mercoledì 6 maggio 2015

Vuoi più bene all'aritmetica o a Renzi



Che dire. Stavolta 1500 caratteri non basteranno, mi dispiace.

In realtà ho già risposto su twitter, e la cosa finirebbe lì, se non avessi notato che questo messaggino è girato molto, non solo sul social network, e magari oltre le intenzioni del suo estensore. Con Costa litigo da anni - come con tutti - ma non ho mai dubitato della sua buona fede, fino a ieri. È il renzismo che ci tira fuori il peggio, evidentemente. Però almeno grazie a lui possiamo parlare di numeri. Che sono l'unica cosa importante.

Costa esibisce una lista di "quelli che governano", come se governassero da soli: chissà se chi ritwitta è consapevole di quel che Costa sa benissimo, ovvero che la Merkel, Cameron e Coelho sono capi di governi di coalizione, di cui fanno parte ministri di altri partiti.

In Germania c’è la Grosse Koalition di cristianodemocratici e socialdemocratici, in Gran Bretagna tories e liberali, ma che ve lo dico a fare, ne sapete più di me (è un po’ questa la cosa grave: Costa ne sa sicuramente più di me). Siccome non hanno raggiunto la soglia del 50%, hanno dovuto allearsi, dopo le elezioni, con altri partiti per formare una maggioranza parlamentare. Nota come questo non abbia precipitato nel caos economico o politico né la Repubblica Federale Tedesca né il Regno Unito, che tra qualche giorno torna alle urne e probabilmente si ritroverà di nuovo in una situazione simile (al punto che qualcuno si domanda se i britannici non siano stanchi del bipolarismo; dopo tre secoli ne avrebbero il diritto).


Quanto a Hollande, ecco. Quel 28% è veramente un colpo basso.

Costa butta lì il numero e poi si allontana fischiettando, come se quindici giorni dopo Hollande non avesse preso il 51,6% a un ballottaggio. Ballottaggio che alle presidenziali francesi scatta a meno che un contendente non si aggiudichi il 50%+1 al primo turno. Quindi per eleggere il presidente serve la maggioranza assoluta degli elettori, non il 28%: e neanche il renziano 40%. Serve più del cinquanta, perché sotto il cinquanta (scusate se insisto su un concetto tanto banale) la maggior parte degli elettori non-ti-vuole.

C’è poi da dire - e non è un dettaglio da nulla - che Hollande non “governa” affatto: è il signor presidente della Repubblica Francese. La differenza è precisamente quella tra una repubblica presidenziale e una, la nostra, ancora formalmente parlamentare (potremmo cambiare la cosa, ma bisognerebbe metter mano alla costituzione, non imporre la fiducia su leggi elettorali a un parlamento, peraltro, eletto con una legge non costituzionale). Ma torniamo in Francia, che è meglio.

Un mese dopo le elezioni presidenziali i francesi hanno votato per la loro Assemblea, e in teoria avrebbero potuto dare la maggioranza persino allo schieramento avverso a quello che aveva espresso un presidente (era una situazione che si è verificata alcune volte prima del 2000, quando il mandato presidenziale era ancora di 7 anni e non coincideva con la legislatura). I socialisti hanno invece preso il 48% e da allora Manuel Valls dirige, anche lui, governi di coalizione. I rimpasti sono abbastanza frequenti, ma nessun governo Valls è stato monocolore. Ha sempre dovuto lasciare qualche dicastero a partiti alleati dei socialisti, perché il 48 è inferiore al 50, non c’è niente da fare. È aritmetica, è uguale in tutta Europa. Persino all'altro capo di questo universo non credo che 100 diviso 2 possa dare risultati differenti.

Siccome Costa tutto ciò lo sa benissimo, una volta messo alle strette non può che invocare Tsipras (lo ha fatto veramente). Effettivamente Tsipras controlla la maggioranza del parlamento anche se ha vinto con poco più di ⅓ dei suffragi, grazie a un premio di 50 seggi a qualsiasi partito arrivi primo. Una legge demenziale: ma garantisce almeno la stabilità di governo? I greci hanno votato tre volte in tre anni. Restano senz’altro un grande modello di democrazia, diciamo, fino a Pericle (V secolo avanti Cristo)

(In realtà anche su Pericle avrei da ridire: magari un’altra volta).

