domenica 9 settembre 2012

Grillo il Censore

Il non rifiuto di una non leadership.

Siccome il ruolo di Casaleggio nel Movimento5Stelle non si scopre oggi, e il fatto che le stesse Cinque Stelle siano proprietà di Beppe Grillo non è senz'altro una notizia, cerchiamo di allargare un po' il quadro: può darsi che ne salti fuori qualche considerazione più originale. Il M5S non è il primo movimento nato negli anni Zero e cresciuto in Rete anche grazie a un generale sentimento di delusione per la politica tradizionale. Prima ci fu per esempio il Movimento dei Movimenti (qualcuno forse ancora se lo ricorda, i giornalisti ci chiamavano "noglobal"), la Rete di Lilliput, i girotondini. Dopo ci furono ancora i Viola, e l'Onda studentesca, e buoni ultimi i cosiddetti indignados di Occupy. Quanti movimenti. Pure troppi, mi viene istintivo soggiungere. Forse ne sarebbe bastato uno solo, un po' meno instabile, che fosse riuscito a cambiare almeno qualcosa. Ma non è così che funzionano i movimenti. Nascono dal basso, si alimentano con l'entusiasmo, soffrono qualsiasi attrito con la realtà che richieda un minimo di organizzazione, di struttura. Sono perlappunto movimenti: non riescono a star fermi un istante, non è nella loro natura. È anche ingiusto mescolarli nello stesso calderone: ognuno di questi movimenti aveva caratteristiche e rivendicazioni diverse.

Se provo a isolare i tratti comuni a tutti questi movimenti, ne trovo due: l'uso della Rete e il rifiuto della Leadership. La Rete per la verità l'abbiamo usata tutti, negli anni Zero, e non è detto che a usarla meglio siano stati proprio i movimenti (è stato più bravo Obama, ad esempio). Il rifiuto della leadership è un tratto molto più peculiare e interessante. Tutti questi movimenti così diversi (tranne forse i girotondini) hanno tentato in vari modi di eludere il problema. Questa ritrosia ha ispirato episodi grotteschi, come la partecipazione di un "candidato senza nome" alle primarie dell'Unione nel 2005, che avrebbe dovuto (non)rappresentare un'area della sinistra radicale, un'area che trovava scandalosa la sola idea di metterci la faccia, e mandava avanti un tizio incappucciato. La stessa ritrosia ha fatto sì che negli ultimi dieci anni in Italia ci siano stati tanti movimenti ma veramente poche facce nuove. Colpa della Casta, dicono: certo. Ma anche un po' colpa di quei movimenti che le facce preferivano coprirle, prima coi cappucci e poi coi mascheroni di Guy Fawkes. Per dire, il '68 e il gruppettismo successivo qualche leader politico lo sfornarono. I movimenti nati negli ultimi dieci anni sembra che facciano di tutto per scongiurare che la cosa si ripeta. Per quanto diversi in tutto, sono tutti ugualmente pervasi da un'anarcoide insofferenza per ogni cosa che sappia vagamente di delega, di rappresentanza, di democrazia indiretta. E sono tutti rimasti in uno stato nebuloso che dopo un po' li condanna alla dissoluzione. Questa fase finale ha spesso inizio quando nella nebulosa qualcuno comincia a distinguere dei grumi, dei tentativi di organizzarsi in qualcosa di più solido, addirittura degli individui dotati di faccia e nome che cominciano a richiamare l'attenzione dei media e che tendono a comportarsi da portavoce.  La reazione del movimento è una serie di spinte centrifughe che dovrebbero servire a espellere ogni grumo o residuo di struttura, e che spesso hanno ragione del movimento stesso.

