venerdì 10 febbraio 2006

- post-marxista

Relativismo culturale for dummies

Giuro, giuro, qui davvero non si parla più di vignette. Si parla però ancora di Luca Sofri, scusate (mi scusi anche lui, se lo riduco a uno stereotipo).
In un pezzo di due giorni fa, su Wittgenstein stigmatizzava...
...l’involontario ma esplicito razzismo che sta dentro il relativismo culturale: è la pretesa di essere indulgenti e rispettosi “perché loro sono fatti così”. Sono diversi, si incazzano e boicottano la Lurpak se un giornale ha pubblicato le vignette, “perché non capiscono la differenza, da loro non è così”. Manifestano e bruciano bandiere “perché per loro l’immagine del Profeta è sacra”. Pretendono le scuse del primo ministro “perché non conoscono la differenza tra governi e privati”. Sono diversi. […]
Dare il diritto a qualcuno di comportarsi da cretino, o anche solo trovargli giustificazioni e provocazioni, è dargli del cretino.
Questa cosa del relativismo culturale sta diventando imbarazzante.
Insomma, no.
Non esiste il relativismo culturale, in questi termini – esisterà come chiacchiera da bar, o commento da blog, ma siamo un po' seri. È un fantoccio, un idolo baconiano, uno stereotipo culturale: quello del radical chic che apprezza i popoli barbarici nella loro rude e ingenua virilità. E se non erano i radical chic era Pasolini – comunque erano gli anni Settanta! Settanta! Io andavo ancora in triciclo.

Insomma, questi relativisti culturali, che vanno in giro dicendo che dobbiamo amare gli islamici anche se combinano macelli, ma chi li ha visti? cos'hanno in testa? Per loro se nasci occidentale sei democratico, mentre se nasci nella "cultura islamica", non c'è scampo, ti tocca bruciare le ambasciate e credere nelle 72 vergini. Dovrebbe dunque esservi al mondo un numero finito di "culture", che evidentemente sussistono come enti a sé, naturali (una contraddizione in termini), determinando infallibilmente il comportamento di chi nasce entro i confini di quella "cultura". Ma esiste davvero una corrente di pensiero così cretina? Sì, forse sì – salvo che non è la mia. Invece, mi sembra curiosamente più affine a quella dello scontro delle civiltà di Huntington. E io devo essere veramente uno che si spiega male, per suggerire l'idea che sto con Huntington.

Cercherò di spiegarmi meglio.
Io non sono un relativista culturale.
Io sono un assolutista culturale. Perché alla fine credo in un solo tipo di "cultura".
Per me – e per usare la definizione di un pensatore un po' out – la cultura è una sovrastruttura. Essa nasce, e si puntella, sulla vera struttura della società, che non è culturale, ma economica. Cito una sola frase, e poi basta: "Non è la coscienza degli uomini che determina la loro esistenza, ma la loro esistenza sociale che ne determina la coscienza". Se ho capito bene: non è che gli arabi bruciano le ambasciate perché il Corano glielo impone; ma è l'economia dei loro Paesi, la povertà, l'iniqua distribuzione delle risorse, che li fa crescere in un certo modo; e il modo in cui crescono li porta a non transigere sul Corano e a bruciare le ambasciate.

E a quel punto, è inutile che io mi metta a criticare la loro sovrastruttura. È una trappola. Il problema non è il Corano. È quello che sta dietro. L'economia. L'economia. Nessun relativismo. Esiste una sola economia, esistono sfruttatori e sfruttati; in questo si divide il mondo. Anche se la divisione è più corpuscolare, sfumata, fuzzy , di quanto si credeva un tempo. Ma c'è. Forse passa in mezzo a molti di noi – ma c'è. Io ci credo. Nella maniera più assoluta. Relativista a chi? Relativista sarà lei.

In questo caso pratico, io semplicemente non posso accettare l'idea (questa sì, perversamente politically correct) che il ragazzino arabo che tira sassi agli europei per via delle vignette abbia le stesse opportunità di comportarsi civilmente che ho io, qui in Europa, mentre scrivo questo blog. Ma scherziamo? La cultura è un lusso. Io me la posso permettere, il ragazzino no. Perché? Non per il colore della pelle – ma perché io vivo in uno Stato occidentale, faccio tre pasti al giorno, sono laureato, ho letto alcuni libri importanti, ho la tv, l'accesso a internet, l'automobile, l'acqua corrente. Lui no. Magari alcune di queste cose le ha, ma altre gli mancano.

Per favore, notate come io non nutra nessuna forma di multiculturalismo piacione nei suoi confronti. Non ho alcuna simpatia per questo ragazzino, così com'è. Mi odia e mi sgomenta. Vorrei che cambiasse le sue idee su di me, e alla svelta. Ma è inutile che me la prenda con lui per com'è adesso. Per cambiare, gli occorrono tre pasti al giorno, scuola pubblica, biblioteche, tv, internet, automobili, tubature... Occorre una rivoluzione, sì, una volta la chiamavamo così. I neoconi ora lo chiamano "choc democratico".

Salvo che sono terribilmente superficiali, i neoconi. Per loro tutti gli uomini sono uguali (davanti a chi?) In tutti alberga, naturalmente, l'anelito alla democrazia. Basta invaderli, distruggere tutte le infrastrutture tiranniche (incluse le linee elettriche e le tubature), e lasciare che quest'aspirazione liberata prenda forma. Per la verità le cose non sono andate così. Tre anni fa il primo atto pubblico della comunità sciita liberata fu correre in strada ad autoflagellarsi.

Il problema è che i neocon continuano a confondere sovrastruttura e struttura. La parola "democrazia" non rende liberi. La luce elettrica rende liberi. Se il popolo "liberato" rimane al buio, non sviluppa nessun tipo di "cultura democratica".
Abbattere un tiranno può essere il primo passo (se la guerriglia non diventa endemica). Ma ridistribuire le ricchezze è molto più difficile. Il comandante in capo si è riempito per tre anni la bocca di questa parola – "democrazia" – senza spiegare come intende ridistribuire al popolo iracheno le ricchezze dell'Iraq (se lo ha spiegato, non ero attento).
In generale, ahinoi, persino i neocon stanno scoprendo che le risorse non sono infinite. E questa è una tragedia. Perché se non possiamo esportare il nostro benessere, allora non possiamo nemmeno permetterci tutti il medesimo grado di cultura.

Se voglio che il ragazzino abbia l'acqua potabile, devo toglierla a qualcuno. Se voglio finanziare lo sviluppo dei Paesi bloccati sulla via dello Sviluppo, debbo pagare un prezzo più equo per le risorse che mi offrono.
Ma allora la mia benzina, le mie banane, i miei datteri, i pompelmi... mi costeranno di più. E questo comincerà a innervosirmi. Finché non dirò e commetterò scemenze. Inizierò a covare un'antipatia (del tutto sovrastrutturale) per gli arabi. Pubblicherò vignette cretine e provocatorie su un quotidiano. In pratica, comincerò a perdere pezzetti della mia squisita "cultura". È quello che sta succedendo, del resto. Mentre cerchiamo di esportare la democrazia, stiamo importando l'intolleranza religiosa e il razzismo. Servono esempi?

