domenica 25 maggio 2008

Non vedi Napoli


In Italy for thirty years under the Borgias they had warfare, terror, murder and bloodshed but they produced Michelangelo, Leonardo da Vinci and the Renaissance. In Switzerland, they had brotherly love; they had five hundred years of democracy and peace and what did that produce? The cuckoo clock. Orson Wells, 1949.

Gomorra, di Matteo Garrone, 2008.

* Due ore d'inferno e manco si vede Napoli. Si vede Venezia.

* Non si vedono i camorristi. Quelli della tv, del cinema, i boss incravattati. Una scelta forte, perché nel libro c'erano. Qui sono scomparsi, lasciando giusto qualche mobile da lucidare mentre il loro impero cade a pezzi. Il re è nudo e si abbronza per l'inferno.

* Non si vedono conflitti a fuoco – nel senso che non li vedi, ti ci trovi dentro e basta. Si sente un gran baccano, fuori sparano, anzi no, sparano qui davanti a me, sparano a me. Tutti i colpi sono alle spalle. È la descrizione della battaglia quando ti ci trovi dentro: niente coraggio, niente eroismo, quello lo troverai al bar tra vent'anni se ne esci vivo.

* Non si vede Saviano, non si parla di Saviano. È una buona notizia per un popolo che non ha bisogno di eroi, ma di cento mille sceneggiature come queste. Per quelli che sotto le impalcature del monumento giornalistico a Saviano cominciavano a sentirsi un po' a disagio – anche perché non te li scoprono da vivo, i monumenti.

* Non si vede il reportage. Tutto è diventato fiction, senza smettere di essere fottuta verità. Io li odiavo, quelli che in una colonnina o una recensione si lasciavano sfuggire “tratto dal romanzo di Saviano”. Romanzo? Che romanzo? Ma l'hai aperto almeno? Basta averne lette trenta righe per sapere che non lo è. Bene, dopo due ore di film lo è diventato. Avevo letto un romanzo, anzi quattro romanzi, e non me ne ero accorto. Stupido io, o molto bravo Garrone.

* Palma o non palma, quanto è stato bravo Garrone? Lasciamo perdere l'attenzione maniacale per l'accompagnamento sonoro, le migliaia di quadri viventi, paesaggi e primi piani; l'occhio fermo sulle piaghe del mondo senza mai cadere (mai!) nel grottesco o nel didascalico, lasciamo pure stare tutto. Ma quanto sono bravi i suoi attori non professionisti? Quanto sono bravi i due guappi, quanto è bravo Simò che saluta Totò perché passa con gli scissionisti, e quant'è bravo Totò? Ce li aveva Rossellini dei ragazzi bravi così?

* E se il cinema italiano stesse entrando, così, di botto, in un'età dell'oro? Già un paio di film veramente buoni, quest'anno, e non è che gli americani ne abbiano fatti molti di più. Un taglio spietato che sta diventando la nostra specifica, un realismo ad oltranza mentre tutt'intorno continuano a rimasticare le stesse favolette. Io di mio avrei preferito nascere e morire in una di quelle svizzere ordinate che al massimo inventano l'orologio a cucù, ma se mi tocca un Nuovo Rinascimento pieno di ammazzamenti e opere d'arte, cercherò di farmelo piacere. Anche perché me lo sento dentro, in fondo. Non siamo milionari che cercano di sensibilizzare il pubblico medioborghese ai drammi del Terzo Mondo: noi siamo il Terzo Mondo che arriva, la punta dell'iceberg della munnezza che credevate si potesse smaltire premendo un bottone. Siamo sporchi e cattivi, ma non ci toglierete di mezzo così facilmente, po po po po po, po. Noi siamo dentro la Macchina, siamo il nano deforme che comincia a pedalare quando voi premete il bottone, e se non sappiamo leggere e scrivere in compenso appena nati già portiamo gli autocarri. Non ci potete capire. Solo i cinesi possono capirci. I cinesi ci dedicheranno dei musei, dopo averci mangiato fritti tutti quanti.

* Dico “noi”, ma senza sottotitoli era dura, quella lingua masticata in secoli di avvistamenti e ambasciate. Poi all'improvviso succede qualcosa: comincio a capire tutto. Miracolo? no. La scena si è spostata su una gang senegalese, y a d'gosses qui arrivent. I senegalesi li capisco meglio dei casertani.

