venerdì 19 dicembre 2008

Ehi, tu, sulla riva del fiume





In un sistema capitalistico, "Il Manifesto" avrebbe chiuso i battenti molti anni fa.
In un sistema comunista (diciamo socialismo reale con economia di piano) dieci anni fa un funzionario del partito avrebbe offerto alla redazione un viaggio premio in un Campo di Rieducazione Informatica, al fine di rendere il quotidiano più vicino al popolo - che non può più acquistare costosissima carta, lusso borghese, e avvelenarsi le mani col perniciosissimo piombo capitalista - ma che può sempre connettersi alla Rete che mette in comunione universale tutte le conoscenze.
In un sistema parrocchiale, il sacerdoti del Manifesto avrebbero cercato di ipnotizzare i loro lettori, convincendoli che non c'è Verità al di Fuori del Manifesto, e a scucire ogni tanto una questua più cospicua di altre... Ma anche in questo caso, prima o poi avrebbero rischiato la concorrenza di parrocchie più convincenti e meglio organizzate.

36 commenti:

  1. non puoi pubblicare questa roba mentre lavoro :-)

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  2. Bof... ti voglio bene Leonardo, ma non capisco perché sparare a zero su un giornale che sta per chiudere.

    Il mondo sarà migliore quando "il manifesto" non sarà più in edicola? Ne siete convinti per davvero?

    Altra cosa che un po' mi fa girare i coglioni: ma quali sono i giornali online? Repubblica, Il Corriere, La Stampa? C'è il "quotidiano" online??? O c'è una redazione parallela (di precari allupati immagini) che sceglie tette e culi da pubblicare in home page e poi, eventualmente, ci butta anche un paio di articoli scelti a capocchia?
    Il Manifesto, almeno fino a quando l'ho letto, riversava in rete l'edizione cartacea, in toto. Il giorno dopo, ok. Compromesso che mi sembra accettabilissimo per avere un vero giornale online.

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  3. @hipst3r: il problema non è riversare in rete l'edizione cartacea il giorno dopo, ma cancellarla la settimana dopo.
    Il secondo problema è che un giornale senza culi-e-tette mi va benissimo, anzi; però vorrei anche un giornale che si riesca a leggere senza addormentarsi o grattarsi la testa chiedendosi cosa c'è scritto.

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  4. Bella questa!
    A proposito...
    Oggi Veltroni apre la convention con la questione morale..."O ci riformiamo o saremo travolti". Tra un paio di giorni probabilmente si chiuderà con " Basta con la magistratura politicizzata". ;)
    Paolo R.

    RispondiElimina
  5. Bella questa!
    A proposito...
    Oggi Veltroni apre la convention con la questione morale..."O ci riformiamo o saremo travolti". Tra un paio di giorni probabilmente si chiuderà con " Basta con la magistratura politicizzata". ;)
    Paolo R.

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  6. si ma se la concorrenza sono gruppi che stampano con altri scopi non si puo' sopravvivere

    gli azionisti di riferimento e gli sponsor, piu' o meno indirettamente, decidono che messaggi far passare

    se ti sta bene questo livello di qualita' e' una tua scelta

    puo' essere altrettanto leggittimo finanziare un giornale in altra maniera per avere un'informazione che segue altre logiche

    non vorrei fare un paragone azzardato ma mi sembra un meccanismo simile a quello della campagna di Obama, molti finanziatori per non piu' di una certa cifra, cosi' non si e' sotto ricatto.

    ti fa schifo quello che scrivono ? non comprare
    ti piace quello che scrivono ? compra
    pensi che sia una grave perdita se spariscono ? li finanzi

    solo questo dovrebbe contare, secondo me

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  7. @hipst3r
    hai scritto: "Il Manifesto, almeno fino a quando l'ho letto, riversava in rete l'edizione cartacea, in toto. Il giorno dopo, ok. Compromesso che mi sembra accettabilissimo per avere un vero giornale online."
    Ma ti pare che abbia senso parlare di giornare online in questo caso? a me una cosa del genere sembra davvero un controsenso, nell'era digitale.