Rimane Rajoy, che dei sei della lista di Costa è quello che più si è avvicinato al 50. La maggioranza assoluta nelle Cortes non l’ha ottenuta grazie a un premio di maggioranza, ma - se ho capito bene - a causa delle distorsioni inevitabili col metodo D’Hondt. Comunque sia, diamo a Costa quel che è di Costa: Mariano Rajoy governa un popoloso Paese europeo senza avere ottenuto la maggioranza assoluta dei suffragi. È così. Ma è l’unico. L’unico argomento di Renzi in Europa. Mariano Rajoy.

Perlomeno, la lista di Costa contiene solo quei nomi. A dire il vero in Europa ci sono altre democrazie popolose: ad esempio la Polonia ha quasi gli stessi abitanti della Spagna, una crescita economica invidiabile e… un governo di coalizione, perché nessun partito ha ottenuto più del 50%. Ma si tratta pur sempre di una democrazia giovane. Vediamo la Svezia. Cosa c’è di più antico e civile della Svezia. Anche lì, proporzionale e governo di coalizione. E i Paesi Bassi? Proporzionale. Hanno tantissimi partiti, votano per innumerevoli livelli locali e interlocali, e molto raramente in qualsiasi di questi livelli riesce a insediarsi un governo monocolore. Attualmente governano in coalizione i due che hanno preso più seggi. Agli olandesi (e agli zelandesi, ai frisoni, ecc) va bene così. Votano dal Seicento, e non hanno mai coniato un termine dispregiativo come “inciucio” per quella normalissima prassi che è il governo di coalizione, che da loro evidentemente non ha funzionato così male.

Solo da noi non può funzionare. Solo in Italia ci condannerebbe all’immobilismo, al caos, l'anarchia, le cavallette, Turigliatto, Mastella. Solo da noi si vive nella necessità fisica, angosciosa, di conoscere il nome del vincitore unico la sera delle elezioni. Persino in Gran Bretagna quella sera vanno a letto e poi con calma nei giorni successivi la regina prende un tè col leader del partito che ha preso più seggi e vedono cosa possono fare. Da noi no, noi dobbiamo assolutamente sapere quella sera, sennò è il patto della crostata, del nazareno, degli spaghetti alle vongole, è l'anarchia. Da noi e in Ispagna. E in Grecia. Fammi pensare che altro abbiamo in comune.

Uno si potrebbe anche chiedere cosa nasconde questa fobia dell'"inciucio": da quali traumi scaturisce, quali spiacevoli ricordi cerca di nascondere. Io una teoria ovviamente ce l'ho, anche se in 1500 caratteri non ci starà mai.

Potrei andare avanti paese per paese, assemblea per assemblea, ma Costa li conosce meglio di me. Si può essere presidenzialisti - una volta lo erano in molti e avevano il coraggio di dirlo. Si può essere renziani in buona fede e ritenere che la maggioranza assoluta in parlamento non sia una condizione necessaria della democrazia. Però in Europa lo è quasi sempre. Truccare i numeri per sostenere che quello che ha fatto Renzi è la prassi in Europa, è qualcosa che abbassa il livello della discussione molto più in basso degli sfottò o degli insulti. L’italicum non è la normalità in Europa: non è necessario essere costituzionalisti per notarlo. L'aritmetica, la banale aritmetica che, lo ammetto, mi è più simpatica di Renzi (e quando gli ha dato ragione non ho avuto difficoltà ad ammetterlo). La libertà di dire che due più due fa quattro, proprio quella lì. Da mesi continuo a chiedere un dibattito non sulle "narrazioni" ma sull'aritmetica; da mesi ripeto: fatemi un altro esempio di una nazione stabilie, civile, che preveda un premio al 54% per chi arriva appena al 40%. Fin qui tutto quello che ho avuto è un tweet di Costa coi numeri sbagliati. Non sarebbe così grave se non sapessi che Costa i numeri veri li sa meglio di tutti, e che gli altri li prendono da lui perché si fidano.

Vorrei tornare a fidarmi anch’io.

27 commenti:

  1. Mai, ma dico mai fidato di Costa. Basta avere studiato un pò di retorica per capirlo.

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  2. Costa ha torto, ma hai torto anche tu.

