lunedì 11 maggio 2015

Premesse a una psicopatologia del renzismo

Premessa esistenziale

Vieni a farcela davanti, la psicopatologia,
se ne hai il coraggio.
Quando si iniziò a discutere di Italicum, lasciai scritto che mi sembrava di ritrovarmi tra i rinoceronti di Ionesco. Intorno a me un sacco di gente cominciava a comportarsi in modo strano, al punto che valeva la pena di domandarsi se quello impazzito non fossi io. Tra i sintomi che notavo più spesso, la totale fiducia in qualsiasi numero Renzi (e Berlusconi) stessero mettendo per iscritto. Volevano governare col 35%? Ma perché no, in fondo è più di un terzo degli elettori; avrà ben diritto un terzo di decidere per gli altri due. Si trattava di gente con cui ero andato d'accordo, magari non in tutto ma nelle linee fondamentali: banalmente, erano stati antiberlusconiani e lo ero stato anch'io. Ma non avevamo mai perso tempo a domandarci a vicenda cosa pensavamo della democrazia, e quindi può effettivamente darsi che per tutto questo tempo avessimo mandato avanti un colossale equivoco: per me servirebbe, è sempre servito, almeno un 50%, e questo spiegava la mia disponibilità alle alleanze, perché non ho mai sperato di andar totalmente d'accordo col 50% degli elettori.

Scoprivo invece, discutendo con questi miei amici e (ex?) compagni, che la mia disponibilità era male, malissimo, il primo degli errori della sinistra. Il paradosso per cui chi mi raccontava queste cose stava sostenendo un governo Pd+Ncd, e riteneva una buona idea far scrivere un po' di legge elettorale a Berlusconi, si risolveva rapidamente: come ogni guerra si fa perché sia l'ultima, queste riforme si facevano assieme affinché, da lì in poi, non ci fosse più nessuna possibilità per una coalizione in Italia. Mai più. Il solo inciucio necessario è quello che porrà fine per sempre a ogni inciucio. Meglio far scegliere a un solo terzo di elettori, piuttosto che correre il rischio di un nuovo quadri o penta o decapartito, una nuova ammucchiata rissosa e ingovernabile.

Senza essere un appassionato di ammucchiate, non le trovo il peggiore dei mali: considero la negoziazione una delle principali arti del politico, e che tutto quello che riusciamo a fare - tutto - sia il risultato di un compromesso. Intorno a me, col tempo, mi sembrava di vedere solo gente che più o meno la pensava allo stesso modo. Poi arriva Renzi e mi trovo improvvisamente circondato da un branco, scusate, di rinoceronti che mi garantiscono educatamente che no, ogni compromesso è una sconfitta; negoziare è fallire; e sventurato è il popolo che non conosce il nome del suo leader la sera delle elezioni. Magari nel lungo periodo avranno pure ragione loro, devo ammettere che la loro corazza è di un grigio assai elegante; nel frattempo però mi piacerebbe capire com'è successo: com'è che una mattina ti spunta un corno sul naso? com'è possibile che persone sinceramente democratiche a un certo punto abbiano deciso di passar sopra alla definizione stessa di democrazia? È il risultato di un evento traumatico? E se sì, quale?


Un indizio

In seguito ha fondato altri due partiti, giuro.
Franco Turigliatto è un politico torinese. Nel 2008 era già stato allontanato da Rifondazione per aver votato l'anno prima contro una mozione del ministro degli esteri, D'Alema, sulle missioni militari all'estero. Quando nel 2008 vota la sfiducia al governo Prodi, dunque, Turigliatto non è più nella maggioranza di governo - anche se mesi prima aveva dato un voto di fiducia. Si tratta insomma di una storia complicata, però nella memoria di molti rinoceronti, pardon, interlocutori, le cose si sono molto semplificate. Complice forse il cognome un po' onomatopeico, Turigliatto è diventato un sinonimo di sinistra litigiosa e irresponsabile (eppure per un solo voto dato secondo coscienza il suo stesso partito lo aveva cacciato: pensate cosa sarebbe successo a Civati).
Pare che non sia possibile dialogare con la sinistra - ma forse non è possibile dialogare in generale - perché la sinistra è... Turigliatto. Questo malgrado Turigliatto non sia stato né la causa prima né, a ben vedere, il killer del governo Prodi (e anche se lo fosse, forse dovremmo preoccuparci un po' di più del mandante). Però fateci caso: il vostro amico magari già veltroniano e sicuramente renziano, quello che non ha nessuna difficoltà a chiamare democrazia il governo del 35% o del 40%, Turigliatto se lo ricorda. "È quello che ha mandato a casa Prodi".
"Ma veramente no".
"Ricordi male".


