È probabile che prima di arrivarci, Giorgia Meloni pensasse a palazzo Chigi come al coronamento degli sforzi di una vita – in particolare una ricompensa per essere rimasta all'opposizione negli anni in cui con Draghi tutti gli altri contendenti si ritagliavano una fettina di oneri e di onori. Sicuramente non si aspettava di trovarsi incastrata in quel palazzo nel momento più critico della Storia della repubblica – il primo capo del governo pubblicamente sconfessato da un presidente USA al telefono, mentre tocca tagliare fondi alla salute e all'istruzione per evitare che la benzina superi i due euro al litro. E che altro? Beh, il papa. Si tratta di scegliere tra Washington e Vaticano, salvo che non è proprio una scelta, vero? È il tipico bivio cattolico: sei libero di prendere la strada che vuoi, ma quella che non conduce a noi porta all'inferno (se esiste), passando per una sconfitta elettorale (quella esiste di sicuro).
Verrebbe quasi da compiangerla, Giorgia Meloni, nella sua semisolitudine: stritolata dalle forze che stanno facendo esplodere il mondo, chi ha accanto in grado di consigliarla? Crosetto, che non ci dorme la notte; Giorgetti, che un po' di calcoli li sa fare, e devono essere terribili. Nel frattempo i Berlusconi fanno capire di non essere soddisfatti, il casting è già aperto – ma chi vorrebbe davvero prendere il posto di Giorgia Meloni, oggi? Bisogna essere incoscienti, come lei qualche anno fa – e sembrano cento.
Davvero, verrebbe da compiangerla – poi pensi al decreto sicurezza, e ti passa subito. Che soffrigga il più possibile, Giorgia Meloni, e con lei tutti i sovranisti da operetta che hanno ammorbato il discorso pubblico negli ultimi vent'anni. Perché nella sua demenza non semplicemente senile, alla fine Trump non fa che portare un discorso molto semplice alla sua logica conseguenza: l'Italia sta con noi, l'Italia si è fatta fottere per trent'anni da una classe padronale che aveva nessuna intenzione di trovare un'alternativa pulita al consumo di idrocarburi (che non possiede!) Ne consegue che l'Italia deve aiutarci con lo stretto di Hormuz. Non ha proprio alternative, no? Ora, io non posso essere sospettato di simpatia per Donald Trump, ma in un ragionamento del genere non trovo nessuna falla: e allora perché Giorgia Meloni non ubbidisce? Domanda retorica: ci perderebbe le elezioni. E va bene. Ma i suoi elettori?
Dove sono tutti quei sovranisti della prima ora, quelli che volevano portare a casa i marò con un "blitz militare"? Ora che si tratterebbe di salvare il Paese dal tracollo energetico, dove stanno? Capisco che per la maggior parte non siano nell'età giusta per correre ad arruolarsi, ma – almeno qualche manifestazione, no? Persino contro i russi l'anno scorso qualche pensionato si animava, e voi? Non ce l'avete più con gli iraniani? Ho sentito dire che sono molto tirannici, e musulmani! Com'è che nessuno tira Giorgia per la giacchetta, com'è che nessuno la supplica di inviare fregate e torpediniere? Dove vi siete nascosti, vecchi piscialetto. Il generale in prepensione, che fa? È entrato in un bagno genderless e non riesce più a uscirne?
È probabile che prima di arrivarci Giorgia Meloni pensasse a palazzo Chigi come a un trionfo personale: ed eccola qui, il capo del governo più imbelle nel momento più grave. Ci consola, mentre ci incliniamo verso il fondo, la speranza di essere un esempio per chi ci sta intorno e chi verrà dopo: vedi cosa succede, ad affidare un Paese a demagoghi e padroncini ignoranti. Guarda con che capitani ci tocca affondare.
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