giovedì 16 novembre 2006

- leggete Gomorra

Gomorra, Italia

Aprendo Gomorra è difficile reprimere il sospetto: quanto c’era di vero, e quanto di marketing, nella campagna per concedere una scorta all’autore? Saviano non l'aveva chiesta, e almeno in un primo tempo non la voleva; il suo libro è un atto di accusa e di sfida, ma non dice nulla di veramente nuovo; nulla che non ci sia capitato di orecchiare qua e là sui giornali e persino in tv. Nomi e cognomi ce n’è, ma perlopiù di condannati o latitanti; il quadro finale risulta frammentario, soprattutto per la mancanza di quella Teoria Unificata del Complotto che il lettore italiano si attende ormai per assuefazione. Nessun grande vecchio qui: solo un’anarchia feudale sfarinata in centinaia di territori e dinastie che Saviano nemmeno tenta di ricostruire. Davvero ha senso metterlo a tacere? Di storie di camorra tutti si riempiono la bocca. Cosa c'è di così pericoloso proprio in questo libro?

Una risposta, parziale, arriva verso la fine, nel capitolo dedicato all'assassinio di Don Diana: un prete, ma soprattutto un testimone, che credeva nella parola. "Una parola capace di inseguire il percorso del denaro seguendone il tanfo. Si crede che il denaro non abbia odore, ma questo è vero solo nella mano dell'imperatore. Prima che giunga nel suo palmo, pecunia olet. Ed è un puzzo di latrina. Don Peppino operava in una terra dove il denaro reca traccia del suo odore, ma per un attimo. L'istante in cui viene estratto, prima che diventi altro, prima che possa trovare legittimazione".

Più in là si racconta di come finiscano i boss. Chi non muore ammazzato a volte si ricicla come cronachista. Sopravvivono rivendendo allo Stato la loro storia, un complicato meccanismo di potere e denaro, un percorso olfattivo che senza di loro resterebbe sconosciuto. La loro parola è davvero preziosa. Avremmo dovuto smettere, da un pezzo, di chiamarli “pentiti”: solo ai cronisti della domenica può interessare il loro pentimento. Quello che davvero interessa è la competenza, il know-how, la storia di un imprenditore di successo. Nel silenzio generale, i camorristi detengono un bene prezioso.

In questo silenzioso mercato della parola, il libro di Saviano è un tuono e un lampo. La Napoli di cui sentivamo parlare ne esce trasfigurata, come sul negativo della pellicola. Non è una teoria unificata, non è (per fortuna) il romanzone criminale pronto a trasformarsi in epica cinematografica. Ma è la fine di cento luoghi comuni.

- Per esempio: Napoli fannullona.
Gomorra racconta una città, una civiltà intera, in rapida espansione economica e commerciale. C’è tutta la fuliggine e il sudore dei sobborghi industriali dickensiani. Il porto di Napoli è il centro del mondo, non il cuore ma il piloro: tutto ciò che è merce transita da lì. Tessile, droga, armi, turismo, cemento, cemento, cemento, per finire con l’industria lucrosa dello stoccaggio rifiuti (Napoli è anche lo sfintere). I campani non stanno con le mani in mano un secondo solo. Ecco una parola che a nord di Caserta risulta ancora scandalosa: ricchezza. Il Meridione non è l’eterno passato dell’Italia, la regione bloccata nel sottosviluppo, imprigionata nelle sue tradizioni. Senza troppo chiasso Saviano capovolge il quadro: il Sud è il futuro dell’Italia, il suo sottosviluppo è funzionale alla produzione, la sua forza lavoro se la batte ad armi pari coi draghi cinesi, le sue cosiddette tradizioni sono quelle modernissime del gangsterismo globale reinventato a Hollywood.

- Un altro esempio: la bella Napoli.
Mentre i telegiornali ci mostrano una Napoli da cartolina che va a piangere la morte del suo re dei guappi, Saviano ci racconta una Napoli che spreme ricchezza dallo sconfinato disprezzo che nutre per sé stessa. I camorristi non amano il loro territorio, né i loro conterranei. Il loro potere è basato sul disprezzo per quello che hanno intorno, la loro ricchezza è basata sull’impoverimento sistematico delle risorse. Non si tratta soltanto di depredare una regione: si tratta di mantenerla, artificialmente, nel Terzo Mondo, quando improvvisamente il Terzo Mondo diventa competitivo. Per reggere la concorrenza con la produzione tessile asiatica, gli opifici casertani devono mantenere paghe da fame. Per garantirsi un bacino di manovalanza disperata, gli impresari del traffico di droga hanno bisogno che Scampia e Secondigliano restino terra di nessuno. Il camorrista inedito che esce dalle ultime pagine del libro di Saviano non è il boss sanguinario, ma lo “stakeholder”, il libero manager dello stoccaggio abusivo che svende la sua stessa terra in proficui lotti di discarica.
(Ti fa schifo questo mestiere? Robbe', ma lo sai che gli stakehoder hanno fatto andare in Europa questo paese di merda? Lo sai o no? Ma lo sai quanti operai hanno avuto il culo salvato dal fatto che io non facevo spendere un cazzo le loro aziende?)