Premessa semiotica

Non so se si possa vivere senza narrazioni, contrapponendo al termine ormai odioso qualche parola di battaglia, che ne so, "storia" (no, è ambigua), "scienza" (ma bisognerebbe essere davvero scienziati), "realtà" (hai voglia).

Diciamo che se narrazione dev'essere, almeno non sia propaganda; è nostro dovere esigerla tanto meno consolatoria quanto più aderente ai fatti. Come facciamo a riconoscere una pessima narrativa? È semplice. Più lineare è, più facilmente il narratore si sarà preso delle licenze. In quei casi i numeri di solito non tornano, e spesso semplicemente non ci sono perché annoiano la gente. Se poi la narrazione corrisponde magicamente alle fasi standard della vita di un uomo; se parte battagliera, passa per alcune delusioni politico-amorose e poi diventa saggia e paziente, e se a Piccolo fischiano le orecchie, siamo dalle parti della propaganda: anche ben scritta, non siamo mica a dare i premi qui. Stiamo solo cercando di capire chi ci prende in giro, e come, e perché.


Premessa storica inutile

Settant'anni e qualche giorno fa, il corpo di Benito Mussolini, della sua amante e di alcuni tra i suoi collaboratori più fedeli penzola dalla tettoia di una stazione di servizio a Milano. Chi vuole può andare là e sputargli addosso. Qualcuno ci va e non ha ancora tolto la camicia nera dal fondo di un cassetto (alcuni partigiani, viceversa, inorridiscono). Per qualche anno, nessuno sarà più fascista in Italia: anzi il fascismo sarà vietato.

Il berlusconismo non finirà così. Essendo incommensurabilmente meno violento, è giusto che si smorzi più dolcemente. Ma per quanto possa essere graduale e lungo l'addio, prima o poi dobbiamo farci i conti: non c'è più. Occupava una parte importante della nostra vita, e non la occupa più. Per chi si è interessato di politica, nel modo ossessivo e un po' insano in cui ce ne interessiamo in Italia, è un lutto paragonabile alla perdita di una persona cara. Forse. In realtà io ho perso persone care, e in questo momento non mi sento proprio così. Mi sento più come quando finisce una relazione importante. Da una parte, è un grosso peso in meno. Dall'altra, hai questa sensazione di svegliarti da un coma di dieci, di vent'anni: dove sono stato per tutto questo tempo? Cosa ho fatto? E chi sono?

Ma non è rimozione. Perlomeno, non ne ha l'aria. I ricordi, se do un'occhiata, sono tutti al loro posto. So benissimo dove ho passato gli ultimi vent'anni, ma non capisco più il perché. Davvero ho perso tanto tempo con lui? Come è potuto succedere? I ricordi sono ancora al loro posto, ma non hanno più il significato che avevano prima. Quel che non riesco più a richiamare non sono gli episodi, ma i sentimenti che allora provavo, e adesso non più. Davvero ho avuto paura di Berlusconi nel '94? Come ho potuto? Eccome se ne avevo paura: mi sembrava pervasivo e spietato, non avrebbe fatto prigionieri, ma tabula rasa di tutto (mi sbagliavo poi di tanto?) E d'altro canto come potevo immaginare tutti i momenti buffi che ci avrebbe regalato, la proporrò per il ruolo di Kapò, abolirò l'ICI, il bunga bunga. Come potevo anche solo figurarmi che cialtrone fosse. Ora che so tutte queste cose su di lui, non posso più vederlo come nel '94... (continua)