Più o meno è sempre andata così, con un'unica, importantissima eccezione: il Movimento 5 Stelle. L'unico nato negli anni Zero che è riuscito a darsi obiettivi misurabili e li ha conseguiti, riuscendo a far eleggere i suoi uomini nelle amministrazioni locali, e dall'anno prossimo in parlamento. Perché il M5S ci è riuscito e gli altri no? Era meglio organizzato? Non sempre. Il meno confuso? Direi proprio di no. Quello con la base più ampia? Il movimento pacifista contro la guerra in Iraq ne aveva una ancora più ampia. Il M5S è riuscito a darsi una vera forma perché, alla fine della fiera, ha una leadership che tutti riconoscono. È una curiosa forma di leadership recalcitrante, però alla fine c'è, e tanto basta. Grillo e Casaleggio sono stati bravi. Sin da subito hanno messo per iscritto regole che impediscono a Grillo, la figura carismatica, di candidarsi a qualsiasi carica. E ci siamo cascati, perché siamo italiani, e l'unico dittatore che abbiamo avuto aveva ottenuto un incarico di Presidente del Consiglio. Se fossimo un Paese ex sovietico, per dire, sarebbe più facile per noi ricordare che il segretario di un soviet può avere più potere del presidente nominale della repubblica. Io resto convinto che Grillo non si candiderà mai: chi glielo fa fare? Il ruolo di predicatore che si è ritagliato gli è molto più congeniale. Ma non bisogna trascurare un'altra carica che si è assunto (assieme a Casaleggio): quella che nell'antica repubblica Romana spettava ai censori. Grillo possiede le cinque stelle, non ne ha mai fatto mistero: spetta a lui e solo a lui decidere chi se le merita e chi no, chi è dentro e chi è fuori. Non è probabilmente l'idea di democrazia diretta che avevate voi, ma rispetto a modelli più perfetti ha il grosso vantaggio di funzionare. Magari nei prossimi mesi ci saranno spinte e controspinte, ribellioni e scissioni. Ma alla fine di tutto, da una parte starà magari un abbozzo di classe dirigente senza partito; dall'altra Grillo, Casaleggio, il loro blog, e quasi tutti i loro elettori. Elettori che in maggioranza non votano 5 stelle per le proposte varate nei MeetUp (il cui funzionamento resta alquanto farraginoso), o perché hanno partecipato ad assemblee aperte al pubblico. Votano 5 stelle perché quelle 5 stelle le mette Grillo, e di Beppe Grillo si fidano. Sì, alcuni di loro qualche anno fa si fidavano di Berlusconi o di Veltroni, o di altri ancora. Per la verità anch'io, quando voto, decido di fidarmi di qualcuno. A volte mi sbaglio, altre no, ma è l'unica difettosissima democrazia che funzioni. Si chiama democrazia indiretta, e il M5S ne fa parte, anche se finge di no. Se non ne facesse parte, si sarebbe dissolto nella stessa nebbia in cui si è dissolto tutto il resto.

21 commenti:

  1. Ho una concezione un po' più complessa della democrazia, non penso proprio che la sua essenza sia quella di "fidarsi" o "affidarsi" a questo o quel padrone di un partito o di un movimento

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  2. Caro Leonardo, è tutto molto vero. È anche vero che il movimento "noglobal" è imploso anche perché ha preso un sacco di legnate. Non so senza Genova e Napoli come sarebbe andata. Ma in fondo, poco importa..

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  3. Bangin' on the bongos like a chimpanzeedomenica 9 settembre 2012 17:59:00 CEST

    In pratica quindi il M5S è un part.. ops, movimento in cui il capo non è stato scelto da nessuno (è lui che dice cosa è dentro il movimento e cosa no), il programma è elaborato per plebiscito e verrà modificato chissà come, i candidati sono approvati dal capo, e chi non concorda col capo viene scomunicato dal capo stesso.

    A questo punto non era meglio un partito vero?

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  4. L'ipotesi è che stia diventando un partito vero, e che non ci siano molte alternative (se ci fossero, sarebbero state praticate da altri prima di Grillo).

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    1. Bravo.Perche' pero' non considerare mai la democrazia come un sistema sbagliato.La democrazia e' fondata sul riconoscimento di una maggioranza che come tale va al governo per governare.La realta' ci dice invece che chi va al governo,ci va per comandare,per organizzare i propri intrallazzi,facendo partecipe anche la minoranza dei propri privilegi.Con la maggioranza si ha il potere di fare quello che si vuole.Allora il problema vero e' quello della democrazia.Se la maggioranza degli italiani volesse davvero cambiare le cose,come minimo farebbe un referendum popolare,per proporre che fosse la minoranza ad andare a governare,e la maggioranza avrebbe il compito di controllo sulla attivita' di governo.E questo avverrebbe tutto alla luce del sole.