    Hollande ha preso oltre il 50% al secondo turno.. ma anche qui se si andasse al secondo turno il vincitore si troverebbe (per forza) con oltre il 50%.
    E poi, alle parlamentari ha preso il 48% dei seggi con il 29/41% dei voti (dati del primo/secondo turno), la differenza e' il "premio di maggioranza" implicito nel sistema uninominale. Se sommi tutti i partiti che fanno/hanno fatto parte dei governi socialisti di questi anni, han preso il 59% dei seggi con il 47/51% dei voti. (http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Francia_del_2012).

    Sul Regno Unito, hai ragione sulla situazione attuale: nel 2010 conservatori e libdem han preso ben piu' del 50%. Ma questa e' l'eccezione, non la regola: nel 2005 il Labour prese il 35% dei voti ed ebbe il 55% dei seggi; nel 2001, Labour 41% dei voti, 64% dei seggi; nel 1997, Labour 43%->65%; nel 1992 Conservatori 42%->52%; nel 1987 Conservatori 42%->58%; nel 1983 Conservatori 42%->61%. Mi fermo qui ma potrei proseguire ancora a lungo..

    Dal mio punto di vista, il problema dell'italicum non e' il premio di maggioranza.. e' il fatto che i parlamentari sono nominati. Un parlamentare francese o inglese (o USA) puo' discostarsi dalla linea del proprio partito perche' deve "rendere conto" delle proprie azioni ai "suoi" elettori (quelli del distretto dove e' stato eletto) tanto quanto alle gerarchie del partito stesso. Mentre con questo sistema l'unica cosa che conta e' il parere dei vertici del partito.

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    2. PS: mi chiamo Emanuele Ripamonti, ho gia' commentato altre volte.. ma per qualche motivo non riesco piu' a commentare mettendo esplicitamente il mio nome.

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    3. Scusami ma tu conti voti dove ci sono collegi uninominali, la cosa non ha molto senso. Parli di "premio di maggioranza" implicito nell'uninominale ma questo non esiste, c'é una distorsione nell'uninominale che puo' dare esisti diversi, anche a dare la maggioranza dei seggi al partito che ha preso meno voti.
      Il sistema maggioritario uninominale ha una logica diversa dal proporzionale e contare i voti puo' essere interessante ma mi asterrei da analogie con elezioni a sistema proporzionali.

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    4. I parlamentari non sono nominati, solo i capolista sono bloccati e per il resto ci sono le preferenze.
      E in ogni caso anche con le preferenze le liste elettorali le fanno i partiti, non è che puoi votare il tuo salumiere.
      La battaglia sulle preferenze è semplicemente ridicola, soprattutto se a portarla avanti sono gli stessi che quando c'erano le volevano abolire perchè portatrici di voto di scambio

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    5. "Solo i capolista sono bloccati": hai detto niente.
      Io non le ho mai volute abolire (al massimo ridurre): trovo sano il rapporto tra eletto ed elettore. Ovviamente in un luogo controllato dalla camorra ciò presenta controindicazioni, ma è un buon motivo per contrastare la camorra, non eliminarne i sintomi.

      Se davvero ritieni che il rapporto di fiducia tra elettore ed eletto sia malsano, dovresti commissionare quel distretto, o più semplicemente eliminare la democrazia, che in effetti presenta questa grossa controindicazione per cui chi elegge qualcuno poi si aspetta qualcosa da lui.

      Nell'uninominale non esiste un "premio": il concetto per cui il vincitore si prende tutto non è esattamente un premio.

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  3. ...a un ipotetico ballottaggio fra renzi e dudù davvero non saprei per chi votare, quindi è meglio lasciarla così.