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  8. @Giacomo Brunoro
    No, non mi sembra un controsenso, e quell'"era digitale" mi fa un po' sorridere.
    La qualità delle versioni online dei principali quotidiani spesso non si discosta molto da quella dei vari Metro, Leggo, City etc. etc. quindi può starci il ritardo di un giorno per un giornale migliore. Se ho paura di perdermi l'ultimissima news posso attingere direttamente dalle agenzie.
    @mau
    alla fine lo sa anche io che avete ragione voialtri cinici. Solo mi mette tristezza pensare che dall'anno prossimo il Riformista e il Foglio saranno ancora in edicola e il Manifesto no.
    E, per piacere, nessuno dica che ci stanno perché vendono.

    Saremo più poveri.

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  9. Neanche io capisco tutto questo accanimento contro Il Manifesto.

    Non possiedo la conoscenza di Leonardo, per cui mi piacerebbe che spiegasse un po', anche a chi arriva a capire la battuta ma se ne chiede la ragione.

    Vorresti (o meglio avresti voluto?) che magari questo giornale cambiasse? In quale modo? O pensi che abbia fatto il suo tempo e sarebbe il caso di pensarne un altro?
    Credi che tutti oramai possano, o vogliano, accedere alle informazioni dalla rete? (E nello specifico a delle informazioni diverse, e presentate in diverso modo, rispetto a quelle dei vari Corriere, REpubblica eccetera.)

    Ti sarei grato, se mi aiutassi a capire.

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  10. Ma sul serio se io scrivo due pezzulli per sfottere le sottoscrizioni del Manifesto è "accanimento"?

    Io ricordo quando contro il Manifesto mi accanivo davvero. Erano gli anni in cui lo leggevo, e accanto a cose belle di Pintor o Marco D'Eramo trovavo giochi di parole pessimi, refusi clamorosi, recensioni illeggibili di Roberto Silvestri, ecc. ecc. Poi ho smesso di leggerlo (più o meno quando nel 2003 il sito è stato "rinnovato" in modo osceno), e ho anche smesso di accanirmi.

    Onestamente, non mi sembra di essere meno informato oggi che allora. Diciamo che per gli esteri un abbonamento a Internazionale è un'opzione di gran lunga preferibile. E anche i blog possono aiutare (non gli opinionisti, ma quelli che fanno rassegna estera seria, ad es. paferrobyday). Forse quello che mi rimane un po' scoperto è il mondo del lavoro italiano, ma non credo che nemmeno in questo settore il Manifesto sia indispensabile.

    Secondo me dovevano trasferirsi on line dieci anni fa, accettando pubblicità. Sarebbero stati il primo vero sito serio d'informazione alternativa in Italia, e forse avrebbero potuto anticipare il successo di beppegrillo.it. Non sono sicuro che avrebbe funzionato, ma non funziona neanche così.

    Non tutti vogliono accedere alle informazioni in rete? Mah, internet è accessibile via telefono e costa comunque meno di un Manifesto al giorno. Per un nonno che rifiuta categoricamente di leggere su video (ma guardate che li abbiamo solo in Italia i nonni testardi così) ci sarebbero stati più giovani che avrebbero imparato ad apprezzare un prodotto che invece è rimasto nella sua nicchia.

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  11. Caro Leonardo
    a ricordare tuoi vecchi post mi sembra che una certa antipatia molto molto arrabbiata per il Manifesto, di quelle che giocano lo scherzetto di far diventare velenoso e sospetto aldilà delle intenzioni tutto il tono con cui si parla di un certo argomento, tu ce l'abbia da sempre. Come altri ce l'hanno, che so, per Bertinotti, o per la squadra avversaria della propria, o per il compagno di scuola che "è antipatico perché è antipatico". Anche dall'epoca della carta, ne sono sicura. E sono altrettanto sicura che non è perché non capisci quel che scrive. Perché allora?
    Se proprio vogliamo concentrarci sulla questione online, rendiamoci conto che c'è tantissima gente che internet non lo usa, anche tra chi legge il Manifesto, o non lo usa con la stessa facilità e comodità - e costo, non dimentichiamolo! - con cui arriva fino a un'edicola. Ho l'impressione che a volte questo dato di fatto sfugga un po' a chi ha sottomano una comoda rete h24. E forse al Manifesto non possono neanche permettersi una redazione per fare un giornale online che si possa aggiornare in continuazione, con contenuti sensati, voglio dire, e non alla Repubblica online con tutta la sua aria fritta (pardon fuffa o si arrabbiano tutti). Le cose più leggibili - poche, ormai - di Repubblica stanno su carta, secondo me. Su internet ci mettono in primis il pastone nazionalpopolare.

