mercoledì 9 agosto 2006

- scoop

(Che io sappia, in Italia Scoop, l'ultimo film di Woody Allen, non è ancora uscito. Io l'ho visto, e in questo pezzo riesco a parlarne senza spiegarvi esattamente come va a finire. Credo).


Siete un pubblico speciale, e vi amo.


Allen è un grande cineasta che sta invecchiando. Non stiamo neanche a discutere. Ha fatto molti film: alcuni belli, altri sopravalutati. In ogni caso ha finito di farli più o meno dieci anni fa. Da dieci anni non ha probabilmente nulla da dire: sta solo invecchiando.

Il punto è che sta invecchiando bene: che un suo film, magari bruttino, magari con poco o nulla da dire, regge comunque il confronto con quello che passa in cinema, e in tv. I suoi dilemmi morali possono suonare banali, ma almeno sono dilemmi, almeno sono morali. Allen può essere noioso, ma non è che in giro ci sia roba molto più eccitante; può essere vecchio, ma non è che i giovani si stiano dando molto da fare. Senza parlare dei vecchi come lui. Anzi parliamone. Prendiamo un Altman: ci sarà un motivo per cui Altman passa in estate, praticamente inosservato, e Allen si conserva per l’autunno, quando la gente torna al cinema? Prendiamo un qualsiasi autore dell’età di Allen: ha ancora cose da dire? Riesce a dirle meglio di lui?

È inutile cercare di difendere i suoi ultimi film. Inutile anche arrampicarsi sulla suo presunto risorgimento londinese - come se Allen riuscisse davvero a descrivere le città e le campagne in cui ambienta le sue operette. La questione è molto meno artistica e molto più umana: c’è chi colleziona modellini, chi scrive un libro, chi tiene un blog. Quest’uomo sta cercando semplicemente di mettere un film all’anno tra sé e la morte, perché è quello che ha sempre fatto, perché è quello che sa fare meglio. A lungo andare, è chiaro, il pubblico pagante diventa sempre più una variabile indipendente e irrilevante. La buona notizia (per noi? Per lui?) è che quel giorno è ancora lontano. L’appuntamento annuale col film di Allen è ancora piacevole – in mancanza di meglio, certo. Si vive in mancanza di meglio.

Io la vedo così: nei grandi film della sua maturità (Io e Annie, su tutti), Allen ha tratteggiato, con ironia, l’autoritratto di uno sfigato immaturo. Non importa che questo ritratto fosse abbastanza impietoso e a tratti persino tragico: non importa perché la generazione di Allen ci ha riso sopra, trasformandolo in una macchietta indulgente, e prendendolo ad esempio per procrastinare a mai la propria maturità. Bei film, pessimo risultato.

Oggi però succede l’inverso. Se coi suoi migliori film è stato una pessima guida per una generazione di immaturi boccaloni, coi suoi peggiori film ci sta dando ottime lezioni su un problema che ci interessa tutti: come invecchiare decentemente. Qui non si tratta, insomma, di avvertire che Scoop è il suo miglior film dai tempi di. Potrebbe anche essere. E chi se ne frega. Qui si tratta solo di apprezzare il modo in cui Allen sta invecchiando in Scoop. Fotografarsi è sempre difficile, e fotografarsi da vecchi lo è ancora di più. Bene, nessuno che io ricordi ci è riuscito con la stessa grazia di Allen in Scoop.

Per prima cosa, è uno sfigato. Un ciarlatano mediocre. Ha qualche illuminazione, ma non riesce a servirsene. Niente famiglia, niente figli, nulla gli sopravvivrà. Entra nella storia controvoglia, ne esce per manifesta incapacità, nel più ridicolo e prevedibile dei modi. Ma per un’ora, lui e Scarlett si sono improvvisati padre e figlia, divertendosi un mondo. E divertirsi è tutto. Stare coi giovani. Cercare di salvarli. L’importante è non riuscirci.

Quindici anni fa Allen era ancora un signore di mezza età che cercava di riscattare il suo matrimonio salvando la Keaton da un diabolico assassino, nel Misterioso Omicidio a Manhattan. E non importa quante strizzate d’occhio, citazioni e understatement ci fossero in quella scena finale: in fin dei conti, Diana era pur sempre la donna salvata che diceva al suo eroe: ti amo. (Gratta gratta, le trame di Allen sono reazionarie, chi lo ha detto? Io, credo). Una scena così, in Scoop, avrebbe potuto esserci. Ma non c’è. Allen non è il vecchietto idiota che cerca di correre la maratona a sessant’anni. Per salvare un amore, una famiglia, una splendida ragazza, occorre cuore ma anche fiato, e non ne ha più: quel che è bello è che se ne rende conto. Scarlett dovrà farcela da sola.

E Allen? Vedi la scena finale: Allen continuerà a recitare la stessa scena per l’eternità. I soliti mediocri giochi di prestigio, il solito monologo sconnesso in cui garantisce di amare l’ennesimo pubblico sconosciuto ed estraneo, di amarlo sul serio: le cose cretine che si dicono a fine serata, quando si avrebbe voglia di andare via ma ancora non si può, e pur non amando veramente nessuno non si vuole essere scortesi. Allen non è mai stato scortese. Farà ancora molti film bruttini, facendo il possibile per non annoiare, per non strafare, per dare scena a belle donne (e begli uomini, direi). E noi li andremo a vedere, perché Fellini è morto, Kubrick è morto, e Spielberg non può farne più di due a stagione. E i giovani si facciano avanti, non è certo Allen a impedirglielo.

7 commenti:

  1. quant'è figa, Scarlett Johansson

    (no, il film non l'ho visto)

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  2. Ciao!
    non commento la tua "recensione" però il tuo blog è bellissimo. sei varemnte uno spasso!

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  3. Non mi pare che in questo interessante pezzo venga detto che "Match Point" è il film scritto meglio dal 1990 in senso assoluto (e tra i primi cinque di sempre della storia del cinema, in fatto di struttura, regia, interpretazioni e a-presenza del regista).
    [Ste]

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  4. io non è che straveda per Match Point (ne avevo scritto qui).

    Gli preferisco Deconstructing Harry, che per me è il suo ultimo grande film.

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  5. e della smart cosa diciamo? cioè Allen si fa dare soldi per pubblicizzare un auto su cui fa un incidente mortale. qualcuno del marketing mercedes deve aver dimenticato di leggere il copione.

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  6. ehm, hai rivelato il finale. Che fo, censuro?

    Credo che alla Smart vada bene così (tanto l'incidente è esplicitamente attribuito all'imperizia del conducente).

    Ma la Smart è ancora gruppo Mercedes? Non son mica tanto sicuro.

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