* Cari amici che siete sicuri che sarà un capolavoro, come il libro, ma che di due ore di lucida disperazione questa settimana fareste volentieri a meno: provateci. Fate finta che sia un inno alla speranza, in fondo lo è. È un film sulla camorra, ma è anche un film sulla fine della camorra, che perde colpi, perde pezzi, perde tutto; che non riesce a pagare la pensione ai carcerati perché i boss devono giocare ai gangster, “fare punti, bum bum bum!”; la camorra che uccide i suoi figli perché si fa prima ad ammazzare che a insegnare il rispetto; che perde le maestranze perché persino i cinesi pagano meglio, che crollerà alla fine in un turbine di polvere grigia e bianca senza lasciare niente, neanche un ritornello neomelodico, niente: solo un cratere, che potrebbe venire buono per certi liquami radioattivi, oppure per costruire un mondo migliore. Migliore di com'è questo, non ha manco da esser difficile.

- Un ineluttabile romanzo di morte ambientato su un altro pianeta, il nostro (Giovane Cinefilo)
- Al posto del cuore c’è giusto un livido nero. (UnoDiPassaggio).

19 commenti:

  1. devo ancora vederlo, però ho letto il libro.
    a me da fastidio che tutti palrano del film ma nessuno parla del problema di cui parla..cioè non è fantascienza cazzo..
    http://andreapoulain.blogspot.com/

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  2. E sì che a Matteo Bordone non è piaciuto tanto.

    Quand'é che vi metterete d'accordo voi blogger?

    Comunque una 'recensione' maledettamente d'effetto!

    Corrado

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  3. Ottima recensione, forse un po' lunga. Io non ho visto il film, ma mi permetto di dissentire sulla tua affermazione relativa al "romanzo": Gomorra è un romanzo. Contiene parti di verità e di grande spessore giornalistico, ma è un romanzo e proprio questa è la sua forza. Per quanto riguarda il film invece sono molto curioso, dato che a quanto pare lascia un segno profondo (nel bene e nel male) su tutti quelli che lo hanno visto.

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  4. Andrò a vederlo.
    Domani stesso.
    Farò come ho fatto quando hai recensito TUTTA LA VITA DAVANTI.
    L'indomani ce so' annato.

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  5. Visto, lascia un senso di inquietudine e di sbigottimento, soprattutto se come me, sei un casertano... ormai in esilio volontario!

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  6. ho letto il libro un po' di tempo fa. anch'io penso che sia in parte un romanzo. il che sarebbe un pregio, secondo me.
    un bravo giornalista ti fa capire le cose, un bravo scrittore di fa sentire o vivere le cose: che è meglio.
    il libro aveva parecchi difetti, ma per essere un esordio è notevole.
    se il film riuscisse a far sentire anche solo certe atmosfere sarebbe notevole. l'andrò a vedere, dopo la tua recenzione, ne sono più onvinto

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  7. gran bella la fotografia e bravi gli attori ma a parte ciò non è 'sto capolavoro incredibile, è proprio la sceneggiatura che difetta. e poi mi insospettisce tutto questo attribuire grandi significati politico-morali a un film, classico tic da borghesia di sinistra.

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  8. No.... non mi è piaciuto granchè. Certo: film mooooooolto ben fatto. Temo, però, che si perda la parte più "preziosa" del libro, che è poi forse la principale: la de-campanizzazione della camorra, i profondi agganci e funzionalità dell'illegale con il legale, la Cina (il 70% dell'import cinese in europa transita dai moli napoletani, l'ho letto su Gomorra), la Scozia, i paesi dell'est, le industrie ed amministrazioni pubbliche del centro-nord, etc. Ho visto un film dove c'è una camorra stracciona, panzuta e rauca, non raffinata collezionista di opoere d'arte ed i cui simbolismi vengono dritti dritti dal cinema o dalla tv, quella camorra che in Gomorra cita Jung o studia alla Bocconi. I vicoli di Napoli sono stati sostituiti dall'intrico delle vele di Secondigliano, le tarantelle dai neomelodici, 'o zumpafuosso dalla Beretta, ma è tutto troppo napoletano, granguignolesco, barocco, cencioso e macho, come una ventina di anni fa si amava rappresentare, con un brivido, il primitivismo napoletano (di cui io, ivi nato, diffido.... anzi: mi sta' sulle palle 'sta retorica).
    Gomorra-libro faceva sentire tutti coinvolti. Gomorra-film sembra dire: roba di napoletani.
    Certo: qua e la' c'è l'accenno, ma si esce dalla sala con l'immagine dei volgaracci che sparano.
    Ciao a leo ed a tutti :-)