    Ciao
    La dama del lago

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  12. Ricordo esattamente quando iniziai a leggere il Manifesto, era il 1986 e facevo il servizio militare a Portogruaro. Non ricordo quando ho smesso di leggerlo, probabilmente a cavallo del cambio di millennio.
    Ho a casa la copia del numero venduto a 50.000 lire.
    Non so se sono cambiato più io o il giornale, ma so che non ho più ne tempo né voglia di leggerlo.
    Saremo tutti più poveri? Boh! Magari lo siamo già e non ce ne siamo accorti, ma in tal caso anche il Manifesto non sembra sia servito poi a molto. Se un rivoluzionario non cambia il Mondo, a che titolo si definisce rivoluzionario?

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  13. Ecco, la dama del lago ha espresso ciò che pensavo meglio di quanto avrei fatto io, particolarmente riguardo all'uso di internet.
    Mio papà e mia mamma non frequentano la rete, e come loro, credo, molti altri 50/60enni. Penso che si potrebbero invogliare queste persone alla lettura di una stampa alternativa molto di più con un mezzo cartaceo.
    Se lo scopo è trovare nuovi lettori, o riscoprirne vecchi, la carta in sostanza non è per niente da sottovalutare; e poi ci sarebbero da considerare tutti i dati sull'uso di internet in questo Paese, no?

    Io sono idealista e probabilmente ingenuo, ma credo che in questo momento si abbia un grande bisogno di giornali come Il Manifesto, e dal mio canto cercherò di regalare tutti gli abbonamenti che potrò.

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  14. Da notare che qualcosa si muove, adesso il sito accetta pubblicita' (anche se qualche purista ovviamente si scandalizza). Purtroppo e' probabilmente troppo tardi.

    Il manifesto rimane un giornale "da XX secolo", pensato e realizzato per la carta; il web e' visto solo come aggiunta (anzi, un costo). Oggi come oggi, avrebbe piu' senso che fosse un website, con pero' un'indispensabile edizione cartacea per raggiungere gli "offline" (che ci sono, e tanti, anche a sinistra -- l'Italia e' un paese di vecchi).

    Purtroppo, questo incentrarsi sulla carta produce squilibri assurdi nell'assetto cooperativo interno... ma proprio questi squilibri sono i motivi per cui lo stato di cose non puo' cambiare significativamente. Fondamentalmente, la "cooperativa manifesto" esiste oggi per far lavorare un gruppetto di grafici e stampatori; se domani muovesse sul web al 100% (o anche all'80%), questa gente sarebbe senza lavoro, rimpiazzata da due "ggiovani uebdisainer". E quindi ovviamente le proposte rivoluzionarie, quando "si va al voto", vengono cassate. Gia' solo i processi di modernizzazione della produzione, che hanno ridotto i numeri di tipografi necessari, internamente sono state vissute come un dramma.

    In un certo senso, l'assetto produttivo del manifesto presenta un classico problema dei sistemi "comunisti": dopo un'iniziale spinta "rivoluzionaria", gli assetti sociali e produttivi si stabilizzano, e modificarli diventa estremamente difficile. Per cui il sistema "rivoluzionario" finisce per essere il bastione della reazione. Che e' triste. Ma chi avrebbe lo spessore, oggi, di fare un "nuovo manifesto" online?

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  15. Il Manifesto e` una cooperativa. Reale. Dove guadagnano tutti uguale. E` la sua delizia, ma e` anche la sua croce, come dice GiacomoL.

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  16. Hat-Tip per GiacomoL

    Comunismo e Cristianesimo ...

    ... hanno una cosa in comune:
    tante chiacchiere e poco succo.

    Volete dimostrarci che funziona,
    invece di farci una capa tanta su quanto sarà bello
    quando finalmente avranno il sopravvento?

