domenica 28 dicembre 2008

davanti, Tutta la vita

Questa è esattamente quello che sembra:
la classifica personale dei film che ho visto al cinema nell'08. Credo davvero siano tutti qui. Anch'io avrei voluto vederne di più.

1. Tutta la vita davanti
Un film precario in precario Stato, che sbandando da tutte le parti si tiene miracolosamente in piedi fino alla fine e a distanza di tanti mesi lascia la migliore lezione su come si può raccontare oggi l'Italia agli italiani: pedale del grottesco a tavoletta, cast televisivo sfruttato al meglio senza nessuna vergogna, giovani bravi, nessuna nostalgia per nessun paradiso perduto. L'unico passato ammissibile è la Vhs di C'eravamo tanti amati, da prescrivere ai malati terminali. Vai così, cinema italiano.
(Il mio pezzo scritto a caldo, appena appena un po' entusiastico).

2. Wall-E
Quando esci da un cinema dopo aver visto Wall-E la macchina ti fa l'occhiolino, i semafori ti sorridono, i tergicristalli ballano per te, e se c'è un po' di nebbia ti sembra di guidare nello spazio. Un'esperienza così potente non la ricordavo da quando ero bambino e “il film di Walt Disney” era una realtà artificiale in cui galleggiavo per un'ora e mezza. Sì, e poi c'è anche il messaggio ecologista. Coraggio di sperimentare, umiltà di saperlo fare coi bambini, citazioni affettuose e mai fini a sé stesse: impossibile pretendere di più.

3. Gomorra
Il film che non ti mostra Napoli, ma che ha cambiato per sempre il modo di raffigurare e concepire la malavita sul grande schermo: da guerra di bande a piaga sociale, da vittime del sistema a sistema cannibale. Lascia che dicano che l'ha voluto la camorra: chi s'aspettava un altro romanzone criminale ha fatto malissimo i suoi conti. Visionario, certo, ma forse mi è piaciuto di più perché ha il coraggio di essere anche didascalico quando ci vuole. I ragazzini schiantano il cuore.
(Il mio pezzo).

4. Persepolis
Persepolis appartiene sin dai primi fotogrammi alla categoria film-che-non-vedi-l'ora-di-mostrare-in-classe, anche se ci sono le parolacce e una nonna mostra le tette; ma chi se ne frega: se Obama ci dovesse chiedere di bombardare gli iraniani (certo che potrebbe chiedercelo: e a lui non diremmo di no) almeno ci ricorderemo quanto sono simili a noi. Perlomeno i borghesi di Teheran, quelli che la rivoluzione l'hanno persa: vivreste in una città dove i lavavetri hanno diritto di vita o di morte su di voi?

5. Burn after reading
Caos e incompetenza si contendono il mondo: chi vincerà? Clooney e Pitt a mille miglia di distanza non solo dai loro ruoli tipici di Hollywood, ma anche da quelli un po' ironici della saga di Ocean, o impegnati dei vari Syriana o Babel, ridotti a due tragiche maschere di impiastri, e la cosa è buffa solo fino a un certo punto. Come sempre i Coen lasciano la sensazione di essere un po' più profondi di quanto non appaia... ma forse è davvero solo una sensazione. “Alla fine almeno abbiamo imparato qualcosa... ma cosa?” Gli spettatori ridono, poi appena si accendono le luci si fanno la stessa domanda.

6. Non è un Paese per vecchi
Il titolo sarà una delle frasi che restano del 2008, almeno da noi; sulla distanza mi sembra di ricordarlo con meno affetto dell'altro film dei Coen, forse per il finale troppo amaro; oppure perché Bardem diventa onnipresente e onnisciente e a furia di ammazzare tutti uccide un po' anche la trama. Detto questo, entra a testa alta nella mia personale categoria di film che gridano Tarantino-nasconditi.
(La recensione di Kekkoz)

7. Control
Lo so che non è del 2008. La precisione filologica con la quale Curtis e i Joy Division sono stati ritratti fa gridare al miracolo, ma rischia anche di conferire una falsa sensazione di oggettività. Io l'ho apprezzato soprattutto perché racconta quel momento in cui i sogni dell'adolescente mostrano il loro lato oscuro; quello in cui le pillole non sono più giocattoli ma rimedi che, maledizione, non funzionano; quando ti rendi conto che nessuno ti può più controllare, devi pensarci tu. Alcuni non ne sono capaci. Altri sì: andranno al tuo funerale, si faranno una bevuta, cambieranno nome al complesso.