E per favore, non si dica che la guerra è anche "contro di loro", gli occidentali intolleranti e razzisti. Non è vero. Loro sono coccolati e incoraggiati. Hanno i loro spalti, e i loro giornaletti sui quail possono leggere vibranti appelli contro "i cretini multiculturali".

Nel frattempo, in un'altra parte del mondo, dopo aver mangiato discorsi sulla democrazia, bevuto discorsi sulla democrazia; dopo essersi illuminati la notte al fuoco astratto della parola "libertà" – gli iracheni sono andati alle urne e hanno eletto i candidati indicati dall'ayatollah al Sistani.
Non tanto perché al Sistani faccia parte della loro "cultura": ma per il solito, vetusto motivo: sono in guerra, sono poveri, sono disperati. E dove c'è disperazione, lì c'è religione. La religione è la tipica sovrastruttura dell'infelicità. Nella carestia, Sistani ha parole di vita eterna. Bush no.

Anche da noi la religione sta tornando, del resto. E molti iniziano a navigare nell'irrazionale spinto.
Irrazionale è Giuliano Ferrara, il nuovo ultrà cattolico che non so se si sia già preso la briga di cresimarsi. Comunque già avverte che non intende "morire per un branco di cretini". Cretini a chi? Ma "Cretini multiculturali", naturalmente.
A questo livello, uno cosa può rispondere? Il relativismo culturale, nella sua versione for dummies, è un'invenzione dialettica di Ferrara e del suo giornaletto. Serve semplicemente ad abbassare il dibattito, al livello di: "tu-cretino-pensa-che-loro-non-capaci-di-democrazia, perché-sei-razzista".
No.
Io no cretino.
Io studiato queste cose e so che democrazia è processo graduale e difficile.
Che suffragio universale in situazione di crisi economica e no garanzie, porta quasi sempre a tirannide e guerra.
Ed ultime elezioni in Iran, Iraq, Palestina, sembrano dare a me ragione.
È chiaro?

Mi dispiace, ma dopo un po' dummy è chi dummy fa. Voi non siete ragazzacci di un Paese bloccato sulla Via di Sviluppo. Avete il gas, avete la luce, avete l'adsl e i trasporti pubblici. Quindi io vi considero in grado di formulare argomenti più complessi. (Senza tirar fuori l'annoso problema che, come contribuente, vi pago abbastanza bene proprio per questo. Per approfondire la complessità degli argomenti. Non per sentirmi dare del cretino a vanvera).

67 commenti:

  1. Che bello questo post.
    Ti attirerai accuse di marxismo, probabilmente. E trovare ancora chi si espone questi pericoli, è consolante. Ci si sente meno soli :)

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  2. Noto solo che hai usato una cosa che ho scritto io per obiettare a delle altre cose che dice Giuliano Ferrara, o qualcun altro con cui ce l'hai. La cosa che ho scritto io - e puoi togliere tranquillamente la definizione di relativismo culturale, serviva per capirsi - esiste eccome, nei termini in cui l'ho descritta. L.

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  3. E' che secondo me in questo caso la principale differenza tra quello che dice Ferrara e quello che dici tu sta nei toni, non nei contenuti. Che comunque non è una differenza da poco: lui mi dà del cretino, tu no.

    Ora, se io comincio un pezzo citando Ferrara che distribuisce patenti da cretino, il pezzo mi va in autocombustione dopo due capoversi. Per ragionare servono le buone maniere.

    Invece, verso la fine, quando inevitabilmente ci si sbraca, citare Ferrara ci può stare, è il colpo di grancassa. Poi non è colpa mia se lui si qualifica così. Non è il migliore avvocato delle sue idee.

    Infine, secondo me, la cosa che tu scrivi non esiste. Perlomeno, non esiste in me e in nessun altra persona con cui mi sono confrontato (forse mi confronto poco). Nessuno che io conosca difende gli islamici "perché sono fatti così". Nessuno gli riconosce il diritto a essere violenti e intolleranti per nascita. Il discorso che abbiamo in mente è più complesso. E forse se non riusciamo a spiegarci è anche responsabilità nostra. A volte. Altre volte è un deliberato gioco al fraintendersi.

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  4. Saluto il ritorno del mio blogger preferito ai livelli che gli competono.
    Ero in astinenza da post come questo e il precedente da molto tempo.
    Grande Leonardo, bentornato dal 2025.
    Si sentiva la tua mancanza.

    Stefano.

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  5. leo, per cortesia, ti e' venuto mai in mente che struttura e sovrastruttura non sono due assi da tirar giu' quando le briscole sono finite? Ovvio che chi tira giu' il primo vince sul secondo. Ancora vogliamo continuare a giocare "a chi tocca per prima?". O forse, proprio questo rapporto, marxianamente enucleato come struttura e sovrastruttura, merita qualche sfumatura in più. Come ad esempio: una non e' data senza l'altra? E questo cosa ti fa pensare?

    ciao, retore

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  6. Avevo scritto un commentone one one, prima che venisse inglobato nel nulla digitale, ed ora non ho la pazienza di riscriverlo.

    Ed è meglio così, perché hai scritto tutto tu, ed io, pienamente d'accordo, satollo e soddisfatto, avrei ben poco da aggiungere.

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  7. Spettacolare, sul serio. Post superbo.
    Però. Leo, una cosa non mi convince dei tuoi ragionamenti, spesso condivisibili, su tutta la questione. Tu hai paura che tutto questo can can - eufemismo - possa portare parecchi musulmani "moderati" (la maggioranza, ne convengo)a pensare che la maggioranza degli occidentali abbia dato maggiore importanza di quella che hanno a delle stupide vignette. E che forse Bin laden non aveva tutti i torti.
    Prova a capovolgere il ragionamento. Davero credi che tutto questo can can - eufemismo - abbia portato la maggioranza degli occidentali "moderati" a sposare la tesi dello scontro di civiltà e a dare ragione ai deliri della Fallaci?
    Secondo me sottovaluti un pò la capacità critica "loro" e "nostra".

    Detto questo, la tua analisi "sovrastrutturale" resta da antologia.
    Ciao

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  8. Il relativismo culturale esiste, ed è la base teorica che ha permesso la nascita e l'evoluzione di tutti gli studi di antropologia, etnologia,sociologia delle culture e psicologia interculturale.
    Che poi oggi sia diventato una definizione alla moda utilizzata a sproposito da persone che ne ignorano completamente il significato, beh, questo é un altro discorso.
    (Per inciso, il relativismo culturale non è affatto un modo per "apprezzare i popoli barbarici nella loro rude e ingenua virilità"; anzi, è l'esatto opposto).

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  9. " la tua analisi "sovrastrutturale" resta da antologia"
    Sì, da antologia del cattocomunismo, malattia infantile dell'altermondialismo.

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  10. Leo... comincio a perdermi, ma forse non sono abbastanza profondo: da quando in qua e sotto quale logica democrazia ed economia devono necessariamente andare a braccetto? Mi sembra che gli Stati Uniti siano un ottimo esempio per sconfessare l'eventuale regola, a meno che tu non voglia considerarli un modello di democrazia, s'intende... E di nuovo, anche fosse (e non e'), la discussione mi sembra vertesse sul significato e sul ruolo dell'essere laici, cosa su cui ormai sorvoli convinto di aver sistemato tutto con un elefante rosa... e invece no.