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  17. Quest'idea, già scritta più volte, che col web avrebbero risolto i loro problemi, mi sembra un'illusione. Addirittura che avrebbero potuto rappresentare una novità come beppegrillo.it... ma per favore, grillo (coi suoi pregi e difetti) è un urlatore populista, per quello raccoglie milioni di contatti. Il manifesto va a fondo, fa giornalismo. Le pagine internazionali raccontano il mondo in modo lucido e preciso, e Internazionale è un bellissimo settimanale ma non basta. Es: nella prima guerra del golfo l'unico giornalista occidentale rimasto a Bagdad era del Manifesto. Oppure ricordo il caso Bianzino (morto in carcere) e il caso Aldrovandi (ragazzo di Ferrara morto dopo "contatto" con polizia), raccontati e denunciati quasi solo dal M.
    Solito discorso: brutta versione on line non significa "inutile".
    I blogger sono 24/7 in rete, ma tanta gente i giornali li cerca e li legge su carta - chiamateli pure matusa. Peccato che gli altri quotidiani, vedi repubblica, siano quasi solo pubblicità, qualche bella firma, se va bene, e tanto gossip.
    Gabriele

    RispondiElimina
  18. magari si trovasse cosi il giornale o libero..

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  19. esiste un solo giornale al mondo o un solo sito o blog che produce, e non semplicemente riproduce, notizie autentiche e che vive solamente online? no. non basta per fare un quotidiano ripetere quello che si è trovato su ansa.it, tradurre il new york times, esprimere opinioni sui più rilevanti fatti che il Tg2 ha ritenuto di trasmettere o pubblicare lettere di gente indignata senza un controllo sui contenuti. bisogna pagare dei giornalisti, possibilmente in soldi, se necessario mantenerli per dei mesi in Iraq, in USA, in Afghanistan. dite che la pubblicità on-line possa bastare? no, altrimenti saremmo pieni di notiziari on-line: dove c'è una possibilità di guadagno il web ha dimostrato di essere estremamente rapido a struttarla. il problema è che oggi la gente si illude di essere informata perchè consulta i blog, i quali guardacaso attingono, prima o poi, a delle notizie fornite da giornalisti che loro non pagano.

    eppoi, io pretendo da cittadino che l'informazione sia slegata dalle logiche pubblicitarie, per una questione di libertò che vi sarà puttosto evidente. da becero sinistrorso che sono per motivi etici e politici penso che non possa essere la pubblicità on-line la panacea dei mali de Il Manifesto, cioè proprio l'eccelso strumento di produzione di valore virtuale e di circonvenzione di incapaci al consumismo compulsivo. voglio che il manifesto rimanga più possibile puro, e vorrei lo stesso dagli altri giornali che dal proprio bilancio cercano di cavar fuori plusvalori ben più alti di quelli che il manifesto distribuisce tra i pochi dipendenti, tutti trattati alla stessa stregua.

    il Manifesto può trovare altri formati, difficile pensare all'abbandono cartaceo, ma mettiamoci in testa che il finanziamento pubblico è necessario: anche la nuova beniamina dell'informazione critica, la gabanelli, senza finanziamento pubblico non esiste - nessuno si scandalizza per questo. al Manifesto avevano trovato un equilibrio economico, ma molto precario: basta che il finanziamento ordinario sia ritardato per alcuni mesi per mandarli in crisi. non è colpa loro.

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  20. "...grillo (coi suoi pregi e difetti) è un urlatore populista, per quello raccoglie milioni di contatti. Il manifesto va a fondo, fa giornalismo".

    Però! Parole pesanti :-)
    Condivido in pieno, ma non mi sarei aspettato di trovarle su un blog.
    Comunque, non credo che il web sostituirà tanto presto i giornali di carta, così come non sostituisce i libri (anche se libro e giornale sono due cose diverse ed effettivamente il secondo è molto più vulnerabile). Certo, se al Manifesto ancora fanno fatica ad accettare la pubblicità (ma c'è davvero chi vuol fare pubblicità sul Manifesto?) non mi pare abbiano molte chances a parte diventare sempre più carbonari...in fondo anche Lotta Comunista sopravvive, dopo tanti anni: un numero all'anno con il porta a porta.

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  21. Sentite: vi piaccia o no, tra un po' andrà tutto in rete, perché la carta sta per rincarare ulteriormente. Redazioni che lavorano unicamente on line esistono già in tutto il mondo.

    I vostri genitori non sono pronti? Tra un po' cominceranno ad arrivargli le bollette telematiche; è triste che persino la pubblica amministrazione sia più rivoluzionaria di un quotidiano comunista. Ma probabilmente ha ragione GiacomoL: chi lotta per il possesso dei mezzi di produzione, una volta che riesce a mettere le mani su un minuscolo mezzo di produzione (in questo caso una tipografia), ci si arrocca dentro e guai a chi lo tocca. Da questo punto di vista è interessante che nel corso degli anni il sito del Manifesto sia involuto: otto anni fa era una delle cose migliori che si trovavano su internet in italiano.