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  5. secondo me i movimenti da te citati sono morti per problemi di democrazia-rappresentanza
    quando una minoranza riesce a portare la maggioranza su posizioni che alla maggioranza non piacciono, prima o poi la maggioranza si dedica ad altro
    perciò si può usare il sistema leninista (l'avanguardia va, gli altri saranno costretti a seguire) funziona per un po', poi (soprattutto se si tratta di ragazzotti) si torna alle proprie occupazioni e i movimenti irresistibili si spengono
    per grillo e i grillini andrà così: tutto ochei finché si tratta di dire no, poi si tratterà di fare cose e queste semplicemente non corrisponderanno alle idee della maggioranza dei loro elettori e dureranno ben poco, visto che una parte dei possibili elettori di grillo non coincide con quelli di berlusconi...

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  6. L'articolo mette in luce, semplicemente, alcuni aspetti ben esposti sotto gli occhi di tutti. Hannah Arendt aveva già sessantasei anni fa analizzato la natura dei movimenti e il rischio di cui essi sono forieri. Sulla natura assai più partitica del non-partito di Grillo, o almeno sulla sua natura marcatamente accentratrice, non ci possono essere dubbi. Piuttosto penso che la pretesa di diversità dei grillini militanti possa costituire il retaggio più sensibile alla delusione ed alla relativa disillusione.

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  7. io intendevo dire che il "movimento 5 stelle è diverso dagli altri e farà una fine diversa, non si spegnerà come gli altri movimenti fa diventerà come gli altri partiti di protesta: si ingandirà e poi si rimpiccolirà fino ad essere ininfluente
    qualcuno ricorda l'exploit della bonino alle europee di qualche anno fa dopo la maxi campagna di direct marketing fatta coi soldi spillati a berlusconi?
    il marketing è una bella cosa, ma fa a cazzotti con la democrazia: immagina beppegrillo che tiene a bada i suoi a suon di scomuniche quando avrà decine di rappresentanti in parlamento e centinaia negli enti locali...

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  8. bell'articolo, molto chiaro sui punti fondamentali, complimenti, non segue l'onda delle polemiche ed è utile nel chiarire il fenomeno,

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  9. l'unica differenza tra Grillo e Berlusconi è il media utilizzato

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  10. ottimo pezzo.
    non capisco però il perchè l'M5S si dichiari un movimento apolitico;per sua definizione classica il significato di politica sta ad indicare uno spazio comune dove tutti possono partecipare e/o intervenire;caso mai possono definirsi apartitici:ma avendo un capo indiscusso e dei rappresentanti in pubbliche amministrazioni,anche questa definizione è alquanto impropria.in definitiva cosa ha di diverso l'M5S da altri partiti? forse perchè non è finanziato dallo stato?
    al più può essere definito un partito senza portafoglio...
    massimo

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  11. Condivido molte critiche ma si trascura come si trascura sulle polemiche di quasi tutti i media di questi giorni che il programma del M5S è un programma completo condiviso dalla retee non deciso dall'alto,che Grillo non si candida ma ammonisce ed estromette solo chi infrange le leggi del movimento e Casaleggio gestisce il blog ma non mette parola. Gli esponenti ora consiglieri e sindaci e in futuro parlamentari sono persone comuni elette da altri cittadini e che i meetup e le sedi del M5S sono sempre più gremite.
    Fare luce si lati oscuri è una cosa ma stravolgere la realtà un'altra.

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  12. Se non l'hai ancora capito chi comanda, in quel movimento, è proprio il sig. Casaleggio. Infatti Grillo è solo un burattino che serve ai suoi scopi ma non decide proprio nulla, in compenso è bravo a fare i suoi show per far credere che sia lui a dirigere il movimento ma in realtà è solo una farsa!
    Ciò nonostante devo ammettere che molto cose che racconta sono vere, quindi qualche aspetto positivo dei suoi spettacoli esiste...