22 commenti:

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  2. Leonardo, comunque tu "accusi" i renziani di prendersela con una versione deformata della realtà che non è mai esistita, ma mi sembra che spesso e volentieri fai la stessa cosa.
    Prendi la versione più semplificata, estrema, ridicola e deformata delle posizioni che vuoi combattere, così che queste costituiscono un bersaglio molto più facile, invece di andare a cercare di smontare le discussioni più articolate, approfondite e ragionate, che è molto più difficile da fare, ma anche molto più interessante.
    E' facile smontare gli slogan propagandisti, che sono ovviamente semplificati, retorici, approssimativi, ma è meno facile cercare di partire dalla comprensione delle posizioni avverse per smontarle dall'interno.
    Per fare un esempio concreto, da te mi aspetterei articoli che entrano nel merito, tipo questo (sulla legge elettorale)
    http://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:2808

    O questo (sulla riforma della scuola):
    http://www.internazionale.it/opinione/mauro-piras/2015/05/07/buona-scuola-quello-che-serve-davvero-alla-scuola-italiana

    Ovviamente non dico che devi sostenere le stesse idee, ma da te mi aspetto un approfondimento di questo tipo.

    (ho cancellato il post precedente per un errore in un link)

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    1. Mmm, ho letto solo Il Mulino — sulla scuola quello che so è troppo legato alle mie esperienze personali.

      Dunque, immaginiamo di essere in democrazia diretta; se tra le alternative A e B la maggioranza (semplice) delle persone preferisce A, si fa A (sembra una cazzata, ma è stato persino "dimostrato" da un economista).
      Ora immaginiamo di essere in democrazia rappresentativa; supponiamo pure che la scelta tra A e B sia programmatica per i partiti politici (chessò: Repubblica vs Monarchia, tassare innanzitutto i più poveri vs tassare innanzitutto i più ricchi, immigrato=brutto vs immigrato=bello/utile/necessario, più pubblico vs più privato, etc.), al punto che un elettore non abbia votato il partito X a meno di non esser stato d'accordo sulla scelta fatta da X tra A e B. Se la ripartizione dei seggi non è proporzionale (ad esempio c'è il premio, o un first-past-the-post), è possibile che un parlamento scelga B anche se la maggioranza è per A, ed ha votato il suo rappresentante in modo che venisse scelto A. La democrazia rappresentativa, in tal modo, fallisce, e non casualmente ma sistematicamente. Per questo motivo un sistema non proporzionale non è democratico, con buona pace del prof. Pinelli.

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    2. Sulla propaganda c'è un equivoco. Non mi interessano gli slogan, ma noto che le "narrazioni" dei miei interlocutori sono sempliciste ai limiti della propaganda, che peraltro può essere ben scritta e confezionata.

      Forse dovrei soltanto analizzare chi fa discorsi intelligenti, ma nessuno è in grado di difendere in modo intelligente una legge che dà il 54 a chi prende il 40. La distorsione aritmetica ti costringe a distorcere la logica, a selezionare le cause e gli effetti, e tutto questo è degno d'interesse antropologico.

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    3. Ma non è che sei tu ad avere problemi di comprensione ?
      Non c'è nessuna distorsione della logica: il premio di maggioranza serve a garantire la governabilità senza che i partiti debbano fare ammucchiate innaturali per raggiungere il 50%+1.
      Ho già detto commentando altri episodi della saga "Leonardo vs Renzi caccapupù" che avrei trovato più sensato il ballotaggio sempre, ma come tutti sappiamo questa legge non è stata scritta ed imposta dal solo pd ma è stato il frutto di un compromesso con FI , NCD, SC e altri.
      Il premio alla lista invece che alla coalizione era stato proposto dai 5stelle nel secondo incontro/streaming con Renzi, il quale aveva subito mostrato di gradire l'idea.