La monnezza ci ha portato in Europa (del resto, avverte Saviano, i padri della nazione sono i palazzinari, altro che Parri ed Einaudi). La città del sole e del mare si è riciclata in pattumiera del mondo, per creare ricchezza che andrà a fruttare altrove: nel nord operoso, o nella Scozia del clan La Torre o sulla costa spagnola, ovunque i boss decideranno di reinvestire e riciclare in imprese, spesso alla luce del sole.

- Infine: l’omertà. Che in Gomorra non è l’antica reazione della piccola comunità che si chiude a riccio, ma un più moderno e neoliberista pensare agli affari propri. Un’omertà che coinvolge tutti noi, anche qui a nord, quando liquidiamo la camorra come sopravvivenza del passato, eterno ritardo del meridione. Una bugia comoda per le nostre velleità di padroncini del mondo, reucci della piccola impresa. Saviano ci grida che è sbagliato: Gomorra non è un mondo a parte, ma è una città del nostro mondo. I suoi traffici sono i nostri traffici, la sua ricchezza è la nostra. Non un passato altrui, ma forse il nostro futuro: un far west tossico, popolato da bulletti senza prospettive, e governato da signori rinchiusi nelle loro ville hollywoodiane nascoste tra i rifiuti.

Di questo ci parla Saviano. Senza i compiacimenti dei professionisti del noir o dei teorici della mitopoiesi, nel suo libro rifonda il suo materialismo sugli odori e le tracce di sangue e denaro. Al centro, finalmente, il vero motore da cui tutto dipende (politica inclusa): la Merce. Per averci raccontato quello che siamo o che diventeremo, per avere spacciato a poco prezzo parola e conoscenza, Saviano è stato minacciato di morte. Ma esiste una minaccia ben peggiore per gente come lui, ed è sempre la stessa: il non esser più letti, il non essere più compresi. Leggete Gomorra.

22 commenti:

  1. Mafia et similia come cose "moderne" e non (a volte addirittura affascinanti...) residui del passato... Ne parlavo ieri a mio figlio.
    Non ho letto "Gomorra".
    Non so quanto sia vero, ma Terziani parlava degli yakuza più o meno così: "C'è necessità di fare anche il lavoro sporco in una società moderna: in giappone lo fanno gli yakuza".
    Ciao ... bel blog... davvero :-)

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  2. stavolta son d'accordo con leonardo, saluti da nedo

    (il libro comunque non lo compro 'ché in 'sto periodo c'ho poco da spender...)

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  3. Ho letto Gomorra. Ben scritto, ottimamente documentato. Un libro che "prima o poi doveva essere scritto", per citare un amico scrittore.
    Ma il coro di quelli che, dopo averlo letto, si dicono stupiti e sbalorditi, beh... E' piuttosto preoccupante. Ma dov'è che sono vissute le persone che non l'hanno mai vista quella Napoli (violenta e fuori dalla legalità, totalmente) di cui il libro è colmo e stracolmo?

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  4. Ottima recensione Leonardo. Hai colto nel segno: anche a me aveva fatto riflettere il fatto che Gomorra frantuma molti lughi comuni sulla camorra; dalla napoli fannullona vs napoli operosa (anche se non di pie opere) alla camorra come violenza e controllo paternalista vs camorra come economia organizzata e liberista. Una sola cosa non mi convince del libro. Ho l'impressione che qui e la Saviano indugi e si crogiuoli nel celebrare la grandiosità di questa nuova camorra. Ne é in fondo profondamente ammirato e non lo nasconde. non mi aspettavo certo che Saviano faccesse il moralista, ma qui e la, tra i vicoli della periferia di napoli percorsi insieme a Saviano, mi sono sentito un po' tradito come lettore...