    (tanto non c'avete sovranità, quello della democrazia è un dettaglio per raffinati tecnici. essù)

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  4. Non so se abbia senso rispondere quanto ti si accusa non di avere torto ma di essere in malafede: di norma non lo farei, ma sei l'unico con cui non sono d'accordo mai che leggo sempre e con piacere, quindi ci provo. Tu dici: fatemi un esempio di un altro paese in cui si possono vincere le elezioni, avere la maggioranza, governare, etc, senza la maggioranza assoluta dei voti. Già nel tuo pezzo ne citi due, anche se poi dici che sono uno: Grecia e Spagna. Lo stesso vale per il Regno Unito, tranne casi storici ed eccezionali. Ma pure gli Stati Uniti, per dirne un altro, sia per le presidenziali (Bush 2000) sia per il congresso (Camera 2012: maggioranza assoluta 218, 48,8% dei voti e 201 seggi per democratici, 47,6% dei voti e 234 seggi per i repubblicani). Col maggioritario uninominale è un esito non scontato ma comune, e non mi pare un sistema eversivo o scandaloso per quanto possa legittimamente non essere il tuo preferito. Tutti sistemi diversissimi, certo, tra loro e dall'Italicum, e ognuno ha i suoi contrappesi, e quelli ce li ha anche il sistema italiano, adeguati, inadeguati, parliamone: se vogliamo discutere dell'Italicum a me va bene. Ma l'obiezione a cui rispondevo, magari sbagliando ma in buona fede, era: fuori dall'Italia i capi di governo (o i capi di stato, nelle repubbliche presidenziali) hanno sempre ottenuto la maggioranza assoluta dei voti? La risposta è no.

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    1. Però dai, il 40% è una soglia insensata, questo si. A me sta bene il doppio turno, già i sistemi uninominali con elezioni per numero di collegi e non per votanti danno luogo a fenomeni al limite del broglio legalizzato come il "gerrymandering".
      Sarebbe più onesto dire: se uno becca il 50.01% governa, se no ballottaggio. Almeno anche quelli che hanno votato altro, possono decidere. Così se al ballottaggio si presenta Le Pen possono votare la destra, ma non l'estrema destra.
      Governare con il 40.01% dei voti senza un ballottaggio dopo è una rapina a mano armata. Considerando che sarebbe poi il 40% di chi vota, vale a dire il 70% degli aventi diritto, che vada grassa. Vedi tu quanto viene.

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    2. visto che Costa insiste a paragonare elezioni parlamentari con presidenziali (su twitter citando Holland, adesso aggiungendo Obama), confermia che non è un lapsus, ma che è chiara la volontà di chi sostiene l'Italicum di introdurre surrettizziamente il presidenzialismo senza avere il coraggio di metterci la faccia dicendolo apertamente, e conseguentemente riformando la costituzione in tale senso. E chi vuole svuotare di senso la costituzione imponendo un sistema di poteri sostanzialmente diverso da quello costituzionale (e diverso nel senso di cancellare de facto i contrappesi che sono quelli che rendono una democrazia tale, perchè il voto non è condizione sufficiente, anche se ci fosse il proporzionale purissimo), sta compiendo qualcosa di molto pericoloso.
      Ricordo che FORMALMENTE nè Mussolini nè Hitler abolirono le costituzioni vigenti ai loro tempi (Statuto Albertino e Costituzione di Weimar), semplicemente le svuotarono di significato a suon di leggi di emergenza che per la sicurezza dello stato abolirono partiti, sindacati e tutto ciò che fosse d'intralico al potere assoluto del dittatore.

      PS: Leonardo, perchè insisti a scrivere che Syriza ha la maggioranza assoluta? Ti vergogni del fatto che Tsipras si sia alleato con una specie di incrocio tra Grillo e Salvini?

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  5. Paragonare sistemi maggioritari e proporzionali su questo tema non ha molto senso. Prendiamo l'esempio del maggioritario puro, cioè il Regno Unito: è vero che Blair ha ottenuto maggioranze schiaccianti in parlamento con percentuali quali 40,7% (2001) o 35,2%; ma il punto è che in un sistema maggioritario, per ottenere un simile risultato, devi avere un consenso diffuso, cioè devi essere capace di ottenere la maggioranza relativa a livello di singolo collegio, più che a livello nazionale. Fermo restando che, se da una parte il singolo partito può ottenere un peso sproporzionato, c'è però un rapporto diretto tra elettori ed eletti, visto che in ogni collegio se ne elegge uno e uno solo. Ma se Blair avesse ottenuto lo stesso 40%, però con altissime concentrazioni nelle aree tradizionali laburiste e pochissimi voti nel resto del paese, non avrebbe mai ottenuto la maggioranza dei seggi. Questo invece può succedere facilmente in un sistema proporzionale con premio di maggioranza, come l'Italicum e il Porcellum. Anzi, è già successo nel 2006 e nel 2013, quando il centrosinistra ha ottenuto il premio alla Camera grazie alla concentrazione di voti nelle zone rosse; e infatti al Senato, eletto su base regionale, in entrambi i casi i risultati sono stati nettamente peggiori.
    Se si parla di sistemi proporzionali, il ragionamento di Leonardo è praticamente corretto. Parlando di sistemi maggioritari no, ma si tratta di esempi che non possono essere usati per giustificare la ratio dell'Italicum, che nonostante il premio resta un sistema proporzionale.