8. Il Divo
Date ormai per scontate le impressionanti capacità di Sorrentino, devo ammettere che il Divo si prende una certa libertà con la Storia recente che è la stessa che m'infastidisce nella New Italian Epic, dando un perfetto esempio di uso del grottesco che non mi va: non a sostegno di una tesi, ma per tirarsi d'impaccio lasciando tutto in una comoda ambiguità. Insomma: alla fine il tenero bacio tra Riina e Andreotti c'è stato o no? La sequenza è così grottesca che sembra finta, la messa in scena di una falsa testimonianza... a meno che uno non ci voglia vedere il bacio vero a tutti i costi. E così ognuno vede quel che vuole vedere, persino Andreotti alla fine lo ha rivalutato. E a furia di usare Servillo non avete paura di consumarlo?
(La recensione di Secondavisione)

9. Non pensarci
A leggere la trama, il rischio di film generazionale bruttino 2008 era altissimo. Ma forse Non pensarci è esattamente questo: un film generazionale per trentenni, però realizzato nel modo migliore possibile, senza forzature e con qualche dettaglio originale, fingendo che tutt'intorno non siano stati prodotti chilometri di vacua celluloide sullo stesso argomento. Mettere nella stessa pellicola Mastrandrea e Battiston è un colpo basso: impossibile non voler bene a entrambi, anche se il primo non può prescindere dal romanesco e il secondo non riesce a prescindere da innamorarsi di puttane. Il finale, come l'ho visto io, è più tragico di quelli dei Cohen: per quanto s'arrabattano, i trentenni non riusciranno mai a combinare niente di adulto: deve per forza rifarsi vivo il padre. Sì, è anche la storia della mia vita, ma che tristezza.

10-24 non assegnati.

25. Racconto di Natale
Me lo dovete spiegare. Sul serio. In gennaio Secondavisione imponeva: basta famiglie disfunzionaline. E in dicembre eccoci tutti a sdilinquirci su una famiglia che... ma sul serio basta apparecchiare un po' di lutti, un trapianto di midollo, un triangolo romantico ad alto tasso di glicemia e un vecchietto che cita Nietzsche? Cioè, se per un due ore continuano a ripetersi gli stessi argomenti, questo significa profondità? Ma bisogna dire che al Filmstudio7b mi gelavano i piedi.

26-42 non assegnati.

43. La Banda Baader Meinhof
Ehi, ragazzi, ci hanno sprangato alla manifestazione! Poliziotti porci! Sai che c'è? Facciamo la rivoluzione! Pim, pum, tatatatata, filmatino di repertorio, tatatatat pum, bomba, comunicato, bomba, comunicato, campo d'addestramento in Palestina (ma solo in Palestina? Possibile che la DDR non c'entrasse mai niente?) tatatata, stacchetto su Bruno Ganz che forse è il capo della polizia ma non riesce più a staccarsi dalla faccia l'espressione di Hitler, tatatata! Arrestati! Galera! Porci! Impazziamo! Ci suicidiamo! Alla fine uno rischia di rivalutare Buongiorno notte: se devo spiegare il terrorismo ai giovani meglio le favolette un po' psicanalitiche che l'action movie (in particolare l'action movie tedesco, con quell'aria da Cobra 11). L'unica cosa interessante è che le dinamiche carcerarie sembrano quelle del Grande Fratello. No, niente Orwell, proprio del Grande Fratello con la Marcuzzi.

43-88 non assegnati.

89. Juno
Il pilota di un telefilm che non seguirei.
(Ne ho parlato anche troppo).

90. Caos Calmo
Un film che l'era Brunetta ha già reso datato: insomma, per tre mesi non vai a lavorare e alla fine ti fanno dirigente? A Roma funzionerà così. Devo dire che è stato un anno più duro di altri, ed entrare in sintonia con questi borghesi a lutto con la casa al mare mi era più difficile che in passato. Però insomma, anche a noi c'è morto qualcuno in casa, sono tragedie ma la vita va avanti. Dovevate dirci altro o è davvero tutto qui? Sulla penosa scena di sesso vedi pezzo allegato.

90-998 non assegnati.

999. Miracolo a Sant'Anna
Nella mia vita avrò film più brutti, è probabile: ma più sbagliati? Pesantissime teste di marmo che passano di mano in mano come palloni da basket; generali nazisti che se il negro si comporta bene gli regalano la Luger; donne italiane che fanno il bucato con le tette in fuori nel 1943 in Toscana; sceneggiatori americani che si puliscono il sedere con la pagina più delicata della nostra Storia recente; bambini uccisi per l'unico scopo di commuovere lo spettatore; tazzine di caffè che si rovesciano in slow motion rivelando il contenuto di un bicchierone di Stairbucks; contadini toscani che sotto i bombardamenti vanno in chiesa a ballare (e invitano i negri). Di fronte a tutto questo le critiche degli storici e dell'Anpi appaiono spropositate: è come se la Protezione Animali denunciasse Walt Disney perché in Dumbo i merli sono descritti con stereotipi razzisti. Su Piste proponevo di distruggere tutte le pizze e cancellare ogni sito internet che ne parla, e continuare a pensare a Spike Lee come a un grande regista, coi suoi alti e i suoi bassi.