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  9. Il film non è il libro.
    Se ti aspetti di vedere una trasposizione del libro ci credo che sei stato deluso, ma non era nelle intenzioni del regista e degli sceneggiatori (fra cui saviano stesso) farlo.
    Non si cita direttamente Saviano perchè non è un film su Saviano (probabilmente ne faranno uno sulla storia della sua vita, ci scommetto), ma Saviano c'è, il Roberto che abbandona il lavoro non si chiama così a caso :)

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  10. Leo, ho scritto una cosa sul problema "gomorra:saggio o romanzo" in una rivista on-line della mia città. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi.
    http://www.alghero.tv/articoli.asp?id=2825

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  11. non ho letto il film (che vedrò) ma ho letto il libro. il mio primo commento quando ho saputo del film è stato " ma ce n'era proprio bisogno?". quando poi ho saputo che il film l'avrebbe girato matteo garrone mi si è accesa una speranza. il film inteso come trasposizione del libro non avrebbe avuto senso; sarebbe stata una sequenza infinita di morti ammazzati, di miserie e di arroganze. ma se il libro fosse stato il pretesto, il punto di partenza, per far arrivare a quante più persone possibili una denuncia sociale a tutto tondo, allora sì, avrebbe potuto essere un gran film. se di capolavoro si tratta lo scoprirò solo vedendolo :-)

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  12. Non ho letto il libro e non ho visto il film, e onestamente è un argomento che non mi interessa, anzi mi dà anche un po' fastidio perché sui giornali si parla tanto di camorra e di Andreotti, ma non si parla del cartello dei petrolieri, della mafia della catena alimentare e dei paciocchi di Veltrusconi. Devo sentirmi in colpa?

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  13. Boh...non ci vedo nulla di nuovo.
    (All'interno poi della cornice della Croisette, con Penn che si crede un intellettuale). Che palle.

    Se questo è Rinascimento, anche Welles rivedrebbe la sua celebre battuta.

    Meglio i Cucù(li).

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  14. Che bel paese che siamo, tutti a parlare del film e del divo Saviano che si pavoneggia sulla Croisette vantandosi di essere "nel mirino" della camorra (figurarsi), e di chi muore davvero non ne parla nessuno.
    Ormai viviamo come in un reality scadente dove tutti sono troppo impegnate ad 'avere' per 'essere', troppo impegnati a mostrarsi per occuparsi davvero dei drammi reali.
    E intanto da quelle parti si continua a morire nell'indifferenza generale, e i pochi coraggiosi che rischiano quotidianamente la vita non se li fila nessuno.
    Il festival dell'ipocrisia.
    Franci

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  15. e dopo questa recensione, ci devo andare per forza.

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  16. "Guardo Venezia e vedo Napoli" (F. Califano)

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  17. lidia la suora maldestradomenica 8 giugno 2008 18:59:00 CEST

    che eresia!!!!!!!! sentissimo signore! Dio santo dei cieli puri d'animo! ti scomunico adesso!!! come puoi mettere la foto di una statua di un povero dolce, delicato, santo, puro, generoso frate impiccato!!!!!!! sono letteralmente esterrefatta!!!!!!!!

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  18. Per la pubblicità di cui ha goduto il libro, il film ha deluso le aspettative di tanti. Per me che sono di Napoli e per giunta di Secondigliano, non è stato nulla di scioccante,anzi. Tutta roba già vista in diretta e anche molto peggio. La descrizione dei luoghi e delle persone è più che realistica e non è retorico. Per niente. Il libro è una raccolta di inchieste romanzate. La possibilità che qualcuno possa appostarsi da lontano ed osservare quello che sta succedendo è un ipotesi impossibile. Se scoperto l'avrebbero ammazzato all'istante. L'ignoranza ,la volgarità di alcuni personaggi del film esistono e sono immediatamente tangibili negli strati medio bassi del Sistema. Negli strati alti non è dato capirlo quello che si nasconde dietro una maschera indossata 24 ore su 24.
    In ogni caso la camorra c'entra anche con il successo di Saviano...e se è ancora vivo probabilmente è perchè la camorra per prima gode in parte del suo successo.

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