    E comunque... non sei tu contro Ferrara o Sofri... qui il problema e' generale: sei l'unico (insieme a Lia) che continua a cercare argomenti per spiegarci come mai hanno ragione a bruciare un'ambasciata per delle vignette. Perdona, ma visto che i tentativi precedenti sono andati a vuoto per massivo uso di argomenti capziosi, potresti volare un filo indietro e farmi capire cosa (fatta eccezione per l'odio viscerale verso Ferrara/Sofri e Teoconi e Neoconi...) ti fa ancora convinto?

    Sono curioso, mica altro.

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  11. * Retore, se ho deciso di chiamarle "sovrastruttura" e "struttura", è implicito che per me bisogna modificare prima la seconda (dopodiché, aspetto con ansia la visita di un marxista vero che mi dimostri come non ho capito niente del concetto di sovrastruttura; ma non arriva nessuno. Eppure pensavo che fosse pieno di marxisti in certi uffici, Berlusconi dice che hanno in mano tutte le pubbliche amministrazioni).

    * Pinux: non credo che gli occidentali moderati si siano tutti buttati sulla Fallaci. Ma sono proeccupato dalla deriva di quel minuscolo insieme di occidentali che sono i blog e i lettori del Foglio.

    * Wile, per l'amor del cielo, io non sto giustificando gli assalitori di ambasciate, né qui né altrove, e non credo che Lia lo faccia. Io dico che le vignette sono state una catastrofica provocazione, che rischia di portare nelle manifestazioni anti-danesi anche cittadini islamici che fino a ieri avremmo definito "moderati".

    Sul problema della laicità, hai ragione, ho sorvolato: devo scrivewre lunedì. Sto cercando di essere breve e performante, e a volte è una fatica maledetta.

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  12. W la libertà di pensiero. Poter scrivere su ciò che pare e piace è il sale, la cartina tornasole di una vera democrazia. Allora Va bene per la Fallaci, come va bene per chiunque altro che la pensi in modo diverso. Meditate gente... Meditate!

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  13. Intanto anche i novellini ti quotano, Leo....mi fa tenerezza questo qua: http://rosapurpurea.blogspot.com/

    Salvatore

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  14. "non credo che gli occidentali moderati si siano tutti buttati sulla Fallaci. Ma sono proeccupato dalla deriva di quel minuscolo insieme di occidentali che sono i blog e i lettori del Foglio"

    "Io dico che le vignette sono state una catastrofica provocazione, che rischia di portare nelle manifestazioni anti-danesi anche cittadini islamici che fino a ieri avremmo definito "moderati".

    Leo, scusa se insisto. Se seguiamo il tuo ragionamento, allora uno potrebbe dire che la reazione abnorme di alcuni estremisti islamici è una catastrofica provocazione che rischia di portare nell'anti islamismo becero anche quegli occidentali che fino a ieri abbiamo definito "moderati", oltre a quel minuscolo insieme di occidentali che sono i blog e i lettori del Foglio
    E non ha senso ribattere "va beh, chi ha iniziato?". Sarebbe un pò infantile.

    O no?

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  15. La chiosa del post è perfetta.
    Sempre lungo, quasi logorroico, ma un punto di vista onesto e ben argomentato.
    Proprio pezzi come il tuo e quello di Luca Sofri aiutano a mantenere alto il livello della discussione "vignette" nella blogosfera.

    P.S.: ADORO che la gente, nei propri blog risponda ai commenti.

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  16. Effettivamente la tua idea di cultura (ho letto alcune pagine del tuo blog) ha effettivamente e giustamente poco a che fare con il pseudo relativismo.
    In merito al post discordo un pò sulla tua visione utilitaristica della struttura di una società (cosa non del tutto errata comunque).

    Ciao

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  17. leo, leo, leo... non fare il gradassotto che aspetta i marxisti che ti illuminino. Su, e' un blog, non un'aula universitaria. retty

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  18. Non credo che il comportamento ed un sistema sociale siano determinati esclusivamente da un'impostazione economica. Questa pesa nel modo di "determinare",di intendere la struttura sociale e di reagire ad essa. Ma nello stesso tempo la struttura sociale è il risultato di tante componenti: economici, culturali, morali, religiosi, etc etc.... . L'idea che sia solamente la realtà economica a determinare la struttura sociale è del tutto fuorviante. La realtà economica determina un diverso modo di guardare ad una già esistente struttura sociale o culturale. La sola economia non determina la struttura di una società, ci sono ad esempio elementi pre-razionali che hanno una funzione maggiormente propulsiva nella "creazione di una società". Il modo di reagire ad una situazione economica esistente è dato dalle possibilità che ti offre la struttura sociale all'interno della quale vivi. Un povero è un povero ovunque, ma non ovunque si reagisce alla stessa maniera. Il fatto che le necessità economiche, il modo in cui si vive abbiano poi una espressione più viva cambia naturalmente il modo di strutturarsi della società. Quando si va a votare i candidati indicati dall'ayatollah al Sistani, lo si fa anche per motivi diversi dai bisogni economici, che rappresentano giustamente una necessità primaria rispetto ad altre che però influiscono anche loro sulla decisione.

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  19. Nell'intestino della più bella delle donne c'è il doppio di schifo e di immondizia che nel più sporco bidone delle spazzature.

    Eccolo cos'è l'essere umano. Il resto sono tutte formalità o inconvenienti.

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  20. il post non è male: è scritto egregiamente, e traspare una maggior consapevolezza, oserei dire una maturità di riflessione che nei tuoi interventi dei giorni precedenti non trovavo.
    i passaggi che non convincono sono i seguenti:
    il primo è la contrapposizione sfruttati-sfruttatori: gli sfruttati saranno sempre tali e l'incremento del pil significa che sei passato nel novero degli sfruttatori.
    beh, cina ed india - paesi di estrema povertà fino a pochi anni orsono - stanno a dimostrare che così non è.
    il secondo è questo: "sono terribilmente superficiali, i neoconi. Per loro tutti gli uomini sono uguali (davanti a chi?) In tutti alberga, naturalmente, l'anelito alla democrazia".
    eh, si, è proprio così:
    a tutti piace la coca cola o, se vuoi, la libertà di berla.
    oppure, detto in altre parole:
    nessun uomo aspira ad avere un dittatore sopra di sè; tutti desiderano poter concorrere, in qualche modo, alle scelte che li riguardano.
    a.

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  21. http://www.ilfoglio.it/uploads/camillo/kamikazeindonesiano.html

    Sinceramente non capisco che c'entri qui il relativmo culturale o il cretinismo multiculturale.

    L'idea di relativismo culturale, non significa giustificare qualcuno per il fatto che la sua cultura è fatta così. Un assassino è un assassino ovunque, quale sia il "suo sistema culturale"

    Forse sarò un cretino nell'affermare che io al relativismo culturale ci credo. Che l'idea di cultura è vista e interpretata in maniera diversa, e che il sistema culturale influenza i miei comportamenti, il mio sentire morale, religioso...etc.

    Ma questo non vuol dire che un Tibetano può essere tale solo nel suo sistema culturale, che un arabo può essere tale solo nel suo sistema culturale. Che chi uccide è un assassino per una cultura e per l'altra è un santo. Sostenere il relativismo culturale non significa sostenere che bisogna giustificare o criticare le situazioni solo all'interno del sistema sociale e culturale in cui avviene. Guai se il relativismo culturale invece diviene il pretesto per determinare in linea di principio la superiorità di una cultura sull'altra e del giudicare o giustificare i comportamenti alla luce di una diversità culturale.