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  5. Mah, io volevo proprio additare Saviano come esempio di uno scrittore che non cade nel solito compiacimento nei confronti di boss e killer. Dopo un decennio di noir e di epopee criminali se ne sentiva l'esigenza (perlomeno la sentivo io).

    Tu invece ci senti una certa ammirazione. Forse è oggettivamente difficile aggirare un certo tipo di magnetismo criminale, sia quando si legge che quando si scrive.

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  6. Si. Credo che Saviano ci caschi in questa trappola a tratti. Anche se poi é un percorso di autoanalisi, perché cerca di scavarne le ragioni. Comunque a parte questo aspetto che mi ha fatto riflettere, il giudizio sul libro rimane assolutamente positivo!

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  7. purtroppo non riesco a non pormi alcune domande.

    1. E' un romanzo o è "cronaca"?
    Saviano dice di essere stato in posti, aver visto cose e ascoltato persone. Poi pero' molte di queste cose risultano essere - agli occhi degli addetti ai lavori - "rimpasti" di articoli di giornale. Rimpasti fatti bene, coi controcazzi eh. Ma nient'altro.

    2. Saviano è stato minacciato. Come? Da chi? Le effettive circostanze delle minacce non sono mai venute a galla. E dire che sappiamo tutto di tutti. Dalle intercettazioni sappiamo pure che tipo di mutande ha anna falchi. Mentre è buio fitto sulle intimidazioni a Saviano. Perché?

    3. Com'è possibile che un intero Paese si muova per uno scrittore? Un Paese che legge pochissimo, che fino a qualche anno fa aveva completamente rimosso (e la situazione a Napoli non è cambiata) la "questione camorra". Intendiamoci, la solidarietà è bella e giusta. Ma perchè? Un poco di marketing astuto non c'è in questa storia? Sicuri?

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  8. Caro Ciro

    le tue sono domande legittime, ma a mio avviso irrilevanti. A prescindere dalla qualità giornalistica e dalla buona o cattiva fede di Saviano, Gomorra scoperchia una pentola che molti di noi (io in primis) non avevano mai aperto. Ora che ci guardo dentro, il puzzo é micidiale, il dubbio sul"che fare" divorante, il senso d frustrazione per l'impotenza montante. La domanda rilevante per me dovrebbe essere a che cosa serve Gomorra? intendo a cosa serve oltre che magari a riempire le tasche di Saviano come dici tu?

    Io credo che tutto sommato Gomorra serve a risvegliare (almeno per un po') le coscienze di qualcuno. che di questo tempo non é comunque poco....

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  9. saviano è stato minacciato. nella maniera subdola e silente della mafia, ma lo è stato. lui stesso lo racconta in vari blog, e io ci credo. perché saviano? ma perché lui ha avuto "successo"! in un paese dove nessuno legge lui è stato letto! di lui si è parlato, e ancora si parla! cosa c'è di peggio per un'organizzazione criminale, scusate? cosa la danneggia di più? mi sembra che i moventi per volere saviano morto ci siano tutti: per molto meno, in passato, altri sono stati ammazzati. dunque non capisco questo gioco al massacro di alcuni: non ha scoperto niente di nuovo, è tutta un'operazione di marketing, etc. e anche se fosse? e se per una volta il marketing fosse servito a qualcosa? non capisco dove stia il problema. l'altra cosa che non capisco è perché ci sia qualcuno che si presti a fare il gioco della camorra: denigrare gente come saviano è il primo passo verso l'isolamento e il silenzio attorno alla persona denigrata. condizione necessaria e presupposto per l'eliminazione del soggetto che dà fastidio.

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  10. Un saluto a tutti.

    Premessa: non ho letto il libro.

    Provo a rispondere a Ciro.

    1) La tua critica sui "rimpasti", ammesso che siano veri, mi ricorda quella fatta a Travaglio da alcuni giornalisti: quello di fare un semplice copia-incolla. Avercene di questi copia-incolla! Male che va, il libro di Saviano rimane uno straordinario archivio.

    2)per semplice opportunità. Credi sia opportuno diramare ulteriori dettagli sulle minacce? Libero di non crederci.

    3)non ci sarebbe stata questa "pubblicità" se, contemporanemante, non vi fosse stata una recrudescenza della criminalità a Napoli. Saviano ha avuto la fortuna (o sfortuna) di scrivere poco prima dei recenti accadimenti.

