giovedì 11 settembre 2003

E buonanotte al giorno

1) “Vai a vedere Buongiorno Notte?”
“Sì, per cui non mi raccontare il finale”.
“Maddai…”
“Ti ho detto: non mi raccontare il finale”.
“Sono state le Bierre!".
“Maledetto!”

2) Io non l'ho visto e tendo a credere che sia bello. Ma sono l'unico in Italia a trovare imbarazzanti i capricci del suo regista e del nazionalismo di quart'ordine che lo pretendeva premiato a Venezia?
(Tieni duro, Ludwig, arriviamo).

3) Premesso che mi è piaciuto;

4) Come film in costume, poi, è riuscitissimo, senza voler strafare. La scena del pranzo partigiano, le signore ingioiellate che battono le mani al ritmo di Fischia il Vento, i maglioncini, le camicette, il servizio di piatti nella prigione del popolo che in casa mia ne avevamo uno uguale; e quando parte la grafica del Tg1 viene un sussulto al cuore. Quello che per Pasolini erano le lucciole, per noi è il cielo a pecorelle della Fine delle Trasmissioni (sulle note del Guglielmo Tell): se n’è andato e non tornerà mai più.

5) Fermo restando che è una libera interpretazione, un sogno, un mix di cronaca e fantasia (una cosa che va sempre più di moda), con la sceneggiatura che compare e scompare sulla scena; dato tutto ciò per scontato (e per accettato), la cosa meno storica sono senza dubbio i dialoghi. Bellocchio ha fornito a tutti i protagonisti un italiano corretto e semplice, a distanze siderali dalla sintassi involuta e prolissa che aveva contagiato un po’ tutti negli anni ’70. Massimi esponenti di quel verbosismo pastoso erano appunto Aldo Moro e le BR, e non c’è da stupirsi che Moretti e lo statista siano stati a tu per tu per quaranta giorni senza capirsi. Ma è probabile che parlassero come fiumi in piena, di Stato Imperialista e di convergenze parallele, il tutto nell’ottica e nella misura in cui. Per contro le battute dei personaggi del film sono elementari, evangeliche.
“Sei davanti a un tribunale proletario”.
“Ma come funziona questo tribunale?”
“Funziona che alla fine ti ammazziamo”.
“Ah. Posso scrivere a mia moglie?”
I brigatisti non parlavano così. Men che meno i democristiani.
Anche il mantra “la classe operaia deve dirigere tutto”, recitato in coro davanti alla televisione, stona un poco: i terroristi erano ottusi, come no, ma era un’ottusità diversa, razionalisteggiante, logorroica. Invece Bellocchio non resiste alla tentazione di trasformarli in preti, come fa con tutti i suoi antagonisti: e lo dice anche, ché non passi inosservato (“In fondo la sua è una religione, come la mia”). Alla fine i quadretti più grotteschi sono proprio quelli che coinvolgono “Il Santo Padre”: comprese le immagini da repertorio (quel baldacchino altissimo, traballante).

6) Che in cinquanta giorni di sequestro a qualcuno possano saltare i nervi, concesso: ma che i brigatisti siano già così nervosi sei mesi prima, quando vanno ad acquistare la casa… Il modo in cui si guardano attorno: sembra che abbiano già i carabinieri alle costole. Ma se sei così impressionabile non fai il brigatista, perlomeno non nel gruppo di fuoco.
Poi alla fine succede quello che succede sempre nelle sceneggiature: la donna si commuove e all’uomo vien voglia di fare del sesso. L’eterno femminino e l’eterno mascolino, anche se nella cronaca la brigatista interpretata da Maya Sansa partecipò ad altri sequestri e ammazzamenti. Qualcuno (giovane?) inevitabilmente penserà che sotto sotto i brigatisti non erano cattivi, se ancora avevano voglia di fare l'amore; e peggio ancora, che una donna non può essere così cattiva da ammazzare un vecchio.
Invece può.

7) “Ma se tutti ci sforzassimo di fare qualcosa, il mondo cambierebbe all’improvviso…” e alla fine resta nell’aria la domanda: abbiamo davvero fatto qualcosa per salvare Moro? Non i politici (quelli hanno fatto poco, e si sa), ma noi? Uno sciopero (indetto dai sindacati), una seduta spiritica, tante parole. Non è che Moro, oltre ad avere tanti nemici nel suo stesso partito, fosse anche molto meno popolare di quanto vogliamo credere? Negli anni Novanta la “gente” scendeva spontaneamente nella piazza per chiedere allo Stato di patteggiare con l’Anonima sequestri. Vent’anni prima la “linea della fermezza” non faceva scendere in piazza nessuno.
Era anche un mondo meno emotivo, la società dello spettacolo agli albori. Io a dire il vero ricordo invece un tg1 molto concitato, con Frajese che irrompe nello studio di Vespa. Invece nel film il Tg2 edizione straordinaria è di una freddezza spaventosa (ed è autentico). In quel mezzobusto compassato c’è tutta l’ipocrisia di chi sta già raccontando una leggenda postuma. Da morto, Aldo Moro divenne lo statista più amato degli italiani. Avrebbe evitato tangentopoli, avrebbe traghettato Berlinguer nella socialdemocrazia, avrebbe portato un soffio di vita a quelle mummie che guardano sfilare il feretro alla fine, e non ce n’è una che pianga: a quei tempi le lacrime in tv erano indecenti.
Oggi siamo molto cambiati, non per forza in peggio. La società dello spettacolo forse avrebbe salvato Aldo Moro. Avremmo perso il grande statista morto e ci saremmo tenuti il politico verboso.

8) Perciò, dopo un’attenta analisi dei pro, dei contro, delle attenuanti e delle aggravanti, la Corte Suprema del Tribunale Rivoluzionario del Buon Gusto, qui autoconvocatasi, dichiara che The Great Gig In The Sky è lievemente kitsch; associarla a filmati di esecuzioni capitali, poi, è kitschissimo (in effetti ho sempre immaginato che stessero sgozzando la corista). Siamo consapevoli di quanto influisca, nel nostro giudizio, l’immagine di David Gilmour panzone che affonda Venezia tra laser e fuochi d’artificio; però non si può far finta che gli anni Ottanta non ci siano stati, e di canzoni struggenti e un po’ meno famose ce n’erano tante.
Su Shine on you sospendiamo il giudizio.

9) Lunedì prossimo si pensava alla Maledizione dell’ultima luna.


Sul caso Moro il migliore link è sempore Moro punto doc
E questa è una biografia come dico io

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