    Il relativismo culturale permette di capire che non c'è nulla di assoluto e universale, che non c'è una morale univerale, un diritto universale, insomma un qualcosa che valga per tutti allo stesso modo. Ma questo non significa che non ci possano essere due identiche culture, due identici modi di sentire e vedere, che due culture non possa influenzarsi a vicenda. Ancora non significa che non si possa criticare alla stessa maniera lo stesso comportamento, o criticarlo e giustificarlo in maniera diversa solo perchè l'uno è permesso o sopportato da una cultura, mentre non lo è dall'altra.

    Le culture non esistono come enti a se stanti, se non da un punto di vista astratto buono per uno schema da libro di biblioteca.

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  22. Sono sciocchezze. In almeno dieci paesi africani il sistema economico e le diseguaglianze sono peggiori che in medio oriente e malgrado ciò non mettono bombe.

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  23. Rosa purpurea:
    "Ma questo non vuol dire che [...] chi uccide è un assassino per una cultura e per l'altra è un santo."
    Invece è proprio così, per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'. Per un'altra cultura, invece, 'martire' è chi si lascia ammazzare. Il mondo è bello perché è culturalmente vario.

    "Guai se il relativismo culturale invece diviene il pretesto per [...] giudicare o giustificare i comportamenti alla luce di una diversità culturale."
    Infatti siamo nei guai (anche) perché c'è chi lo fa.

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  24. Ma questo non vuol dire che [...] chi uccide è un assassino per una cultura e per l'altra è un santo."
    Invece è proprio così, per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'. Per un'altra cultura, invece, 'martire' è chi si lascia ammazzare. Il mondo è bello perché è culturalmente vario.

    Si griso, hai ragione tu. Mi sono espresso male. Volevo dire che relativismo culturale non signfica, o non dovrebbe significare, che chi uccide è un assassino per una cultura e per l'altra è un santo. Il relativismo permette di capire quali sono le differenze culturali che mi danno la possibilità di capire perchè da una parte è considerato un martire, dall'altra un assassino. E la possibilità di condannare il gesto dell'assassino dovrebbe essere unanime (in realtà non lo è e così l'idea di relativismo diventa una fiaba, parafrasando Leonardo)a prescindere da questa visione relativistica.

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  25. Ieri a Roma c'è stata una manifestazione, NO VAT.
    Quando ancora in piazza c'era poca gente, un drappello di polizia ha sequestrato con la forza uno striscione che diceva: "Ratzinger e Ruini pericolosi impiccioni".
    Pero' poi dicono che sono gli islamici quelli fondamentalisti e intolleranti.
    Tutto ciò nel silenzio mediatico: secondo repubblica.it la manifestazione non c'e' stata, né quella di Roma né quella di Napoli.
    Su google news non esce praticamente nulla.

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  26. * pinux, per l'appunto, non ha senso chiedersi chi ha iniziato. Ha senso chiedersi chi può iniziare a smetterla. Se col mio blog avessi anche una minima possibilità di convincere un islamico a non assaltare l'ambasciata, lo farei. Ma siccome nessun islamico legge qui - mentre qualche occidentale sì, io propongo semplicemente di cessare le provocazioni cretine.

    * anonimo, sei uno sciocchino. Nei dieci Paesi africani di cui parli ci sono guerre civili e condizioni di vita assai più gravi che in Medio Oriente. Ma siccome si sfogano tra loro, a te non risulta il problema. Il problema è solo quando cade un grattacielo in occidente, o qualcuno si fa saltare in un luogo turistico.

    * griso. "per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'."
    Sbagliato. Martire sei solo se muori, nella tua cultura e in quella degli altri.

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  27. Sbagliato: per la 'cultura degli altri', martire sei solo se muori ammazzando qualcuno.

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  28. Lascialo perdere. Evidentemente conosce la cultura degli altri meglio della sua.

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  29. Della cultura degli altri conosco dei significativi manufatti, ovvero i pezzi di cadavere prodotti al grido di 'dio è grande'. Se poi non vi fidate di me, chiedete alle orgogliose madri di cotanti 'martiri': qualcuna la trovate anche nel parlamento palestinese.

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  30. Poi, visto che fate tanto i sapientini:
    -Nicasio e Giovanna non si sono uccisi per uccidere, rassegnatevi: il copyright dell'assassinio-suicidio a maggior gloria di dio ce l'ha la 'cultura degli altri' (anzi, non cercate di fregarglielo, perché si sa come sono suscettibili, idiosincratici e sensibili: capaci di sbudellarvi per meno - per dei disegni, perfino);
    -esistevano i santi guerrieri, wow, che scopertona, mi avete spiazzato. Ho un'altra notizia in esclusiva: da allora la Chiesa si è leggermente evoluta, ho visto con i miei occhietti in TV la madre di un prete testé ammazzato perdonare l'assassino di suo figlio (lodata pubblicamente da un cardinale: che ferocia, che religione guerriera), che guarda a caso gridava anche lui che 'dio è grande', vedi a volte le coincidenze.
    -se gli shahid vi stanno tanto simpatici (o non più sulle balle dei martiri cristiani) immagino non avrete alcuna obiezione, in nome dell'interculturalità e del dialogo, ad offrirvi volontari per testare l'efficacia di qualche nuova cintura esplosiva: sapete, i dummy usati dalle case automobilistiche costano (e poi vuoi mettere, il sangue vero che schizza), voi invece mi sa che venite via un tanto al mazzo, come i carciofi.

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  31. Griso, vogliamo ricordare la santa di calcutta che lasciava per strada le donne che avevano abortito? L'hanno beatificata, da poco.
    Vogliamo ricordare Stepinac, complice degli ustascia e appena beatificato?
    Ognuno beatifica chi puo'. Io, ateo, non beatifico nessuno.
    Per evitare che si faccia di ogni erba un fascio, guarda ogni tanto anche nei banchi in cui siedi.

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  32. Se per 'banchi in cui siedo' intendi quelli di una chiesa, caschi male: non ci metto piede da decenni, se non per qualche matrimonio o funerale (mai nei panni del protagonista).

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  33. un altro devoto laico.
    Come a dire, un eunuco porcellone.

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  34. Mamma mia, griso.
    Un ebreo, Sansone, è stato il primo kamikaze della storia. Eppure viene considerato un martire.
    E Sandokan? Un pericoloso terrorista che si oppone all'esportazione della democrazia o un "resistente"?
    Si scherza, eh. Mica tanto.

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  35. Leo, per referenze sugli eunuchi (poi sei quello che dà di 'sessista' agli altri, vabbé) chiedi alla 'cultura degli altri', lì c'è tutta una tradizione (almeno in Europa li facevano cantare).
    Se 'ateo cristiano' (per essere più precisi) è teso ad accomunarmi a Zia Oriana, ti ringrazio, troppo onore. Più semplicemente, per me le religioni sono tutte fiction, il che non vuol dire che tutte le fiction siano uguali.