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    4. le elezioni NON DEVONO GARANTIRE LA GOVERNABILIT'A', MA LA RAPPRESENTANZA DELLA VOLONTA' DEGLI ELETTORI. Se gli elettori UN PARTITO SOLO non lo vogliono, un sistema che lo impone ad ogni costo è il massimo dell'antidemocrazia

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    5. Fate tutti la punta ai concetti e nel frattempo metto una virgola tra un soggetto e il verbo e nessuno se ne accorge.

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  3. [io non capisco (o forse mi sforzo di non capirli) quelli che dicono agli altri "fallo così invece" col ditino e tutto, ma senza essere il loro maestro di pianoforte; lo faresti meglio? e fallo te...]

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    1. Beh, però fa piacere avere lettori così esigenti, cioè il Mulino e Internazionale, no cotiche.

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  4. io... credo/temo una buona parte dei vecchi elettori del PD siano rimasti affabulati dalla narrazione semplicistica di Renzi, e ancor più dall'occasione storica di finalmente vincere una elezione*. È una sbornia; qualcosa di simile a quella che, a suo tempo, favorì il buon Craxi. Non so quanto ci metterà a smaltirsi (a naso: alla prima occasione elettorale in cui il PD si romperà le corna). Rispetto al fenomeno, le riflessioni pacate e puntuali del nostro buon Leo lasciano, ahimè, il tempo che trovano. A suo tempo ci consoleremo appena appena con il più sereno "ve l'avevamo detto".

    * che poi, con un Berlusconi azzoppato ed un Grillo impresentabile per una cospicua parte dell'elettorato italiano il Pd non abbia voglia di vincere restando comunque abbastanza simile a se stesso è un altro discorso. E un mistero, insieme.

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  5. Dico solo che invece di cacciare un "papiello" per smontare la posizione di chi sostiene "voto/sostengo Renzi perché basta coi Turigliatto" (ovvero prendersela con una versione semplicistica e ridicola di una posizione), perché non provare a smontare chi ha un posizione un po' più ragionata, non dico frutto di chissà quale approfondimento filosofico, ma almeno: "voto Renzi perché ritengo che in politica vincere le elezioni non sia un particolare secondario ma un punto decisivo, e per questo, in funzione di tale scopo, sono disposto anche a votare forze che non mi rispecchiano esattamente, ma che ritengo possano fare meglio al governo rispetto agli altri possibili vincitori. E poiché in Italia per vincere le elezioni è sempre stato più importante raccogliere i voti della maggioranza silenziosa e de-ideologizzata piuttosto che della minoranza politicamente schierata, penso che Renzi sia l'uomo in grado di raccogliere quei voti e portare a quella vittoria, come infatti è accaduto nell'unica occasione in cui si è presentato ad elezioni di rilevanza nazionale (le Europee), il cui risultato ha contraddetto chi, come Leonardo, sosteneva che avrebbe perso elettori a sinistra senza riguardagnarne al centro".

    Oppure, in merito al confronto tra Italicum e sistema elettorale inglese, perché non affrontare il problema decisivo:
    - stante che ci sono diversi modi di ottenere un esito maggioritario (collegi uninominali, a singolo o doppio turno, o proporzionale con premio di maggioranza), e stante che ci sono democrazie funzionanti che adottano l'uno o l'altro, perché bollare come dittatoriale una legge come l'Italicum che ottiene gli effetti dell'uno (maggioranze solide a chi non ha il 50% dei voti, come può facilmente accadere coi collegi uninominali) senza avere i suoi principali difetti (completa e totale irrilevanza dei voti che non sono serviti a eleggere il rappresentante, per cui - per dire - un uomo di destra in toscana e un uomo di sinistra e brescia non sarebbe mai rappresentato, non avrebbe mai modo di far pesare il suo voto)

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    1. Ma sul serio è interessante discutere di questo? Se si prendano più voti al centro che a sinistra?

