lunedì 4 settembre 2006

- teachin teachers kidding kids, replica

(Questo è un pezzo di un mese fa, esatto. Lo ricopio paro paro perché m'interessa riprendere il discorso).

Chi insegna agli insegnanti?

Lessi una volta di un prof (un collega), che si lamentava delle ragazzine. Tutte uguali. Chiedi a una dodicenne: cosa farai da grande? Lei ti risponde: la modella. Poi ci pensa meglio e aggiunge: al massimo la parrucchiera.

In fondo tutti noi viviamo al massimo, purtroppo non nel senso di Vasco Rossi, ma in quello della ragazzina. Abbiamo tutti un piano B. Io per esempio, a 12 anni che avrei risposto? Probabilmente mi sarebbe piaciuto scrivere. Romanzi o canzoni o boh. Ma al massimo avrei fatto il prof. Di lettere, ovvio.

E come me ci sono milioni di persone, incoraggiate – contro ogni buon senso – dal sistema scolastico italiano. La scuola italiana ha sempre avuto un debole per la cultura umanistica, la letteratura, la filosofia. Ben prima che intervenisse il famigerato ministro Gentile (fascista!) Quanto prima? Non lo so. La prima Università del mondo è nata a Bologna. Per molti secoli non ebbe una cattedra di lettere, perché i letterati puri non fatturavano nulla. Carmina non dant panem, si diceva. Nel medioevo eran fatti così. Erano secoli avanti.

Oggi invece l’università sforna letterati a getto continuo. E quante cose può fare un letterato laureato, pensateci. Per esempio, può scrivere: libri, poesie, saggi, radiodrammi, blog, e quant’altro. Tutte cose che, curiosamente, non danno il pane.
Quando se ne accorge, sulle prime il letterato ci rimane male.
Poi però si ricorda che da bambino aveva un piano B.

Il mio piano B scattò del 1999, quasi a mia insaputa. Un mattino di gennaio mi trovai in una folla discretamente oceanica che attendeva l’apertura dei cancelli per quello che sarebbe passato alla storia come il Concorsone. L’imbarazzo di ritrovarmi di nuovo su un banco di scuola, dopo parecchi anni, con un dizionario un astuccio i bigliettini e tutto il resto, era parzialmente mitigata dal fatto che tutti sembravano più anziani di me: capelli grigi o radi, rughe, occhiali da presbiti. In effetti ero stato fortunato: il Concorsone era il primo dopo nove anni, e anche l’ultimo. Non ce ne sarebbero stati altri. L’Italia non aveva bisogno di tutti questi prof, dopotutto.

Gli scritti restano, a distanza di anni, un mistero. Sapevo tutto sulla crisi del ’29, persino il nome del Presidente, eppure mi bocciarono in Storia. Feci un tema pessimo, e mi promossero in Italiano. Ma quello che mi preoccupava era l’Orale.
L’Orale ci fu un anno dopo. Nel frattempo mi ero trovato un lavoro, e il Concorsone mi appariva sempre più surreale. Tuttavia mi sentivo in dovere di provarci: dopo 20 anni di esami, mi sembrava idiota demoralizzarsi proprio all’ultimo gradino prima di una Abilitazione. Ma avevo paura che mi chiedessero di pedagogia e didattica, materie a me del tutto ignote.
Mi sarei anche letto dei libri, se avessi capito quali leggere, ma nessuno sapeva dirmi niente. All’università erano materie facoltative, evitabili, evitate. Ma mi sembrava improbabile che uno potesse essere abilitato all’insegnamento in una scuola italiana senza conoscere nemmeno un rudimento di pedagogia o didattica. Come se all’esame di guida non ti chiedessero nulla sui cartelli stradali.

All’orale mi chiesero il rapporto tra fasi lunari e maree. Le ragioni dell’intervento USA nella prima guerra mondiale (mi soffermai sul contenzioso col Secondo Reich sull’isola di Guam). E passai. Abilitato. Potevo insegnare. Cominciarono a telefonarmi al cellulare: le va di fare tre ore a Medolla? Che ne pensa di sei ore a Prignano? Grazie, no, rispondevo. Un lavoro ce l’ho già, e non so se sarei capace di insegnare.

Il che, se ci pensate, è tragico. Venti anni di istruzione. Una licenza, un diploma, una laurea, e finalmente un’abilitazione a un lavoro. Che nessuno però mi aveva mai insegnato a fare.

E come me, milioni di persone. Il dramma del sistema scolastico italiano a mio parere è questo: non solo crea molti più insegnanti di quanti ne servano, ma non insegna loro nemmeno a insegnare. Tutto quello che fa è impregnarli di nozioni e rilasciare un pezzo di carta. Ma un pezzo di carta e un sacco di nozioni non fanno un prof, questo mi era chiaro persino allora.

(Fine della prima parte. Non perdetevi la seconda!!! Guest star: il Terribile Tar del Lazio!!!!)

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