    Mamma mia, pinux: sempre gli ebrei bisogna tirar fuori? Sansone sarà anche stato un kamikaze, ma nella situazione in cui era sarebbe morto comunque, quindi ha pensato di portarsene dietro qualcuno. Nella situazione in cui era ce l'avevano messo i filistei, però. Non è passato prima, di sua iniziativa, dal fotografo a farsi la foto ricordo col Corano, il mitra e i baffetti da sparviero, in posa con la orgogliosa fattrice di Figli da donare alla Patria, per poi avviarsi bel bello a prendere l'autobus.
    Faccio comunque notare che qui si discuteva il diverso concetto di 'martire' nella cultura cristiana e in 'quella degli altri'; però, se non si tirano fuori gli ebrei, non si è contenti.

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  36. "ma nella situazione in cui era sarebbe morto comunque"

    Ma no, perché. Poteva continuare a fare il pagliaccio dei filistei, e nessuno gli dava noia.

    "Nicasio e Giovanna non si sono uccisi per uccidere, rassegnatevi"

    Ma neanche Alì, il martire sciita per definizione. Insomma, perché ti ostini a offendere l'intelligenza tua e nostra?

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  37. E dai, griso! Era una pseudo-battuta! E' possibile che uno venga quasi tacciato di antisemitismo per aver detto che Sansone era un kamikaze?
    E' possibile che uno venga accusato di razzismo per aver riso alla vignetta delle vergini ormai finite?

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  38. Leo, la tua difesa d'ufficio della shahada (non nel VII secolo A.D. - o I dopo l'Egira, se preferisci - ma OGGI) è quasi commovente, come quella di Taormina con la Franzoni, con due aggravanti:
    -lei ha (si presume) solo ammazzato suo figlio, mica l'ha mandato ad ammazzare altri;
    -lui lo pagano bene.

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  39. non parlavo di banchi di chiesa. Esistono anche i banchi del parlamento, i banchi di scuola, i banchi di pesce, i banchi di nebbia, banchi di prova...
    Chissà perché i laici come te, che distribuiscono patenti di libertà e giustizia, poi alla fin fine tirano fuori sempre la religione cristiana....

    Comunque, vogliamo continuare a metterci medaglie (= contare i martiri e valutarne la qualita')? Allora io richiamo Socrate, qualche decennio prima dei martiri cristiani. Pero' perche' Pera e Fallaci non parlano di difendere Apollo e Zeus, Vulcano e Venere? La cultura occidentale e' lì che nasce. Alla fin fine, anche i cristiani hanno ripreso Aristotele tra loro...

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  40. Griso, c'è un limite oltre al quale le scemenze che scrivi diventano moleste. Te lo dico per evitarti la sorpresa, se tra un po' trovi interventi tuoi cancellati.

    Naturalmente potrai stracciarti le vesti contro i biechi censori jihadisti. Il fatto è che non ti rendi proprio conto di quando è l'ora di smetterla.

    Ti faccio un riassuntino delle tue dichiarazioni:
    - Hai dichiarato che "per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'". Questo è sbagliato. Essere un assassino non è sufficiente, in nessuna cultura, per essere definito "martire". Per essere martiri bisogna morire, come tutti sanno nelle nostre multiculturali scuole elementari. Ti consiglio anche di consultare un multiculturale dizionario. Uno qualsiasi.
    - "il copyright dell'assassinio-suicidio a maggior gloria di dio ce l'ha la 'cultura degli altri'"
    Infatti non a caso in lingua italiana lo chiamiamo "kamikaze", che è una parola di chiarissima derivazione araba. Ma ci sei o ci fai?
    - "esistevano i santi guerrieri, wow, che scopertona, mi avete spiazzato. Ho un'altra notizia in esclusiva: da allora la Chiesa si è leggermente evoluta"
    Ne deduco che li avrà tolti dal calendario. Non mi risultava, ma ok.
    - "gli shahid vi stanno tanto simpatici"
    Vorrei proprio sapere chi su questo sito ti ha confessato la tua simpatia per gli shahid. Così di punto in bianco, tu ti metti ad accusare la gente di cose che non ha mai detto. Fosse la prima volta che lo fai. No, purtroppo è un atteggiamento che ti qualifica.
    - "se non si tirano fuori gli ebrei, non si è contenti."
    E tu ne sai qualcosa.
    - "la tua difesa d'ufficio della shahada (non nel VII secolo A.D. - o I dopo l'Egira, se preferisci - ma OGGI) è quasi commovente, come quella di Taormina con la Franzoni"
    Guarda, non riesco neanche a commentare. Voleva far ridere? Non fa ridere. Fa tristezza. Adesso sono triste. Per favore, basta.

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  41. Leo, chiedo immensamente scusa se da un mio commento, ed in maniera del tutto non voluta e involontaria da parte mia, si sia creata questa piccola discussione".

    La frase se non sbag3io era questa:

    "Ma questo non vuol dire che chi uccide è un assassino per una cultura e per l'altra è un santo."

    Chiedo scusa a tutti.

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  42. Ho cassato l'ultimo commento del Griso.

    Finché non riuscirà a capire che non deve affibbiare agli interlocutori opinioni che non hanno ("gli shahid vi stanno tanto simpatici", ecc.), per quanto mi riguarda è un troll e lo tratto come tale.

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  43. Leo, sei un tagliuzzatore / mistificatore maldestro: per te

    -"SE gli shahid vi stanno tanto simpatici (O COMUNQUE NON PIU' SULLE BALLE DEI MARTIRI CRISTIANI)" ecc.

    diventa:

    "gli shahid vi stanno tanto simpatici", ecc.)

    Il che voleva dire, appunto, che tu / i tuoi simpatici alter ego anti-martiri cristiani li mettevano sullo stesso piano degli shahid - anzi, li trattavano peggio, visto che non ti davi certo briga di citare la biografia di un assassino-suicida per fare il confronto.
    Se questa non è simpatia, non so cosa lo sia. Se a me stesse sulle balle Zarqawi, per esempio, non scriverei nel giro di pochi giorni (come facesti tu) tre post complottisti-negazionisti zu Zarqawi, tesi a dimostrare verità un sacco alternative, tipo quello non era Zarqawi, Zarqawi non ha nulla a che fare con AlQaeda, Zarqawi è un servo della CIA, etc. Sempre perché ti stava sulle balle, immagino.

    Altra mistificazioncina maldestra (che ti qualifica):

    "Infatti non a caso in lingua italiana lo chiamiamo "kamikaze", che è una parola di chiarissima derivazione araba. Ma ci sei o ci fai?"

    Infatti qualcuno ha introdotto il termine kamikaze in questa discussione. Sono stato io? I? Not I, sir. Ma ci fai o ci sei?

    E potrei continuare, ma in fondo perché. Continua a cancellare le mucche, se ti rende felice. Una soddisfazione tanto misera non si toglie a nessuno.

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  44. Non traggo nessuna soddisfazione da questo dialogar patetico. Ho invece la sensazione che tu ci provi gusto.

    Né gli shahid mi stanno simpatici, né i martiri cristiani mi stanno sulle balle. La mia "difesa d'ufficio della shahada" non è tale, è una tua volontaria deformazione di quello che dico, che ti qualifica come trollante. Non troverai una sola riga dove confesso la mia simpatia per gli shahid. Capisco che tu vorresti trovarcela, questa simpatia, ma siccome io sono responsabile di me stesso, se ti dico che non c'è, non c'è. Se ti è sembrato di trovarla, hai capito male. Se insisti, mi sa che sei in malafede. E che hai moltissimo tempo da perdere.

