare alle fiamme qualche libro".
Cerco di riprendere la parola. "Ma non capite. I libri simboleggiano la fantasia, la capacità di scambiare le nostre vite con quelle dei nostri simili. Per Montag dietro ogni libro c'è un uomo".
Mi interrompe la biondina. "No, professore".
"Come sarebbe a dire no?"
"È esattam l'inverso. Per lui dietro ogni uomo c'è un libro. Gli uomini non gli interessano. Sua moglie non gli interessa. La fa piangere, fa piangere le sue amiche. Suo padre non gli interessa: lo brucia vivo. Lo ha detto lei: la sua ansia di libertà è quella del padre di famiglia che torna a casa e vuole soltanto leggere in santa pace. Immergersi nei libri. Dimenticare i suoi prossimi".
"È un maledetto feticista. Necrofilo, anche. Gli uomini gli interessano purché morti da un pezzo, e riconvertiti in carta".
"Su, ragazzi, calma adesso".
"Alla fine va a vivere nei boschi, in mezzo a un gruppo di gente alienata come lui, che non ha più veri rapporti umani".
"Ma non capite. Quelle sono le persone libere".
"Non sono d'accordo. Quelli sono ancora più alienati degli abitanti della città".
"Non comunicano più. Citano. Il citazionismo è la fine della comunicazione".
"Il citazionismo non è un bel lavoro".

A questo punto, siccome sono vecchio ma non ancora del tutto scemo, capisco qual è il problema.
Il problema è che c'è un defargista in sala. Probabilm è il quattrocchi. Si è fatto sfuggire un defargismo tipico. "Il citazionismo non è un bel lavoro". Non credo che Defarge lo abbia detto, ma avrebbe benissimo potuto.
E forse c'è di più. Forse anche la biondina al suo fianco è una defargista. Forse, anzi, la vera defargista è lei, e il compagno sta defargizzando solo per darsi un tono. Tipico dell'età.
Ma questo significa anche che, essendo di gran lunga la biondina la persona più avvenente del corso, tutta la mia classe diventerà in tempi brevi un covo di defargisti scatenati. E io faccio in tempo a tornare in Rieducazione entro la fine del semestre. La cosa più saggia sarebbe allontanare la biondina, subito.

Apro il registro alla pagina delle foto segnaletiche. Il Quattrocchi si chiama… Teresino. Nato decisam nel giorno e nell'anno sbagliato.
"Teresino-del-Bambin-Gesù".
"Sono io, sì".
I compagni, è ovvio, ridacchiano.
"Teresino, non mi è piaciuto il tuo atteggiamento durante la lezione".
"Ma sono solo intervenuto con…"
"Sei intervenuto a sproposito e con una foga che non si addice al tempo e al luogo. Per questo motivo passerai la prossima lezione nell'aula 68".
Teresino sbianca. Anche il resto della classe ammutolisce. Si vede che non ho fama di duro. La biondina guarda in basso. È meglio battere sul ferro, ora.
"La settimana prossima mi consegnerete un elaborato. Un riassunto del film e le vostre opinioni in merito. Soprattutto le vostre opinioni saranno esaminate con estrema attenzione. Sono stato abbastanza chiaro?"
Altroché se lo sono stato. Defluiscono rapidam; molti non torneranno più. Ecco come ti stronco l'idra a nove teste del defargismo. Per ultimi escono Teresino e la biondina. Si bisbigliano qualcosa.
Lei mi fa un gestaccio.

1 commento:

  1. Non so perchè, lo dovrò rileggere con calma, ma questo post mi ha lasciato una sensazione stranissima di deja-vu. Inquietanti la mossa finale e le pensate che l'hanno generata. Buona serata. Trespolo.

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