      Magari si prendono più voti al centro, ma ti tocca anche fare cose da centro. A quel punto (a) uno di sinistra magari non ti vota più; (b) uno di centro preferisce il prodotto originale; (c) uno di destra comincia a dire che i voti si prendono a destra, perché non facciamo cose un po' più di destra?

      Cioè ok, alle europee s'è visto che Renzi fa il 40 (non è il 50). Poi però s'è anche visto che fa il jobs act, il preside-padrone, il senato dopolavoro, la fiducia su una legge elettorale orrenda, ecc..

      In merito al confronto col sistema elettorale inglese, ci ho già scritto tre pezzi: il sistema elettorale inglese è pre-esistente e non è stato inventato per garantire la "governabilità" (=comanda solo Lui). Se trovate che l'uninominale secco inglese sia peggio, prendetevela con gli inglesi. Se è una scusa per trovare l'italicum meno schifoso, è persino un po' puerile.

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    2. ridurre i renziani a un "basta con Turigliatto" non è semplificare la loro posizione, è far loro un favore. Perchè se li si vuol semplificare davvero, si può dire senza tema di smentita che i renziani vogliono un duce.

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    3. "Ma sul serio è interessante discutere di questo? Se si prendano più voti al centro che a sinistra?"

      Di certo è più interessante COMPRENDERE perché una parte di sinistra vota e vuole Renzi piuttosto che ridurli a poveri co...oni che non hanno capito un c..o e si avviano incoscienti verso una nuova dittatura. E una volta COMPRESI i motivi criticarli. Anche e soprattutto per chi non vuole Renzi.
      Sennò significa che 20 anni passati a perculare chi votava Berlusconi senza porsi minimamente il problema di "a quale esigenza sta rispondendo Berlusconi", e senza essere per questo in grado di fare niente, non hanno insegnato nulla.

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  7. Giusto per ricapitolare : il primo governo Prodi è caduto perchè Bertinotti gli ha tolto la fiducia , poi rifondazione ha subito la scissione di Cossutta e abbiamo avuto così il tempo e la fortuna di goderci il governo D'alema, sostenuto da una colazione che andava da Cossutta all'UDEUR di Cossiga e Mastella. Poi ci siamo beccati Amato e subito dopo 5 anni di B.
    Il secondo governo Prodi è caduto perchè Mastella ha tolto la fiducia, ma nelle puntate precedenti oltre a Turigliatto ci siamo goduti lo spettacolo dei ministri più di sinistra che manifestavano in piazza contro il governo non abbastanza di sinistra
    E ci siamo beccati di nuovo B, questa volta non per 5 anni perchè nel frattempo siamo arrivati a un passo dal default.

    E tu, nel 2015 , ti chiedi ancora cosa sia successo agli elettori del centro sinistra?
    Come mai si siano ( ci siamo) rotti le scatole di votare alleanze che tirano dentro di tutto e di più, compresa quella parte di sinistra che vuole stare all'opposizione perchè fà fine e non impegna?

    Credo che tu ti renda conto da solo che Turigliatto sia ricordato come il simbolo dell'inaffidabilità , è vero che non è stato determinante nella caduta del secondo governo Prodi , ma ce lo ricordiamo tutti perchè è stato l'ennesimo esempio di quanto sia impossibile fare alleanze con persono che non hanno nulla in comune le une con le altre.
    Bertinotti per me rimane il peggiore di tutti, ha fatto cadere il governo per un bieco calcolo politico : se resto al governo con Prodi l'economia migliora , i meriti se li prende lui e il mio partito viene risucchiato dal PDS.Facciamolo cadere, così il paese perde il treno e io posso vivacchiare cavalcando il malcontento, meglio ancora se al governo poi ci va la destra. CI sarà ancroa più gente arrabbiata e gli operai torneranno a me.

    Ricordo un tuo bellissimo e lunghissimo pezzo che raccontava molto bene la scissione dell'atomo tipica della sinistra, forse ogni tanto dovresti provare a rileggere il te stesso prima di Renzi.