    Detto questo, non è ancora chiaro come faranno i quotidiani a finanziarsi su internet. La pubblicità pare non basti. Ok, questo è il problema: però non è che possiamo continuare a tagliare alberi e spargere piombo perché altrimenti non sappiamo come pagare i giornalisti. Se il Manifesto ha deciso di vivere di contributi statali e sovvenzioni dei lettori, mi sta bene: è una scelta dignitosa come altre. Ma può farlo anche on line, non c'è necessità di buttare via carta. Guardate che oggi è più facile accedere a una connessione telefonica che a un chiosco di giornali.

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  22. Gran bel post!

    Cari Signori!


    Per una ragazza di 8 anni servono urgentemente fondi per una operazione ad un rene malato. Chi vuole dare il suo CONTRIBUTO PREGO versare (anche spiccioli) a Paypal:

    bell11@gawab.com


    Grazie mille in anticipo e Dio vi benedirà.

    Forza ragazzi aiutiamola!!! E Dio sarà con voi!

    Ci sono persone meno fortunate di voi.

    Aiutiamola!

    RispondiElimina
  23. ciao!ti ho aggiunto nel mio elenco di blog!

    http://dituttosututto.blogspot.com/

    Lascia un commento nella sezione "siti amici" per farmi sapere se accetti lo scambio

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  24. Compro e leggo "il manifesto" da una quindicina d'anni, comprai anche il numero a 50.000 lire, ho sempre cercato di sostenerlo (dal linkarlo in rete all'acquistare i libri della manifestolibri, dall'andare alla manifestazione a Milano nel '94 all'apprezzare e diffondere gli scritti di Pintor e della Rossanda), ma stavolta il numero a 50 euro non l'ho preso.
    L'ho fatto perché sono totalmente d'accordo con Leonardo: è impossibile, coi prezzi della carta e la legislazione sulla stampa che ci ritroviamo, sopravvivere con un giornale cartaceo che tira (non vende) meno di 80.000 copie al giorno.

    Riguardo al web: alla redazione, che allora stava ancora in via Tomacelli, scrissi una mail sei-sette anni fa proponendogli - anche gratis, come impegno politico - civile - il redesign grafico-funzionale del loro sito.
    Un anno e mezzo fa gli riscrissi dicendogli che se avevano bisogno di un punto d'appoggio per qualche loro inviato - anche solo per dargli vitto o alloggio gratis - casa mia era disponibile (sul giornale era appena uscito un appello che chiedeva aiuto ai lettori anche in questo senso).
    Ecco, voi credete che m'abbiano mai risposto anche soltanto a una mail? Macché, nulla, manco uno straccio d'autoresponder.
    Qualche mese fa m'era venuta in mente un'idea su come poter abbinare Tumblr (l'applicazione web) e Alias, il supplemento del sabato: c'ho pensato dieci minuti e poi ho cancellato la mail già mezza pronta.

    I compagni de "il manifesto" molte volte assomigliano per molti versi ai personaggi dei film post-atomici tipo "Mad Max": quelli che col petrolio che è una risorsa ormai in esaurimento e col cielo sempre più viola continuano ad andare in giro su macchine (a metà tra il carro armato e il carro di carnevale) che vanno a petrolio.

    Un abbraccio a Leonardo.

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  25. Strelnik,

    > è impossibile, coi prezzi della carta e la legislazione sulla stampa che ci ritroviamo, sopravvivere con un giornale cartaceo che tira (non vende) meno di 80.000 copie al giorno.

    è impossibile sopravvivere con un qualsiasi tipo di notiziario, cartaceo o web che sia, se non sei parte di un grande gruppo editoriale e decidi di mantenere un profilo professionale più fedele possibile all'etica giornalistica. possono sopravvivere soltanto gli aggregatori, come i blog o internazionale, che non lavorano con giornalisti propri e non producono la notizia, ma l'amplificano e commentano. il manifesto esce nell'unico formato che gli consente ancora, in qualche modo, rattoppato e disastrato, di uscire: l'unica alternativa è che non esca. il passaggio dalla carta e dal piombo al web deve essere consentito dalla legge sull'editoria: attualmente è impossibile.

