Una volta ho letto un racconto, o forse era un post, o forse appena una vignetta, ma insomma si trattava di una risposta drastica all'eterna fantasiosa domanda: ah, se solo gli animali potessero parlare... ecco, se gli animali ci potessero parlare, probabilmente ci direbbero più che altro: "c'è da mangiare, qui?", "Cibo?", "Ti avanza del salame?", cose del genere. Perché sono creature pratiche. Mi rendo conto che non è il modo più diplomatico di cominciare un pezzo su Graziano Delrio, che non è un animale – cioè, lo è, ma come lo sono io, come lo siete anche voi, fratelli lettori. Siamo quel tipo molto specifico di animale che ha sviluppato in centinaia di migliaia di anni il linguaggio più sofisticato (qualche balena avrebbe probabilmente da obiettare, ma in ultrasuoni incomprensibili), il che a volte ci pone un problema. Non avete anche voi la sensazione che avere troppo linguaggio sia come non averne? Che più parliamo e meno ci capiamo? Che almeno un cane è chiaro perché ci fa la corte al panino, mentre per esempio, Delrio, cosa vuole quando parla col Corriere?
Graziano Delrio fa parte di una frangia cattolica che sta esibendo, ultimamente, una certa insofferenza per la direzione che Elly Schlein sta imprimendo al PD. Ne fa parte direi anche Romano Prodi, mentre non ci trovo Rosy Bindi... ma è difficile capire; bisognerebbe distillare le dichiarazioni, controllare bene se negli spazi tra le frasi non emergano significati nascosti, visibili soltanto controluce nei pomeriggi struggenti di settembre, ora forse una volta avevamo tempo per tutto questo, ma io sto invecchiando (voi magari no), e invecchiando ho sempre meno rispetto per le altrui chiacchiere. Che invece a settembre sono cruciali, a settembre per esempio c'è il Meeting di Rimini che per un fine settimana diventa, delle chiacchiere, le capitale – nostalgia per quegli anni Ottanta in cui c'erano solo tre telegiornali e tutti sembravano disperatamente curiosi di quello che si chiacchierava al Meeting, dopodiché andavi a messa e il sacerdote si sentiva obbligato di commentare anche lui un po' quel che si diceva al Meeting, salvo che in effetti, stringi stringi, se toglievi gli interventi dei politici non è che se ne sapesse molto: cioè era chiaro che un sacco di gente stava parlando, ma di cosa? E con che risultati? Non si è capito, non so nemmeno se esistano gli Atti del Meeting, come di un chiunque convegno (e se esistono, mai nessuno li ha citati). Il prete dunque ripiegava sui titoli, che erano già immaginosi e suggestivi, a volte persino wertmulleriani nel loro evocare lunghi appassionanti dibattiti – ho controllato ed è ancora così, ad esempio il Meeting 2025 si intitola "Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi", una frase icastica anche se un po' lapalissiana, cioè se sono "luoghi deserti" di sicuro mattoni vecchi non ne trovi, chi sarebbe così scemo da portarseli da casa? La Compagnia delle Opere ha tanti difetti ma non sono scemi. Però hanno sempre questa necessità di esibire, sopra i mattoni vecchi e nuovi, questi cappotti di parole, parole, parole. Quasi si vergognassero di essere sostanzialmente una lobby a cui servono soldi, appoggi, altri appoggi, più soldi. Questo vendersi al mondo come una comunità che discute, che dibatte, che sta assieme, sì: ma alla fine cosa state chiedendo esattamente? Ecco la domanda andrebbe allargata a Delrio. Parla, parla, ma cosa vuole dirci? Magari è responsabilità del giornalista, che non lo sa incalzare. Oppure anche lui fa parte di quell'eletta schiera che possiede il codice crittografico e capisce al volo.
Delrio spiega che gli applausi presi daa Meloni al meeting sono inquietanti, perché la Schlein non li avrebbe presi. Da che ho memoria (e si va appunto agli '80), al Meeting hanno sempre invitato e applaudito chi stava al governo: anche gente in seguito processata e condannata (sia tra chi era applaudito, sia tra chi applaudiva), ma questo è sterile giustizialismo, lasciamo perdere. Secondo Delrio aa Meloni ha imparato "a parlare con certi mondi", ovvero (suppongo), con una certa frangia cattolica che Delrio si sente di rappresentare. Aa Meloni "entra in sintonia culturale con mondi lontani da lei, come Cl o la Cisl", mentre la Schlein neanche ci prova, perché ha uno sguardo "fisso a sinistra". "Manca l'approccio interclassista", mica come Togliatti che invece sapeva parlare anche ai "ceti medi". "Il mondo cattolico ha tantissime risorse, non vanno tralasciate". Ovvero? la Schlein sta rinunciando "a rappresentare sensibilità": che tipo di sensibilità, non si potrebbe essere più precisi, fare almeno un esempio? Finalmente – ma siamo alla terza colonnina – Delrio fa un esempio. "La condizione femminile, soprattutto al Sud. Chi lavora per affrancare le donne da condizioni di disparità di ogni genere, deve avere un luogo in cui portare il proprio contributo. I partiti non hanno tutte le risposte. Questo Meloni l’ha capito".