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  6. Uno degli effetti del renzismo, almeno per me è stato quello di farmi ridurre di molto la lista di persone che seguivo perchè pensavo oneste e lontane da ogni faziosità nascosta. Ormai un esercito su tutti i media a difesa del lider maximo sta intossicando l'aria.

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  7. Se il punto è che non si possono paragonare tra loro sistemi elettorali diversi per sostenere la propria opinione, segnalo che lo stiamo facendo sia io (per dire che l'Italicum non è scandaloso) che Leonardo (per dire che l'Italicum è scandaloso). Io penso che sia delicato ma si possa fare, con cautela, tenendo presente tutto, e quindi evitando posizioni particolarmente radicali (perché appunto il paragone di per sé non ci dice tutto).

    Se invece il lapidario "fatemi un esempio" diventa "fatemi un esempio ma che non sia maggioritario, e che non sia la Spagna, e nemmeno la Grecia, e nemmeno una repubblica presidenziale, etc", io non ho altro da aggiungere.

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    1. Sì che si possono paragonare sistemi elettorali diversi, il punto è come lo si fa. Per dire, si possono paragonare anche sistemi proporzionali e maggioritari, se si parte con il presupposto giusto; se invece li si paragona per definire qual è la percentuale che garantisce la democraticità, la cosa perde senso, come dicevo prima.
      Il problema è che a fissarsi troppo sugli esempi si rischia di perdere lo scopo principale, e cioè dare discutere se l'Italicum sia una legge elettorale buona e rappresentativa o meno (che non era lo scopo di questo post di Leonardo in particolare, ma dei vari dibattiti da cui tale post ha avuto origine sì); ora, proporzionale e maggioritario partono da principi diversi, per cui il proporzionale predilige la rappresentatività dei partiti e il maggioritario il rapporto diretto tra eletto ed elettori. Da questo punto di vista non c'è IL sistema giusto, anche se si può discutere (e.g. in UK il maggioritario crea davvero questo rapporto diretto, considerato che i parlamentari britannici sono molto più ligi alla disciplina di partito che da noi?). Il problema principale dell'Italicum, come del Porcellum prima, è che prende un aspetto del maggioritario, e cioè il rischio di forte sproporzione tra peso elettorale del partito e rappresentanza in parlamento, senza bilanciarlo con il valore positivo che è quello del rapporto diretto tra eletto e collegio. Per questo motivo è una legge fortemente sbilanciata.

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  8. Leo, metto giù due righe solo per segnalare che il problema in Spagna non credo sia D'Hondt. D'Hondt era il metodo che si usava qui da noi ai tempi del proporzionale (ossia della democrazia) per la ripartizione al Senato; che effettivamente era intesa un po' meno proporzionale che alla Camera; ma le differenze, al netto della differenza nei corpi elettorali, non sono mai state troppo significative. Il problema "vero" immagino sia la dimensione dei collegi, ossia il fatto che ogni collegio assegna così pochi seggi da introdurre una distorsione "grossa" (immagina ne assegnasse uno solo: avresti la distorisone dell'uninominale).
    Dopo vado a verificare — se ho torto mi cospargerò il capo di cenere, se ho ragione magari tiro giù qualche esempio numerico.

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    1. Ma credo siano entrambe le cose, però il senso è che non c'è in Ispagna un premio nel senso italiano del termine.

