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martedì 6 novembre 2012

Sotto il campanile c'è di più

Siamo province. 

Quando sui giornali sarà finita l'ennesima ondata di pezzi di colore sui livornesi che sfottono i pisani, sui brianzoli che non si rassegnano all'essere milanesi, sul dolore di Chieti per l'annessione a Pescara, eccetera, sarebbe bello finalmente leggere qualcosa di sensato sulla più grande e drastica opera di ridefinizione delle entità amministrative locali dall'Unità a oggi. Sarebbe bello riuscire a parlarne seriamente, dell'accorpamento delle province; sarebbe giusto leggere sui quotidiani qualche riflessione sensata su cosa significa diminuire gli enti provinciali e aumentarne la grandezza (e quindi anche il potere contrattuale?) Invece di leggere del sindaco di Prato che riceve i giornalisti sul gabinetto, delle diffidenze tra padovani e trevigiani eccetera.

Una provincia non è un campanile. La nuova riforma non impedirà certo a modenesi e reggiani di prendersi in giro, così come massesi e carraresi fanno da un secolo anche se molti sono convinti che siano un solo capoluogo. Forse la provincia è l'esatto contrario del campanile: il luogo in cui le esigenze dei centri si armonizzavano con quelle del territorio circostante. Le province sono state, dall'Unità a oggi, le maglie di un tessuto complesso, avvinto a un territorio eterogeneo. Non a caso le loro competenze riguardano quasi esclusivamente la tutela delle terre e delle acque (e delle strade, non meno importanti). La retorica populista che in questi anni ci ha voluto convincere che le province "non servono a niente" nasconde il nostro progressivo scollamento da un territorio che non capiamo, attirati come siamo dai Centri. Non lo vediamo nemmeno più, il territorio, dai finestrini di treni sempre più veloci; salvo spaventarci e indignarci quando lo stesso territorio si ribella, e frana o smotta. In quei casi ci accorgiamo che avrebbe dovuto essere amministrato meglio - ma da chi? (continua sull'Unita.it - H1t#152).

2 commenti:

  1. Bel pezzo. E poi non ci si chiede perché le regioni siano state l'ultimo ente amministrativo ad essere creato, quando le province esistevano già da un po'.

    A proposito di campanile (anche se non è il mio): si dice Carrarini e non Carraresi.

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  2. Personalmente ritengo che il Governo abbia agito male in quanto si è limitato ad accorpare le province esistenti senza voler ridisegnare i confini come invece un tale riordino avrebbe necessitato.
    L’esempio classico è la Liguria, ove ci si è limitati ad accorpare due province, mentre invece una sistemazione logica sarebbe stata creare la città metropolitana di Genova limitatamente al solo agglomerato urbano di genova ed il resto dividerlo in Riviera di Ponente e Riviera di Levante; i capoluoghi delle due Riviere? Due località relativamente centrali, ma non è molto importante.
    Idem per la Toscana: se si è deciso che le province debbano essere 4 + una città metropolitana, nulla in contrario. La zona densamente popolata dell’agglomerato urbano fiorentino-pratese sarebbe stata una c.m., ritagliando via la zona appenninica che assieme a le vecchie PT e LU (esclusa la costa) avrebbero formato una meravigliosa “Toscana Appenninica”, cui avremmo potuto aggiungere un “Alto Arno, Chianti e Val di Chiana”(AR + parte di SI) , una “Maremma” (GR, parte di SI e parte meridionale di PI e LI) ed una “Costa Apuana e Basso Arno” (MS, parte costiera di LU, parte Nord di PI e LI).
    Ho citato Toscana e Liguria, ma suddivisioni analoghe si sarebbero poute fare per tante altre regioni, ridefinendo i confini, penso ad esempio ad una provincia della Romagna, oppure ad una del Salento e così via. Invece si è scelto di procedere con gli inglobamenti, cosa che stuzzica da morire i campanilismi locali. Forse il Governo non lo sapeva che gli Italiani sono campanilisti? E da dove viene, dalla Luna?
    Spinte dal campanilismo locale nasceranno una serie infinita di consultazioni locali tipo Piacenza che passa in Lombardia, Matera in Puglia (perché “piuttosto che essere annessi da Potenza…”), Massa che si vuole unire a La Spezia, eccetera… tutte queste diatribe avranno un loro costo, erano faclmente prevedibili, ma non sono state previste.
    Infine la questione dei capiluogo: la decisione è stata quella di scegliere il comune più popoloso e stop, senza curarsi della sua centralità nella neoprovincia: il risultato è che i neocapoluoghi spesso si trovano in posizione decentrata, quando anche qui un po’ di buonsenso avrebbe aiutato. Ad esempio qual è la città in posiozione centrale nella neoprovincia MS + LU + PI + LI? Aprendo la cartina si vede che è Viareggio, che quindi sarebbe stata un ottimo capoluogo… ma invece è stata scelta Livorno, che è sicuramente il comune più popoloso, ma che non è che si raggiunga facilissimamente partendo dalla Lunigiana.
    Insomma, personalmente ritengo che questa riforma montiana sia un’occasione sprecata: sarebbe stata un’ottima occasione per abbassare realmente i costi, ma la scarsa conoscenza del territorio (sia in termini di campanilismi offesi sia in termine di trasporti) farà di fatto aumentare i costi.
    Ho citato Toscana e Liguria, ma credo che ragionamenti analoghi sono estendibili a tutto il territorio italiano.
    Cito poi un ultimo dettaglio: in Francia le province non si chiamano con la città, ma con il fiume, in questo modo nessuno si sente “annesso”. Era una cosa semplicissima da farsi e non avrebbe scatenato campanilismi, ma evidentemente il Governo ignora che in Italia esistono i campanilismi e con essi occorre fare i conti.

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