martedì 30 luglio 2002

E un altro è sistemato.
Certi matrimoni sono meno peggio di altri.
Per esempio, se la pieve è romanica e il prete ha un accento brasiliano, si comincia a respirare.
Gli appassionati di lapsus vorranno notare questo: dopo il Gloria la sorella dello sposo si volta verso di me e bisbiglia qualcosa. Non sento niente. Poso la chitarra, mi avvicino, lei: "devi leggere la prima lettura, non ti ricordi?"
No.
Corro verso il leggìo, do un'occhiata al messale: il Cantico dei Cantici, ovvio, è un matrimonio. Mi metto a leggere col tono delle grandi occasioni:

...Forte come la morte è l'amore
Tenace come gli inferi è la sua passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l'amore,
né i fiumi travolgerlo…


Vado bene, vado bene, sembra una scena lungamente provata in sacrestia. Alla fine mi volto tutto fiero del lavoro compiuto, ma dietro c'è ancora la sorella che bisbiglia: "Ehm, hai sbagliato lettura".
"Eh? Ma il messale…"
"Quella era la lettura del giorno, ma tu dovevi leggere questa, vedi?"
E mi sventola davanti il foglietto con la prima lettera di Paolo ai Corinzi, 13,1-10. L'inno all'amore, ovvio, è un matrimonio.
"Dai, leggi da capo".
"Ma non posso…"
"Fai finta di niente".

...L'amore è paziente, è benigno l'amore
Non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira, non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell'ingiustizia,
ma si compiace della verità...


Non sembra neanche lo stesso amore. Ma è il bello delle Scritture: l'incoerenza. Dio non ha mai preteso di essere coerente. La coerenza è un problema di noi uomini (e noi donne).

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