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    2. Non so, forse ci tenevo a precisare che D'Hondt è semplicemente "un modo diverso di vedere le cose", non una truffa quale invece la riduzione delle dimensioni dei collegi (che peraltro implica pure sbarramenti avveniristici).
      In pratica mentre il metodo quozienti/resti si preoccupa di buttar via il minor numero possibile di voti, il metodo D'Hondt cerca di eguagliare il più possibile il costo in voti dei seggi attribuendi.
      Per fare un esempio coi numeri, data la coppia a somma dieci (1.8, 8.2), quozienti/resti dice che è meglio approssimata dalla coppia di interi (2, 8), ossia dando due "seggi" ad 1.8 ed 8 ad 8.2, perchè 0.8 (il resto, di 1.8) è più grande di 0.2 (il resto di 8.2); mentre D'Hondt dice che è meglio approssimata dalla coppia di interi (1, 9) perchè 1.8/2=0.90 (il "prezzo" medio per seggio che pagherebbe 1.8 per vedersi attribuire 2 seggi) è più piccolo di 8.2/9≈0.91 (il "prezzo" medio per seggio che pagherebbe 8.2 per vedersi attribuire 9 seggi). Chiaramente ho esaminato appositamente una situazione "estrema": "normalmente" i due metodi danno le stesse approssimazioni — ad esempio entrambi approssimano (2.8, 7.2) con (3, 7), (3.8, 6.2) con (4, 6) e (4.8, 5.2) con (5, 5).

      Quanto al premio è — stranamente — una barbarie poco diffusa.
      La questione, almeno in teoria, è pure semplice. La Costituzione Italiana dice abbastanza chiaramente che il Parlamento è il mezzo attraverso cui si attua la sovranità popolare (peraltro, anche se è altro discorso, dice pure che i parlamentari rappresentano l'intera nazione, non il collegio che li elegge). Forse non è peregrino pensare che ciò che il popolo dice di volere nell'unica volta in cui può esprimersi (ossia alle elezioni) sia riprodotto nella maniera più fedele ed accurata possibile nella sede dove esso sarà rappresentato. In pratica: proporzionale [in realtà nello stralciare il premio dal Porcellum la Consulta è sembrata più preoccupata da altro, segnatamente la disuguaglianza (definita eccessiva, o qualcosa del genere) dei diritti politici dei cittadini che deriva dal premio; art 3, dunque].
      Un'altra Costituzione potrà dire cose diverse, e magari mettere altre faccende davanti alla democrazia, come ad esempio che la sottoentità geografica tal de tali possa mandare il suo legato nell'assemblea tal de tali a tutelare gli interessi dell'agricoltura e degli opifici locali. Non c'è "nulla" di "male", semplicemente in questo caso la democrazia non è il punto principale, per cui il premio può andare benissimo.
      [D'altro canto, un tempo i liberali — senza neppure aver letto le menate che Canfora mette in bocca a Pericle — avevano ben chiara la problematicità di mettere insieme libertà e democrazia; e con sincerità quasi ingenua, apostrofavano quest'ultima con formule tipo tirannia della teppa (perchè alla fin fine, per un liberale il popolo è teppa); l'attuale interesse ad esser chiamati democratici (magari di lungo corso; e che corso!, schiavitù, discriminazioni razziali, sessuali, colonialismo, …) magari deriva da un'informativa del reparto marketing sul fatto che localmente il logo del consorzio democrazia™ favorisca le vendite].
      Ha ragione, dunque, Costa a dire che non c'è nulla di scandaloso — almeno se per scandaloso intendiamo qualcosa di così infrequente da procurarci una certa impressione — in un sistema elettorale dove il vincitore, quello che poi comanda, non sia espressione della volontà popolare. Certo ha fatto esempi a cazzo di cane — anzi: difficilmente poteva far peggio di così — ma sul punto ha ragione. In pratica sta dicendo che non c'è nulla di anomalo nel mettere la democrazia sotto il tappeto: così fan tutti. Solo lo fa — e non solo lui, ci mancherebbe — con un vocabolario a sua volta truffaldino, perchè l'assunto di partenza è che siamo tutti democratici — cosa poi si debba intendere per democrazia, parafrasando Canfora, è rimandato ad altre epoche.

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  9. Comunque, per quanto ne so in grecia tsipras non governa da solo nemmeno avendo sfiorato il 50%, la coalizione l'ha dovuta fare.

