sabato 10 agosto 2013

Wolverine nella fabbrica delle delusioni


Wolverine l'Immortale (The Wolverine, James Mangold, 2013)

Wolverine è il migliore in quello che fa. Uccidere? Sventrare? Annusare prede in mezzo al traffico metropolitano? No, quello era il Wolvie dei fumetti. Il Wolverine cinematografico è il migliore del mondo a nutrire rimorsi, avere incubi, ecc.. Non c'è notte che non si svegli con gli artigli in fuori, è seccante soprattutto se hai delle trombamiche, per cui è andato a vivere in montagna. Lo raggiunge una giapponese che parla come una guida turistica, avete presente, quelle che prima di affettarvi con la katana vi devono spiegare tutto il pedigree della katana, che era appartenuta al prozio del grande samurai Sto Katzo-San e tutto il resto. Indovinate che gli racconta: Logan, non puoi nasconderti al tuo destino, sei una macchina per uccidere, sei John Rambo col 100% di adamantio in più, dai, vieni in Giappone che ci divertiamo, c'è la Yakuza e il boss moribondo di una multinazionale che hai salvato da giovane a Nagasaki e ha un bellissimo ricordo del tuo fattore rigenerante, e i ninja neri sui tetti come nei vecchi fumetti di Miller, te li ricordi i vecchi fumetti di Miller, bei tempi quelli, però anche adesso non si sta male, dai, abbiamo katane vere e un sacco di effetti speciali, possiamo saltare sui treni a trecento chilometri all'ora, dai, vieni in Giappone con me.

"Va bene, ma solo 24 ore".
È uno di quei pochi casi in cui la
voce fuoricampo sarebbe
perfettamente giustificata. E
infatti non la usano.

Pagano sceneggiatori per scrivere frasi del genere. Vengo in Giappone - dal Canada - ma solo per 24 ore. All'inizio di un film di Wolverine. È come se i fratelli Grimm mettessero a Cappuccetto Rosso in bocca la battuta: "Beh, scambierò qualche parola col lupo, dopotutto; ma solo buongiorno e buonasera". Potrei continuare a lamentarmi per tutta la recensione. Perché mi ricordo la storia originale, e vederla saccheggiata così, profanata - non si potrà più riutilizzare, hanno bruciato in due ore sia l'idillio con Mariko sia la strage della famiglia - fa male. Ma lagnarsi non serve a niente. È come insistere sul fatto che Hugh Jackman non sia nella parte, per quanto si faccia crescere i basettoni io continuo a immaginarmelo col farfallino mentre canta scemenze a Broadway o presenta gli Oscar - ma dopo sei film forse vale la pena di rassegnarsi, o no? Nel frattempo si sono ruotati due Spider Men, due Supermen e ben tre Terribili Hulk, e Jackman è sempre lì. Si vede che a qualcuno piace. Qualcuno che non sono io, ma che compra più biglietti di me, evidentemente.

Alla fine il problema è tutto lì, cari appassionati di fumetti... (continua su +eventi!)

7 commenti:

  1. Sto Katzo-San non è una battuta da te - si vede che sei davvero deluso, resta da stabilire se più dal film o dal pd.
    coraggio...

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  2. A me non è mai andato giù il modo in cui certi scenggiatori cinematografici distruggono i soggetti loro affidati perché tanto lo zoccolo duro degli affezionati al soggetto andrà comunque a vedere il film.
    Le mie conoscenze wolveriniane sono assai scarse, ma ricordo che l'anno passato ero al cinema a vedere il primo episodio de lo Hobbit: arrivati alla scena degli uomini neri/troll/vagabondi (dipende dalla traduzione) in sala ci furono urla e fischi e qualcuno urlò "ridateci i soldi del biglietto!".
    Ecco, ho deciso che P. Jackson non mi frega più e non andrò assolutamente a vedere la seconda parte. Io pago per divertirmi, non per incazzarmi: farò tesoro della favola del funerale della volpe e non mi farò fregare una quinta.
    Anzi, sto lanciando il boicottaggio della pellicola: chi vuole boicottare Jackson con me?

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  3. D'accordo, non ti chiederò se i film li scegli consapevolmente oppure entri nei cinema solo per l'aria condizionata.
    Però ecco mi sembra strano scegliere film confezionati per 14enni e poi lamentarsi per la sceneggiatura. Non sono il solito cinefilo radical chic che gode a parlar male dei film che non durano almeno 3 ore, però ecco Wolverine, oppure Pain & Gain, devono essere così, sennò il pubblico a cui sono rivolti non li apprezza.
    Io ho provato con "La notte del giudizio", avrei fatto meglio a spendere i soldi in birra però l'idea mi sembrava originale. "Lone Ranger": mi aspettavo il bidone e invece mi è sembrato un film onesto.
    Però dai, Wolverine no, piuttosto vado a sentire Renzi... no scherzo, piuttosto guardo la tv.

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  4. Il post dice appunto che non ha senso lamentarsi.
    Detto questo, la miniserie originale Claremont-Miller era un prodotto industriale per adolescenti, e funzionava molto meglio di questa roba, sotto tutti i punti di vista.
    Secondo me (posso sbagliarmi) non c'è dietro un'indagine di mercato, uno studio per cui se metti un cyborg samurai negli ultimi venti minuti i ragazzini comprano il 30% in più di biglietti. È una cosa più avvilente e paradossale: c'è uno sceneggiatore strapagato che deve dimostrare di guadagnarsi la strapagnotta, e l'unico modo è stravolgere tutto.
    In questo caso la frittata è più complessa: prima hanno preso lo sceneggiatore veramente fico, quello che voleva fare "il Wolverine di Kurosawa", il prodotto adulto ecc. ecc. (all'inizio doveva girarlo Aronofsky). Poi han fatto due conti e ne hanno preso un altro che hollywoodizzato tutto quanto, aggiungendo la guida turistica giapponese e altre stronzate che risultano posticce persino nel contesto.

    E alla fine mi sa che la notte del giudizio si avvicina anche per me.

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  5. sì, Jackman non nella parte, senza dubbio (eppure all'inizio ci avevo creduto). Ma mai, mai, fuori parte come chi, ancora oggi, nei miei pensieri grida vendetta: i peggiori fantastici 4 che fosse possibile immaginare, con la Canalis col broncetto che faceva la donna invisibile (ah, non era la Canalis?) ma soprattutto un Johnny Storm che sembrava il Flash Gordon di quel film ridicolo del 1980, con i Queen di sottofondo.

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    Risposte
    1. Jessica Albe che interpretava la donna invisibile valeva da sola il prezzo del biglietto
      Matteo Z

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    2. Ricordo solo che Storm era insopportabile, e in ciò c'era del giusto.
      E che il dottor destino era uno dei due chirurghi estetici di Nip/Tuck, anche questo aveva una specie di senso.

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