    Se io ho dei dubbi su Al Zarqawi (come se ci fosse nell'universo mondo qualcuno che non ha dubbi su Al Zarqawi), questo non significa che mi stia simpatico. Siccome non divido il mondo in buoni e cattivi, ma sono in grado (più o meno dai tempi delle medie) di articolazioni più complesse. E se ti sfuggono, io non posso fare più di così per spiegartele.

    IO ho introdotto il termine "kamikaze", per cercare (vanamente) di spiegarti che l'assassino suicida non è una pratica necessariamente islamica. Avrei potuto tirar fuori le tigri del tamil, che credo siano a tutt'oggi il gruppo terroristico che ha il record di rivendicazioni di attentati suicidi, e NON sono di religione islamica.

    Griso, questa ridicola discussione parte dal fatto che hai scritto una sciocchezza grande come una vacca: "per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'".

    Ora, per quanto tu possa rigirartela, quest'affermazione è sbagliata, e io te l'ho detto. Fine.
    NOn è che un'affermazione sbagliata diventa giusta aggiungendovi altre sentenze più o meno discutibili (lo shahid è martire perché muore mentre uccide,il martire cristiano invece no, ecc.). No. La logica non funziona così. Se A è sbagliato, A è sbagliato. Non te la cavi dicendo che A è sbagliato, però B è giusto.
    Sul piano umano, avresti potuto dire, "Sì, mi sono sbagliato, in realtà con A volevo dire B".
    Ma a questo punto non si parla più di logica, si parla di educazione. E io non ho intenzione d'insegnartela.

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  45. Leo, non è che le affermazioni si possano rigirare più di tanto, su questo hai ragione.
    La mia affermazione iniziale "per una certa cultura un assassino è un santo, anzi un 'martire'" non ha nulla che tu possa confutare.
    Non ho detto che per quella cultura OGNI assassino è un martire (quindi è pretestuoso il tuo gnégné, non sei martire se non sei morto), ma che definisce martire (shahid) chi è morto ammazzando altra gente IN NOME DI DIO (scusa le maiuscole, son troppo pigro per mettere i tag).
    Non è una tattica disperata di guerra (della quale abbiamo esempi anche in Occidente: Pietro Micca, Alamo, Balaklava, etc.): è UN ATTO RELIGIOSO.

    Dubbi su Zarqawi non li hanno i vertici di AlQaeda, che infatti l'hanno nominato agente monomandatario in Iraq: o sono particolarmente scemi, o anche AlQaeda fa parte della CIA (oddio, c'è gente che dice anche questo), oppure i tuoi 'dubbi' erano quello che erano: spazzatura complottistica che avevi raccattato in rete. Capisco però l'interesse superiore della Complessità, del non inserire sbrigativamente tra i cattivi un signore che sgozza gente in mondovisione in nome del suo dio.

    Non ti stanno sulle balle i martiri cristiani, però per fare degli esempi vai a cercare quelli al cui confronto gli shahid possano sfigurare meno, rovistando tra gli archivi polverosi e le pieghe del calendario, quando invece di martire cristiano ne hai uno ancora caldo, ammazzato guardacaso sempre da uno che lo faceva in nome del suo dio. Dici che è lo stesso dio? Eh, vaglielo a spiegare.

    " Non troverai una sola riga dove confesso la mia simpatia per gli shahid. Capisco che tu vorresti trovarcela, questa simpatia, ma siccome io sono responsabile di me stesso, se ti dico che non c'è, non c'è."
    E se dici che non c'è, non c'è. E se sei responsabile di te stesso, sei responsabile anche di aver commentato la strage di Sharm in questo modo:

    "Quando guardi il mondo senza aver problemi,
    cerca nelle cose l'essenzialità:
    non è colpa mia se la tua realtà
    mi costringe a fare guerra all'umanità.

    Area (Frankenstein): Luglio, agosto, settembre (nero)

    Prendetela un po' come vi pare. E lamentatevi per le ferie rovinate, fa parte della nostra, come si dice, civiltà."

    Ovvero: dei porci fascisti si ammazzano ammazzando gente la cui unica colpa è di essere andata a portargli un po' di soldi e tu come commenti? Con una canzone dedicata a degli altri porci non meno fascisti la cui impresa più memorabile fu dimostrare il loro spirito olimpico sequestrando, torturando e ammazzando degli atleti ebrei.
    Sì certo, anche loro erano 'costretti a fare guerra all'umanità'. Eh, quanto sei complesso.

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  46. dei porci fascisti si ammazzano ammazzando gente la cui unica colpa è di essere andata a portargli un po' di soldi...

    Sì, Griso, effettivamente io sono complesso.
    Più di quanto tu possa capire, temo.

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  47. Comoda, però.
    Perché non ti spieghi meglio? Perché non illustri a lettori meno ottusi di me l'intrigante complessità di affermazioni come 'non è colpa mia se la tua realtà mi costringe a fare guerra all'umanità' riferite a degli stragisti (capisco che chiamarli 'porci fascisti' dia fastidio, a uno cui non sono simpatici) di civili innocenti?

    Vedi Leo, il tuo problema non sono io, ma quello che ha la password dei tuoi blog e ci scrive sopra le porcate (oppss: volevo dire 'cose complesse') Cow Size, firmandosi col tuo nick.
    Il problema è la presenza della mucca, non chi la segnala.
    Nella pittura paesaggistica olandese, la mucca è sempre stata uno dei soggetti preferiti, credo per tre ragioni:
    -era facile da reperire: ce n'erano (ce ne sono tuttora) moltissime;
    -è un soggetto grande: con una mucca, un albero e un ponticello-steccato su un fosso ci hai già riempito un quadro;
    -è la modella ideale: sta lì, bruca, ti guarda e soprattutto non si muove.

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  48. Tutto questo è senz'altro interessante, e ti prego di parlerne ancora a lungo. Tuttavia.
    Non ho ben capito. Tu ritieni di aver trovato nel testo di una canzone degli Area (da me postato quest'estate su un altro blog) le prove che io sto difendendo gli shahid?

    E ora che hai questa prove, Griso, che si fa? Uno serio mi denuncerebbe per apologia di reato.

    Sai che io non capisco proprio cos'hai? Cosa vieni a cercare qui, esattamente? Compagnia, si direbbe. Si parla di cose che t'interessano. Bene.
    Ma dopo un po', fatalmente, riesci a spostare il discorso a post di mesi fa in cui io avrei sostenuto questa o quella fazione del terrorismo mondiale.

    Che è fantastico. Insomma, Griso, se io scrivo porcate, perché vieni continuamente a leggerle? Che gusto ci provi?
    Stai preparando un dossier? E nel dossier, a parte la canzone dgli Area, cosa c'è? Che ho sbagliato la grafia di Shoah? E poi? E' davvero questo il tuo ruolo nel grande conflitto di civiltà? Romper l'anima a uno che ha un blog?

    E tutto perché ti ho detto che avevi sbagliato la definizione di una parola, Griso. Ed è così, l'avevi sbagliata. Però non era una tragedia.
    Anzi, facciamo così: hai vinto. D'ora in poi "martire" vuol dire "assassino".
    Se vuoi continuare a divagare sulla pittura fiamminga, prego.