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  10. Fa piacere che aver riportato il tweet di Costa abbia stimolato la discussione...

    Francamente non credo che questa legge sia perfetta, ma preferisco un'italicum approvato pur con tutti i suoi difetti che un disegno di legge continuamente rimaneggiato e destinato al fallimento.

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    1. a me la logica del "meglio fare qualcosa anche se sappiamo benissimo che è sbagliata che non fare niente" mi manda ai matti.
      Allora perchè non riapriamo i lager? Meglio che non fare niente!

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    2. 1. Non ho detto che l'Italicum è sbagliato, ho detto che non è perfetto cosa assai diversa.
      2. I lager e le leggi elettorali mi sembra abbiano ben poco in comune, meglio tenere i due argomenti separati.

      L'Italicum poteva essere migliore? Ovvio, tutto è perfettibile, ma dato che non esistono leggi elettorali perfette a me l'Italicum non dispiace più di tanto.

      Il problema con le leggi elettorali è il fatto che non devono esclusivamente rispondere al criterio, sacrosanto, di rappresentatività democratica, ma devono essere allo stesso tempo funzionali. Se così non fosse il proporzionale puro sarebbe perfetto e invece purtroppo non lo è (se non con rilevanti correzioni) perché pur garantendo rappresentatività non garantisce governabilità, cosa che per una legge elettorale democratica e funzionale è indispensabile.

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    3. Io non sono d'accordo a dire che la "governabilità" sia un requisito indispensabile per una legge elettorale.
      Che io sappia, nessun sistema esistente al mondo garantisce la "governabilità", se con questo vogliamo intendere il fatto che un partito esca necessariamente dalle elezioni con oltre 50% dei seggi.
      Il proporzionale semplice non lo fa, idem il proporzionale con premio di maggioranza (vedi appunto la Grecia dove nonostante il premio a Tsipras mancava qualche seggio), l'uninominale secco nemmeno (vedi il parlamento inglese di oggi, e probabilmente quello di domani), l'uninominale a doppio turno neppure (vedi la Francia).

      Come ho detto sopra, il problema dell'Italicum e' che per ottenere questo risultato (forse unico al mondo), combina tutti i difetti dei sistemi qua sopra: la mancanza di "proporzionalita'" dell'uninominale con la mancanza di "legame" fra elettore ed eletto del proporzionale.
      In pratica, sono d'accordo con Leonardo quando dice che questo e' un sistema presidenziale sotto mentite spoglie.. solo che in un sistema presidenziale esiste ancora un parlamento che controlla gli atti del presidente: e' capitato diverse volte durante i settennati francesi, capita ancora piu' spesso negli USA (se ricordo bene, l'"allineamento" fra presidenza, camera e senato si e' verificato solo per 6 degli ultimi 20 anni). Con l'Italicum il parlamento controlla ben poco, perche' oltre ad essere necessariamente "allineato" con l'esecutivo, e' costituito da persone letteralmente scelte dal capo dell'esecutivo stesso, che proprio per questo non possono avere nessuna indipendenza.

      Emanuele Ripamonti

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    4. Ma la volete piantare con la storiella dei parlamentari nominati santo cielo? Ci sono i capolista bloccati e gli altri eletti con le preferenze.
      E anche con un sistema interamente a preferenze le liste continuano a farle i partiti, o pensate davvero di poter votare per chiunque vi passi per la testa?
      Ma quando il PDS voleva abolire le preferenze vivevate su Marte?

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    5. Vivevo in Italia e non ero così d'accordo.

      È vero, con le preferenze è il partito a fare le liste. Ma è costretto a recepire le istanze del territorio con molta più attenzione. Questo potrebbe costituire un problema per Renzi, che tende a non recepire nessuna istanza che non provenga da sé stesso.

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    6. "I lager e le leggi elettorali mi sembra abbiano ben poco in comune, meglio tenere i due argomenti separati."
      Sarebbe meglio tenere i due argomenti separati se lo slogan "è sempre meglio fare (non importa se bene o male) che non fare" non venisse usato da Renzi in prima persona come fondamento di tutta la sua politica, e non solo della legge elettorale. Quindi se la "logica" demenziale per cui fare è meglio a prescindere è "universale", i lager ci stanno dentro benissimo.

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