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    1. "subito dopo 5 anni di B."
      Puoi fermarti già qui, hai appena dimostrato perchè dell'Italicum non c'era e non ci sarà mai nessun bisogno reale. Se si può vincere nettamente anche col Mattarellum e persino col Porcellum, vuol dire che il problema NON è il sistema elettorale, è che ANCHE RENZI soffre del complesso di inferiorità storico del PCI (ma quello era giustificato dalla conoscenza, almeno ai piani alti, di Gladio e della volontà di impedire ad ogni costo che il PCI governasse, vedi la fine di Moro)-PDS-DS-PD i cui dirigenti pensano di essere strutturalmente incapaci di vincere le elezioni prendendo la maggioranza dei voti (direttamente, ovvero col 50%+1 dei voti, o indirettamente, diciamo all'inglese, con l'uninominale secco, con cui puoi non prendere il 50% per vincer,e ma DEVI vincere nella maggioranza dei collegi). Renzi ha semplicemente cercato la scappatoia per riuscire a vincere senza prendere la maggioranza dei voti, ma sostanzialmente ritiene anche sè stesso incapace di farlo, altrimenti non avrebbe mai messo il secondo turno, per ottenere anche partendo dal 30%, quella vittoria che al primo turno sa che non è in grado di ottenere.

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    2. Bertinotti per me rimane il peggiore di tutti, ha fatto cadere il governo
      non l'ha fatto cadere Bertinotti, l'ha fatto cadere Mastella. Ma guai a toccare un articolo di fede anticomunista a chi si allea coi De Mita
      "Come mai si siano ( ci siamo) rotti le scatole di votare alleanze che tirano dentro di tutto e di più,"
      Elezioni regionali 2015
      Campania: „ Vincenzo De Luca = Partito Democratico, Davvero Verdi, Psi, Idv, Udc, Centro Democratico/Scelta Civica, Campania Libera, De Luca Presidente, Campania in Rete, Il Sud
      Puglia = Michele Emiliano = Pd, La Puglia con Emiliano, Emiliano sindaco di Puglia, Noi a sinistra, Partito comunista d'Italia, Popolari, Popolari per l'Italia, Pensionati, invalidi e giovani insieme
      Marche = Luca Ceriscioli = Pd, Uniti per le Marche e Popolari Marche-Udc
      Umbria = Katiuscia Marini = Sinistra Ecologia Libertà - La sinistra per l'Umbria, Socialisti riformisti territori per l'Umbria, Partito Democratico, Iniziativa per l'Umbria Civica e Popolare
      quello che fa incazzare di voi renziani non è che raccontate balle spudorate come e peggio dei berlusconiani, è che pretendete di avere a che fare con dei fessi che non sanno niente di politica.
      Spiacenti, fare fessi gli analfabeti è un privilegio di Silvio e di Beppe, l'elettorato di sinistra non è altrettanto ignorante, fatevene una ragione.

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  9. amaryllide fai qualcosa per i tuoi problemi cognitivi , io non sarò hemingway ma tu o fai finta o proprio non sei in grado di capire quello che leggi.
    Bertinotti ha fatto cadere il primo governo Prodi, Mastella il secondo, non mi pare molto difficile da capire o troppo lontano nel tempo da ricordare.
    E lascio perdere i discorsi su matterellum e porcellum perchè hai ampiamente dimostrato di non capirne nulla, sarebbe tempo sprecato.


    Per quanto riguarda la sinistra "che lava più rosso" l'ultimo mirabile esempio lo abbiamo avuto con la lista Tsipras: tre europarlamentare che sono già finiti in tre gruppi diversi.
    E vi chiedete ancora perchè la gente non ne voglia più sapere di colazioni di centro sinistra.

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    1. È vero che non è passato molto tempo, ma già ricordi quel che vuoi ricordare (Mastella sì, De Gregorio no).

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    2. "Credo che tu ti renda conto da solo che Turigliatto sia ricordato come il simbolo dell'inaffidabilità ,"
      chi è che ha seri problemi cognitivi?

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