    Andrea Giova

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  11. ciro,

    le minacce sono arrivate dopo la carrettata di premi e di edizioni e copie vendute, quindi la tua teoria minacce=operazione di marketing è poco logica.

    su saviano e il libro: c'è molto di più di un rimpasto di cronache giudziarie, c'è il punto di vista di chi vive e cresce da quelle parti e la spiegazione -mai così chiara e diretta-di cosa vuol dire semplicemente e incolpevolmente "essere" a napoli oggi. il caso della ragazza che testimonia per caso e che viene emarginata da famiglia e fidanzato non perché "tradice" un'etica ma perchè evidenzia l'anormalità e l'insopportabilità di una situazione omertosa che tutti fingono sia normale. c'è la scoperchiatura e il disvelamento di questo e altri meccanismi, dal perchè i boss sono e diventano tali, alle funzioni della violenza, all'interazione legale illegale come snodo fondamentale dell'economia non solo mafiosa. che tutto questo arrivi a una platea enorme di lettori e non rimanga nozione di don ciotti, tre procuratori e quattro studiosi di antimafia, mi sembra strapositivo e veramente, finalmente politico. la cosa che mi convince meno del libro è, dal punto di vista letterario, la scarsa definizione e a volte la pretestuosità dell'io narrante che fa da collante alle varie mappe dei territori criminali, e la debolezza di certi personaggi che poi fanno da tramite tra il narratore e la "scoperta" della criminalità, come il sarto di angelina jolie che diventa camionista. poi magari questi esistono e saviano ci si è davvero relazionato nel mod in cui lo racconta e quindi dico cazzate. comunque, leggete e fate leggere, magari in abbinamento con sandokan di nanni balestrini

    jeff

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  12. Prima di criticare chi le cose le vive e racconta provate un po' a vivere qui, fatevi un giro in uno solo dei paesi che sono menzionati nel libro, ve ne accorgerete. Il lusso nel far wes, i cinema i centri commerciali. Provate ad aprire un'attività da queste parti, quando verrà a parlarvi qualcuno per mettervi al corrente che aderire al servizio di vigilanza serve a proteggere dai criminali, ma solo a pagargli il pizzo. Venite a fare un giro per le campagne e senza difficoltà alcuna troverete le montagne di rifiuti le cave stipate di cui parla nel libro.
    Non si può dubitare di ciò che avviente alla luce del sole sotto gli occhi di tutti.

    Casertano di nascita osservatore da sempre.

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  13. Sinceramente la recensione di Leonardo e i commenti di alcuni altri lettori mi sembrano alquanto sbrigativi e superficiali. Ok, Gomorra si legge "tutto d'un fiato", ma stiamo attenti a non leggerlo troppo velocemente...
    "Il suo libro è un atto di accusa e di sfida ma nn dice nulla di veramente nuovo"?? A me sembra piuttosto un simbolo, un gesto esemplare, ma non vi rendete conto di cosa ha fatto e di cosa rischia questo ragazzo? Sembra quasi di leggere toni di invidia nei commenti. Sostenete che non dica niente che la gente non sappia, e mi viene da chiedervi, io a voi, ma dove avete vissuto finora? Leonardo sei tu stesso a dire che quelle cose le abbiamo tutti "orecchiate", magari per caso. Questo non vuol dire sapere. Ma quanti veramente sanno? Saviano fa proprio questo, va più in là di quel poco che pochissimi conoscono. E poi con quel "tutti" ti riferisci a chi? Ai giovani d'oggi, che già è tanto se sanno dove si trova Scampia? (e in qualche caso Napoli), alle casalinghe di Voghera? Alle brave famiglie italiane del family day? Per il 90% dei non campani la camorra è un "problema" napoletano, e basta. Io mi auguro che il libro venga letto e riletto, diffuso e discusso il più possibile, è una goccia nel mare, lo so, ma vale tantissimo.
    Parlare di questioni di marketing mi sembra del tutto inutile. E poi se Saviano fosse interessato al marketing credo che lo avremmo visto in tv a farsi intervistare un giorno sì e uno no.
    Gian Antonio Stella ha scritto "La casta", anche lì si è scoperta l'acqua calda? Odifreddi ha cercato di introdurre un pò di ragione tra i cattolici con "Perchè non possiamo essere cristiani": altre scontatezze? Molti si lamentano in questo paese perchè non si ha il coraggio di andare controcorrente, di sfidare i "mostri sacri" (politica-chiesa-criminalità organizzata), e quando lo si fa neanche va bene perchè si parla di cose risapute. Meglio che nessuno scriva niente su niente allora?
    C'è molta più ignoranza sui fatti, in giro, di quanta ne supponiate.
    Forse voi siete tra quelli che si tengono quotidianamente informati, ma considerate anche il messaggio che può arrivare alla popolazione media con la risonanza di un libro come Gomorra. Non può fare che bene.
    E anche io lo introdurrei nelle scuole al posto dei Promessi Sposi.