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  49. scusate se mi permetto di tornare on-topic.

    leo, ma ci credi veramente che la cultura sia sovrastruttura e l'economia spiega il mondo o l'hai scritto per verve polemica ?
    perchè nel secondo caso va bè.
    nel primo pure però.
    lungi da me perdere tempo e lunghissimi post a contestare questa cosa però.

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  50. Denunciarti? E perché? Si denunciano quelli 'seri', appunto, quelli che fanno gli attentati, non chi fa l'Erode dei Poveri (è una tua definizione, io non saprei trovarne di migliori) sulle macerie degli hotel e sui cadaveri. Del Nemico Sionista? Macché: delle studentesse salentine.
    Altro che shahid, sei un Cristiano senza Carità (e se deve venirtelo a dire un senzadio come me, siam messi male).
    Siccome sono per la separazione fra Chiesa e Stato, non vedo perché dovrei denunciarti per questo.

    PS: Dossier? Naaah: non sono mica l'Inter.

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  51. Boh non ho letto i post precedenti, potrei sbagliarmi. Però mi pare che Leo non faccia almeno quella cosa molto sgradevole di altri che dicono cose "che piacciono ai giovani" per poi invece sputare sulla democrazia, paranoizzare sul comunismo e distillare veleno a nastro. A me questa riflessione piace, anzi, è anche un po' antiretorica se vogliamo.
    Carolina

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  52. Censurata immediatamente la riflessione della Namazie da Leonardo. Vuol dire che aveva proprio ragione a dire che il relativismo culturale è il fascismo della nostra epoca.

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  53. Ma il minimo senso della decenza?

    In cima ai commenti c'è scritto che io sono libero di cancellare tutto, se mi va. Perché il blog è mio. Sono molto poco relativista al riguardo.

    Il commento "censurato" aveva in realtà le dimensioni di un post. Se volessi che altri scrivessero post sul mio blog, darei loro l'accesso. Evidentemente non voglio.

    Come saprà l'anonimo (se ha letto un po' in giro), io non credo che "il relativismo culturale" sia "il fascismo della nostra epoca". Una frase del genere mi sembra uno sproposito enorme. Chi dice queste cose non ha una minima idea di cosa sia né il relativismo culturale, né il fascismo. Io non ho tanta voglia che queste cose circolino sul mio blog. Anche perché c'è sempre qualcuno che non capirà che non l'ho scritta io, e che anzi non sono d'accordo.

    Se chiamate questa "censura", avete veramente una scarsa nozione di cosa la censura sia. In Italia la libertà di espressione su internet è pressoché totale. Se volete che qualcuno legga la vostra *riflessione* sul relativismo culturale, non avete che ficcarla su vari forum o su un blog a nome vostro. Con una fatica minima, potete ottenere molta più visibilità di quanta ci sia qui.

    Ma è evidente che vi piace giocare ai censurati, alle vittime del liberticidio. Mi verrebbe da consigliarvi una piccola vacanza in Cina, quella popolare. Credo che le vostre riflessioni su cosa sia il fascismo e la censura ne trarrebbero giovamento.

    (Uno potrebbe anche domandare perché un flame delirante di Griso e Le sue Vacche sì e un pippone sul relativismo culturale no. Ebbene, in effetti dovrei cancellare tutto quanto. Ma la sola idea di Griso che libera le giovenche al grido di "Censura" mi fa tremare i polsi, e comincjao a farte ,ferorri di battrtfitura).

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  54. Certo hai il diritto di cancellare quello che ti da fastidio, quello a cui non riesci a replicare.
    A te consiglio una vacanza in Iran da dove è originaria la Namazie che ha appunto definito il relativismo culturale una forma di fascismo. Spiega che cos'è per te allora il relativismo culturale.
    Che cosa ti permette a questo punto di condannare il fascismo, guantanamo l'infibulazione, la pena di morte se segui il relativismo culturale?
    Io li condanno perché non credo al relativismo culturale. Per gli islamici la dichiarazione dei diritti dell'uomo è un'invenzione sionista. Sei d'accordo con loro?

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  55. Ma è fantastico.

    Io sto qui a replicare con un anonimo che evidentemente non ha nemmeno letto il post che sta commentando, visto che mi chiede di spiegare "cos'è per me il relativismo culturale".

    E dire che c'è scritto: se leggi in cima c'è scritto a chiare lettere che il relativismo culturale, come lo intendete voi, per me non esiste. E' un fantoccio retorico. Basta leggere.

    Invece qui arriva uno che non legge e mi chiede di replicare. Anonimo, che io sappia non c'è una sola cultura che giustifichi il comportamento di una persona che senza presentarsi, e ignorando di cosa si sta parlando, pretende di interrogare immediatamente il padrone di casa su quello che pare a lui. Nessuna. In Iran ti darebbero del maleducato. In Cina, maleducato. Qui, maleducato.

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  56. Un fantoccio retorico?
    In Germania, nell'agosto del 1997, una ragazza di 18 anni è morta bruciata per mano del padre per aver rifiutato di sposare l'uomo che lui aveva scelto per lei. Il tribunale tedesco gli ha concesso una riduzione di pena, affermando che lui praticava la propria cultura e la propria religione.
    Mai sentito parlare dei tribunali islamici in Ontario? Grazie alla mobilitazione delle donne sono state evitati. Ma per capire queste cose occorre abitare in paesi di più antica tradizione migratoria e avere un contatto più concreto con una vera società multietnica. Fortunatamente sono spesso le donne islamiche ad essere contro il relativismo culturale anche perché lo subiscono sulla pelle contrariamente a certi intellettuali.
    Sing

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  57. Sing, è ovvio che se per me non esiste il relativismo culturale, non devono esistere nemmeno tribunali islamici in Germania o in Ontario.

    Dove probabilmente io e te divergiamo è: tu forse pensi che sia una manovra dell'islam per musulmanizzare l'occidente: io tendo a vederci un problema economico. Dove c'è benessere e occupazione, secondo me, i tribunali islamici non attecchiscono (del resto fino a qualche anno fa non vigeva la sharia neanche nelle regioni islamiche della Nigeria).

    Per me, più delle discutibili sentenze canadesi (come se da noi la Cassazione non cassasse cazzate) è drammatico che si ricominci a parlare di Sharia in Iraq o in Palestina, dove un tempo c'era oggettivamente più laicismo di adesso.

    E allora il controsenso è: mentre abbiamo paura di qualche saltuaria infiltrazione della sharia in Canada, noi con le guerre in medio oriente, alimentiamo il risentimento islamico.

    Che poi, magari fosse davvero un controsenso. No, ahimè, il senso c'è, ed è: stiamo laviorando per fare scoppiare il conflitto di civiltà. Se non è già scoppiato.

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  58. Caro Leonardo,
    La disparità tra uomo e donna non è un problema economico ma un problema di forza fisica. Non puoi ridurre tutto ad una questione economica. In America Latina sono più poveri delle monarchie saudite, eppure su certe questioni per esempio i diritti delle donne e dei gay (dei quali mi sembra di aver capito che non te ne freghi nulla) ci danno dei punti almeno a noi italiani. E l'america latina non lo ha subito l'imperialismo occidentale? In ogni caso ben presto alcune città dell'Europa come Amsterdam (fra cinque anni) saranno a maggioranza musulmana vedremo presto chi aveva ragione, spero abbia ragione tu, nel caso contrario non sarai comunque tu a pagare.
    Ciao

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  59. Dimenticavo sai qual'è il paese che ha iscritto per primo nella sua costituzione la laicità?
    Il Messico

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  60. Perfetto, e allora facciamo come in Messico: la rivoluzione.

    i diritti delle donne e dei gay (dei quali mi sembra di aver capito che non te ne freghi nulla)

    Chissà dove l'hai capita, questa.