10 commenti:

  1. >Insomma: alla fine il tenero bacio tra Riina e Andreotti c'è stato o no?

    secondo me non devi vederlo come una ricostruzione storica, ma come una ricostruzione del mito e del racconto che di andreotti s'è fatto negli anni - allora è notmale che il bacio rimanga fluttuante(prendi tutta la storia di Gladio, mai nominata: disturba che non ci sia ma è giusto così, visto che è saltato fuori in piena luce solo recentemente e non ha mai fatto parte della raffigurazione collettiva di Andreotti)

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  2. Alcuni dei film che hai visto io li ho mancati, ma in generale mi pare che abbiamo gli stessi gusti.

    Tanto per dire, io dell'ultimo di Spike Lee ho detto così:

    http://anellidifumo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=2043486

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  3. Dalla recensione però avevo capito che Wall-è non ti fosse piaciuto tantissimissimo; ma perchè non hai messo il link?

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  4. Condivido molte delle cose che hai scritto. Però penso che "Il Divo" abbia fatto bene a rappresentare il bacio di Andreotti e Riina in quel modo, cioè come parte del "mito" del personaggio. Rappresentarlo come necessariamente vero, o falso, sarebbe stata, in mancanza di certezze processuali o storiografiche in merito, una forzatura. E credo che il grande merito di "Il Divo" sia stato proprio quello di analizzare il significato simbolico della figura di Andreotti per l'Italia, senza prendere parte a una polemica giudiziaria che non dovrebbe essere negli scopi di un film.

    "La banda Baader-Meinhof" prende una strada apparentemente opposta, cita cioè solo fatti assodati e non azzarda mai un'interpretazione. Ma proprio per questo io l'ho apprezzato molto, perché comunque non dà un'interpretazione preconcetta, pur rischiando di far passare i terroristi per degli eroi. Trovo un film come questo, che comincia appunto facendo vedere le manifestazioni contro gli USA e il clima di violenza politica preesistente, enormemente preferibile a qualunque film italiano sull'argomento terrorismo, in cui i brigatisti sembrano tutti bravi ragazzi impazziti e corrotti da cattivi maestri e cattive ideologie, e non si parla mai dei motivi per cui negli anni Sessanta il terrorismo a qualcuno poteva sembrare una buona idea. Cose tipo "La meglio gioventù", in cui la mamma sparisce di casa per andare alle assemblee universitarie (senza che venga mai detto di cosa si parla, tranne che ci sono slogan violenti) e poi di punto in bianco molla la figlia, entra in clandestinità e va a sparare a qualcuno che nemmeno conosce...

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  5. vanamonde
    > pur rischiando di far passare i terroristi per degli eroi
    io ho gradito anche questo: rispecchia la percezione di baader e meinhof all'epoca ed anche oggi. più gli omicidi della banda erano efferati più allargavano la base ed il consenso, più si chiariva l'immagine della RFT come stato di polizia inefficiente e a democrazia limitata.
    leonardo: il film non poteva affrontare tutto: i rapporti con la DDR etc. ci sarebbe voluto un collossal di sei ore.

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  6. Wall-E, dopo gli elogi di tutti (da te al NYTimes), onestamente mi ha un po' deluso, e non lo vedo superiore invece ad un Persepolis, che davvero e' un capolavoro (e fatto probabilmente con un decimo del budget Disney/Pixar).

    Il neo-neo-neorealismo italiano di Gomorra e' "bello, ma non so se ci vivrei"; nel senso che secondo me rischia di generare un nuovo filone di nera tipo "Milano spara" piuttosto che simili "docudrama".

    Concordo che Burn After Reading e' l'unico film americano decente dell'anno (a parte forse Batman).

    Molti degli altri purtroppo non li ho visti, che a Manchester arriva poco. Del resto, se e' tutta questione di spiegare l'Italia agli Italiani (come mi par di capire da molte di queste recensioni), ovviamente all'estero interessa il giusto.

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  7. "...senza prendere parte a una polemica giudiziaria che non dovrebbe essere negli scopi di un film. ... "
    E perché una "polemica giudiziaria" (ammesso poi che si debba definirla così) o qualsiasi altra cosa "non dovrebbe essere negli scopi di un film"?
    La dama del lago

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  8. 14 film. Più di uno al mese. Niente figli, eh?
    :-)

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  9. concordo su tutto, anche su quei tre/quattro film che non ho visto (ma di cui ho letto le recensioni) e, in particolare, con i vuoti in classifica.

    Non Pensarci, ecco, un po' di più che il nono posto tra i "miei" film.

    Pranzo di Ferragosto intorno alla 14° posizione.

    andrea

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  10. Non è un paese per vecchi al n.6??? Ma dai?
    Davvero ti è piaciuto?
    A me neanche un po', l'ho trovato presuntuoso. Di quei film pieni di mezze frasi con pretese epiche, ma che non dicono niente! I Fratelli C. mi sono sempre piaciuti, ma stanno diventando manieristi.
    Brutto film.
    Ma belle le tue recensioni. ;)
    simona_rm

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