Io purtroppo no, non ho capito niente. Chi è, esattamente, "che lavora per affrancare le donne da condizioni di disparità?" Se mi viene in mente una misura varata a favore, la prima è il reddito di cittadinanza, ma a quel punto Delrio me lo immagino dissentire furiosamente, no, no, non è quello. I consultori in tutti i comuni? Sarebbero davvero utili – no, no, continuo a immaginarmelo mentre dice no. E allora cosa? Quale organizzazione si prefigge l'obiettivo di affrancare le donne da condizioni di disparità, "soprattutto al Sud"? "I partiti non hanno tutte le risposte" – per "partiti" qui intendi le istituzioni, o in generale la politica? Delrio, anche tu sei in un "partito", prova a rispondere tu: cosa bisogna fare? O permettimi di essere un po' più crudo: chi bisogna finanziare? La Schlein non lo ha capito, aa Meloni sì, al Meeting applaudono, Delrio non ci sta spiegando. Comincio a capire quanto poteva risultare irritante il suo boss coi suoi Chi ha orecchie per intendere.
"Bisogna dimostrare di avere una strategia concreta". Quale? "Bisogna dimostrare di essere, appunto, un partito di governo". Siccome prima bisogna vincere le elezioni, e nel frattempo a livello nazionale il massimo che si può fare è promettere, Delrio, per favore, non potresti essere più chiaro? Cosa deve promettere Elly Schlein al ceto medio cattolico di cui ti stai autonominando rappresentante? Quali magiche parole deve scandire per sbloccare l'accesso al meeting, gli applausi a settembre, e quel 2 o 3 per cento di voti che l'operazione potrebbe al massimo fruttare (perché se ci fossero più voti al centro, a questo punto, un Renzi o un Veltroni li avrebbero presi, no?)
Faccio delle ipotesi, come quando hai un gatto nuovo e provi crocchette diverse. Certi codici non li ho mai capiti, ma qua e là ogni tanto una chiave l'ho raccolta, ad esempio una volta funzionava molto bene la parola "sussidiarietà". Con tutte quelle -s, era un vero e proprio dog whistle, come amano chiamarli adesso. Al meeting si veniva a parlare di Valori e Cultura e Umanità e ogni tanto, tra questi fiumi di parole, si piazzava il termine "sussidiarietà", e chi voleva capire capiva. In effetti era un termine ben scelto: nessuno dice "sussidiarietà" per caso, persino io mi sbaglio ogni volta che lo scrivo. "Sussidiarietà" significava, se posso semplificare brutalmente: soldi alle scuole private. Anche un po' alle cliniche private. Alle Onlus cattoliche (cioè alla galassia CL): a tutto il welfare parallelo montato dai cattolici in Italia – sempre un po' traballante, sempre bisognoso di aiuti da uno Stato al quale non paga nemmeno tutte le tasse sugli immobili. Ok, così è veramente troppo crudo. Non si tratta soltanto di soldi, anche perché si è visto che in uno Stato con un Welfare solido non basterebbero. Quindi bisogna toglierli al Welfare solido. Ovvero, non basta promettere finanziamenti alle scuole cattoliche, buoni scuola e quant'altro; devi lasciar capire che quei finanziamenti li togli alle scuole pubbliche. A quel punto Rimini applaude e il ceto cattolico medio è contento. Questa cosa la Schlein ancora non la fa, e Delrio cerca diplomaticamente di farlo presente; anche perché aa Meloni invece sì, aa Meloni non ci ha messo mezz'ora a rinnegare tutte ee posizioni daa destra sociale – il doppio che ci ha messo a nascondere i volantini e i meme putiniani che i suoi sgherri distribuivano fino al giorno prima.
Ripeto, è un'ipotesi. Ma tanto vale provare. Suggerisco insomma a Elly Schlein di cominciare a infilare la parola "sussidiarietà" in mezzo ai discorsi – anche a muzzo di cane, non credo sia così importante, magari stai parlando dell'Ucraina, alla prima fila sta già calando una palpebra, tu butti giù un sorso d'acqua e all'improvviso, senza senso: "Sussidiarietà!" Se si svegliano all'improvviso, se afferrano il telefono e cominciano a vergare messaggi, forse la vecchia parola magica funziona ancora. Cosa abbiamo da perdere? Quando si sta all'opposizione si promette. Le scuse per non mantenere le troveremo.
Rimane una certa stanchezza per tutta questa manfrina, ovvero: non sarebbe un mondo migliore se invece di coniugare supercazzole per tre colonne, i lobbisti dicessero sempre concretamente cosa chiedono e cosa promettono in cambio? Gli animali, se potessero parlare, direbbero "cibo!", "cibo!": i ciellini, se avessero meno parole, griderebbero: "soldi!", "più soldi!", ora certo Don Giussani non approverebbe. Lui una volta disse una cosa che mi è rimasta impressa: "Mandateci in giro nudi, ma lasciateci liberi di educare". Ecco, fosse per me, l'obiettivo potrebbe essere quello: liberiamo i cattolici dai loro fardelli terreni, lasciamoli davvero nudi – e nudamente liberi di educare. Continuerebbero ad andare in giro con ciotole e sacchetti chiedendo soldi, soldi, più soldi, ma... sarebbero più credibili, più coerenti, ecco. Vabbe', è un sogno, altri che l'hanno sognato sono finiti male. Sussidiarietà!
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