venerdì 9 maggio 2014

Scuola di velleità


The English Teacher (Craig Zisk, 2013).

Il film si apre sul consueto corridoio di armadietti - esatto, sì, siamo in una high school americana. Chi sarà il protagonista? Questo tizio che limona la cheerleader? Ma no, figùrati. Quest'altro in felpa grigia mogio mogio? Il classico emarginato, magari vittima di bullis... no, aspetta, sta solo trafficando bustine. Poi si apre una porta e ne esce Julianne Moore, e persino chi non ha fatto caso al titolo deve arrendersi all'evidenza: niente adolescenti, stavolta si parla dei prof. Di come siano appassionati e soli. Proprio perché appassionati. Proprio perché soli. Di come il sacro fuoco della letteratura invece di bruciarli li abbia caramellati, imprigionati in una crisalide di ideali e velleità da cui non c'è più il tempo di uscire. Di come abbiano tirato i remi in barca e da una retrovia della Pennsylvania esortino gli studenti più fragili a non arrendersi, a lanciarsi allo sbaraglio laureandosi in cose affascinanti e inutili, a scappare a NY e farsi venire l'ulcera scrivendo drammi disturbanti. Come se il loro fallimento non bastasse, no, devono mettere il nido, rubare le uova alle famiglie per bene e covare altri falliti velleitari che moriranno di cirrosi a cinquant'anni e poi magari tra due generazioni saranno rivalutati da qualche critico annoiato.

Una sera la prof. Moore si imbatte nel suo migliore ex studente, che a vent'anni è già tornato da NY a casa da papà, rassegnato a rimettersi in riga, studiare legge e diventare una persona noiosa. Forse non abbastanza bravo per fare lo scrittore, dopotutto. Per convincerlo a perseverare lungo la strada incerta della gloria letteraria la prof. Moore convincerà la filodrammatica della scuola a mettere in scena l'unico dramma del geniale ex studente, una schifezza ibsen-kafkiana con insetti giganti e tutti i personaggi che si ammazzano.  Come se Broadway e Hollywood potessero davvero assorbire tutti le giovani promesse talentuose che poi diventeranno freelance cognitari e si lamenteranno che li pagano meno di un idraulico. Come se in casa avessimo tutti più necessità culturali che rubinetti. Ma se invece avesse ragione l'ex studente? Se per una volta il protagonista, quello che deve-credere-forte-forte-nel-suo-sogno-così-il-sogno-si-avvererà, fosse un mediocre narciso destinato presto o tardi a svegliarsi e trovarsi un lavoro?

The English Teacher mi è proprio piaciuto, devo dirlo... (ma pare che sia piaciuto solo a me. Scopritelo su +eventi!)

3 commenti:

  1. Per curiosità, hai visto Il distacco (Detachment)?

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  2. pensa te! non centra niente, lunedì ho scoperto che il parlamento europeo ha solo una funzione di controllo non legislativa, la funzione legislativa ce l'ha il consiglio dei ministri europei (che poi si autovincolano nei veti incrociati...) è un pò come dire che l'Europa non esiste, è solo un protocollo d'intenti, non lo sapevo, ammetto l'ignoranza abissale, non sono un "neo"laureato, e ho pure seguito alla lontana dei progetti europei... voi lo sapevate?

    ad ogni modo mi è piaciuta questa tua recensione, ma non ho ancora visto il film e non posso dire un bel cavolo di niente.

    diciamo che il tema degli "insegnanti di letteratura" mi piace, così come mi piace la commistione tra letteratura e vita, perchè (anche se) è nella fusione e non riducibilità tra queste due che c'è l'arte (come è risaputo)

    ma, e questa è la mia opinione (anch'essa, spero-educatamente, off-topic), la critica che parte dall'autobiografia è tendenzialmente demenziale, l'opera ha il suo significato concluso in sè e compito dell'insegnante dovrebbe essere quello di far distinguere cosa rende un opera eccezionale in sè, nei confini dell'opera stessa

    ad esempio mi va bene sapere sapere che leopardi da bambino era vivace e ha conservato un lato entusiasta e ironico tutta la vita, nonostante le atroci malattie che lo torturavano, ma vorrei saper vedere questi aspetti vitali, se ci sono, anche tra/nei suoi versi, senza bisogno delle "testimonianze" ... e questi lati ci sono forti.

    altrimenti, appunto, [e qui torno forse un po' topic... (ma chissenefrega direte!)] si finisce per imitare la vita degli scrittori (il carattere malinconico o le sfighe esistenziali) che non centrano nulla con quello che rende eccezionale la loro opera... la letteratura è un'esperienza che non si esaurisce nella biografia e quando vedo certi film che fanno vedere gli artisti (in generale) "da fuori" senza mai, mai, mai dare un assaggio del "dentro" mi sconforta... qui mi pare invece ci sia del divertimento, "alla lontana" dietro ciò.

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