    In America latina non esiste il fondamentalismo religioso, ma ci sono tante altre cose brutte. Ci sono state dittature militari feroci, c'è il narcotraffico, in certi paesi c'è la guerriglia endemica e una criminalità paurosa. Ma siccome tutto questo resta dall'altra parte dell'atlantico, ci fa meno paura.

    Quello che ci fa veramente paura è l'immigrazione. Tu ti senti invaso e hai paura. Ma chi ha paura ha già perso.

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  61. In America latina non ci sono praticamente più dittature a parte Cuba. Io non ho paura dell'immigrazione ma dei perbenisti che fanno discorsi demagogici sull'immigazione senza aver mai vissuto in una ad Amsterdam, Anversa o Parigi.

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  62. IL PENSIERO MARXISTA IN PSICANALISI.
    Dalla Scuola di Francoforte a Marcuse

    di LAURA TUSSI

    La scuola di Francoforte rifiuta il riduttivismo e la chiusura di pensiero attraverso un approccio critico alla società. Dalla delusione storica del marxismo il proletariato è incapace di assumere il protagonismo della rivoluzione in un divario tra teoria e prassi politica. La famiglia è il mezzo con cui i valori sociali e il potere collettivo si riproducono. Nel 1930 la scuola di Francoforte si trasferisce negli Stati Uniti per evitare persecuzioni, dove il potenziale marxista diminuisce, subentrando valori liberali omogenei al nuovo contesto sociale. Prima il padre era responsabile della sottomissione psicologica della riproduzione sociale operata dalla società borghese e capitalista con la critica di Reich alla personalità autoritaria contrapposta alla personalità rivoluzionaria. Ora il padre è inghiottito dall’anonimato dei rapporti massificati e in quest’ottica la famiglia risulta una possibile difesa dalla società disumanizzante. La personalità autoritaria contrapposta alla personalità democratica e tollerante nei confronti delle diversità diviene un paragone che suscita le critiche dei marxisti contrapposti ai conservatori, portando alle estreme conseguenze l’incontro con il marxismo perseguito da Reich. Questo porta ad una contraddizione: l’uomo non può essere libero perché è condizionato dalla società. Ogni progetto rivoluzionario decade perché inconscio e contrario alle sue modalità di trasmissione. La soluzione si trova nell’intellettuale critico che riattiva l’individualismo eroico nella filosofia idealistica, nell’ibridazione tra psicanalisi e filosofia come analisi esistenziale per cui si rivela la schizofrenia nell’ottica dell’esistenza umana e nella pura comprensione dell’altro. Il sintomo non risulta quale deviazione morbosa, ma fallimento esistenziale nella mancata realizzazione della libertà, per cui psicanalista e paziente comunicano, adottando modi di comunicare che generano fallimento e tendono ad assumere maschere con gli altri. Karl Abrham, maestro di Melanie Klein, dimostra con il suo lavoro il rapporto vitale tra psicanalisi e clinica, affrontando il problema delle psicosi e affermando le teorie di Freud sulle fasi precoci dello sviluppo infantile. Nel 1908 pubblica “Le differenze psicosessuali tra isteria e dementia precox”. Rivela la componente sessuale di entrambe le sindromi: nella sessualità isterica coesistono pulsioni parziali anarchiche la cui energia è rivolta all’oggetto di possibile sublimazione. Nella sessualità psicotica si verifica la privazione dell’oggetto sublimabile rivolta sul sé. Nella fase orale si denota l’abbozzo di un rapporto oggettuale.Il neonato esce dal narcisismo quando il seno materno diventa l’oggetto con cui intrattiene un rapporto funzionale. La poppata è un desiderio di incorporazione che suscita fantasie cannibaliche. La psicosi può spiegarsi con schemi risalenti a stadi più precoci dello sviluppo sessuale. Le psicosi organiche, epilettiche e senili si distinguono dalle psicosi indotte dal blocco di emotività nella dementia precox. Il blocco emotivo provoca fissazione, in un patrimonio intellettivo malato, causato dal trauma sessuale realmente accaduto, che secondo Freud consisteva in inconsce fantasie di seduzione. Il bambino ha provocato il trauma inconsciamente tramite un’intenzionalità inconscia che rende un rapporto sessuale prematuro psichicamente traumatico, dove il desiderio sessuale è inaccettabile e diventa senso di colpa nel blocco evolutivo: il trauma è il modo in cui il sintomo si manifesta. Esistono tre stadi di sviluppo della libido: stadio orale, stadio anale, stadio fallico. I punti in comune tra sogno e mito sono prodotti della fantasia mentale di appagamento di desideri inconsci deformati dalla censura. Il mito è un frammento della vita psichica infantile del popolo. Il sogno è il mito dell’individuo, è il desiderio di natura sessuale che compare in entrambi. Il mondo è trascritto nelle forme del desiderio sessuale. I simboli usati sono comuni anche alla malattia mentale frutto di analogie riconoscibili. Il mito scompare con un'evoluzione razionalistica dell'umanità e con il soddisfacimento dei desideri infantili. Nel 1926 la psicologia delle masse e l'analisi dell'io prevede la manipolazione delle masse da parte di capi carismatici. Con l'amore per il capo si realizzano le fantasie edipiche infantili, per cui la sessualità è più potente delle pulsioni di autoconservazione.
    Stekel fu rimproverato da Freud perché propose una lista di simboli con significato fisso corrispondente. Freud accetta l'esistenza di pochi simboli universali, ma fu fedele alla teoria della creazione individuale e della plasmaticità del simbolo onirico.
    Ferenczi neurologo e psichiatra tra i fondatori dell'associazione psicanalitica internazionale impone la purezza dottrinale. Vive nel periodo di Reich che recepisce l'insufficienza della terapia elitaria per il proletariato. Cerca di salvaguardare la dignità scientifica dell'intervento e di piegarlo alle esigenze di un'utenza più estesa. Considera le condizioni sociali che causano le nevrosi, convinto che la rimozione della pulsione sessuale genera energie psichiche atte a essere manipolate dall'autorità. Con il trauma più acuto è connesso al rapporto bambino madre nella prima infanzia. Egli ricrea le condizioni del trauma e vieta al paziente di esaudire i bisogni elementari comportandosi come il genitore frustrante. il sintomo è un accumulo di godimento, una regressione causata da carenze affettive inconsce. L'analista deve recuperare tali carenze con la disponibilità. Nel 1932 scrisse Thalassa, in cui il metodo psicanalitico converge con la biologia evolutiva e, con la paura per il conservatorismo e l'ortodossia. In origine la sessualità tendeva a stabilire un tutto unico con il corpo materno, in un desiderio della madre legato alla genetica. Vuole ricostruire la sua teoria dell'evoluzione genitale attraverso la biologia.

    LAURA TUSSI

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