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  14. Qui si legge sol ma nella realtà cosa fai?

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  15. Io non ho letto il libro, ma se tutto ciò di cui ha scritto Saviano è vero, dove andrà a finire la mia bella napoli?
    Questa è una domanda che mi pongo spesso, ma ancora nessuno mi ha saputo rispondere.

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  16. La tua bella Napoli andrà a finire dove TU e TUTTI i Napoletani la porteranno. Io ci credo che ognuno abbia la possibilità di dare un suo apporto per cambiare il mondo. Ma sono incattivita da questa società, dalla sua ignavia, dalla sua pigrizia e dalla sua superficialità.Le cose vanno come sono sempre andate. TROPPO FACILE. Sono di Verona, e sto con un siciliano innamorato della sua terra, per il mare, il sole, la gente, il cibo. Lui nega che in sicilia ci sia la mafia. O meglio, nega che la situazione in Sicilia sia molto più grave che nel resto d'Italia. Ecco, per quanto io lo ami profondamente, finchè c'è gente (delle nuove generazioni!!!) che vive nella terra di Cosa Nostra e ne nega l'esistenza e la gravità NN CAMBIERA'MAI NULLA. Bisogna dare una scossa all'Italia, al suo governo e ai suoi cittadini(il discorso vale indifferentemente per ribellarsi alla Mafia siciliana, alla Camorra, alla 'ndrangheta ecc...) Sto studiando per diventare pubblico ministero. Voglio lavorare nell'antimafia. E se andrò in Sicilia per raggiungere il mio ragazzo, sono pronta a pagare le conseguenze delle mie azioni. QUESTO è il mio contributo concreto al mio paese e al futuro dei miei figli.

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  17. Il libro è scritto bene, è un'inchiesta, una denuncia, che è stata anche portata sul palco del teatro. Solo Saviano sa come e perché l'ha scritto e come sta vivendo ora. Certo è che pur ribadendo cose già sapute ha aperto molti occhi. Marketing o coraggio...ognuno decide poi. Fra poco avrò l'occasione di incontrare gli attori che giocano nella pièce e spero di poter chiarire alcuni dubbi personali.

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  18. Sono napoletana, ho letto il libro e mi viene quasi da piangere..perchè Napoli è così bella, e c'è chi la odia al punto di ridurla in questo stato!Forse dovrei andar via da qui, come fanno in molti..forse tutta la napoli buona dovrebbe andar via e lasciarci solo i personaggi di gomorra a vivere e morire nel loro schifo..anche se fa così male pensare di darla vinta a loro..vorrei vivere in una Napoli purificata

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  19. guagliu', purtroppo questa è una parte di Napoli...se nn sei del "sistema" puoi vivere la tua vita ma facendo attenzione a chi pesti i piedi. e nn pensate che la camorra sia fatta solo di persone comuni, di delinquenti ci sono molti politici, sbirri e altri figli di puttana dello stato in questo sistema.Lo stato nn può parlare di legalità se ci è immischiato in tutte queste cose. per questo odio ogni forma di potere politico...vi ricordate i versi di una canzone che molti dovrebbero conoscere cosa dicevano? "IL POTERE LEGA LA MAFIA ALLO STATO"

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  20. ok, bellissimo il libro e tanto di cappello a Saviano, ma oltre a denunciare cosa si è fatto? perchè non investire i proventi nella creazione di attività culturali o qualcosa di utile per aiutare chi la camorra la vuole combattere?
    Nel film sembra che a Secondigliano vivano tutti grazie al traffico di droga, ma le brave persone, e vi posso assicurare che ce ne sono, erano in vacanza quando Saviano ha fatto la sua inchiesta?
    se è un documentario non puoi mostrare solo il male ma entrambi i volti della medesima realtà. Penso ci sarebbe bisogno di andare oltre le parole e costruire qualcosa di reale

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  21. Io l'ho trovato angosciante.
    Mi ha messo angoscia averlo letto, non sospettavo che accadesse tutto questo. Avvenimenti così grandi mi fanno sentire impotente.
    Un ottimo libro.

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