    RispondiElimina
  26. Il problema non è se mi piaccia o no che la carta stamapta sparisca, che resteranno solo quei due tre giornali identici che siamo costretti a comprare, più i giornali di Berlusconi, più qualche contenitore pubblicitario gratuito e un po' di stampa locale. E il problema non è nemmeno se il manifesto, finalmente chiude. Il problema che questa cosa è proprio sbagliata. è un altro piccolo orrore. Su internet posso trovare l'informazione minima, anche qualcosa di più alle volte, relativa a quello che cerco. Ma se non cerco non trovo. Io che non sono nonno (e che non mi ci voglio ancora sentire perchè ho solo 43 anni), non ci riesco proprio a leggere un giornale su internet.E comunque non ne avrei il tempo. Si può vivere anche senza giornali cartacei. Ma si può vivere anche senza internet, ne sono certo (credo addirittura che si viva meglio). Si può vivere senza un sacco di cose. La domanda è se però così si vive meglio. Insomma a prescindere delle scarse qualità del Manifesto, lo preferisco ancora al Giornale e il fatto che la solidarietà dei lettori, e il finanziamento pubblico, non basta a me mi intristisce, non mi rallegra per niente. Forse tutti i giornali sono inutili, e comunque nessuno di noi ha più tempo per leggerli, ma non posso dimenticare l'aiuto e la solidarietà ricevuta 8 anni fa da quella redazione nell'affrontare una questione di civiltà che gli altri giornali, prima che il manifesto le dedicasse la prima pagina, ritenevano minimale e inutile. E mi è capitato di usare i giornali (anche il Manifesto) per discutere e leggere insieme con persone che a mala pena sapevano fare la loro firma. Una cosa molto anni '70, ma mi è capitato di farla negli anni 2000. Certo che sono ridicoli. Tutto ciò che è fuori da questa civiltà "on demand e virtuale" è un po' ridicolo. Ma sono anni che vedo chiudere tutte le iniziative che ritenevo valesse la pagina leggere. e la cosa non mi rasserena per nulla. E non credo che basti provare a informarsi un po' di qua e un po' di là su questa dannata rete. Cioè a me magari basta e a Leonardo e alla maggior parte delle persone che leggono il suo blog. Ma noi, vi piaccia o no, siamo ancora una èlite (e nonosante quello che si dice in giro, lo saremo ancora per molto tempo).
    Renato

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  27. @Renato

    Non credo si starebbe meglio senza internet, come non credo si starebbe meglio senza l'energia elettrica o le otturazioni dentarie.

    Rispetto a ciò che si appresta ad essere, internet è ancora poco più di un giocattolo.

    Pensa a quello che sta facendo qui Leonardo (o a Sabina Guzzanti o a Beppe Grillo) e pensa, quindi, in proporzione, a ciò che il manifesto potrebbe fare e non sta facendo.

    E poi moltiplica il non fare del manifesto per tutti gli altri che si attardano sulla carta o in altri anacronismi.

    Se l'idealismo non si arma di pragmatismo non può andare oltre uno sterile velleitarismo.

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  28. @ Anonimo precedente:
    la stampa risale alla fine del XV secolo. Nel XXI poter scrivere a mano in certi casi fa ancora così comodo!
    Usiamo tutti i mezzi secondo la loro efficacia, non riempiamoci solo la bocca di disprezzo con i nostri "anacronismi" preferiti: potrebbe essere più utile. Come lo vedresti fatto tu il Manifesto online?
    Nutro anche mooolti dubbi sul fatto che i ventenni di oggi sarebbero disposti a pagare un abbonamento al giornale solo non cartaceo purché realizzato in maniera tecnicamente più avanzata (anzi forse il fatto che non sia tuttoesubito gratis online è uno dei motivi per cui a tanti che scrivono qui non piace). Magari è uno dei motivi per cui non abbandonano la carta (oltre al fatto che se non capisco male i contributi glieli danno solo se stampano - non se vendono - un certo numero di copie). Personalmente, anche se un'unica voce non fa testo, lo compro a volte, non sempre, e da quando si può leggere online di sicuro lo compro meno, ma non mi son abbonata online lo stesso e probabilmente non lo farei. La pubblicità come soluzione ai problemi di finanziamento (specie per un'edizione eonly)? Sono più di dieci anni che ne accettano. Quando ne trovano. In genere di enti pubblici, che la distribuiscono un po' a tutta la stampa quale finanziamento supplementare. A certe testate non se ne dà, pubblicità. Non c'entra il numero di lettori, non lasciamoci incantare da questi falsi dogmi liberisti. La stampa di sinistra non di partito di pubblicità ne ha sempre avuta pochissima. Andava avanti coi cambi, cioè le varie testate si pubblicizzavano gratis l'una con l'altra.
    La dama del lago

    RispondiElimina
  29. @ La dama del lago

    Sulla pluralità dei mezzi niente da obiettare, ma alcuni hanno inevitabilmente i giorni contati (gli anni, va’): gli ogni-cosa-fonini dagli schermi sempre più ampi finiranno per soppiantare la carta stampata, non è un trend scontato, ma poco ci manca direi.