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  13. Da wikipedia;

    Il Movimento Sociale Italiano (MSI) è stato un partito politico italiano di destra, fondato il 26 dicembre 1946 da reduci della Repubblica Sociale Italiana, come Giorgio Almirante e Pino Romualdi, ed ex esponenti del regime fascista, come Arturo Michelini e Biagio Pace. Nel 1972 il partito ha cambiato nome in Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale (MSI-DN).

    Il partito si sciolse il 27 gennaio 1995 confluendo, in maggioranza, nel partito Alleanza Nazionale guidato da Gianfranco Fini e, in piccola parte, nel Movimento Sociale Fiamma Tricolore guidato da Pino Rauti.

    Il simbolo del partito fu scelto nel 1947: la fiamma tricolore, emblema degli arditi della Prima Guerra Mondiale.
    ---------------------
    nota;
    "Trends"; La moda e correnti spesso si ripetono e si rinnovano.....
    M 5 S e` affascinante sopratutto ai tipi che a distanza accendono la lavatrice con I-Phone.
    che ne sara` del M 5 S dopo Grillo ?

    un lettore dal Canada.



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  14. Io invece di esaminare com'è strutturato un movimento, un partito e/o un non-partito, mi concentrerei su quel che dice. E l'M5S dice cose assolutamente condivisibili. Quindi: che sia Grillo a comandare o si tratti di un gruppo di persone sotto l'egida delle decisioni democratiche, o, ancora, che il diktat provenga da Casaleggio, importa ben poco, in quanto l'M5s è positivo (antiglobal, innovativo, ecologico) e va quindi appoggiato.
    Vi ricordate il Partito Radicale di Marco Pannella e di Adele Faccio? Anche lì le azioni venivano "suggerite" dall'alto. Eppure, nessuno può negare che, almeno all'inizio, il PR fu più rivoluzionario dell'estrema sinistra!

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    1. Qualcuno lo può negare, per esempio io, e tanti altri.
      M5s dice cose condivisibili e cose assurde, mescolate assieme.

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  15. In un suo articolo del maggio scorso si domandava se esistessero ancora Cattolici Progressisti.
    Eccoci! Ci presentiamo: siamo i Nipoti di Maritain. Un gruppo di ragazzi che ha deciso di mettere su un blog di dibattito e discussione sulla Chiesa e sul Paese in modo libero, aperto e privo di dogmi.

    http://www.nipotidimaritain.blogspot.it/

    Un caro saluto

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  16. Quante balle! Riprese da l'unità poi,che è organo ufficiale del pd(-L) che ha paura di fare una figuraccia alle.elazioni. Siete patetici

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  17. Diciamo che con la stessa lente del "senno di poi" con cui hai analizzato i movimenti potremmo concentrarci sui partiti ed il loro trasformismo, il p.c.i. primo tra tutti.
    Scelte calate dall'alto che di anno in anno ci hanno consegnato nelle mani di Bettino prima e sotto i tacchi del nano poi.

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  18. "Il M5S è riuscito a darsi una vera forma perché, alla fine della fiera, ha una leadership che tutti riconoscono". D'accordo. Aggiungerei un'altra differenza con gli altri movimenti: il 5stelle si è dato come obiettivo esplicito l'elezione di propri candidati nelle istituzione, cosa che (vado a memoria) gli altri movimenti non hanno neppure tentato. Un fatto che, credo, contribuisce non poco a dargli quella stabilità e continuità nel tempo che gli altri non hanno avuto. E a trasformarlo progressivamente in un partito. io penso.

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  19. Penso che al di là dei contenuti, condivisibili o meno che siano, il modo mediante il quale gli stessi vengono enunciati, diffusi, rivendicati e protetti, importi eccome. Il veicolo di un messaggio diventa a sua volta il messaggio stesso e spesso si fa danno con le migliori intenzioni proprio fregandosene del come in nome del cosa. Inoltre trovo che il "fanno tutti schifo" insieme al "noi siamo diversi" costituiscano una motivazione identitaria tanto gratificante quanto effimera.

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