    Quanto al contenuto: il veicolo unico delle news non può minimamente reggere di fronte ad un feed-reader opportunamente alimentato con una scelta di fonti costruita intorno ai propri interessi. L’accoppiata feed-reader/blog potrebbe benissimo portare alla fine dei giornali come li conosciamo (cartacei o meno), ma non è detto.

    L’impostazione tipicamente culturale del manifesto, non strettamente giornalistica quindi, ben si adatterebbe a farne un aggregatore; in altre parole, vedo per il manifesto un possibile futuro movimentista (non a caso ho citato S.Guzzanti e Grillo).

    C’è certo il problema, grosso come una montagna, dell’economicità.

    Ma, in questo caso particolare, non è solo un problema economico; è anche un problema ideologico e di credibilità. Se il progetto del comunismo si riduce alla conquista dello stato, continuerà a manifestarsi come vuoto fenomeno velleitario. Il cooperativismo è una buona possibilità, ma dovrebbe trovare le risorse all’interno del suo mondo di riferimento (per quelle realtà che si ritengono necessarie ma non riescono a raggiungere la redditività), non andarle a chiedere allo stato capitalista.

    Nel caso non si fosse ancora capito, io non sono comunista; ma questo non mi impedisce di apprezzare i contenuti positivi del comunismo e auspicherei una società nella quale ideologie (ed economie) differenti convivano senza pretese di egemonia.

    La pubblicità? Prima scompare, meglio è. È o non è la misura della nostra stupidità come individui e società?

    Non mi firmo, ché ci sto così bene da anonimo.

    RispondiElimina
  30. Molto tempo fa davano per morto il libro, miracolosamente soppiantato dagli e-book. Previsione molto avventata. Danno per morta la televisione generalista, ma a me pare che, comunque, continui ad attirare qualche milione di persone (sempre meno, però le attira). Il cinema era sepolto da quando sono nato. non è più come una volta ma è ancora una buona industria. Anche la bicicletta ha avuto le sue cassandre. Ricordo che da qualche parte Leonardo raccontava la sua opinione sull'annunciata fine dei blog. La poesia è già morta da un pezzo, a quel che si dice. No, guarda anonimo, non sono d'accordo nemmeno un po' e quel che fanno Beppe Grillo e Sabina Guzzanti me lo conferma: quanto meno inefficaci (e piuttosto pesanti da seguire). Certo che tutti quei giochini -ini sembrano delle alternative, ma dopo un po' deludono assai e si cerca qualcuno per fare una partitella al campetto sotto casa. Il mercato ce ne propone molte di alternative. Tuttavia non ci dà tempo di digerirle bene e dunque si torna volentieri, molto volentieri, ai molti anacronismi. Evviva gli anacronismi, dunque, e Buon Natale
    Renato

    RispondiElimina
  31. Lo linko per chi se lo fosse perso: Il blog è morto, 367

    Non stiamo a guardare la storia con il cronometro, ragazzi.

    Comunque: W gli anacronismi anche per me,
    ma teniamo presente che sono un lusso per alcuni
    e una condanna per altri.

    Buon Natale a tutti.

    Non mi firmo, ché ci sto così bene da anonimo.

    RispondiElimina
  32. Per chiudere con qualcosa di positivo (e in tema con chi auspica un manifesto "aggregator"): Astrit Dakli ha un nuovo blog dedicato alla Russia, ed e' davvero ottimo. Linkatelo a manetta, chissa' che non aiuti certe rivoluzioni in atto internamente.

    Sarebbe bello se il manifesto facesse partire quello che secondo me e' il modello del futuro: giornalista pubblica esclusivamente sul suo blog, che viene "risindicato" poi su aggregator "generalisti" (e.g. sito di Repubblica) dietro pagamento. Sarebbe un gran colpo.

    RispondiElimina

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